Nuova Riveduta:

Marco 12:34

Gesù, vedendo che aveva risposto con intelligenza, gli disse: «Tu non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno osava più interrogarlo.

C.E.I.:

Marco 12:34

Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Nuova Diodati:

Marco 12:34

E Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Tu non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno ardiva più interrogarlo.

Bibbia della Gioia:

Marco 12:34

Constatando quanto avesse capito quell'uomo, Gesù gli disse: «Tu non sei lontano dal Regno di Dio». E dopo ciò, nessuno ebbe più il coraggio di fargli altre domande.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Marco 12:34

E Gesù, vedendo ch'egli avea risposto avvedutamente, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio. E niuno ardiva più interrogarlo.

Diodati:

Marco 12:34

E Gesù, vedendo che egli avea avvedutamente risposto, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio. E niuno ardiva più fargli alcuna domanda.

Commentario:

Marco 12:34

34. E Gesù, veggendo ch'egli avea avvedutamente

intelligentemente, con intendimento.

risposto, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio.

Sebbene quest'uomo fosse progredito tanto più avanti della maggioranza dei suoi compatrioti, e era una cosa di cui mancava tuttora. Egli sentiva quanto fosse vuota un'ubbidienza meramente cerimoniale della legge, ma non era ancor giunto a vedere tutto quello che richiedeva il primo e grande comandamento, né a sentire quanto ei fosse lontano dall'osservarlo, od anche, se osservato l'avesse (come si proponeva di fare), quanto l'osservanza di esso fosse impotente a giustificare il peccatore davanti al tribunale di Dio. Gli mancava "il cuor rotto e contrito" e la cognizione di Colui che è "il fin della legge in giustizia ad ogni credente" Romani 10:4. È per questo riguardo che Gesù non dice altro che questo: "Tu non sei lontano dal regno di Dio". La sua professione di fede era giusta per quel che diceva, ma non diceva abbastanza; sicché quelle parole di Gesù contengono un avvertimento di accostarsi ancor più dappresso se voleva esser certo di entrare nel regno, anziché una commendazione di uno che certamente entrerebbe. Egli era ormai così vicino all'ubbidienza della fede, che afferrava il principio e lo spirito del comandamento divino, un sol passo di più ed avrebbe scoperto con Paolo che "il comandamento è santo e giusto e buono", ma che egli stesso era il carnale, venduto sotto al peccato, e si sarebbe unito a lui nello esclamare: "Misero me uomo! chi mi trarrà di questo corpo di morte? Io rendo grazie a Dio per Gesù Cristo nostro Salvatore" Romani 7:24-25. Intorno alla sorte di quest'uomo, siamo lasciati incerti se fosse poi annoverato tra i "nati dall'alto" nel giorno della Pentecoste, ovvero se, nonostante l'esser così vicino, non entrasse giammai nel regno.

E niuno ardiva più fargli alcuna domanda.

cioè dello stesso carattere della precedente, con l'animo di tentarlo, essendo ormai convinti che siffatti tentativi erano tutti inutili. "Niun uomo parlò giammai come costui" Giovanni 7:46.

PASSI PARALLELI

Osea 6:6; Amos 5:21-24; Michea 6:6-8; Matteo 9:13; 12:7; 1Corinzi 13:1-3

RIFLESSIONI

1. Guardiamoci dal lasciarci ingannare e sedurre dall'adulazione. Parole più dolci e melate di quelle con cui i Farisei e gli Erodiani si accostarono a Cristo, non avrebber potuto trovarsi, nondimeno costoro proponevansi la sua rovina: "Maestro, noi sappiamo che tu sei verace, e che insegni la via di Dio in verità, e che non ti curi d'alcuno: perciocché tu non riguardi alla qualità delle persone degli uomini" (Matteo). Per la conoscenza che avevano della natura umana, essi calcolavano, con quelle blandizie e con quei bei discorsi; insinuarsi per modo nell'animo di Gesù che questi, smesso ogni sospetto, più non si tenesse in guardia, e speravano che riuscirebbe loro tanto più agevole d'averne vittoria. A loro si potrebbero applicare a puntino quelle parole di Davide: "Le lor bocche son più dolci che burro, ma ne' cuori loro vi è guerra; le loro parole sono più morbide che l'olio, ma sono tante coltellate" Salmi 55:22. Ma Gesù leggeva nei pensieri più riposti del loro cuore, e non fu tratto in inganno. A quanti si professano Cristiani si conviene stare in guardia contro l'adulazione. Siamo in grande errore se supponiamo che la persecuzione e i maltrattamenti siano le sole armi dell'arsenale di Satana. L'astuto avversario ha altre macchine a nostro danno e ben s'intende a maneggiarle. Ei sa come far prigioni le anime, seducendole con le blandizie del mondo, quando non riesce ad atterrirle col dardo infocato e con la spada. Non lasciamoci adunque sorprendere dalle sue arti. Satana non è mai tanto pericoloso come quando appare sotto l'aspetto d'angelo di luce. Il mondo non è mai così pericoloso pel Cristiano come quando gli sorride. Ben fa il credente che rimane fermo contro il cipiglio del mondo, ma fa ancor meglio colui che è sordo alle sue lusinghe.

