Nuova Riveduta:

Luca 6:2

E alcuni farisei dissero: «Perché fate ciò che non è lecito di sabato?»

C.E.I.:

Luca 6:2

Alcuni farisei dissero: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?».

Nuova Diodati:

Luca 6:2

E alcuni dei farisei dissero loro: «Perché fate ciò che non è lecito fare nei giorni di sabato?».

Bibbia della Gioia:

Luca 6:2

Alcuni Farisei protestarono: «Quello che fate è illegale! I tuoi discepoli stanno raccogliendo il grano, ed è contro la legge ebraica lavorare di sabato!»

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 6:2

Ed alcuni de' Farisei dissero: Perché fate quel che non è lecito nel giorno del sabato?

Diodati:

Luca 6:2

Ed alcuni de' Farisei disser loro: Perchè fate ciò che non è lecito di fare nei giorni di sabato?

Commentario:

Luca 6:2

CAPO 6 - ANALISI

1. I discepoli colgono spighe di grano in giorno di Sabato. Gli evangelisti Marco e Luca pongono questo incidente subito dopo il convito in casa di Levi, e qualche tempo prima della domanda che Iairo fece a Gesù di andare a guarire la sua figlia, mentre che, secondo Matteo, esso sarebbe assai posteriore a tutti e due quei fatti. Non c'è nessuna contradizione in questo, poiché evidentemente né l'uno né l'altro dei tre evangelisti fu guidato nel compilare il suo Vangelo dalla stretta continuità cronologica, ma ciascuno ordinò i materiali fornitigli dalla propria ricordanza, o da precedenti trattati, in modo da far meglio risaltare quei tratti distintivi del carattere del Signore, che lo Spirito Santo lo aveva ispirato di descrivere, Vedi Nota Matteo 9:18. Mentre il nostro Signore e i suoi discepoli passavano un certo giorno di Sabato per un sentiero che conduceva attraverso campi di orzo o di frumento, quasi maturi per la messe, i discepoli svellarono alcune delle spighe, e fregatele nelle mani cominciarono a mangiarne i chicchi. Agli occhi di alcuni Farisei che ne furono testimoni, questo atto costituiva un peccato gravissimo, non perché fosse furto dei beni di un vicino, (la legge permetteva al viaggiatore di prendere e di mangiare, lungo la strada, quello che il suo bisogno richiedeva Deuteronomio 33:25), ma perché il lavoro manuale dei discepoli nello svellere le spighe e nel fregarle per cavarne i chicchi, era, secondo le loro tradizioni, una deliberata e flagrante profanazione del quarto comandamento, il quale proibisce ogni lavoro in giorno di Sabato. L'accusa era una di quelle che solo un ingegno reso acuto dall'odio, può trovare, poiché anche un Fariseo deve pur recarsi alla bocca le dita od un cucchiaio in giorno di Sabato! Il Signore difende la condotta dei suoi discepoli, ricordando il ben noto fatto di Davide, fuggente dinanzi all'ira di Saul, il quale, nell'estremità della fame, ottenne dal sacerdote, nel tabernacolo, per sé e per i suoi seguaci, parte dei pani di proposizione, nel giorno del Sabato, dopo che essi erano stati tolti dal Luogo Santo Levitico 24:8. Questo in qualsiasi altra circostanza sarebbe stato un sacrilegio, ma divenne un atto di misericordia, quando non ci fu altra alternativa che di prendere quel pane consacrato, o di sacrificare la vita di alcuni uomini affamati. Oltre all'argomento che Gesù addusse, per mezzo di questa allusione, in favore dei suoi discepoli, egli asserì il suo diritto personale ed assoluto, quale Signore del Sabato, di determinare che cosa fosse lecito fare in quel giorno Luca 6:1-5.

2. Guarigione di una mano secca nella sinagoga, in giorno di Sabato, Vedi Nota Matteo 12:11. Il rifiuto di Cristo di sottomettere sé stesso, o i suoi discepoli, alle oppressive esagerazioni che i dottori della legge aveano dedotte, come corollari o conseguenze del quarto comandamento, fu una delle cause principali della fiera animosità che andò sviluppandosi rapidamente contro di lui fra gli Scribi e i Farisei. Affine di mostrar chiaramente come i Farisei rendessero vano il quarto comandamento colle loro aggiunte, i Sinottici hanno tutti introdotto nella loro narrazione, come seguito del fatto e della conversazione più sopra riferita, benché senza connessione cronologica con essa, un miracolo operato nella sinagoga, in giorno di Sabato, mediante il quale, un uomo che aveva la mano secca venne istantaneamente guarito. Gesù sapeva che i suoi avversari stavano facendogli la spia, nella speranza di trovare l'occasione di accusarlo, e per questo appunto egli risolvette di guarire quella mano secca, affin di insegnare che tali opere di misericordia e di compassione non sono punto una trasgressione del precetto: «Ricordati del giorno del riposo per santificarlo». Nel caso precedente, la quistione era stata proposta dai Farisei; ma in questo, è Cristo medesimo che lancia la sfida. Dopo aver comandato all'uomo della mano secca di farsi avanti, e di stare in piedi in mezzo alla raunanza, affinché ciascuno potesse essere testimone della sua condizione disperata, Gesù ridusse i suoi avversari al silenzio, domandando loro: «Che? è egli lecito di far bene o male, nei Sabati? di salvare una persona, o di ucciderla?» Naturalmente essi non ardirono dire che fosse illecito fare del bene, o salvare un uomo, in quel giorno; e Gesù, colla parola di comando: «Distendi la tua mano», la rese sana come l'altra. Fu per i suoi nemici una pubblica sconfitta! Sfidati di faccia a tutta la sinagoga, essi non trovarono una parola da rispondere, ma ripieni di furore, da quel momento, i Farisei di Capernaum cominciarono a cospirare contro alla sua vita Luca 6:6-11.

