Nuova Riveduta:

Marco 10:31

Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi primi».

C.E.I.:

Marco 10:31

E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

Nuova Diodati:

Marco 10:31

Ma molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi».

Riveduta:

Marco 10:31

Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi, primi.

Diodati:

Marco 10:31

Ma, molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi.

Commentario:

Marco 10:31

31. Ma molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi.

Può darsi che nel concludere questa conversazione nostro Signore avesse in vista il caso del giovane rettore da cui era cominciata, il quale, sebbene paresse così vicino al regno, di Dio, si era ritratto, tornando indietro alle lusinghe del mondo. Ma, in ogni caso questo versetto contiene un'ammonizione a tutti i discepoli di Cristo che, non già secondo l'estensione o l'ostentazione dei loro sacrifizi per Cristo, ma bensì secondo l'intensità di essi, saranno da lui retribuiti i compensi e i premii, Vedi Nota Matteo 19:30.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:11-12; 19:30; 20:16; 21:31; Luca 7:29-30,40-47; 13:30; 18:11-14

Atti 13:46-48; Romani 9:30-33

RIFLESSIONI

1. Il caso del giovane rettore contiene per noi un importante ammaestramento, che possono cioè esistere naturali attrattive ed eccellenze senza che il cuore abbia subito verun cangiamento salutare. È cosa dolorosa il pensare che le grazie naturali e la grazia che è soprannaturale non vanno sempre di conserva. È rattristante il trovare la grazia di Dio associata in alcuni ad un carattere scortese, acerbo, severo e burbero. Vi è in tale congiunzione una grande incongruità, ed è, per usar le parole di Salomone, come "un monile d'oro nel grifo d'un porco" Proverbi 11:22. D'altra parte, è triste il veder completamente stranieri alla grazia di Dio coloro che si raccomandano per grazie naturali. La nostra natura, sebbene non santificata, presenta bei saggi dell'umanità in genitori affettuosi, dolci figliuoli, amorosi fratelli, ed amici fedeli nell'ora del pericolo. Non dobbiamo far poco conto di tali grazie naturali in coloro che non sono convertiti, e tanto meno disprezzarlo; ma le grazie naturali non si devono confondere con la nuova nascita, né possono, per quanto grandi, compensarne la mancanza Giovanni 3:8.

2. La cecità di spirito e l'orgoglio del cuor carnale si dimostrano in ogni età col voler l'uomo guadagnarsi il cielo coi suoi proprii meriti. Questo rettore conosceva, per familiare usanza, i sacrifizi simbolici propiziatorii coi quali Jehova insegnava alla antica Chiesa che "senza spargimento di sangue non si fa remissione dei peccati" Ebrei 9:22, e non può aversi l'accesso al cielo; pur nondimeno, quasiché ignorane completamente tutte queste cose, cerca ottenere la vita eterna con la propria ubbidienza al comandamenti di Dio, e financo col fare opere supererogatorie. L'insegnamento della Chiesa di Roma conduce naturalmente tutti i suoi seguaci in questo stesso errore. Ma che dire, di coloro che fin dalla fanciullezza hanno avuto per le mani la Parola di Dio; ai quali Cristo fu sempre presentato quale unica propiziazione pel peccato; che hanno intima cognizione intellettuale di quella solenne dichiarazione di Paolo: "Perciocché niuna carne sarà giustificata dinanzi a lui per l'opera della legge; conciossiaché per la legge sia data conoscenza del peccato" Romani 3:20; eppure, mettendo da parte tutto queste cose, si confidano nella loro propria giustizia per eredare la vita eterna?

3. Quale sia la benevolenza del cuore naturale verso, il prossimo si vede pure spiccatamente dalla stima che questo rettore faceva delle obbligazioni della legge morale. Secondo la cognizione che avea della legge, egli potea dire con tutta sincerità: "Tutte queste cose ho osservate fin dalla mia giovinezza", essendogli stato insegnato a considerare l'ubbidienza alla legge come ristretta alla mera osservanza della lettera dei comandamenti. Egli non aveva alcuna idea che si estendesse ai pensieri e agli intenti del cuore; che la legge contro l'omicidio includesse gl'irosi sentimenti del cuore; che la legge contro l'adulterio comprendesse gli sguardi lascivi Matteo 5:28; che la legge contro il furto vietasse anche la cupida brama delle cose altrui Romani 7:7. Paolo confessa tale essere stato il concetto, che anch'egli faceasi della legge, infino a che lo Spirito di Dio gli aperse gli occhi dell'anima: "E tempo fu, che io senza la legge, era vivente; ma essendo venuto il comandamento, il peccato rivisse ed io morii" Romani 7:9. Si è perché gli uomini non guardano anche in oggi che alla lettera della legge, e ignorano completamente come essa si estenda ai pensieri dell'animo e ai sentimenti del cuore, che si illudono nell'idea che, pur che si mettano seriamente a volerla osservare, son sicuri di meritare il cielo. Si provino coloro che son sinceri, anche per un solo giorno, ad applicare lealmente e senza alcuna eccezione i dieci comandamenti a tutti i lor pensieri e sentimenti, non meno che a tutte le loro azioni, e svanirà in essi completamente ogni speranza di giustizia per l'osservanza della legge.

4. Iddio mette alla prova gli uomini così nel dar loro le ricchezze, come assegnando loro in sorte un'estrema povertà. Del sicuro nelle ricchezze non mancano lacci insidiosi come pur non ne mancano in tutte le altre condizioni della vita; pur vi furono e vi sono moltissimi che per la grazia di Dio hanno imparato, ad usarle senza abusarne, amministrandolo quali fattori che sanno di doverne render conto a Dio, per la sua gloria e pel bene dei loro simili. Non si deve concludere dal comando che Cristo diede a questo giovane che il cristianesimo miri a togliere ogni distinzione di stati e condizioni della vita, come vorrebbero darci a credere taluni, imperocché il Nuovo Testamento contiene molte esortazioni ai ricchi come ai poveri intorno ai loro doveri nei loro stati rispettivi 1Timoteo 6:17-19. Si è l'amore delle ricchezze, l'idolatrarle nel cuore, che costituisce il loro vero pericolo, esponendoci ad essere esclusi dal cielo; e i poveri che agognano avidamente le ricchezze che non hanno, sono esposti a questo pericolo non meno di quelli che nacquero in seno all'opulenza. Facciam nostra la preghiera di Agur: "Allontana da me vanità e parole di bugia; non mandarmi povertà né ricchezze; cibami, del mio pane quotidiano, che talora io non mi satolli e ti rinneghi e dica: Chi è il Signore? che talora altresì io non impoverisca e rubi, e usi indegnamente il nome dell'Iddio mio" Proverbi 30:8-9.

5. Impariamo dal giovane rettore che anche un solo idolo che si serbi in cuore può rovinare un'anima per sempre. Nostro Signore, che sa quel che è nell'intimo dell'uomo, mostra alfine al suo interrogatore il peccato di cui è schiavo. Quella stessa voce scrutatrice che disse alla donna samaritana. "Va e chiama tuo marito" Giovanni 4:16, dice al giovane rettore, "Va e vendi tutto ciò che tu hai e dallo ai poveri". Tal comando scuopre il punto debole del suo carattere, ed è manifesto che, con tutto le sue brame di vita eterna, c'era una cosa ch'egli amava più dell'anima sua, e quella era il suo denaro. Ecco una prova di più della verità che "l'amor del denaro è la radice d'ogni male!" 1Timoteo 6:10. Questo giovane dobbiamo rammemorarlo, ponendolo allato a Giuda, Anania, Saffira e Dema, ed imparare a guardarci dalla cupidità. Oimè! è uno scoglio su cui migliaia e migliaia fanno naufragio continuamente. Proviamo adunque noi stessi, meditando questo passo. Siamo noi onesti e sinceri nel professare di voler essere veri Cristiani? Abbiamo noi rinunziato a tutti i nostri idoli? Non c'è alcun peccato occulto a cui ci teniamo stretti in segreto e a cui ricusiamo di rinunziare? Non c'è cosa o persona alcuna che in cuor nostro amiamo più di Cristo e delle anime nostre? La vera spiegazione dello stato così poco soddisfacente di molti uditori del vangelo è nella loro spirituale idolatria. Quanto è necessaria l'ammonizione di Giovanni: "Guardatevi dagl'idoli!" 1Giovanni 5:21.

6. C'è qualche cosa di molto incoraggiante nella promessa che Cristo fa d'una piena ricompensa a tutti quelli che fanno dei sacrifizi per amor suo. Da pochi è richiesto, al giorno d'oggi, se si eccettuino quelli che si convertono tra i pagani, di abbandonare case, congiunti e possessioni a motivo della loro religione. Eppure son pochi i veri Cristiani che non abbiano a passare per molte prove, più o meno dolorose, se sono veramente fedeli al loro Signore. Lo scandalo della Croce non è cessato ancora. Le derisioni, il ridicolo, le beffe, e le persecuzioni in famiglia sono bene spesso quel che tocca ai credenti. Chi voglia attenersi coscienziosamente ai precetti del vangelo di Cristo si vede spesso venir meno il favore del mondo, e pericolare il posto o l'impiego. Quanti sono esposti a prove di tal fatta si confortino nella promessa contenuta in questi versetti. Gesù previde il loro bisogno e volle che in queste parola trovassero consolazione. Egli può suscitarci degli amici i quali ci siano più che compenso per quelli che perdiamo. Cristo può aprirci dei cuori assai più caldi e delle case assai più ospitali di quelli che chiudonsi a noi. Soprattutto Cristo può dare pace alla coscienza, interna gioia, fulgide speranze e contentezze tali che sopravanzino di gran lunga a qualunque gradito oggetto terreno di cui abbiamo fatto getto per amore di lui. Egli ha impegnata la sua parola reale che così sarà e niuno mai trovò in fallo quella parola. Fidiamo adunque in essa, e sgombriamo ogni timore.

Riferimenti incrociati:

Marco 10:31

Mat 8:11,12; 19:30; 20:16; 21:31; Lu 7:29,30,40-47; 13:30; 18:11-14; At 13:46-48; Rom 9:30-33


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