Nuova Riveduta:

Luca 16:8

E il padrone lodò il fattore disonesto perché aveva agito con avvedutezza; poiché i figli di questo mondo, nelle relazioni con quelli della loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce.

C.E.I.:

Luca 16:8

Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Nuova Diodati:

Luca 16:8

Il padrone lodò il fattore disonesto, perché aveva agito con avvedutezza, poiché i figli di questo mondo, nella loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce.

Bibbia della Gioia:

Luca 16:8

Ebbene, il ricco padrone dovette ammirare il mascalzone, perché era stato così astuto, perché gli uomini di questo mondo, nei loro rapporti di affari, sono più furbi degli uomini di Dio.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Luca 16:8

E il padrone lodò il fattore infedele perché aveva operato con avvedutezza; poiché i figliuoli di questo secolo, nelle relazioni con que' della loro generazione, sono più accorti dei figliuoli della luce.

Diodati:

Luca 16:8

E il signore lodò l'ingiusto fattore, perciocchè avea fatto avvedutamente; poichè i figliuoli di questo secolo sono più avveduti, nella lor generazione, che i figliuoli della luce.

Commentario:

Luca 16:8

8. E il signore lodò l'ingiusto fattore, perciocché avea fatto avvedutamente;

Il Signore in questo versetto e nei versetti 3 e 5 è il padrone del fattore ingiusto, non già il Signor Gesù Cristo. La lode non fu data alla sua disonestà nel rubare (nessun uomo di senno loderebbe mai una cosa simile), bensì alla prudenza, sottigliezza e rapidità colla quale avea saputo escogitare ed eseguire il suo piano, della cui completa esecuzione il padrone si accorse solo quando vide ricevuto nelle case dei suoi debitori il fattore che avea rimandato. Non è punto raro che chi è stato dirubato, pur lagnandosi vivamente della disonestà del ladro, si senta costretto di ammettere la furberia e l'abilità di cui è stato vittima. Le lodi del padrone lo proclamano semplicemente un furfante abilissimo e che è riuscito nel suo intento. Gli uomini «ti lodano se tu dài piacere e buon tempo» Salmi 49:19.

conciossiaché i figliuoli di questo secolo sien più avveduti, nella lor generazione, che i figliuoli della luce.

Colle parole di ammirazione strappate al padrone, ha termine la parabola nella clausola precedente. In questa abbiamo parole di Gesù, che sono il suo commento sul procedere così del padrone, come del servo. Egli divide tutta quanta la razza umana a norma della Scrittura, in due grandi classi. La prima si chiama: «i figliuoli di questo secolo», quelli cioè che concentrano in questo mondo, tempo, forze, ambizioni tutte, sieno alti o bassi i fini cui mirano, e non si curano di nulla al di là di esso. Così pure li descrive il Salmista: «Gli uomini del mondo, la cui parte è in questa vita» Salmi 17:14; e Paolo, quelli «i quali hanno il pensiero e l'affetto alle cose terrene» Filippesi 3:19; o ancora: «coloro che son secondo la carne e pensano ed han l'animo alle cose della carne» Romani 8:5. L'altra classe Gesù chiama: «i figliuoli della luce», perché sono nati di nuovo per lo Spirito Santo, e sono stati «chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce» 1Pietro 2:9, cosicché ora sono uniti per la fede a Gesù «che è la vera luce, la quale illumina ogni uomo che viene al mondo» Giovanni 1:9. Paolo seguendo l'esempio di Cristo, chiama tutti i credenti «figliuoli di luce e figliuoli giorno» Efesini 5:8; 1Tessalonicesi 5:5 e così descrive il modo in cui acquistano quel titolo benedetto: «Iddio che disse che la luce risplendesse dalle tenebre, è quel che ha fatto schiarire il suo splendore ne' cuori nostri, per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, nella faccia di Gesù Cristo» 2Corinzi 4:6. A tali è comandato di «camminar nella luce», affinché «siccome Iddio è nella luce, abbiamo così comunione egli e noi insieme» 1Giovanni 1:7. È indubitato che «i figli della luce», come figli di Dio, sono infinitamente più savii, e più meritevoli di venir proposti a modello, in tutte le cose essenziali che «i figliuoli di questo secolo»; ma c'è un punto in cui questi superano quelli, in prudenza cioè ed in saviezza, e da questo solo punto di vista, il Signore ce li presenta, con alla testa il fattore iniquo, quali oggetti di attenzione e di imitazione. La saviezza consiste di due cose: scegliere il fine migliore e cercarne il conseguimento coi fini più adatti. Riguardo alla, prima, i figli della luce hanno di gran lunga il vantaggio; ma per la seconda, cioè per la scelta dei mezzi più acconci e per lo zelo nel farne uso, sono spesso sorpassati dai figli di questo secolo. La parola generazione ha varii sensi. Alcuni la spiegano qui del modo di vivere o di condurre i loro affari, ed in questo senso la superiore saviezza degli uomini di questo mondo è facile a riconoscere; poiché nella sfera della loro vita peritura spiegano, nell'adattare i mezzi allo scopo, una sagacità alla quale non arrivano i figliuoli della luce. Con qual fermezza afferrano l'oggetto cui mirano, con quale instancabile energia, determinazione e preseveranza proseguono i loro disegni! Ma la proposizione che è congiunta nel greco alla parola «generazione» significa a, verso, sicché il vero senso delle parole sarebbe che essi sono più savi verso o fra gli uomini della loro generazione, il che è una allusione evidente all'operato del fattore coi creditori. Fu stabilito fra di loro un accordo perfetto; i secondi divennero complici della frode del primo, ognuno procurò vantaggi disonesti all'altro, ed in tale unità di azione si mostrarono più abili dei figliuoli della luce. Il Signore non vuol già dire che tutti i figliuoli di questo secolo sieno, come questi, disonesti nel carattere e nelle azioni, il suo insegnamento si è che essi ricavano dalle loro relazioni reciproche maggior profitto, per i loro interessi mondani, di quel che facciano i figliuoli della luce, della loro fraterna comunione. Notisi che il paragone non vien fatto fra la maggior prudenza ed il maggior successo dei mondani, e quelli dei figliuoli della luce nei loro affari spirituali, ossia nel far volgere i loro rapporti reciproci alla salute delle anime dei loro simili per la gloria di Dio, e per guadagnarsi la ricompensa finale di «quelli che avranno giustificati molti». In quanto al saper trar vantaggio dalle occasioni che vengon porte a ciascun di loro, il Signore qui ci dice che i secondi superano i primi.

