Nuova Riveduta:

Luca 18:8

Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»

C.E.I.:

Luca 18:8

Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Nuova Diodati:

Luca 18:8

Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?».

Bibbia della Gioia:

Luca 18:8

Certamente sì! Risponderà loro con prontezza. Ma quando io, il Messia, tornerò, quanti ne troverò che hanno fede (e pregano)?».

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 18:8

Io vi dico che farà loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?

Diodati:

Luca 18:8

Certo, io vi dico, che tosto li vendicherà. Ma, quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli pur la fede in terra?

Commentario:

Luca 18:8

8. Certo, io vi dico, che tosto li vendicherà.

Con quella solenne ed autorevole asseveranza, colla quale Cristo così spesso mette sui suoi detti il suggello della sua onniscienza, egli ora conforta i suoi discepoli, in ogni età, accertandoli che Dio vendicherà i suoi eletti, e li libererà dagli assalti dei loro avversarii e ciò farà presto. Benché, nell'impazienza dell'uomo, la liberazione che egli sospira gli sembri differita senza speranza, nei consigli di Colui appo il quale «un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno», che usa pazienza verso i loro avversarii solo affinché sieno condotti a pentimento, non vi è indugio soverchio alcuno; la liberazione giungerà presto e ad un tratto, al tempo fissato da Dio. Trench dice; «Il soccorso che all'impazienza dell'uomo par tardare assai, arriva invero molto presto; né potrebbe esser giunto un momento prima, stando ai consigli previdenti ed amorevoli di Dio». Come pratica illustrazione di questi versetti, rimandiamo il lettore ai casi della donna sirofonice, dei discepoli lasciati a faticar sul lago fino alla quarta vigilia, delle sorelle di Betania dopo la morte di Lazaro Matteo 15:21-28; 14:22-31; Giovanni 11:1-6,17. Questa promessa si applica alla Chiesa cristiana primitiva perseguitata dalle autorità giudaiche; alla vera e vivente Chiesa di Cristo in tutti i tempi di persecuzioni terrene; e ad ogni credente, lotti egli coll'ingiustizia degli uomini, o con nemici spirituali.

Ma, quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli pur la fede in terra?

Questo versetto Gesù chiama l'attenzione su Dio e sul suo popolo eletto, di entrambi dei quali avea parlato nel vers. precedente. Riguardo al primo egli avea dichiarato in modo solenne che non c'è timore alcuno che, il suo aiuto manchi, o le sue promesse sieno rotte; ma poi riguardo al secondo domanda qui se si può stare altrettanto sicuri della fede dei credenti; se quando il Signore verrà per liberarli, li troverà come fedeli servitori, aspettanti e veglianti, pronti a salutar con gioia il suo arrivo. L'idea principale di Gesù in questo versetto è che deve assai più temersi la stanchezza per parte del suo popolo nell'aspettare, che la mancanza per parte di Dio nell'adempiere alle sue promesse. L'articolo che accompagna fede, sembra indicare che si tratta qui di fede in riferenza all'oggetto della parabola, cioè fede che è perseverata nella preghiera, senza venir mai meno a se stessa. Nei Vangeli la parola terra, è spesso usata per il paese di Giudea, e benché qui la si debba prendere nel suo senso più esteso, non si deve neppure perdere di vista quel significato locale e ristretto. Gesù ha qui primieramente in vista i pericoli che dovevano assalire i Cristiani d'infra i Giudei, così prima dell'assedio di Gerusalemme, come durante quello. A quel tempo, la grande maggioranza dei Giudei era in uno stato di completa incredulità mentre anche i più fra i Cristiani erano probabilmente scoraggiti a segno di aver poca speranza di venir liberati, e non pochi falsi fratelli aveano apostatato. Egli è precisamente di questo periodo che il Signore dice: «Molti falsi profeti sorgeranno e ne sedurranno molti» Matteo 24:11. Ma non v'ha dubbio che il Signore si riferisce più specialmente alla seconda e gloriosa sua venuta, e con questa domanda sembra indicare che, prima che il Figlio dell'uomo venga a raddirizzare i torti della sua Chiesa, la speranza di soccorso sarà caduta tanto basso, a motivo del lungo indugio, che uno ben potrà domandare a se stesso: "V'ha egli ancora in terra qualche po' di fede nella venuta del riparatore dei torti, qualche speranza che il Signore della Chiesa tornerà mai a lei?" In Apocalisse 20:7-9, abbiamo indizi che la Chiesa di Cristo sarà ridotta ad un ben piccol numero, prima del ritorno di Cristo; ma non è di questo che qui si tratta; viene bensì dichiarato che la fede dei credenti sarà trovata mancante, tanto urgente sarà la distretta, tanto fitte le tenebre, al momento in cui il Figliuol dell'uomo apparirà. La descrizione delle vergini savie, le quali, mentre aspettavano la venuta dello sposo, «tutto divennero sonnacchiose e si addormentarono» Matteo 25:5, conferma questa nostra credenza, e così fanno pure le parole notevoli del Signore: «E se quei giorni non fossero abbreviati, niuna carne scamperebbe; ma per gli eletti quei giorni saranno abbreviati» Matteo 24:22.

