Nuova Riveduta:

Luca 6:40

Un discepolo non è più grande del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro.

C.E.I.:

Luca 6:40

Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.

Nuova Diodati:

Luca 6:40

Nessun discepolo è da più del suo maestro, anzi ogni discepolo ben addestrato sarà come il suo maestro.

Bibbia della Gioia:

Luca 6:40

Uno studente non ne sa di più del suo maestro. Ma chiunque lavora sodo sarà come il suo maestro.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 6:40

Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo perfetto sarà come il suo maestro.

Diodati:

Luca 6:40

Niun discepolo è da più del suo maestro; ma ogni discepolo perfetto dev'essere come il suo maestro.

Commentario:

Luca 6:40

40. Niun discepolo è da più del suo maestro ma ogni discepolo perfetto dev'essere come la suo maestro.

Il senso che si dà generalmente a questo versetto è che il trattamento che nostro Signore ha ricevuto dal mondo, dobbiamo aspettarci a riceverlo noi pure. Ma benché questo sia vero, non è però quel che Gesù vuol dir qui. Questo suo detto è una illustrazione, della parabola precedente. Prendendo ad imprestito un assioma scientifico, egli dice semplicemente che «l'acqua non può alzarsi al disopra del proprio livello», che lo scopo del discepolo è di giungere all'altezza del maestro, e quando vi è giunto si considera come perfetto; ed anche se così non fosse, egli non può salir più alto, perché il suo maestro non ha più nulla da insegnargli. Così è di quelli che sono insegnati da uomini spiritualmente ciechi: essi devono restar per sempre ciechi come i loro maestri. Gesù par qui andare incontro ad una obbiezione comune, che cioè non segue che dobbiamo errare, perché errano i nostri maestri. "State in guardia contro tale illusione", sembra egli dirci, "dai discepoli non si aspetta che veggan più chiaro dei loro maestri; lo scolaro diventerà perfetto quanto il maestro, ma non di più; ne copierà gli errori, ne riprodurrà i difetti". Questo versetto ammonisce solennemente quelli che aspirano ad esser «guide» agli altri nel santo ministero ad accertarsi che non sono essi stessi dei ciechi spirituali, ma che veramente «Iddio ha fatto schiarire il suo splendore nei loro cuori, per illuminarli nella coscienza della gloria di Dio, nella faccia di Gesù Cristo» 2Corinzi 4:6. Gli ascoltatori del vangelo vengon pure solennemente ammoniti qui di non scegliere come pastori quelli che predicano false dottrine, o mostrano colla loro vita e la loro condotta di essere uomini inconvertiti, e di non frequentare il ministero di tali persone. Vien loro comandato di «provare gli spiriti se son da Dio, conciossiaché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo» 1Giovanni 4:1. Per la esposizione degli altri versetti di questo capitolo, il lettore è rimandato a Matteo 5:1-7:29.

Riferimenti incrociati:

Luca 6:40

Mat 10:24,25; Giov 13:16; 15:20
Mat 23:15


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