Nuova Riveduta:

Luca 9:2

Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire i malati.

C.E.I.:

Luca 9:2

E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

Nuova Diodati:

Luca 9:2

E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire i malati.

Bibbia della Gioia:

Luca 9:2

Poi li mandò in giro ad annunciare a tutti l'arrivo del Regno di Dio ed a guarire i malati.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 9:2

E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl'infermi.

Diodati:

Luca 9:2

E li mandò a predicare il regno di Dio, ed a guarire gl'infermi.

Commentario:

Luca 9:2

CAPO 9 - ANALISI

1. Cristo manda i suoi apostoli a fare il loro primo giro di predicazione. È interessante osservar la cura colla quale Gesù preparò i dodici apostoli per la loro opera. Nel caso di Giacomo e Giovanni, di Pietro ed Andrea di Filippo, di Matteo, di Bartolomeo o Natanaele, vediamo prima di tutto la vocazione interna della conversione, o del cambiamento del cuore, e coll'eccezione del traditore Giuda, è probabile che la preparazione di tutti gli altri cominciò nello stesso modo. Questo cambiamento salutare è quindi seguito da una vocazione esterna a divenire i costanti suoi seguaci, e così testimoni oculari ed auricolari di tutte le sue parole ed azioni. Come tali essi lo accompagnarono nelle città e nei villaggi dove andava a predicare il vangelo, affin di impratichirsi nella sua dottrina. In terzo luogo il Salvatore li manda a due a due, per far la prova dei loro doni, e guadagnar così esperienza, fiducia in sé stessi, e prontezza nell'aiutare il loro Maestro, quando egli conversava colle moltitudini. In questo primo tentativo, tutto è reso facile per essi dalla previdenza e dal potere del loro Maestro: vien loro dato il Santo Spirito per insegnarli; il potere di far miracoli per sanzionare il loro insegnamento; e coloro, fra i quali essi vanno, sono disposti in lor favore da Colui che governa i cuori degli uomini tutti. Né ebbe termine colla morte di Gesù la loro preparazione; egli vi si accinse nuovamente durante i quaranta giorni che rimase in sulla terra, dopo la risurrezione Atti 1:3, ragionando con essi «delle cose appartenenti al regno di Dio» Luca 9:1-6.

2. La coscienza di Erode lo accusa dell'uccisione del Battista, quando egli ode parlare delle maravigliose opere di Cristo. Sepphoris (oggi Sefùrieh), capitale della Galilea, sotto Erode Antipa, giaceva solo un'ora a N. di Nazaret, ed a breve distanza da Capernaum, dimodoché le potenti opere fatte da Cristo, e la profonda commozione cagionata dalla sua presenza vi furon presto note; e siccome questi fatti formavano il soggetto dell'ordinaria conversazione dei servi del Tetrarca, e sapevasi che la moglie del suo tesoriere era stata da Gesù liberata dai demoni, le nuove ben presto ne giunsero al principe stesso. Varie erano le opinioni intorno a che quel Profeta potesse essere; ma Erode, la cui coscienza era gravata dall'assassinio del Battista, persistette nel credere, a dispetto della sua sadducea incredulità relativamente alla risurrezione ed alla esistenza di angeli o spiriti, così buoni come cattivi, che egli fosse Giovanni Battista medesimo risuscitato dai morti Luca 9:7-9.

3. Ritorno degli apostoli, e miracolo del nutrimento di cinquemila uomini vicino a Betsaida. Dai racconti degli altri Sinottici, sappiamo che il ritorno degli Apostoli dal loro primo tentativo missionario avvenne al tempo stesso della morte di Giovanni Battista, e che, oltre alla stanchezza per il soverchio lavoro, fu il suo dolore per la morte del suo fedele precursore che indusse Gesù a ritirarsi per breve tempo nella solitudine, affin di darsi alla meditazione e di udire dagli apostoli il racconto dei loro lavori. Il suo scopo però fu frustrato. La barca, nella quale egli partì da Capernaum, venne riconosciuta dalla sponda, e quando sbarcò nel deserto appartenente a Betsaida, all'estremità N. E. del lago, lo trovò già gremito dalla folla proveniente dai villaggi e dalle città vicine, la quale lo avea seguito lungo la riva, nella direzione presa dalla barca. Non sfugge però alle labbra di Cristo la minima parola di scontento o di noia; egli non si volge a cercare altrove qualche luogo più remoto ed inaccessibile; ma comincia subito a predicare a quelle anime, e guarire miracolosamente tutti quelli che di guarigione aveano bisogno. Volgendo il giorno al suo termine, gli Apostoli, mossi da compassione per la moltitudine così lontana dalle sue case, suggerirono al loro Maestro di licenziarla, affinché potesse ancora provvedersi di cibo nei villaggi più vicini; ma nella generosità del suo cuore, Gesù decise di nutrire egli stesso quelle migliaia di gente, ed essendosi informato di quali provviste la propria sua piccola famiglia avea portato seco (5 pani e 2 pesci), egli le moltiplicò miracolosamente, in modo da saziare cinquemila persone, lasciando ancora dodici corbelli di avanzi Luca 9:10-17.

