Nuova Riveduta:

Luca 3:16

Giovanni rispose, dicendo a tutti: «Io vi battezzo in acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

C.E.I.:

Luca 3:16

Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Nuova Diodati:

Luca 3:16

Giovanni rispose, dicendo a tutti: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.

Bibbia della Gioia:

Luca 3:16

Ma Giovanni disse a tutti: «Io battezzo soltanto con acqua, ma presto arriverà qualcuno che è tanto più forte di me, al quale non sono nemmeno degno di allacciare i sandali. Egli vi battezzerà col fuoco e con lo Spirito Santo.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Luca 3:16

Giovanni rispose, dicendo a tutti: Ben vi battezzo io con acqua; ma vien colui che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.

Diodati:

Luca 3:16

Giovanni rispose, dicendo a tutti: Ben vi battezzo io con acqua; ma colui ch'è più forte di me, di cui io non son degno di sciogliere il correggiuol delle scarpe, viene; esso vi battezzerà con lo Spirito Santo, e col fuoco.

Commentario:

Luca 3:16

15 15. Or, stando il popolo in aspettazione e ragionando tutti nei lor cuori, intorno a Giovanni, se egli sarebbe punto il Cristo; 16. Giovanni rispose,

ecc. Tanto elevato era, il carattere di Giovanni, tanto profonda e generale l'impressione prodotta dalla sua predicazione, tanto potente l'aspettativa della pronta apparizione del Messia, che il popolo aspettava con ansietà qualche altro annunzio che gli rendesse più chiara la posizione ed il carattere di Giovanni; ed intanto domandavano a sé stessi se egli non potesse essere il Messia in persona. Sia che Giovanni intravedesse la, corrente dei loro pensieri, sia che qualcuno della folla gli rivolgesse una precisa domanda a questo riguardo, sia ancora che rispondesse alle domande dell'ambasciata speciale mandata da Gerusalemme per investigare la sua profetica autorità Giovanni 1:19-20, egli dichiarò subito e con linguaggio chiaro e senza equivoci di esser solo il Precursore, annunziando l'apparizione immediata del sospirato Messia, per esercitare al tempo stesso la misericordia ed il giudizio.

PASSI PARALLELI

Giovanni 10:24

Giovanni 1:19-28; 3:28-29

Matteo 3:11; Marco 1:7-8; Giovanni 1:26,33; Atti 1:5; 11:16; 13:24-25; 19:4-5

Proverbi 1:23; Isaia 32:15; 44:3-4; Ezechiele 36:25; Gioele 2:28-29; Giovanni 7:38

Atti 2:33; 10:44; 11:15; 1Corinzi 12:13

Isaia 4:4; Zaccaria 13:9; Malachia 3:2-3; Atti 2:3,4,17-18

RIFLESSIONI

1. Ci vien detto: «La parola di Dio fu indirizzata a Giovanni», per farci osservare che egli ebbe, per cominciare il suo ministero, una vocazione speciale da Dio. Questa dichiarazione getta una gran luce sull'uffizio di tutti i ministri del vangelo. È questo tale un uffizio che nessun uomo ha il diritto di entrarvi se non si sente internamente, chiamato da Dio, non meno che esternamente dall'uomo. Noi abbiamo il diritto di pretendere rivelazioni dal cielo, o doni miracolosi dello Spirito; ma chiunque domanda di essere ammesso al Sacro ministero deve almeno poter dichiarare in buona coscienza che lo Spirito Santo è quello che lo spinge ad entrarvi, per la gloria di Dio, e la salvezza delle anime, e non già qualche cupidità di «guadagno disonesto». Molti entrano nel ministero con precipitazione, senza una tal vocazione, mossi unicamente da eccessiva vanità e privi ugualmente del benefizio di studii preparatori e di esperienza spirituale. Un grave scandalo accade quando uomini senza educazione e spesso non convertiti si arrogano l'uffizio di maestri, mentre hanno bisogno essi stessi d'imparare «quali sieno gli elementi del principio degli oracoli di Dio» Ebrei 5:12. Nell'opera del Signore non isperi mai successi chi «corre senza esser stato mandato». Preghiamo ogni giorno acciocché le nostre congregazioni non abbiano mai altri ministri che quelli che sono stati chiamati da Dio. Un uomo che non è, convertito è per una congregazione un peso e un danno, imperocché come mai potrà egli annunziare, delle verità salutari delle quali non ha sperienza alcuna, o render testimonianza all'amore ed alla fedeltà di un Salvatore di cui egli non ha quella conoscenza che salva, col quale egli non è in comunione per fede?

2. Il pentimento non giova a nulla se non è accompagnato dai frutti nella vita. Non possiamo mai imprimerci troppo fortemente nella mente che è cosa vana il dire colle labbra che ci pentiamo, se non ne diamo la prova con un cambiamento deciso nella nostra condotta, nella nostra conversazione, nei motivi che regolano la nostra vita. Il far simile vuota professione di penitenza è cosa peggio ancora che vana, imperocché il continuare in essa incallirà la nostra coscienza e indurerà il nostro cuore.

3. Il fidare in privilegi esterni, come nel caso dei Giudei, per trascurar la fede e la pietà, è un ingannar noi stessi. Il Signore insegnò questa verità prima della cattività di Babilonia, e nel modo il più solenne, agli empi Israeliti, per bocca di Ezechiele 14:14: «Quando questi tre uomini, Noè, Daniele, e Giobbe, fossero in mezzo di quello (un paese peccante contro a Dio, ver. 13), essi libererebbero sol le lor persone per la loro giustizia, dice il Signore Iddio.» Non dite adunque in voi stessi che siete nati Cristiani, o che il battesimo vi ha fatti necessariamente tali, o che siete salvi perché i vostri genitori godevano gran favore appo Iddio, o perché siete in comunione con qualche ramo della Chiesa di Cristo, e che perciò tutto andrà ben per voi alla fine. Ponderate con cura le parole di Cristo, e quelle di Paolo Matteo 8:11; Romani 2:28-29.

4. Giovanni comandava a chiunque faceva professione di pentimento, di cominciar coll'abbandonare quei peccati nei quali egli era più esposto a cadere. Egli non voleva già dire che facendo questo cose essi espierebbero i loro peccati, e farebbero la loro pace con Dio, ma proverebbero la sincerità della loro penitenza. Impariamo da questo il modo di governare i nostri cuori. Non dobbiamo contentarci di condannare quei peccati che il nostro temperamento non ci spinge a commettere, mentre ci mostriamo indulgenti per quelli di altro genere. Investighiamo le proprie nostre corruzioni, i peccati che ci seducono più facilmente, e non ci stanchiamo di far guerra contro ad essi. Abbandoni il ricco i peccati del ricco, il povero quelli del povero. Rinunzino i giovani alle concupiscenze della gioventù, e i vecchi alle tentazioni della vecchiaia. Questo è il primo passo da noi richiesto per mostrare che desideriamo sul serio la salvezza dell'anima nostra.

Riferimenti incrociati:

Luca 3:16

Mat 3:11; Mar 1:7,8; Giov 1:26,33; At 1:5; 11:16; 13:24,25; 19:4,5
Prov 1:23; Is 32:15; 44:3,4; Ez 36:25; Gioe 2:28,29; Giov 7:38; At 2:33; 10:44; 11:15; 1Co 12:13
Is 4:4; Zac 13:9; Mal 3:2,3; At 2:3,4,17,18

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata