Nuova Riveduta:

Luca 8:1

Le donne che accompagnavano Gesù
Mr 15:40-41
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C.E.I.:

Luca 8:1

In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.

Nuova Diodati:

Luca 8:1

Le donne che servivano Gesù
E in seguito avvenne che egli andava attorno per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio; con lui vi erano i dodici,

Bibbia della Gioia:

Luca 8:1

La parabola del seminatore.
Qualche tempo dopo, Gesù cominciò a visitare le città e i villaggi della Galilea per annunciare l'arrivo del Regno di Dio, e durante questo viaggio prese con sé i suoi dodici discepoli.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 8:1

Giro missionario in Galilea
Ed avvenne in appresso che egli andava attorno di città in città e di villaggio in villaggio, predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio;

Diodati:

Luca 8:1

ED avvenne poi appresso, ch'egli andava attorno di città in città, e di castello in castello, predicando, ed evangelizzando il regno di Dio, avendo seco i dodici.

Commentario:

Luca 8:1

CAPO 8 - ANALISI

1. Seconda gita nella Galilea. Se supponiamo che il Fariseo che invitò Gesù in casa sua risiedeva in Nain, questa gita non sarebbe che la continuazione di quella che Gesù intraprese partendo da Capernaum due giorni prima. Ma se riteniamo Capernaum come il luogo dove la donna peccatrice gli unse i piedi, questo capitolo ci racconterebbe, un nuovo viaggio del Signore. Per le ragioni addotte più sopra Vedi Note Luca 8:36, quest'ultima ci sembra l'ipotesi più probabile; ma non ci sono dati sufficienti per arrivare ad una assoluta certezza su questo punto. Il Signore sembra aver visitato in varie volte tutte le città e le principali borgate della Galilea, per predicarvi la buona nuova del regno accompagnato dai dodici Apostoli, ed accompagnato pure da alcune donne ricche e di rango superiore, mentovato qui per la prima volta, le quali gioivano di poter spendere le loro sostanze nel provvedere ai bisogni del Salvatore che amavano, e dei suoi dodici testimoni eletti Luca 8:1-3.

2. Parabola del seminatore, e ragioni per cui Gesù incominciò a insegnare in parabole. Questa parabola, secondo Matteo e Marco, fu pronunziata in riva al lago; e ne potremmo inferire che compiuta la sua gita missionaria, Gesù era tornato a Capernaum. Lo scopo che egli si proponeva in quella parabola era di delineare la varia accoglienza che il vangelo del suo regno incontrava per parte dei suoi varii uditori, secondo lo stato del loro cuore. Egli descrive quattro differenti specie di suolo sul quale cadde la Semenza del seminatore. Cioè la via battuta; il terreno sassoso appena ricoperto da uno strato sottile di terra; il terreno seminato di spine che tolgono al buon seme l'aria, l'umidità, ed il nutrimento; e finalmente il buon terreno ben coltivato e nettato di piante malvage, nel quale il seme cresce rigoglioso, promettendo un ricco raccolto. Il cuore di ogni uditore o lettore dell'evangelo è simile all'uno od altro di questi terreni. V'ha il cuore duro, orgoglioso, pieno della propria giustizia, che rifiuta di ricevere il messaggio contenuto nella parola di Dio, e che Satana ben presto cancella dalla mente e dalla memoria. C'è il cuore entusiasta e sentimentale, sitibondo di novità, il quale riceve il messaggio con trasporti d'allegrezza, lo adotta come una distrazione di buon gusto, lo segue finché è popolare; ma lo abbandona subito che gli uomini cominciano a dirne del male, ed a perseguitarlo. Havvi il cuore così preoccupato ed aggravato dalle cure, dalle vicissitudini, e dai piaceri della vita presente, che la parola ne rimane soffocata, dimodoché non resta che una «apparenza di pietà». Finalmente troviamo pure il cuore preparato, mediante la fede in Cristo e nelle promesse di Dio, a ricevere la verità, e nel quale questa cadendo produce buon frutto in proporzioni variabili, secondo le cure e le preghiere con cui la parola è nudrita. La risposta alla domanda dei discepoli, perché egli cominciasse a parlare in parabole, quantunque non avesse fatto così fino a quell'ora, è in sostanza una ripetizione della esortazione che egli avea già rivolto loro: «non gittate le vostro perle dinanzi ai porci». Fino a quel momento, avea predicato apertamente l'evangelo a tutti quelli che volevano ascoltarlo; ma gli Scribi ed i Farisei se ne erano serviti dei suoi miracoli per accusarlo di essere in lega con Beelzebub, il principe dei demoni. Egli aveva dunque deciso di proseguire il suo pubblico ministero, per mezzo di parabole, nelle quali la verità verrebbe facilmente trovata da chi la cerca, di cuore mentre i noncuranti si contenterebbero dei semplici racconti in quelle contenuti, e perirebbero per la loro trascuratezza e perversa volontà: «Acciocché veggendo non veggano, e udendo non intendano» Luca 8:4-15.