4. Pietro confessa che Gesù è il Cristo. Il Signore raccomanda loro provvisoriamente il segreto, e vari altri doveri. Non avendo potuto trovar vicino al lago il ritiro del quale egli avea bisogno, vediamo dagli altri Sinottici. che Gesù si volse al Nord verso Cesarea, di Filippi, ed ebbe quivi agio così per pregare come per conversare liberamente coi suoi discepoli. Parlando della loro recente gita missionaria, il Signore domandò quale era l'impressione generale riguardo a lui medesimo; chi credeva la gente che egli fosse. Quindi avendo egli rivolto la stessa domanda ai suoi discepoli. Pietro come loro oratore, immediatamente rispose: «Il Cristo di Dio». Contento che i suoi discepoli fossero giunti ad un perfetto conoscimento della sua divina natura, Gesù ingiunse loro di serbar stretto silenzio su quel soggetto, finché non fossero avvenute la passione e la morte, che egli ora rivela loro come dovendo essere la sua porzione quaggiù; anzi finché egli non fosse risuscitato al terzo giorno. Li accertò però che alcuni di loro, prima di venir colpiti dalla morte, vedrebbero il Figliuol dell'uomo venire nella sua gloria, e questa dichiarazione rimase incisa nella loro memoria, benché fossero in quel tempo incapaci di comprenderla. Quindi predice loro la necessità dell'abnegazione, e del portar la propria croce, anche a costo della vita, se volevan dar prova di esser veramente suoi discepoli; avvertendoli al tempo stesso che l'acquisto di tutto il mondo, con le sue ricchezze, i suoi piaceri ed i suoi onori, in proprietà assoluta, non potrebbe bilanciare, anche per un istante solo, l'eterna perdita di un'anima immortale Luca 9:18-27.

5. La Trasfigurazione del Signore. Questo evento accadde in qualche località del vicinato di Cesarea di Filippi, nel silenzio della notte, e lontano dalle abitazioni umane. Esso è l'unico e splendente raggio di gloria che illumina la vita di umiliazione, di travagli, e di dolori che il Figlio di Dio per amor nostro condusse in sulla terra. Qualunque sia stato il benefizio che Mosè ed Elia, e i Santi già entrati in gloria, da essi rappresentati, derivarono da quell'incontro col Signore, eranvi molte ragioni, relative alla ministrazione del «ministero dell'Evangelo» cui eran chiamati gli apostoli, le quali rendevano della più alta importanza per essi una tale dimostrazione, per quanto breve, della sua gloria divina. Esisteva un pregiudizio contro l'accettar come Messia un uomo di origine e di circostanze così umili, uno che tutti credevano non essere altro che il figlio di Giuseppe il falegname. I preti e le sette religiose tenevan vivo fra il popolo un altro pregiudizio contro di lui, perché rigettava «le tradizioni degli anziani», rappresentandolo come nemico di Mosè e bestemmiatore contro alla legge. Da questi due pregiudizii gli apostoli non andavano totalmente esenti. Era, di più, nato nel cuore dei dodici il timore che quel regno terrestre del Messia, che essi aveano tanto caro per ragioni personali, fosse ritardato od anche reso impossibile da quella morte che, per la prima volta, era stata loro misteriosamente annunziata un giorno o due prima. La testimonianza di Jehova dal cielo, che il loro Maestro, circondato di gloria quale essi lo vedevano, era il suo diletto Figliuolo, non poteva che distruggere affatto il primo pregiudizio, e la presenza di Mosè, in intima conversazione con Gesù in tal circostanza, dovea togliere il secondo, mentre il loro timore per la stabilità del regno del Messia doveva svanire quando si convinsero che Mosè ed Elia parlavan con lui «della fine di esso, la quale egli doveva compiere in Gerusalemme», e della gloria che seguirebbe. Dopo qualche tempo, i messaggieri celesti si dipartirono ed i discepoli si trovarono soli col loro Maestro; ma la scena gloriosa che avean vista, e le parole che aveano udite scesero profondamente nei loro cuori, e furono efficacissime nel fortificare la loro fede Luca 9:28-36.