Per molti è una pietra di scandalo, per altri una sorpresa, che il Signore, il quale avea dinanzi a sé l'intero mondo per scegliersi un esempio di prudenza mondana atto a stimolarci a prudenza spirituale nel ricercare gli interessi dell'anima nostra, abbia fissato la sua scelta sopra un uomo tutto quanto penetrato dell'ignobile vizio della disonestà e della menzogna. Invero l'imperatore Giuliano si prevalse di questo fatto per sostenere che le dottrine di Cristo sono contrarie alla sana morale, e per giustificare in questo modo la sua apostasia. Non è questo però il solo caso in cui il Signore abbia inculcato i suoi insegnamenti mediante oggetti vili e repulsivi. Niente è più schifoso del serpente, eppure egli lo propone all'imitazione dei suoi discepoli, non per il male che può fare, ma per la sua prudenza! «Siate prudenti come serpenti, e semplici come colombe». L'avvedutezza e la disonestà non sono meno strettamente uniti nel carattere del fattore frodolente, che nel serpente la prudenza ed il potere di nuocere. Il Signore vuole che venga imitata nella sola qualità che è lodevole, pur tenendo il resto in abbominazione. Di più, se teniamo in mente che la chiave della parabola si trova nelle parole: «i figliuoli di questo secolo» ecc., si troverà che «la disonestà mista con prudenza del fattore, ben lungi dal rendere il caso suo disadatto allo scopo del Signore, lo ha tanto più appropriato a quello, perché il suo scopo non era solamente di dare, ai suoi discepoli un esempio generico di prudenza, bensì un esempio specifico della prudenza di questo mondo che «non teme Iddio e non ha riguardo ad alcun uomo». «Egli ci mostra un uomo mondano nelle sue vedute e nelle sue massime, il quale prosegue senza scrupolo il suo scopo colla massima energia ed abilità, e l'insegnamento è: Il cristiano che è guidato da una luce più pura, prosegue lo scopo più elevato della vita sua, con zelo ed energia consimili. Un esempio di prudenza, tolto dalla vita di un uomo buono e praticato per sottomissione alla volontà di Dio, non avrebbe convenuto allo scopo del Maestro, così bene come quello che egli ha scelto» (Arnot).

PASSI PARALLELI

Luca 16:10; 18:6

Luca 16:4; Genesi 3:1; Esodo 1:10; 2Samuele 13:3; 2Re 10:19; Proverbi 6:6-8

Luca 20:34; Salmi 17:14; 1Corinzi 3:18; Filippesi 3:19

Salmi 49:10-19; Matteo 17:26

Giovanni 12:36; Efesini 5:8; 1Tessalonicesi 5:5; 1Pietro 2:9; 1Giovanni 3:10

Riferimenti incrociati:

Luca 16:8

Lu 16:10; 18:6
Lu 16:4; Ge 3:1; Eso 1:10; 2Sa 13:3; 2Re 10:19; Prov 6:6-8
Lu 20:34; Sal 17:14; 1Co 3:18; Fili 3:19
Sal 49:10-19; Mat 17:26
Giov 12:36; Ef 5:8; 1Te 5:5; 1P 2:9; 1G 3:10


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata