Nuova Riveduta:

Luca 16:25

Ma Abraamo disse: "Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.

Luca 16:28

perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento".

Atti 1:25

per prendere, in questo ministero e apostolato, il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo».

C.E.I.:

Luca 16:25

Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.

Luca 16:28

perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.

Atti 1:25

a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto».

Nuova Diodati:

Luca 16:25

Ma Abrahamo disse: "Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri.

Luca 16:28

perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch'essi in questo luogo di tormento".

Atti 1:25

per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, dal quale Giuda si è sviato per andare al suo luogo».

Bibbia della Gioia:

Luca 16:25

Ma Abramo gli rispose: "Figliolo, ricorda che durante la tua vita non ti è mancato mai nulla; Lazzaro invece non ha mai avuto niente! Ora egli è qui nella gioia, mentre tu sei fra i tormenti.

Luca 16:28

Ho cinque fratelli: che li possa avvertire, perché non finiscano anche loro in questo luogo di tormenti, quando moriranno!"

Atti 1:25

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 16:25

Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.

Luca 16:28

perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch'essi a venire in questo luogo di tormento.

Atti 1:25

per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo.

Diodati:

Luca 16:25

Ma Abrahamo disse: Figliuolo, ricordati che tu hai ricevuti i tuoi beni in vita tua, e Lazaro altresì i mali; ma ora egli è consolato, e tu sei tormentato.

Luca 16:28

perciocchè io ho cinque fratelli; acciocchè testifichi loro; che talora anch'essi non vengano in questo luogo di tormento.

Atti 1:25

per ricever la sorte di questo ministerio ed apostolato, dal quale Giuda si è sviato, per andare al suo luogo.

Commentario:

Luca 16:25

25. Ma Abrahamo disse: Figliuolo, ricordati che tu hai ricevuti i tuoi beni in vita tua, e Lazaro altresì i mali; ma ora egli è consolato, e tu sei tormentato

Benché il ricco domandasse il più piccolo sollievo immaginabile ai suoi tormenti, glielo si ricusa per due motivi; perché era sragionevole, e perché era impossibile. In questo versetto vien dimostrata la sragionevolezza della sua domanda. Chiamandolo Figliuolo, Abrahamo riconosce la parentela naturale che passava fra di loro, benché, spiritualmente parlando, il ricco fosse figlio del Diavolo. Gli parla con calma, con verità, con rettitudine, togliendogli ogni speranza di sollievo che fosse potuta nascere nel cuor suo, nel vedersi riconosciuto dal padre del suo popolo. La parola «ricordati» ha in questo discorso un senso pungente; essa chiama il ricco a riandare alla sua vita terrena e le gioie che in essa avea godute, perché quelle, come formavano la sua porzione. La memoria sarà un verme che non muore. Spendere l'eternità nel ricordarsi amaramente del tempo male speso, delle occasioni perdute, delle grazie rigettate dovrà essere un tormento indicibile. Una tal rivista del passato dovea convincere il ricco della sragionevolezza della sua domanda; poiché, conoscendo il rischio che correva di andare eternamente perduto se si scordava di Dio, egli avea deliberatamente messo l'affetto suo alle cose della terra, ne avea fatto la sua porzione, e durante la sua vita ne avea derivato tutti i maggiori godimenti che esso potean dare, mettendo in pratica la massima epicurea: «Mangiamo e beviamo, imperocché domani morremo». Dopo tutto ciò, era impossibile che potesse venire ammesso al godimento dei beni celesti; poiché mancavagli la preparazione di cuore a ciò necessaria, il gusto delle cose spirituali, che un tale godimento presuppone e richiede. Avea goduto i suoi «beni» in terra, e tutta la sua vita quaggiù era stata una preparazione per la perdizione. Ora gli tocca «mangiare quello che ha seminato», e nel suo presente tormento mietere il frutto da lui stesso scelto in sulla terra. Di più Abrahamo dichiara che, mentre egli godeva i suoi «beni», Lazaro avea i suoi «mali», a lui assegnati dalla savia provvidenza di Dio, cioè una vita dura e provata dalla povertà, la malattia e l'ignominia, le quali cose però aveano svegliato in lui l'aspirazione verso le cose celesti, e fortificato la sua fede in Dio. Con tali abitudini e disposizioni già in lui prodotte dal suo genere di vita, la morte lo avea condotto a godere i beni che la sua fede avea anticipati nei luoghi celesti. «Siccome è una grande legge del regno di Dio, che la natura dei presenti nostri desiderii regolerà quella della nostra felicità avvenire, così, per quella stessa legge, colui i cui beni ricercati e goduti erano tutti limitati dal tempo, non poteva sperarne alcuno dopo che sarebbe giunta al suo termine la sua connessione col tempo, vedi Luca 6:24. Ma per la stessa legge, colui che i molti mali patiti nella vita presente avranno spinto a cercar la consolazione in una vita al di là della tomba, vien dalla morte liberato da ogni pena, ed introdotto in un bene purissimo ed eterno» (Brown).

PASSI PARALLELI

Luca 16:24

Luca 16:23; Lamentazioni 1:7; Daniele 5:22-23,30; Marco 9:46

Luca 6:24; Giobbe 21:13-14; 22:18; Salmi 17:14; 37:35-36; 49:11; 73:7,12-19

Romani 8:7; Filippesi 3:19; 1Giovanni 2:15

Luca 16:20; Giovanni 16:33; Atti 14:22; 1Tessalonicesi 3:3; Ebrei 11:25; Apocalisse 7:14

Luca 16:28

27 27. Ed egli disse: Ti prego adunque, o padre, che tu lo mandi a casa del mio padre; 28. Perciocché io ho cinque fratelli; acciocché testifichi loro; che talora anch'essi non vengano in questo luogo di tormento.

Il ricco più non ripete la sua domanda di esser sollevato nei suoi dolori, poiché nulla poteva rispondere alle ragioni messe avanti da Abrahamo; ma ne fa subito un'altra, non meno egoista della prima. La «casa di suo padre» indica semplicemente la dimora dei suoi fratelli; niente fa supporre che suo padre fosse tuttora in vita, come suppongono alcuni; se no, egli lo avrebbe mentovato insieme a quei fratelli a pro' dei quali vien fatta la sua domanda. Benché l'abisso di separazione impedisce a Lazaro di andare a lui, egli sa che è tuttora possibile la comunicazione fra il cielo e la terra, epperciò domanda che Lazaro sia mandato a loro acciocché testifichi loro. I fratelli al pari di lui, benché forse Farisei di professione, erano praticamente Sadducei, nella loro completa dimenticanza di una vita futura; ed egli desiderava che Lazaro li ammonisse così della miseria che della felicità che in quella possono trovarsi, perché di entrambe era Stato testimone oculare. Alcuni scrittori della scuola razionalistica, i quali considerano questa parabola come soltanto una condanna della ricchezza, trovando che l'ultima parte di essa non risponde alle loro vedute (poiché gli è l'impenitenza dei cinque fratelli di faccia alla legge ed ai profeti, non già le loro ricchezze, che son qui presentate come causa del loro pericolo), han tentato di disfarsi di questa difficoltà, asserendo, senza l'ombra di prova, che Luca l'aggiunse di propria testa. Alcuni han sostenuto che l'ansietà del ricco pei suoi cinque fratelli proveniva da simpatia spirituale per loro, ed ora in lui un segno di emendamento, un segno che il suo cuore già andava purificandosi sotto l'influenza del castigo, così da far sperare un ristabilimento finale. Ma questa è un'asserzione gratuita. Il vero motivo che lo spinse a far questa domanda sembra essere stato piuttosto un timore egoista che essi lo seguissero nel luogo dei tormenti dove la lor presenza e i loro rimproveri avrebbero senza dubbio accresciuto i suoi tormenti. Ben lungi dall'essere un segno che il bene cominciava ad operare nel suo cuore, questa domanda è fondata sopra un sentimento di ingiustizia fatta a lui stesso, di torto di cui egli era stato vittima; poiché, come sagacemente osserva Trench, essa contiene un amaro rimprovero contro Dio e l'economia antica, quasiché la sua rovina provenisse dal non aver egli avuto insegnamenti abbastanza chiari sulla vita futura, torto che voleva far evitare ai suoi fratelli, mandando loro uno che proveniva dal mondo degli spiriti.

PASSI PARALLELI

Salmi 49:12-13

Atti 1:25

La frase: La sorte di questo ministerio, ed apostolato potrebbe esser tradotta così: il posto ( τον τοπον è lezione più raccomandabile del τον κληρον) di questo ministerio apostolico. Per andare al suo luogo: ( εις τον τοπον τον ιδιον). La ripetizione di questa parola τοπον (posto) mi pare ci conduca a questo senso. Il posto del ministerio e dell'apostolato non era posto per Giuda; il posto di Giuda è quello nel quale egli è andato. Quindi, la traduzione che mi sembra essere più giusta di tutte, è la seguente: Mostra quale di questi due tu hai scelto per occupare il posto di questo ministerio e di questo apostolato, dal quale Giuda s'è sviato per andarsene al posto, che è il suo.

Riferimenti incrociati:

Luca 16:25

Lu 16:24
Lu 16:23; Lam 1:7; Dan 5:22,23,30; Mar 9:46
Lu 6:24; Giob 21:13,14; 22:18; Sal 17:14; 37:35,36; 49:11; 73:7,12-19; Rom 8:7; Fili 3:19; 1G 2:15
Lu 16:20; Giov 16:33; At 14:22; 1Te 3:3; Eb 11:25; Ap 7:14

Luca 16:28

Sal 49:12,13

Atti 1:25

At 1:17,20
At 1:16-21; Sal 109:7; Mat 27:3-5
1Cron 10:13,14; 2P 2:3-6; Giuda 1:6,7
Mat 25:41,46; 26:24; Giov 6:70,71; 13:27; 17:12

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