Nuova Riveduta:

Marco 14:1

La passione, 14-15
La congiura contro Gesù

=(Mt 26:1-5; Lu 22:1-2)
Mancavano due giorni alla Pasqua e alla festa degli Azzimi; i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prendere Gesù con inganno e ucciderlo;

C.E.I.:

Marco 14:1

Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.

Nuova Diodati:

Marco 14:1

La congiura dei sacerdoti
Ora, due giorni dopo era la Pasqua e la festa degli Azzimi; e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prendere Gesù con inganno e ucciderlo.

Bibbia della Gioia:

Marco 14:1

Gesù è tradito ed arrestato.
Due giorni dopo cominciava il rito della Pasqua, una festa annuale ebraica durante la quale non si mangia pane lievitato. I primi sacerdoti e gli altri capi giudei cercavano un modo per arrestare Gesù con l'inganno, per poi ucciderlo.

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Riveduta:

Marco 14:1

La congiura de' sacerdoti
(Matteo 26:1-5 e parall.)
Ora, due giorni dopo, era la pasqua e gli azzimi; e i capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di pigliar Gesù con inganno ed ucciderlo;

Diodati:

Marco 14:1

ORA, due giorni appresso, era la pasqua, e la festa degli azzimi; e i principali sacerdoti, e gli Scribi, cercavano il modo di pigliar Gesù con inganno, e di ucciderlo.

Commentario:

Marco 14:1

CAPO 14 - ANALISI

1. Congiura contro a Cristo. Feriti al cuore da quanto il Salvatore avea detto contro di essi, in presenza del popolo, in quel giorno, i Farisei e gli Scribi, in un privato convegno, risolsero di sbarazzarsi tosto di un nemico così pericoloso, e senza indugio si misero all'opera per combinare il piano più sicuro di impossessarsi della sua persona. La popolarità che Gesù godeva tra il popolo fece tosto deporre ai congiurati ogni pensiero d'impadronirsi di lui durante la continuazione della festa, per timore che avesse a seguirne un tumulto popolare. Pare dal tenore della narrazione che fosser venuti nella determinazione di differire l'esecuzione del loro progetto fino alla conclusione della festa, dopo la quale, le moltitudini, venute ad adorare, si sarebbero rapidamente disperse per far ritorno alle case loro; allorché il loro piano venne improvvisamente cangiato e risolvettero di agire immediatamente, in seguito ad una comunicazione fatta loro da Giuda Iscariota, uno dei discepoli di Cristo, il quale disse loro ch'egli era pronto a tradire il suo Maestro, pur che essi facessero ch'ei vi trovasse il suo tornaconto. Il mercato fu tostamente concluso, e Giuda lasciolli ad escogitare il tempo e il luogo più acconcio alla consumazione del suo vile delitto Marco 14:1-2,10-11.

2. L'unzione del Salvatore per la sua sepoltura. Questo incidente avvenne nel villaggio di Betania nella casa di Simone il lebbroso, ove Gesù era stato invitato a cena. La ragione per cui Marco e Matteo l'inseriscono nel mezzo della narrazione della congiura non appare evidente. Il lettore, a tutta prima, potrebbe arguirne che la cena avesse luogo la sera dello stesso giorno in cui i rettori teocratici avean presa la loro micidiale risoluzione, e che Giuda, approfittando di trovarsi il Maestro così impegnato, fosse ritornato in Gerusalemme per intendersi coi congiurati, se non fosse che Giovanni, nel racconto che ci da dello stesso avvenimento, nomina Giuda tra i discepoli presenti a quella cena. Né Matteo né Marco notano il tempo dell'avvenimento, mentre invece Giovanni precisa che si fu all'arrivo di Gesù in Betania, sei giorni prima della Pasqua, che fu fatta questa cena in onore di Gesù. È probabile che avesse luogo dopo il tramonto del sabato che Gesù passò in quel villaggio, nella sera quando era già incominciato il primo giorno della settimana. Lazzaro, Marta e Maria eran tutti presenti e, nel corso della cena, quest'ultima unse sì la testa che i piedi del Signore d'unguento prezioso. La qual cosa avendo occasionata un'ipocrita rimostranza da parte di Giuda, il Signore rispose, lodando la condotta di Maria, e dichiarando che, senza saperlo, ella lo aveva unto per la sua sepoltura, compiendo così l'uffizio di persona cara ed amica, la cui memoria non sarebbe mai stata dimenticata Marco 14:3-9.

