Nuova Riveduta:

Marco 7:3

(Poiché i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi;

C.E.I.:

Marco 7:3

i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,

Nuova Diodati:

Marco 7:3

Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani;

Bibbia della Gioia:

Marco 7:3

(I Giudei, specialmente i Farisei, non mangiavano, se prima non si erano lavati con cura le mani, come esigevano le loro antiche tradizioni.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Marco 7:3

Poiché i Farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono con gran cura lavate le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi;

Diodati:

Marco 7:3

Perciocchè i Farisei, anzi tutti i Giudei, non mangiano, se non si sono più volte lavate le mani, tenendo così la tradizion degli anziani.

Commentario:

Marco 7:3

3. Perciocché i Farisei, anzi tutti i Giudei non mangiano, che non abbian lavate le mani fino al cubito,

Oltre la spiegazione della parola comune nel verso precedente, Marco aggiunge, tra parentesi, in questo versetto e nel seguente, una spiegazione delle pratiche osservate dai Giudei in relazione alle abluzioni cerimoniali, il che distrugge l'asserto di alcuni scrittori, che il nostro Evangelista non abbia fatto altro che trascrivere o compendiare il Vangelo di Matteo Queste spiegazioni dimostrano inoltre ch'egli scriveva per una classe diversa di lettori, cioè pei gentili, che avean bisogno d'essere illuminati su tali punti, laddove invece i Giudei, pei quali scriveva Matteo, li avean per dir così sulla punta delle dita. Questa superstizione cerimoniale non era ristretta ai Farisei, ma era invalsa generalmente nel popolo, ad eccezione forse di taluni dei Sadducei. pugmé, tradotto da Diodati, "fino al cubito", è una parola che i commentatori furono perplessi a tradurre. Alford dice che non significa "fino al gomito", e nemmeno "col pugno chiuso", ma che deve esser tradotta o "frequentemente" (Vulg. cebro), o "diligentemente", cioè col pugno, con forza. Lange e Olshausen, al contrario, dichiarano che tal parola non significa né frequentemente,diligentemente, bensì "col pugno stretto", cioè il lavar la palma aperta di una mano, col pugno stretto dell'altra. È vero che pugmé significa il pugno stretto (Vedi esempii, Parkhurst, Lessico Greco. Art) ma siccome pugmé equivale qui, senza dubbio, all'espressione rabbinica fino alla giuntura, e siccome sappiamo le citazioni degli scritti rabbinici fatte dall'erudito Gill, che v'erano occasioni in cui era obbligatorio di lavarsi soltanto fino ai polsi (che sono la prima giuntura al disopra del pugmé), ed altre, in cui si era obbligati di lavarsi fino al gomito o cubito, preferiamo qui la giuntura dei polsi come il significato della parola in questo passo, tanto più che tale significato ha per sé l'autorità di quel dotto Ebraista che è il Lightfoot.

temendo la tradizioni degli anziani.

Per dare un solo esempio di queste tradizioni, Rabbi Giosuè dice, nel Talmud: "Colui che mangia del pane con mani non lavate è reo non meno che se fornicasse con una prostituta!", Vedi la Nota Matteo 5:21.

PASSI PARALLELI

Marco 7:7-10,13; Matteo 15:2-6; Galati 1:14; Colossesi 2:8,21-23; 1Pietro 1:18

Riferimenti incrociati:

Marco 7:3

Mar 7:7-10,13; Mat 15:2-6; Ga 1:14; Col 2:8,21-23; 1P 1:18

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