2. La risposta data da Cristo ai Farisei e agli Erodiani è un aforisma d'infinita sapienza che è divenuto proverbiale. Vi sono cose che appartengono esclusivamente a Dio, e vi sono cose che appartengono a Cesare, cioè al magistrato civile; né le une dovrebbero intromettersi nelle altre, come purtroppo accade non di rado. Alle une si può provvedere e soddisfare pienamente senza menomare le altre o invaderne il campo. Nelle cose di Dio, ossia della coscienza, non è lecito subir la legge dell'uomo Daniele 3:13-18; 6:7-16; Atti 4:19; 5:29; nel mentre che, obbedendo e onorando Cesare nella sua propria sfera, rendiamo ubbidienza a Dio medesimo. La formola tanto in voga ai nostri giorni ed in Italia più che altrove: "Libera Chiesa in libero Stato" è l'espressione del desiderio di separare le cose di Dio e quelle di Cesare; ma sì gli uomini di Stato che il popolo hanno ancor da imparare il principio primordiale su cui Chiesa e Stato devono poggiare se vogliono cooperare armonicamente. Fino a tanto che la Chiesa papale rimane un sistema politico, che s'intromette, sotto pretesto di religione, tra il magistrato civile ed i suoi sudditi, lo Stato non può giammai esser libero; e fino a tanto che lo Stato esercita un controllo sulla Chiesa (come è naturale che l'eserciti, finché paga il pontefice e il clero), la libertà della Chiesa ne resta menomata.

3. In quegli argomenti che superano le attuali nostre cognizioni, come la risurrezione dei morti l'autorità delle Scritture deve decidere ogni cosa e per tutto le difficoltà che sorgono dagli insegnamenti di esse su questa ed altre materie somiglianti, conviene, come qui, rimettersene alla "potenza di Dio". Norma questa opportunissima a' nostri giorni, in cui le difficoltà fisiche che incontra qualunque risurrezione corporea dei morti, ne hanno pressoché annichilata la fede nelle menti di molti cultori della scienza. Mentre le Scritture devono essere l'unica regola di fede pel Cristiani su questo argomento, impariamo a rimettercene per qualunque difficoltà si trovi nel creder la loro testimonianza alla "potenza di Dio", che compie tutto quello ch'egli promette. In quanto poi alla difficoltà con cui i Sadducei tentarono nostro Signore, la difficoltà cioè di conciliare lo stato che segue la risurrezione coi vincoli di parentela contratti nella vita presente, la sua risposta non solo la scioglie interamente, ma solleva pur un canto del velo che ci nasconde l'avvenire e ci permette di gettare uno sguardo sullo stato dei redenti nel cielo. La difficoltà dei Sadducei proveniva dal supporre che, ammessa la risurrezione, si dovesse ammettere la ricomparsa delle relazioni matrimoniali della vita presente. Era questo uno di quei grossolani concetti della vita futura a cui sembrano proclivi, anche oggidì alcune menti. La vita futura dei figliuoli di Dio, come sarà senza peccato così sarà esente da morte. Siccome il matrimonio è destinato a riempire qui le lacune fatte nella umanità dalla morte, non è più necessario in uno stato in cui morte non è. Questo suppone che nuove e più alte leggi governeranno il loro sistema fisico, alle quali sarà adatto l'elemento più puro in cui si moveranno. Per riguardo a questa vita indefettibile, saranno allo stesso livello degli angeli; saranno un riflesso, per quanto debole e smorto, dell'immortalità medesima del Padre loro. Tuttavia sì ha da por mente che, il corpo spirituale o risorto è pur sempre sostanzialmente l'identico corpo che portiamo ora, e dobbiamo guardarci bene dallo etearizzarlo così da far consistere lo stato della risurrezione in poco più che l'immortalità dell'anima.