PASSI PARALLELI

Salmi 46:5; 143:7-9; 2Pietro 2:3; 3:8-9

Matteo 24:9-13,24; 1Tessalonicesi 5:1-3; Ebrei 10:23-26; Giacomo 5:1-8

RIFLESSIONI

1. «Questa parabola si riferisce primieramente alla Chiesa di Cristo, nella sua condizione di vedovanza, di desolazione, di oppressione senza difesa alcuna, mentre si prolunga l'assenza del suo Signore nei cieli, lasciandola esposta ad ogni maniera d'indegnità e di torti, dai quali il suo ritorno solo può liberarla appieno. Essa ci insegna due lezioni importanti.

La prima si è che mentre dobbiamo esser sempre «presti, perciocché, nell'ora che non pensiamo, il Figliuol dell'uomo verrà», non deve recarci sorpresa se tarda lo sposo, fino al punto di stancar la pazienza del maggior numero, e di spegner quasi la speranza della sua venuta.

La seconda si è che la preghiera è la vera risorsa della Chiesa; quantunque il Signore non sembri udirla, essa deve «del continuo orare, e non istancarsi». perché egli ama la preghiera della fede, e da quella sarà vinto alfine. Al tempo stesso la Chiesa deve ricordarsi che a motivo della lunga tardanza, la fede nella sua venuta avrà raggiunto il suo livello più basso, e sarà qui scomparsa, «finché spiri l'aura del giorno, e che l'ombre se ne fuggano» (Brown).

2. La grande importanza della perseveranza nella preghiera, già inculcata dal Signore nella parabola dell'uomo che domanda aiuto al suo amico nel mezzo della notte Luca 11:5-8, ci è di nuovo presentata in questa parabola, in cui una povera vedova, sola nel mondo, trionfò per mera importunità del malvolere di un cattivo giudice. La lezione che ci vien qui insegnata è questa: se la perseveranza nell'orazione ha potuto compier tanto, in mezzo a circostanze così contrarie, quanto più potrà essa nel caso degli eletti di Dio, che assediano il trono del Padre loro celeste! La preghiera è il soffio vitale del vero cristianesimo; qui comincia la religione, quì fiorisce, quì decade. La preghiera è uno dei segni della elezione di Dio, perché il Signore in questo passo descrive gli eletti di Dio, come quelli che «giorno e notte gridano a lui». La preghiera è una delle prime prove della conversione; la trascuranza di essa è la via sicura della caduta. In connessione con questo insegnamento del Signore, teniamo in mente, che è più facile cominciare a pregare che perseverare in questa pratica. A perseverare nell'orazione, occorre una gran fede, perché vi è una tendenza naturale a trascurare questo dovere, e Satana fa quanto può per impedirci o dissuaderci dall'osservarlo. Prendiamo dunque la ferma risoluzione di non perderci d'animo, quantunque la risposta si faccia lungamente aspettare, ma continuiamo a pregare con regolarità pazienza e perseveranza.

Riferimenti incrociati:

Luca 18:8

Sal 46:5; 143:7-9; 2P 2:3; 3:8,9
Mat 24:9-13,24; 1Te 5:1-3; Eb 10:23-26; Giac 5:1-8

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