Nuova Riveduta:

Marco 2:4

Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dov'era Gesù; e, fattavi un'apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico.

C.E.I.:

Marco 2:4

Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.

Nuova Diodati:

Marco 2:4

Ma, non potendo accostarsi a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto sul punto ove era Gesù e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico.

Riveduta:

Marco 2:4

E non potendolo far giungere fino a lui a motivo della calca, scoprirono il tetto dalla parte dov'era Gesù; e fattavi un'apertura, calarono il lettuccio sul quale il paralitico giaceva.

Diodati:

Marco 2:4

E, non potendosi accostare a lui, per la calca, scopersero il tetto della casa dove era Gesù; e, foratolo, calarono il letticello, in sul quale giaceva il paralitico.

Commentario:

Marco 2:4

4. E non potendosi accostare a lui, per la calca, scopersero il tetto della casa dov'era Gesù; e, foratelo, calarono il letticello, in sul quale giaceva il paralitico.

Il modo in cui fu messo in presenza di Gesù il paralitico è nuovo, ma è particolarmente interessante, come esempio dato, sia da lui che da' suoi amici, di quella perseveranza di fede che vince tutti gli ostacoli. Per intendere questo fatto bisogna aver qualche idea della costruzione delle case d'Oriente, specialmente di quelle del ceto più umile, poiché a questa classe apparteneva senza dubbio la casa ove Gesù fu ospitato in Capernaum. Consistevano esse generalmente in un colo piano che occupava all'ingiro due o tre lati di un cortiletto, cui dava accesso dalla strada, una porta praticata sul quarto lato. Nelle città queste case erano unite insieme, sicché all'uopo si potesse comunicare tra l'una e l'altra, non essendovi tra i tetti o terrazze altra separazione che un muro, alto abbastanza da nascondere, alla vista degli abitatori di una casa, quelli della casa contigua, quando stavano a sedere o passeggiare sulla terrazza. Al tetto di queste umili abitazioni non c'era, come non c'è anche in oggi, altro accesso che quello d'una rozza gradinata esteriore, sporgente dal caseggiato. Nelle case signorili, oltre questa gradinata esteriore, vi era anche una scala interna. La possibilità di siffatta comunicazione tra il tetto e il cortile senza passare necessariamente per l'interno della casa, rende perfettamente intelligibile l'esortazione di nostro Signore relativa alla distruzione di Gerusalemme: "Colui che sarà sopra il tetto della casa, ed avrà le sue masserizie dentro la casa non iscenda per toglierle" Marco 13:18, ove si confrontino le riferenze. È facile capire che gli amici del paralitico lo portassero sul tetto, sta che vi salissero dalla casa attigua, e giunti al muro di divisione lo scavalcassero, alzando il letticciuolo; sia che la folla li lasciasse penetrate nel cortile e salissero la gradinata esteriore. Ma colle nozioni che gli Europei si fanno naturalmente di un tetto, l'idea di farvi un foro, grande abbastanza da potervi far passare il letticciuolo, nel breve tempo che durò il discorso di Gesù, sembra così stravagante, per non dire assurda, che i critici hanno trovato molto difficile la spiegazione di questo passo, mentre che, per chiunque ha viaggiato in Palestina, la cosa è chiara e lampante da per sé. Questo scoprire il tetto non può consistere, come suggeriscono alcuni, nel sollevare semplicemente il tendone che riparava il cortile dai raggi cocenti del sole, o secondo altri, nell'aprire una specie di sportello che era sul tetto, poiché si ha un bel stiracchiare la voce (letteralmente tegoli, e qui più esattamente terra da pentolaio) usata da Luca, non si potrà mai fare che essa significhi tendone di tela; né che scavare, forare, del nostro Evangelista, indichi l'atto di aprire uno sportello. Questo scavare, nella terra di cui si componeva la terrazza, un foro grande abbastanza da lasciarvi passare il letticciuolo, è esattamente l'operazione qui descritta dall'Evangelista. Le case del minuto popolo in Palestina son costrutte, anche oggidì, di massi di fango essiccato, come appunto eran costrutte duemila anni fa, e i tetti si fanno di fango o d'argilla, misti talvolta a un po' di calcina, steso su fitti strati di rami, sostenuti da travi, che si vedono benissimo dall'interno della casa, non essendovi soffitto alcuno. Sulla terrazza si tiene spesso un cilindro che, nella stagione delle pioggie, si fa rotolare di frequente su e giù pel tetto, onde l'argilla divenga più compatta e non lasci colare l'acqua. Di tal fatta era probabilmente la casa ove fu ospitato Colui che fu così povero sulla terra da poter dire di sé stesso: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo de' nidi, ma il Figliuol dell'uomo non ha pur dove posi il capo" Matteo 8:20. A fare il foro richiesto in un tetto di tal sorta, questi quattro uomini non potevano metterci più di un dieci minuti, e, a rimettere il tetto nello stato di prima, bastava pochissimo tempo e fatica. Chi scrive ha esaminate minutamente sul Libano, a Tiberiade e a Sidone, case che avevano simili tetti e gradinate esteriori, ed è persuaso che il verbo (forare) usato da Marco, descriva esattamente il modo che fu tenuto in questa occasione. Una volta forato il tetto, nulla più agevole del calare il letticciuolo un tre, o tutto al più, un quattro metri, fino al pavimento della camera.

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 22:8; Luca 5:19

Riferimenti incrociati:

Marco 2:4

De 22:8; Lu 5:19


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