6. Guarigione del giovane indemoniato appiè del monte e conversazione che seguì. Al suo ritorno nel piano coi suoi tre compagni prediletti, Gesù fece un altro miracolo, ricordato da tutti i Sinottici, non solo per la sua intrinseca grandezza, ma pure perché i nove Apostoli, in assenza del loro Maestro, si erano sforzati invano di scacciare un demonio. Essi trovarono i loro compagni, in mezzo ad una gran folla, che dava ascolto agli Scribi, i quali li biasimavano come impostori, ingannati da un impostore più grande di loro, e si sforzavano di trar profitto per se stessi del loro insuccesso. Gesù, riprendendo l'incredulità di tutti gli astanti, compresi i discepoli, e domandando al padre del giovane ossesso i particolari del caso, spiegò loro il gran potere della fede, e operò una guarigione segnalata, vietando al demonio di rientrare mai più in quel giovane. Quando i dodici col loro Maestro si furon rimessi per via, verso la Decapoli, gli umiliati Apostoli domandarono a Gesù il perché del loro insuccesso, ed egli ne additò le cause nell'essere stata da una parte la possessione inveterata e dall'altra la loro fede indebolita. Altri incidenti segnarono quel viaggio: il Signore annunziò loro novamente la certa e vicina sua morte, ma col solo effetto di imbarazzarli e di incuter loro timore; e sorsero fra loro delle dispute, frutto del loro orgoglio e della loro ambizione carnale, relativamente ai loro meriti rispettivi, ed al rango cui ciascuno credeva aver diritto nel regno terrestre del Messia. Gesù vi pose fine, al termine del viaggio, prendendo un fanciullino, mettendolo nel loro mezzo, e comandando loro di imitarne l'umiltà, la mancanza di invidia, di gelosia e di ambizione. Nella stessa conversazione, Giovanni ricordò incidentalmente aver essi, nella loro gita missionaria, proibito ad un uomo di cacciare i demoni nel nome di Gesù, perché egli non si era aggiunto a loro. Questo atto, che il Signore disapprova, gli fornisce l'occasione di istruirli sui rapporti che devono passare fra essi ed altri veri credenti, e sul pericolo di dar dello scandalo a questi ultimi Luca 9:37-50.

7. A Gesù vien vietata l'entrata in un villaggio Samaritano. Luca solo ricorda questo incidente, e probabilmente non lo introduce nel suo racconto che per la sua connessione coi tratti di carattere ricordati nei versetti precedenti. Esso accadde quando, per l'ultima volta, Gesù era in viaggio coi suoi discepoli per recarsi alla festa di Pasqua in Gerusalemme. Egli aveva scelto la via per la Perea, costeggiando la Samaria, e giunto di sera ad un villaggio dove avevano l'intenzione di pernottare, le porte furon lor chiuse in faccia, e quell'atto, così contrario alla ospitalità orientale, irritò talmente i figli di Zebedeo, che essi supplicarono Gesù. di distruggere il villaggio ed i suoi abitanti col fuoco del cielo. Il Signore sgridò questi Boanergi per il loro poco giudizioso scoppio di orgoglio e di vendetta, e dichiarò che la sua missione in terra aveva in vista un fine direttamente opposto Luca 9:51-56.

8. Un certo Scriba dichiara il suo desiderio di divenire un seguace di Cristo. Ci saremmo aspettati a che Gesù rispondesse ad un tale: Seguitami; e certamente così gli avrebbe risposto se lo avesse visto animato da vero amore per lui, o da sincera ansietà per la propria salute, tanto più che così pochi della sua setta avevan fatta adesione alla causa del Signore. Ma dalla risposta di Gesù vediamo che quello scriba non era mosso da motivi disinteressati ad offrirsi come seguace di Cristo; ma lo faceva solo perché, essendo in parte convinto che Gesù era il Messia, desiderava partecipare ai vantaggi ed agli onori del regno che stava per essere eretto. Gesù lo disinganna presto, dichiarando che la sua era una vita errante, senza un luogo ove posare il capo, e che gli onori terreni cui lo Scriba aspirava non si acquietavano col divenire un suo discepolo. A questo viene aggiunto, in forma di dialogo, un'esposizione delle false impressioni relativamente al suo servizio, che avean corso fra alcuni suoi discepoli Luca 9:57-62.

Luca 9:1-6. MISSIONE DEI DODICI APOSTOLI Matteo 10:5-15; Marco 6:7-13

Per l'esposizione Vedi Matteo 10:5-15.

Riferimenti incrociati:

Luca 9:2

Lu 10:1,9,11; 16:16; Mat 3:2; 10:7,8; 13:19; 24:14; Mar 1:14,15; 6:12; 16:15; Eb 2:3,4

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