Nuova Riveduta:

Luca 4:1

Tentazione di Gesù Cristo
=(Mt 4:1-11; Mr 1:12-13) Ge 3:1-6; 1Gv 2:16
Gesù, pieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove era tentato dal diavolo.

C.E.I.:

Luca 4:1

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto

Nuova Diodati:

Luca 4:1

La tentazione
Or Gesù, ripieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto,

Bibbia della Gioia:

Luca 4:1

Tentazione nel deserto.
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal fiume Giordano, e sospinto dallo Spirito andò nel deserto della Giudea, dove Satana lo tentò per quaranta giorni.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 4:1

La tentazione
(Matteo 4:1-11; Marco 1:12,13)
Or Gesù, ripieno dello Spirito Santo, se ne ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, ed era tentato dal diavolo.

Diodati:

Luca 4:1

OR Gesù, ripieno dello Spirito Santo, se ne ritornò dal Giordano; e fu sospinto dallo Spirito nel deserto.

Commentario:

Luca 4:1

CAPO 4 - ANALISI

1. La tentazione di Cristo nel deserto. Era consiglio di «Colui, per cagione di cui, e per cui son tutte le cose, di consacrare per sofferenze il principe della salute» Ebrei 2:10, affinché «essendo stato tentato in ogni cosa simigliantemente a noi, senza peccato» Ebrei 4:15, potesse imparare a simpatizzare coi suoi redenti in tutte le loro sofferenze e tentazioni. Per realizzare questo piano, piacque a Dio di ordinare che il secondo Adamo, sulla soglia stessa del suo ministero terrestre, dovesse lottare col vincitore del primo Adamo ed essere esposto alle sue più terribili tentazioni. Perciò ci vien detto che, ben lungi dal prendere spontaneamente una tale decisione, Gesù «fu sospinto dallo Spirito nel deserto». Le incolte e spopolate colline che formavano tutta la parte orientale del territorio di Giuda, scendendo fino al Mar Morto, portavano il nome di «deserto di Giuda» Matteo 3:l; la regione centrale era chiamata «la montagna» (aar) Giudici 1:19, o «la contrada delle montagne» (oreinè) Luca 1:39; la larga striscia di terra che giaceva fra la «montagna» e il Mar Mediterraneo, e che apparteneva primitivamente ai Filistei, era chiamata «la valle» o «la pianura» (ashefala) Giudici 1:9; mentre la regione limitrofa al gran deserto dell'Arabia, era chiamata «il Mezzodì» (anegeb) Giudici 1:9. Dal linguaggio usato da Luca, e corroborato da quello di Marco, è evidente che Satana assediò nostro Signore colle sue tentazioni, più o meno, durante tutti i 40 giorni del suo digiuno, quantunque sieno ricordate solamente le tre ultime tentazioni, nelle quali la sua furberia, malizia ed empietà raggiunsero il loro apogeo. La malvagità non è mai soddisfatta, neanche dopo la sconfitta essa ritorno, all'assalto per il mero piacere di tormentare. Perciò Satana, quando vide tutte le sue tentazioni respinte, si ritirò, vinto ma non senza speranza, risoluto a rinnovare i suoi tentativi; e le parole «il diavolo si partì da lui infino od un certo tempo» indicano chiaramente che essi furono rinnovati segretamente ad intervalli, durante tutto il ministero pubblico di nostro Signore, finché scoppiarono, con raddoppiata virulenza, - con furia prodotta dalla disperazione, a Getsemane ed al Calvario. Ambo gli evangelisti concordano nell'assegnare il primo posto alla tentazione presentata nella proposta di mutare le pietre in pane, affin di Soddisfare il bisogno della fame, ma differiscono relativamente all'ordine delle altre due. Gesù trovandosi solo durante la tentazione, o l'ha narrata egli stesso ai suoi discepoli, nel qual caso l'ordine conservatoci da Matteo è probabilmente quello in cui le cose realmente accaddero; ovvero i particolari della tentazione sono stati rivelati direttamente a ciascuno evangelista, dallo Spirito di ispirazione, ed in questo caso la differenza nella distribuzione degli eventi implica sicuramente che la quistione di precedenza non è di vitale importanza Luca 4:1-13.

