Nuova Riveduta:

Marco 11:10

Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!»

C.E.I.:

Marco 11:10

Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

Nuova Diodati:

Marco 11:10

Benedetto il regno di Davide nostro padre, che viene nel nome del Signore. Osanna nei luoghi altissimi!».

Bibbia della Gioia:

Marco 11:10

«Benedetto è il Regno che sta per venire con lui, il Regno di nostro padre Davide!»
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli!»

La Parola è Vita
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Riveduta:

Marco 11:10

Benedetto il regno che viene, il regno di Davide nostro padre! Osanna ne' luoghi altissimi!

Diodati:

Marco 11:10

Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne' luoghi altissimi!

Commentario:

Marco 11:10

CAPO 11 - ANALISI

1. L'ultimo viaggio a Gerusalemme. Il guado del Giordano è distante circa 5 miglia da Gerico, e forse nel luogo istesso ove le acque si separarono ed Israele passò a piede asciutto, entrando nel paese, di Canaan. Passato ch'ebbe il fiume, Gesù si diresse verso Gerico. Quella città era stata di recente abbellita ed ampliata da Erode il grande, dimodoché, dopo Gerusalemme, era una delle più importanti della Giudea. Nell'avvicinarsene, Gesù incontrò il cieco Bartimeo, cui rese la vista; quindi, senza trattenersi in città, si affrettò a compiere un'opera più gloriosa ancora, la conversione di Zaccheo. Questi dimorava ad occidente di Gerico e probabilmente il Signore pernottò in casa sua. Di là, passando presso i fortilizi che difendevano il passo più importante dei colli della Giudea, la via va innalzandosi rapidamente fino all'alto piano del deserto di Giudea, e serpeggia fra irte rocce e massi precipitosi, negli antri dei quali i ladri si nascondevano (e lo fan tuttora), per assalire i viandanti Luca 10:30. Ad ingannar la fatica del viaggio, il Signore narrò ai suoi compagni la parabola delle dieci mine Luca 19:12. Il sesto giorno della settimana (il Venerdì), giunsero, in sul tramonto, al villaggio di Betania, ove si trattennero il Sabato per santificarlo, secondo il comandamento. Il primo giorno della settimana (la Domenica), ripresero il loro viaggio verso Gerusalemme, e passando vicino a Betfage, tolsero quivi il puledro sul quale il Salvatore fece il suo ingresso trionfale in Gerusalemme, in mezzo alle acclamazioni dei suoi seguaci e quelle di migliaia di pellegrini accampati in tende e baracche nella valle di Iosafat. L'aver Marco e Luca nominato Betfage prima di Betania, indusse alcuni antiquari ed archeologi a cercare le tracce di Betfage all'E. di Betania e non più vicino a Gerusalemme, ma senza successo. Infatti il racconto stesso degli evangelisti rende tale supposizione insostenibile, poiché i viaggiatori, avendo percorsa la via tra Gerico e Betania due giorni prima, rimaneva loro soltanto da fare un breve tratto fra Betania e Gerusalemme. Oramai il sito di Betfage è precisato; non v'è più alcun dubbio, che quel villaggio fosse posto a mezza via fra Betania e Gerusalemme, un poco a sinistra della Strada. Gesù andò direttamente al tempio, e dopo esservisi trattenuto alquanto, ritornò a Betania coi suoi discepoli, probabilmente per la via più breve, alle spalle del monte degli Ulivi Marco 11:1-11.

2. Maledizione del fico. L'indomani mattina (che sarebbe il Lunedì della settimana della Passione), tornando, senza dubbio, pel medesimo sentiero a Gerusalemme coi suoi discepoli, Gesù, veduto un bel fico, ricercò dei frutti; ma, avendolo trovato ricco di sole foglie, pronunziò la condanna di quell'albero, che simbolicamente rappresentava Israele incredulo. Proseguì quindi la sua via, e giunto nel tempio, ne scacciò, con autorità più che umana, i mercanti ed i cambia-monete che profanavano i sacri cortili col loro traffico. Le sue parole, in quel giorno, eccitarono nel popolo grande meraviglia, e nei sacerdoti un'ira tale, che essi cominciarono di bel nuovo a tramar contro la di lui vita. Il Martedì, tornando un'altra volta da Betania a Gerusalemme, gli Apostoli esterrefatti mostrarono a Gesù il fico, da lui maledetto, seccato fino alle radici; ciò che diede luogo al discorso sulla fede necessaria ai miracoli Marco 11:12-26.

3. Il Sinedrio esige da Cristo ch'egli provi il suo mandato. Al suo entrare nel tempio, lo stesso giorno, una deputazione del Sinedrio si fece incontro a Gesù, invitandolo a dichiarare qual diritto avesse di far quello che aveva fatto il giorno precedente, e da chi ne avesse ricevuta autorità. Era questo probabilmente il primo passo dei cospiratori; forse speravano in questo modo ridurlo al silenzio e liberarsi di lui, facendolo comparire agli occhi del popolo come impostore e falso profeta, ma furono delusi. Gesù ne appellò a Giovanni Battista che aveva testimoniato dell'autorità sua, e la di cui divina missione essi non potevano negare, sebbene fossero troppo astuti per confessarla Marco 11:27-33.

Marco 11:1-11. ULTIMO VIAGGIO DI CRISTO A GERUSALEMME, IL SUO INGRESSO TRIONFALE IN QUELLA CITTÀ Matteo 21:1-17; Luca 19:28-40

Per l'esposizione, vedi Matteo 21:1-17.

Riferimenti incrociati:

Marco 11:10

Is 9:6,7; Ger 33:15-17,26; Ez 34:23,24; 37:24,25; Os 3:5; Am 9:11,12; Lu 1:31-33
Sal 148:1; Lu 2:14; 19:38-40

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