4. In questo passo abbiamo una prova notevole della verità storica e della ispirazione del Pentateuco. Se non fosse stato ispirato divinamente, nostro Signore non avrebbe mai scelto da esso la sua prova della risurrezione, mentre avrebbe potuto trarne delle altre più dirette dagli scritti dei profeti. E questo s'imprima profondamente nella nostra memoria, in questi giorni in cui il Pentateuco è così fieramente assalito dagli scettici e dagli increduli. La ragione per cui nostro Signore prescelse di trarre da esso la sua prova della risurrezione non fu già soltanto la venerazione degli Ebrei pei patriarchi e per gli scritti di Mosè; ma fu, senza dubbio, ch'ei volle eziandio incoraggiarci a penetrar più addentro nella Scrittura, e a prendere le parole stesse di Dio nel loro significato più comprensivo. E non potrebbe darsi ancora ch'egli volesse somministrare a noi, che viviamo sotto la dispensazione del Nuovo Testamento, una prova che gli Ebrei avevano più estesa conoscenza delle verità essenziali della religione che noi non sogliamo attribuirla ad essi? Quando Il Signore disse a Mosè: "Io sono l'Iddio di Abrahamo, e l'Iddio d'Isacco, e l'Iddio di Giacobbe", potrebbe sembrare che volesse dire semplicemente di non aver dimenticato le promesse ch'egli avea fatte, secoli prima, a quei patriarchi, di cui Dio egli era mentre essi vivevano. Ma dal modo in cui il nostro Signore leggeva e vuol che noi pure leggiamo queste parole, è evidente che il loro scopo era di accertare Mosè che egli ed i patriarchi, quantunque questi ultimi fossero morti, stavano sempre nella stessa relazione gli uni coll'altro e che siccome "essi tutti vivono a Lui", così Egli si tiene vincolato dal suo patto con loro.

5. Il lettore intelligente del Nuovo Testamento non mancherà di osservare che nelle descrizioni del mondo futuro, la "vita" fosse pure una vita di miseria, non è mai ascritta ai malvagi, qual porzione loro. Che esistano per sempre non è che troppo chiaro. Che risorgeranno al pari dei giusti, è dichiarato esplicitamente, ma non mai "dai morti", come se risorgessero per vivere. Essi "usciranno in risurrezione di condannazione" Giovanni 5:29, appunto come nell'Antico Testamento è detto che "si risveglieranno a vituperii e ad infamia eterna" Daniele 12:2. Ma la parola "vita" come esprimente lo stato futuro, è riservata invariabilmente per descrivere la condizione dei santi. Perciò, quando nostro Signore dice quì: "conciossiaché tutti vivano a Lui", potremmo concludere, quand'anche non fosse chiaro dal contesto, ch'egli volea dire "tutti i suoi santi", tutti "i morti che muoiono nel Signore", e soltanto essi.

6. Quanti errori in religione non sono da attribuirsi alla ignoranza della Bibbia! Nostro Signore ne mosse accusa ai Sadducei: "Voi errate non intendendo le Scritture". La verità di questo principio è provata dai fatti in quasi ogni età della storia della Chiesa. Le false dottrine degli Ebrei al tempo di nostro Signore erano il risultato del porre in non cale le Scritture. I secoli tenebrosi del Medio Evo furon tempi in cui la Bibbia fu tenuta nascosta al popolo. La riforma protestante si effettuò principalmente col tradurre e porre in circolazione la Bibbia. Le Chiese che son più fiorenti al giorno d'oggi son quelle in cui maggiormente si onora la Bibbia. Che queste considerazioni c'imprimano nelle nostre menti e portino frutto nelle nostre vite!

7. Alla luce del "gran comandamento" che penserem noi di quelli che parlano del Pentateuco come non fosse composto che di frammenti dell'antica letteratura ebraica, e come se questa non contenesse altro che idee ristrette e rozze intorno alla religione, adatte ad un'età incolta del mondo, ma indegne di dar leggi al pensiero religioso di tutti i tempi? Sia che paragoniamo le vedute religiose ed etiche dischiuse in tale comandamento con quanto di meglio offre il pensiero religioso all'infuori del Giudaismo durante qualsivoglia periodo storico innanzi Cristo; o che lo paragoniamo con la luce diffusa dall'insegnamento di Cristo intorno alla religione e con le idee più avanzate del tempo presente, la perfezione senza pari di questo monumento della religione mosaica attesta evidentemente agli animi imparziali e riflessivi l'origine sua soprannaturale e il suo carattere rivelato. Questo grande comandamento adempie all'uffizio di "pedagogo per guidarci a Cristo, acciocché siamo giustificati per fede" Galati 3:24, poiché ci dimostra che non possiamo osservarlo perfettamente coi nostri più strenui sforzi, e ci costringe a cercar rifugio in Colui "che ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo per noi fatto maledizione" Galati 3:13: e la vita che otteniamo dalla morte di Cristo è una vita di vera, amorevole, accettevole ubbidienza a quel gran comandamento.

Riferimenti incrociati:

Marco 12:34

Mat 12:20; Rom 3:20; 7:9; Ga 2:19
Giob 32:15,16; Mat 22:46; Lu 20:40; Rom 3:19; Col 4:6; Tit 1:9-11

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