3. La parabola della lampada accesa e del suo uso. Nel suo insegnamento, Gesù si serve più volte di questa figura o di conclusioni derivate da essa e spesso con significati diversi Vedi Matteo 5:15; 10:26-27; Luca 12:2-3. In quest'ultimo passo, tal figura occorre in contrasto alla ipocrisia dei Farisei; ma qui ha riferenza a quanto è stato detto or ora delle parabole, e contiene, pei discepoli, una esortazione a ricavarne tutta l'istruzione possibile, non nascondendole sotto una intelligenza ottusa, e non mancando, quando l'avean capite, di insegnarlo ad altri. Vien qui insegnato ai Cristiani che tutta l'influenza che posson dar loro il rango, le ricchezze, l'energia del carattere, o le doti mentali devono venir sempre usate per la gloria di Dio ed il bene del prossimo. Essi non possono, senza andar direttamente all'incontro degli insegnamenti del Signore, chiudersi nei conventi o errar nei deserti lontano dall'umano consorzio. Chi ricerca «l'umiltà volontaria», e pratica un culto inventato dagli uomini, può ammirare tali modi di vita, ma la Parola di Dio li condanna di più il Signore ci assicura che, coll'uso diligente dei privilegi e della conoscenza spirituale, di cui godiamo, e coll'impartirli agli altri, li accresciamo in noi stessi Luca 8:16-18.

4. La madre e i fratelli di Gesù vengono in cerca di lui. Ciascuno dei Sinottici ricorda quest'incidente: ma il racconto di Marco lo mette maggiormente in luce. Il sapere che gli Scribi ed i Farisei ascrivevano le meravigliose sue opere, al potere di Beelzebub; la fatica straordinaria che Gesù subiva nell'insegnare e nel guarire; e l'impossibilità per lui persino di prender cibo, a motivo della folla che lo circondava di continuo, indussero sua madre e i suoi fratelli (Giuseppe era probabilmente già morto), a temere che la sua ragione si fosse indebolita che, la sua attività straordinaria fosse quella d'un pazzo, e sotto tale impressione vennero in cerca di lui per ricondurlo a casa. Erano buone le loro intenzioni, ma il loro fu un atto imprudente nel tempo e nelle circostanze in cui Gesù si trovava, mentre cioè egli «attendeva alle cose del Padre suo» e del quale egli non si occupò che per dichiarare esservi una parentela a lui più cara di quella del sangue e che egli teneva come madre e sorella e fratello chiunque faceva la volontà del Padre suo Luca 8:19-21.