2. Il principio del pubblico ministero di Cristo in Galilea. Come Matteo e Marco, Luca comincia la sua storia della vita pubblica di Gesù colla entrata nel ministero in Galilea, la quale coincideva probabilmente coll'incarceramento di Giovanni Battista. L'evangelista Giovanni, scrivendo molto tempo dopo, ci fornisce il solo resoconto che abbiamo del ministero di Gesù fra la sua tentazione e l'incarcerazione del Battista, durante il qual periodo egli fece una breve visita in Galilea; ritornò a Gerusalemme per celebrarvi la prima pasqua dopo il principio del suo ministero; quindi continuò a predicare per breve tempo in Giudea, mentre i suoi discepoli battezzavano, finché il contegno ostile dei Farisei lo indusse a ritirarsi, imperocché in quel primo stadio dell'opera sua, desiderava evitare ogni conflitto con loro. L'omissione per parte dei Sinottici delle cose mentovate in Giovanni non toglie nulla affatto alla loro credibilità, perché essi considerano il pubblico ministero di Gesù come principiante solo allorquando fissò la sua dimora in Galilea Luca 4:14-15.

3. La visita di Cristo a Nazaret. Gesù ora cittadino di Nazaret, ivi avea passato tutta la sua vita all'eccezione delle brevi ultime settimane, ed i suoi concittadini si figuravano di aver essi i primi diritti su di lui nel dispiego dei suoi doni miracolosi; ma, essendo pervenuta sino a loro la sua fama, da Cana, da Capernaum e da altri luoghi di quel vicinato, mentre egli non faceva visita al loro paese, ne nacque una gelosia, che produsse nel cuor loro un rancore, pertinace verso di lui. A suo tempo però Gesù andò pure in Nazaret, presentandosi in giorno di sabato in quella sinagoga, dove, per tanti anni, egli si era recato regolarmente a render culto a Dio; ed essendo chiamato a compiere l'uffizio di lettore, lesse quella porzione degli scritti profetici che era indicata per quel giorno e l'applicò a sé stesso, con tale chiarezza e potenza, che «tutti si maravigliavano delle parole di grazia che procedevano dalla sua bocca». I Nazariti avrebbero forse dimenticato il primiero affronto, se il Signore stesso non avesse ricordato quel soggetto, per riprendere la loro stoltizia e per ammonirli che nell'operar miracoli, o nell'accordar guarigioni, egli sarebbe guidato non dal desiderio di contentare la curiosità altrui, ma dal suo proprio e sovrano beneplacito. Una tal dichiarazione procedente da colui che essi consideravano unicamente come figlio del loro concittadino Giuseppe produsse uno scoppio d'ira e d'indignazione, in seguito al quale essi cercarono di uccidere Gesù, precipitandolo dall'alto del ciglione del monte sul quale era edificata la loro città Luca 4:16-30.

4. Cristo sceglie Capernaum come sua residenza. Questo vien dichiarato più esplicitamente da Matteo che da Luca. L'onore ed il privilegio di aver Gesù dimorante in mezzo a loro, i quali avrebbero potuto appartenere ai Nazariti, se non fosse stato del loro orgoglio, della loro incredulità e della loro violenza, furono trasferiti a Capernaum. Ivi Gesù fissò la sua dimora, insieme alla madre ed ai fratelli, e durante il breve periodo del suo ministero terrestre, gli evangelisti parlano di Capernaum come della «sua città». Quivi egli insegnò nella sinagoga, scacciò demonii, sgridò la febbre della suocera di Pietro, e guarì i malati nelle strade. Ivi egli ritornò sempre dopo ciascuna delle escursioni che faceva attraverso la Galilea, predicando l'evangelo e risanando qualsiasi specie di infermi che gli venissero presentati. Non v'ha dunque da stupirsi se più tardi egli dice di quella città che essa fu «innalzata infino ai cieli» in quanto a privilegi, ma «abbassata fino all'inferno» per la sua trascuranza e la sua incredulità Luca 4:31-44.

Luca 4:1-13. CRISTO TENTATO DA SATANA NEL DESERTO Matteo 4:1-11; Marco 1:12-13

Per l'esposizione Vedi Matteo 4:1-11.

1. Or Gesù, ripieno dello Spirito, Santo se ne ritornò dal Giordano; e fu sospinto dallo Spirito nel deserto; 2. E fu quivi tentato dal diavolo quaranta giorni;