3. La scelta dei dodici apostoli. Essendo questa una cosa di somma importanza per l'avvenire del suo regno in sulla terra, poiché dal modo in cui quelli che stava per eleggere adempierebbero al loro duplice uffizio di testimoni per Cristo e di predicatori del suo vangelo, dipendeva, parlando umanamente, il progresso del suo regno nel mondo, il Signore si preparò a scegliere e ordinare i suoi futuri messaggeri, col passar la notte sulla montagna in preghiera ed in comunione col suo Padre Celeste. Di buon mattino, i più intimi dei suoi discepoli gli vennero incontro per appuntamento, e fra di essi, il Signore scelse i dodici apostoli, affinché vivessero in sua compagnia, ascoltassero le sue istruzioni, fossero testimoni oculari dei suoi miracoli, rendessero poi testimonianza su questi punti, dinanzi ai re ed ai rettori ed al popolo d'Israele» Luca 6:12-16.

4. Il sermone nella Pianura. Questo discorso rassomiglia in molti punti al sermone in sul Monte, riportato da Matteo, ed un numero assai considerevole di critici, alcuni dei quali portano dei nomi di gran peso, han dato come loro opinione che quei due discorsi sono identici. Ma le diversità di tempo, di luogo, di udienza, e di contenuto stanno in favore della conclusione che convenga considerarli come affatto distinti l'uno dall'altro Luca 6:17-45.

5. Parabola dei due Fabbricatori. La sicurezza di tutti quelli che sono uniti a Cristo, coll'essere edificati su di lui, come «Sulla pietra principale del cantone», e col perseverare nella sua dottrina, è illustrata col mezzo dell'uomo che edificò la sua casa in sulla roccia. Dall'altra parte, l'illusione attuale ed il pericolo futuro di quelli che «odono e non fanno», che professano di essere discepoli di Cristo eppure non compiono mai le cose che egli comanda, sono messi dinanzi agli occhi nostri mediante l'esempio dell'edificatore imprudente, il quale, quando viene la burrasca, ed egli ha più che mai bisogno di riparo, vede la casa sua portata via ad un tratto dalle acque, perché era edificata in sulla rena Luca 6:46-49.

Luca 6:1-5. I DISCEPOLI COLGONO SPIGHE DI GRANO IN GIORNO DI SABATO Matteo 12:1-8; Marco 2:23-28

Per l'esposizione Vedi Matteo 13:1-8.

1. Or avvenne nel primo sabato dal dì oppresso la pasqua,

nel sabato deuteroproto, cioè secondoprimo. Diodati ha aggiunto le parole «la pasqua» che non si trovano nel testo greco, ed avrebbe fatto meglio di tradurre deuteroproto letteralmente con secondo primo, o primo secondo, giusto il significato che alcuni dànno a quella parola. Il vocabolo non si trova in nessun altro luogo della Bibbia né in qualsiasi altro scritto pervenuto fino a noi. È tanto strano e ha dato luogo a tanta speculazione, che non è possibile passarlo sotto silenzio. Alcuni se la cavano nel modo più spiccio, proponendo di cancellarlo addirittura come spurio, ma esso riposa su documenti troppo autorevoli perché sia lecito disfarsene in quel modo. Se ne son date una dozzina di spiegazioni diverse, alcune delle quali son tanto assurde che sarebbe un vero perditempo il ricordarle. Come campione di impossibili assurdità si prenda la spiegazione seguente: che cioè uno dei più antichi copisti avrebbe scritto in margine la parola primo in riferenza al sabato accennato al ver. 6; un copista posteriore avrebbe aggiunto pure in margine secondo, in riferenza al Sabato indicato in Luca 4:31; ed un terzo, più recente ancora, e più intelligente degli altri due, avrebbe unito le due parole in una, facendole per giunta entrare nel testo! È indubitato che Luca ha preso quella parola dal vocabolario comune fra gl'Israeliti per l'indicazione del tempo, ed è questo fatto una prova di più che nel comporre il suo Vangelo, egli ricorse a sorgenti indipendenti d'informazione. Non ci sono di questa parola che quattro spiegazioni degne di seria attenzione:

1. La festa del novilunio essendo celebrata in giorno di Sabato, quando gli osservatori scelti per accertare ed annunziare al comitato del Sinedrio la prima apparizione della luna, così facevano dopo che l'ora per offerire il sacrifizio della nuova luna era passata, quel giorno dichiaravasi primo Sabato; ma il giorno seguente veniva osservato come il vero Sabato mensile, e riceveva il nome di Sabato secondo primo. Questa ipotesi, messa avanti per la prima volta dal Selden, è stata ammessa poi dal Godet; ma nessuna prova viene addotta che una tale usanza sussistesse fra i Giudei, ed anche se così fosse, neppure la raccolta dell'orzo sarebbe stata matura, quindici giorni prima che la manata delle primizie venisse presentata nel tempio; ed il mangiare le spighe di grano avanti quella presentazione, sarebbe stata una violazione deliberata della legge levitica, che il nostro Signore non avrebbe consentita, e sulla quale, anziché su quella della legge generale del Sabato, i Farisei avrebbero avuto ragione di fondare la loro lagnanza, Vedi Levitico 23:9-14, specialmente l'ultimo versetto.

2. Vi erano due primi giorni dell'anno fra i Giudei; il capo d'anno civile nel mese di Tisri (luna di settembre), e il capo d'anno sacro nel mese di Nizan (luna di marzo), e per conseguenza due primi Sabati, quelli cioè che seguivano immediatamente i due capo d'anno, cosicché quello del mese di Tisri Sarebbe il primo, e quello del mese di Nizan il secondo primo. Questa spiegazione incontra meno obbiezioni della precedente; però, mentre abbiamo prove abbondanti che il compito popolare dei Giudei partiva dal principio dell'anno sacro, non abbiamo prova alcuna che lo stesso avvenisse mai riguardo all'anno civile.

3. Per ordine espresso di Dio, ogni settimo anno doveva essere un anno Sabatico, durante il quale la terra godrebbe il suo riposo Esodo 23:10-11; Levitico 25:3-4. A motivo di questa istituzione speciale, gl'Israeliti contavano i loro anni per cieli di sette, e li chiamavano primo, secondo, terzo ecc., dall'ultimo anno Sabatico, dimodoché il Sabato deuteroproton sarebbe il primo Sabato di Nizan dell'anno Secondo di uno di questi cieli settennali. Dobbiamo questa spiegazione a Weisler il quale è stato Seguito da Tischendorf, Oosterzee, Ellicott e molti altri scrittori. Essa si accorda coll'uso naturale della parola; e trovansi negli Scritti di Clemente Alessandrino, ed in un decreto di Giulio Cesare conservatoci da Flavio (Ant. 14:10,6), delle prove che i Giudei avevano realmente l'abitudine di distinguere in quel modo gli anni che correvano fra un anno Sabatico e l'altro. Preferiremmo questa a tutte le spiegazioni antecedenti, se non le stesse contro l'obbiezione fatale che il primo Sabato del mese di Nizan farebbe cadere l'azione dei discepoli sotto la proibizione diretta di Levitico 33:14, la cui violazione il Signore non avrebbe mai tollerata e molto meno giustificata.

4. La menata delle primizie veniva offerta il 16 di Nizan, cioè l'indomani del principio della festa degli Azzimi, ossia il secondo giorno della festa di Pasqua. Da quel giorno calcolavansi sette settimane fino alla festa della Pentecoste, e in quell'intervallo i Sabati venivan detti secondo primo; secondo secondo; secondo terzo ecc., vale a dire il primo, il secondo ed il terzo sabato dopo il secondo giorno di Pasqua. Questa spiegazione è dovuta a Scaligero ed è seguita da Lightfoot, e da un numero considerevole di esegeti moderni. Essa concorda col significato naturale della parola, e indica che il sabato di cui parla Luca, fu il primo dopo il secondo giorno della Pasqua o della festa degli Azzimi. La sola difficoltà che si oppone alla sua accettazione si è che, so la «festa dei Giudei» Giovanni 5:1, per la quale Gesù salì in Gerusalemme, fosse stata la Pasqua, rimarrebbe un brevissimo spazio di tempo fra la presenza di Cristo in Gerusalemme e la sua presenza nei campi vicini a Capernaum, nel primo sabato dopo il secondo giorno della Pasqua; quantunque il contegno minaccioso della folla Giovanni 5:16, abbia potuto indurre il Signore ad affrettare la sua partenza da Gerusalemme. Dalla parafrasi di queste parole, che il Diodati ha introdotta nel suo testo, è evidente che egli adottò la spiegazione di Scaligero, la quale pare più soddisfacente che qualsiasi altra.

Riferimenti incrociati:

Luca 6:2

Lu 6:7-9; 5:33; Mat 12:2; 15:2; 23:23,24; Mar 2:24; Giov 5:9-11,16; 9:14-16
Eso 22:10; 31:15; 35:2; Nu 15:32-35; Is 58:13

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