5. Tempesta sul lago di Galilea. Luca non connetta questo miracolo con nessuno dei fatti ricordati prima; dice semplicemente che, «un certo giorno», Gesù salì a bordo di una navicella, coi suoi discepoli, e ordinò loro di far vela per la sponda orientale del lago; ma Marco dice «che partirono di sera», dimodoché il fatto qui narrato deve essere occorso durante la notte. Son proverbiali le burrasche subitanee del lago di Gennesaret, ed una di queste più violenta del solito scoppiò quando la barca era già per via. Soggetto a tutte le infermità della nostra natura, all'infuori del peccato, e stanco dei lavori del giorno, Gesù dormiva tranquillamente a poppa, senza esser disturbato né dagli elementi scatenati, né dal terrore e dall'emozione dei suoi discepoli, i quali, avendo esercitato sin dall'infanzia la loro vocazione sul lago, ben capivano la grandezza del pericolo, vedendo che la nave cominciava ad empiersi d'acqua. Quando poi la loro posizione apparve disperata, ed essi si videro la morte in faccia, i discepoli, sdegnati per la serenità del suo sonno in tali circostanze, lo svegliarono, rimproverandogli la sua apparente indifferenza, ma però colla speranza che egli potrebbe trarli fuor di pericolo, come si vede dalla loro breve preghiera: «Signore, salvaci; noi periamo. Subito Gesù si alzò e con una parola autorevole, come loro Signore e Creatore, sgridò gli elementi in furore, e la calma regnò immediatamente così nell'aria come sull'acqua; e mentre i suoi discepoli si maravigliavano per quel miracolo, egli li sgridò per la piccolezza della loro fede Luca 8:22-25.

6. Gesù scaccia una legione di diavoli dall'indemoniato di Gadara. Distruzione di una mandra di porci. All'alba, Cristo e i suoi discepoli sbarcarono sulla sponda orientale del lago, vicino a Gadara, e quivi egli compì un altro notevole miracolo. A Nain, egli avea dimostrato il suo potere sulla morte, ordinandole di sparire, come un servo alla parola del suo padrone; durante la notte, avea dato a vedere il suo potere qual Creatore del Cielo e della terra sull'universo creato; ed ora egli si manifesterà qual dominatore dello stesso inferno, le cui unite legioni non possono resistere al suo potere, o disubbidire ai suoi comandi. Si presentò a lui un povero demoniaco, impazzito e spesso spinto ad atti di violenza straordinaria, terrore del vicinato a motivo del numero di demonii che avevano preso possesso del suo corpo, e ad onta della resistenza di quelli. Gesù costrinse la legione a dipartirsi da lui, non solo rendendogli la ragione, ma convertendolo a sé e facendolo «di buon senno», talché egli divenne poi testimone di Cristo nel distretto di Gadara. Il Signore permise che fossero castigati gli avari Gadareni, i quali, a dispetto della legge mosaica, cercavano di arricchire, allevando greggi di porci, pel proprio uso e per quello dei Gentili loro vicini coll'accordare ai demoni la loro preghiera di entrare in quel gregge, il quale subito si precipitò nel lago e vi perì. Gli abitanti sdegnati, anteponendo i propri illeciti guadagni alle benedizioni che Gesù avrebbe potuto arrecar loro, lo pregaron subito di allontanarsi dai loro confini, ed egli acconsentì alla loro domanda Luca 8:26-39.