Il tentatore che si presentò in persona al nostro Signore nel deserto, era il gran nemico di Dio e dell'uomo, un angelo ribelle cacciato dal cielo, l'autore della rovina dei nostri primi parenti. Nelle narrazioni dei Sinottici, gli vengon dati due nomi diversi: il diavolo, che significa un calunniatore, uno che porta false accuse contro ad un altro (e da ciò proviene quell'altro suo nome: «l'accusatore dei fratelli» Apocalisse 12:10); e Satana, che significa un avversario, uno che tende agguati o fa guerra ad un altro. Nelle Scritture gli vengono dati pure altri nomi che descrivono diversi tratti del suo carattere o delle sue azioni. Che gli evangelisti credessero alla realtà di questo fatto della tentazione, riesco evidente da ciascuna delle parole di cui fanno uso per raccontarlo, e guidati come essi erano dallo Spirito d'ispirazione, non si può neppure aver l'idea di accusarli di mendacio o di inganno. Ciononostante varie difficoltà sono state sollevate contro a questo racconto (la maggior parte di esse invero provenienti dal diniego tacito od espresso della esistenza e della azione personale degli spiriti maligni); e molte e varie teorie sono state messe innanzi riguardo all'agente nella tentazione ed al modo in cui esso si avvicinò a Gesù. È stato asserito che una apparizione corporea del diavolo, una temporanea (ensarkosis) del principe delle tenebre, è cosa contraria all'analogia della Sacra Scrittura; eppure vi sono esempi di cotali apparizioni nel caso degli angeli buoni e Satana istesso assunse, una volta almeno, una forma corporea reale, quando tentò Eva. Che Satana apparisse a nostro Signore nel deserto in forma personale (angelica, umana, o bestiale, lo Spirito d'ispirazione non l'ha rivelato), noi lo crediamo fermamente, ritenendo l'azione personale del principe delle tenebre non solo essenziale all'intelligenza dei due racconti Matteo 4; Luca 4 e della parabola Matteo 12:29; Luca 11:21, ma pure al perfetto parallelismo fra la tentazione del primo e quella del secondo Adamo, al principio della loro carriera di prova.

Molte teorie sono state messe avanti per spiegare la tentazione senza un tentatore sovrannaturale. È stato supposto che il tentatore non fosse altro che un uomo, il sommo sacerdote, o qualche membro del Sinedrio; ma tale mostruosa opinione è confutata dal fatto che i sacerdoti ed il Sinedrio, a quel momento della sua vita, ignoravano completamente l'esistenza di Gesù di Nazaret, e che il loro timore e la loro inimicizia nacquero solo molto tempo dopo la tentazione, e quando già il pubblico ministero di Cristo avea sparso la sua fama in tutto il paese. Schleiermacher ed altri sostengono che tutto questo racconto altro non è che una lezione morale, presentata sotto forma di parabola, per mezzo della quale Gesù inculcò ai suoi discepoli massime importanti per il loro futuro ministero, a mo' d'esempio, che essi non dovrebbero mai far miracoli per proprio vantaggio personale, o in uno spirito d'ostentazione, né associarsi coi malvagi neanche per raggiungere dei fini buoni. Ma se tale fosse stato lo scopo del maestro, egli avrebbe certamente presentato quell'insegnamento sotto una forma meglio adattata all'intelletto ottenebrato dei suoi discepoli, e meno calcolata a indurre la generalità dei lettori a riceverla come un fatto storico. È stato suggerito che tutta questa scena, nel deserto altro non sia stata che un sogno o una visione. «Ma, con questa, supposizione», osserva con ragione Oosterzee, «il racconto perde ogni importanza e significato. Qual sarebbe il valore di un conflitto prodotto da una mera illusione? E colui che combatte solo contro un fantasma merita egli il nome di vincitore?» Più orribile ancora è la teoria di Paulus, che queste tentazioni nacquero spontaneamente nell'anima del Redentore, e furono il prodotto della sua immaginazione. La risposta a questa orrenda bestemmia è breve e senza replica, perché ispirata: «Il principe di questo mondo viene e non ha nulla in me» Giovanni 14:30. «A noi conveniva un tal sommo sacerdote, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori» Ebrei 7:26. Il cuore dal quale fosse provenuto quel sogno carnale più non potrebbe esser quello del «Santo di Dio», e la vita e la coscienza purissime di Gesù diverrebbero in tal caso inesplicabili. Vi sono finalmente scrittori perfettamente evangelici nei loro sentimenti, come Oosterzee, Godet, Pressensé ed altri, i quali risentono un tal ribrezzo all'idea di Gesù trasportato corporalmente per aria da Satana, e della letterale apparizione del Signore in vetta al tetto del tempio, che, pur, ammettendo una tentazione reale, cui il Signore fu esposto per parte di Satana, mantengono che essa fu interamente spirituale, e che, a dispetto della moltitudine e della precisione dei particolari raccontati da entrambi gli evangelisti, essa non uscì mai da quella sfera spirituale. Secondo noi, considerando che per iscopi grandi e santi, ogni facilità venne concessa a Satana, considerando che egli è il principe della podestà dell'aria, e capace di compiere dei «miracoli di menzogna», il senso datoci dall'adottare il linguaggio letterale dei Sinottici è aperto ad obbiezioni molto meno gravi che quel loro tentativo di conciliare dei fatti storici colla teoria di una tentazione meramente spirituale. «In quanto al racconto», dice Godet, «che dischiude agli occhi nostri quella scena misteriosa, esso non può essere altro che un quadro simbolico, per mezzo del quale Gesù si sforzò di far comprendere ai suoi discepoli un fatto, che per la sua natura non potesse esser descritto se non in linguaggio figurativo». Questo è veramente deplorabile. Il dire che Gesù usò coi suoi discepoli e lasciò in ricordo per l'uso della chiesa in tutte le età susseguenti un linguaggio siffattamente figurativo, senza il minimo indizio che esso fosse tale, è un accusarlo di ingannare deliberatamente! Siamo persuasi che niente è più lontano di questo dalla mente degli onorevoli scrittori, i quali confinano la tentazione in una sfera meramente spirituale, ma tale è la legittima conclusione della spiegazione che essi ci offrono di questo racconto. In quanto alla forma, umana od angelica, sotto la quale l'avversario si presentò, ed al modo in cui Gesù fu trasportato sul monte e in vetta al tempio, qualsiasi speculazione è altrettanto inutile che presuntuosa. Basti il ritenere fermamente che la presenza dello spirito maligno era cosa reale ed estranea al nostro Signore.