3. Celebrazione della Pasqua ed istituzione della Santa Cena. La mattina del Giovedì della settimana santa, mentre alcuni dei discepoli stavano per lasciar Betania per fare i necessarii preparativi per la celebrazione della cena pasquale in Gerusalemme, Gesù diede una prova della sua onniscienza, ordinando loro di seguire un certo uomo che incontrerebbero sulla strada, il quale portava un vaso d'acqua, ed entrati nella casa ov'egli serviva, di chiedere al padrone di essa nel nome di Gesù per sé e pei discepoli l'uso della stanza destinata agli ospiti. Attenendosi fedelmente alle sue istruzioni, i discepoli trovarono agevolissimo l'eseguire il loro mandato, e provvidero tutto quanto era comandato per la Pasqua, secondo la legge di Mosè. Nel pomeriggio, il Signore, accompagnato dagli altri discepoli, lasciò Betania e si condusse alla casa ove erano stati fatti i preparativi e sedette a cena. Nel corso di essa, dichiarò, udendolo tutti, che l'un d'essi lo tradirebbe, e diè loro un segno da cui potesser conoscere il traditore e pronunziò contro di lui un terribile annunzio di guai, quasi volesse salvarlo ancora, se fosse possibile, dal suo scellerato proposito e dalla condanna pendente su di lui. È questo il solo, tra gl'incidenti occorsi durante la cena, che sia menzionato da Marco. Finita la cena, ma prima di alzarsi da tavola, il Signore prese di bel nuovo del pane che gli stava dinanzi e tornò ad empir di vino il calice e, avendo rese grazie, li porse ai discepoli perché ne partecipassero, istituendo così "la Cena del Signore", ordinanza che dovea surrogare in perpetuo "la Cena pasquale", e continuare ad essere (come l'altra era stata per l'addietro) un regno visibile del patto di grazia, fino alla fine dei tempi Marco 14:12-26.

4. Il giardino di Ghetsemane. Alla fine di questa notevole funzione, Gesù, accompagnato da undici dei suoi discepoli, uscì dalla città, passò il ruscello Kidron ed entrò nel giardino di Ghetsemane, situato in qualche posto alla base occidentale del monte degli Ulivi. Egli annunziò, cammin facendo, ai discepoli, che sarebbero tra poco dispersi a guisa di pecore senza pastore, ma che dopo la sua risurrezione ei li raccoglierebbe di nuovo in Galilea; e in risposta ai vanti di Pietro, che protestava gli sarebbe rimasto fedele sino alla morte, predisse che nel breve spazio di tempo tra quell'ora e il cantar del gallo innanzi l'alba, l'avrebbe rinnegato tre volte. Entrando nel giardino, Gesù, tra gli altri discepoli, ne scelse Pietro, Giacomo e Giovanni e ritirossi con loro in un angolo distante a pregare. Ivi soffrì l'agonia e il sudore di sangue che furono il preludio della sua passione. Per tre volte in quello spazio di tempo cercò simpatia dai prescelti discepoli e ciascuna volta trovolli vinti, dal sonno; dalla qual cosa prende occasione di risvegliare Pietro al sentimento della sua debolezza, prima che sia giunta la prova maggiore Marco 14:27-42.

5. Il Salvatore tradito e catturato. Gesù era ancora con essi quando, tra gli alberi, fu visto il bagliore di lanterne e torce che si andavan appressando, portato da uno stuolo d'armati, guidati dal traditore Giuda al luogo ove sapeva che si sarebbe trovato il suo Signore. Il bacio con cui salutò il Maestro era il segno concertato coi soldati, i quali tosto catturarono Gesù. Pietro mostrò di voler opporsi, snudando la spada e tagliando l'orecchio del servo del sommo sacerdote, ma Gesù proibì ogni resistenza, e allora tutti i suoi discepoli fuggirono, lasciandolo nelle mani dei suoi nemici Marco 14:43-52.

6. Cristo tratto in giudizio davanti al Sinedrio. La scena seguente ci presenta l'accusazione di Cristo davanti al sommo sacerdote e al Sinedrio, la falsa accusa portata contro di lui e sostenuta da falsa testimonianza, il suo rifiuto di difendersi o di rispondere ad alcuna delle loro allegazioni, sinché, alfine, gli si presentò l'occasione non solo di dichiarare, ma di giurare solennemente, ch'egli è il vero Messia, il Figliuol di Dio; laonde è condannato a morte come bestemmiatore e abbandonato ai dileggi e ai maltrattamenti Marco 14:53-65.

7. Pietro rinnega il suo Signore. Invece d'essere introdotto nella precedente narrazione di quel che avvenne al Signore nella casa di Caiafa, Marco introduce il fallo di Pietro come un incidente a parte, dopo aver riferita la condanna di Cristo pronunziata dal Sinedrio. Brevemente ma distintamente sono esposti i particolari relativi di ciascuno dei tre dinieghi. II primo e il secondo furono provocati da due ancelle della casa di Caiafa, le quali dissero che Pietro appartenesse alla comitiva di Cristo; il terzo, da un appello direttogli da una turba d'oziosi che, al pari di lui, stavano aspettando l'esito del giudizio, accalcandosi intorno al fuoco ch'era acceso nell'atrio, scoperto. Subito dopo, il gallo cantò per la seconda volta, e Pietro, ricordandosi della predizione del Maestro, uscì fuori e pianse ripensandoci Marco 14:66-72.

Marco 14:1-2. IL SINEDRIO COSPIRA CONTRO GESÙ Matteo 26:1-2; Luca 22:1-2

Per l'esposizione vedi Matteo 26:1-2.

Riferimenti incrociati:

Marco 14:1

Mat 6:2; Lu 22:1,2; Giov 11:53-57; 13:1
Eso 12:6-20; Lev 23:5-7; Nu 28:16-25; De 16:1-8
Sal 2:1-5; Giov 11:47; At 4:25-28
Sal 52:3; 62:4,9; 64:2-6; Mat 26:4

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