7. Il doppio miracolo della guarigione della donna inferma e della risurrezione della figlia di Iairo. Gesù tornò in Capernaum, dove il popolo gli diede il benvenuto, dopo averlo aspettato con ansietà. Nulla v'ha nella relazione di Luca della domanda di Iario che contradica quella di Matteo (Levi), della cui accuratezza cronologica non vi può essere dubbio alcuno, poiché il postulante venne a cercare Gesù nella propria sua casa. Luca comincia il suo racconto colle parole: «Ed ecco un uomo», che non ci danno altra indicazione di tempo, se non che il fatto accadde dopo il ritorno di Gesù da Gadara. Iairo, il primo uffiziale della sinagoga di Capernaum, avea una figlia unica, in punto di morte, e convinto che la scienza umana più non poteva far nulla per lei, si decise a supplicar Cristo di venirla a guarire. Egli avea evidentemente fede nel potere del Signore: la sua preghiera spira l'urgenza che una profonda affezione sola può dettare, e Gesù si accomiatò da Matteo, dai pubblicani e dai discepoli di Giovanni, coi quali stava discorrendo, per andarsene con lui a casa sua. Così fitta era la folla che lo accompagnava, da impedirli talvolta di avanzare ed in una di quelle fermate, una povera donna, afflitta da dodici anni di una perdita di sangue, si avvicinò con fede a lui, e toccando di dietro il suo vestito fu istantaneamente guarita, poi si nascose fra la folla colla stessa ritiratezza con cui si era avanzata. Ma Gesù la guardò in modo sì persuasivo che essa si sentì costretta a farsi avanti ed a dichiarar pubblicamente quale era stato il suo male, la risoluzione cui la, fede l'avea spinta e l'immediata guarigione che avea ottenuto sol toccando il Salvatore; dopo di che, il Signore la licenziò, dandole la consolante certezza: «La tua fede ti ha salvata». Durante questa breve sosta, un messaggero ora giunto per annunziare all'afflitto padre la morte della sua bambina, e l'inutilità della presenza del profeta di Nazaret. Senza lasciar tempo a Iairo di parlare, o all'incredulità di suscitar nel cuor suo pensieri di ribellione, il Signore gli disse: «Non temere, credi solamente», e s'avviò subito verso la sua casa. Il rumore dei musici e di quelli che già erano stati affittati per piangere, sono una prova che in casa di Iairo la morte della bambina era ritenuta indubitabile; ma, in presenza di alcuni testimoni da lui scelti, cioè dei parenti della bambina e dei tre apostoli Pietro, Giacomo, e Giovanni, Gesù entrò nella camera dove essa giaceva, e chiamatala come se fosse addormentata, la prese per mano, la richiama a vita, e la rese ai suoi genitori Luca 8:40-56.

Luca 8:1-3. GESÙ FA UN'ALTRA GITA NELLA GALILEA, ACCOMPAGNATO DAI SUOI DISCEPOLI, E DA CERTE DONNE CHE MINISTRAVAN LORO

1. Ed avvenne poi appresso, ch'egli andava attorno di città in città, e di castello in castello, predicando ed evangelizzando il regno di Dio, avendo seco i dodici;

Molti considerano questo come la ripresa del viaggio missionario, mentovato in Luca 7:11, e brevemente interrotto a Nain. C'è però questo da aggiungere a quanto è stato detto più sopra, Vedi Note Luca 7:36, in appoggio della teoria che Luca ricorda qui una gita intrapresa dal Signore all'infuori della sua visita a Nain, che cioè egli ha cura di dirci che i dodici vi accompagnavano Gesù, dimodoché questo viaggio deve essere stato intrapreso o prima o dopo che Gesù li ebbe mandati a provarsi per la prima volta nella predicazione Matteo 10. Lo scopo di Luca sembra essere di chiamar l'attenzione sullo zelo e sulla perseveranza con cui il Signore proseguiva l'opera cui si era accinto, la predicazione cioè del vangelo del suo regno, non solo nelle città, ma anche nei piccoli villaggi della Galilea; acciocché gli abitanti di quella provincia avessero una volta almeno l'occasione di udire dalle sue labbra il lieto annunzio che erano finalmente adempiute le antiche profezie. Quali fatiche non dovette egli sopportare! Da qual maraviglioso amore per le anime che periscono non dovette egli essere animato! Qual esempio non ha egli lasciato a tutti quelli che son chiamati al sacro ministero!

PASSI PARALLELI

Luca 4:43-44; Matteo 4:23; 9:35; 11:1; Marco 1:39; Atti 10:38

Luca 2:10-11; 4:18; Isaia 61:1-3; Matteo 13:19; Atti 13:32; Romani 10:15

Luca 6:14-16; Matteo 10:2-4; Marco 3:16-19

Riferimenti incrociati:

Luca 8:1

Lu 4:43,44; Mat 4:23; 9:35; 11:1; Mar 1:39; At 10:38
Lu 2:10,11; 4:18; Is 61:1-3; Mat 13:19; At 13:32; Rom 10:15
Lu 6:14-16; Mat 10:2-4; Mar 3:16-19

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