RIFLESSIONI

1. Il brano seguente della «Vita del Signor Gesù» del vescovo Ellicott riassume mirabilmente le nostre vedute sui punti controversi della tentazione di nostro Signore: «Primieramente non temo di confessare la mia solenne convinzione che gli eventi qui narrati non appartengono a quel regno dei sogni e delle visioni al quale, purtroppo, persino alcune forme migliori di speculazione antica e moderna hanno avuto la presunzione di riferirli, ma devono venire accettati come eventi reali e letterali, altrettanto reali e letterali, che la finale sconfitta del potere di Satana in sul Calvario, allorquando il Signore scacciò lungi da sé l'oste tumultuosa delle tenebre, e trionfò su di essa, in mezzo all'agonia della sua croce. In secondo luogo, dubiterei della mia propria esistenza, anziché della natura puramente esterna di queste forme di tentazione, e dell'aver desse per causa immediata l'attività personale del principe delle tenebre medesimo. Accetterei le formole peggiori dell'Arianismo più degradato, anziché credere che questa tentazione avesse origine da qualsiasi lotta o sollecitazione interna. Ammetterei la dottrina più repulsiva di un arido Socinianismo prima di consentire che la tentazione fosse resa; più pericolosa da qualsiasi specie di concupiscenza nel cuore di Gesù, o credere che essa, sia stata altra cosa che l'assalto, dato dal di fuori, da una malizia demoniaca e disperata, la quale riconobbe nella natura dell'uomo la possibilità di una caduta, ed ampiamente ardì far prova, persino nella persona del Figliuol dell'uomo, della sua energia, fino a quell'ora irresistibile».

2. Par probabile che Matteo ci dia l'ordine nel quale occorsero realmente le varie tentazioni, ma molti preferiscono adottar l'ordine in cui esse si seguono in questo Vangelo, perché, disposte a quel modo, si trova un parallelismo fra di esse e quelle tentazioni che introdussero la prima volta il peccato nel mondo, cioè: «la concupiscenza della carne, la concupiscenza dell'occhio, e l'orgoglio della vita» Genesi 3:6; 1Giovanni 2:16; ma qualunque sia l'ordine seguito, esse possono venir considerate come tre assalti spirituali distinti, diretti contro i tre componenti la nostra natura, il corpo, l'anima e lo spirito. Secondo questo modo di vedere, sarebbe stata presentata al corpo del nostro Signore la tentazione di soddisfare ai suoi bisogni, con una dimostrazione di potere colla quale egli avrebbe dichiarato di non voler più dipendere dal suo Padre celeste. All'anima, praticamente identica con il cuore, fu rivolta la tentazione di una dominazione messianica sopra tutti i regni della terra; ed allo spirito del nostro Redentore fu rivolta, con presunzione anche più orrenda, la tentazione di far noti, per via di un miracolo clamoroso, operato dalla sua propria divina potenza, i veri suoi rapporti verso l'uomo, verso gli angeli e verso Dio.

Riferimenti incrociati:

Luca 4:1

Mat 4:1-11
Lu 4:14,18; 3:22; Is 11:2-4; 61:1; Mat 3:16; Giov 1:32; 3:34; At 1:2; 10:38
Lu 2:27; 1Re 18:12; Ez 3:14; Mar 1:12,13; At 8:39
1Re 19:4; Mar 1:13

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