Nuova Riveduta:

Marco 9:1

Diceva loro: «In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il regno di Dio venuto con potenza».

C.E.I.:

Marco 9:1

E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».

Nuova Diodati:

Marco 9:1

Poi disse loro: «In verità vi dico che vi sono alcuni qui presenti che non gusteranno la morte, senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».

Bibbia della Gioia:

Marco 9:1

Gesù nella sua gloria.
Gesù continuava a dire ai suoi discepoli: «Alcuni di quelli che sono qui presenti ora non moriranno prima di avere visto il Regno di Dio arrivare con grande potenza!»

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Marco 9:1

coi santi angeli. E diceva loro: In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il regno di Dio venuto con potenza.

Diodati:

Marco 9:1

Oltre a ciò disse loro: Io vi dico in verità, che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, che non abbian veduto il regno di Dio, venuto con potenza.

Commentario:

Marco 9:1

CAPO 9 - ANALISI

1. Gesù annunzia il potente sviluppo che prenderebbe la dispensazione del vangelo per la distruzione di Gerusalemme. Questo fa parte del discorso riportato alla fine del capitolo precedente, da cui venne male a proposito separato per l'arbitraria divisione dei capitoli. "La venuta del regno di Dio con potenza", Cristo dichiara che avrebbe luogo mentre sarebbero ancora in vita alcuni degli uditori a cui rivolgevansi allora le sue parole. Non è dunque possibile, come vorrebbero alcuni, riferire questo passo alla seconda venuta del Signore in gloria, poiché quella venuta non si è verificata ancora, e già da lungo tempo tutti i suoi uditori sono ritornati in polvere. E nemmeno poteva nostro Signore riferirsi alla propria risurrezione e alla effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste, imperocché, siccome questi avvenimenti eran lontani pochi mesi al più, è certo che i suoi uditori, fatte poche eccezioni, sarebbero ancor tutti in vita, né già solo una minoranza di essi, come risulta dalla sue parole. Ma prima che fossero trascorsi 40 anni, è certo che un gran numero dei suoi ascoltatori, chi per l'età, chi per le persecuzioni, chi per gli eccidii della guerra, chi per altre cagioni, sarebbero stati calati nei loro sepolcri, e che soltanto una piccola minoranza di cui viverebbe ancora per esser testimone del tracollo finale della loro nazione e della distruzione della loro città santa e del tempio. Tra i dodici Apostoli ivi presenti, si crede che soltanto Giovanni sopravvive a quella catastrofe. Finché stavano in piedi il tempio di Gerusalemme, ed il culto levitico, essi erano un serio ostacolo alla diffusione del vangelo, poiché molti vedevano in essi il solo culto prescritto da Dio, e quindi nessun altro avvenimento poteva corrispondere così bene alla "venuta del regno, di Dio con potenza" come il crollo, finale perpetuo di quella dispensazione preparatoria Marco 9:1.

2. La trasfigurazione di Cristo Secondo il nostro Evangelista, questo notevole evento ebbe luogo sei giorni dopo il discorso ricordato precedentemente. Or siccome esso venne pronunciato nella vicinanze di Cesarea Filippi, e siccome è ricordato Marco 9:30, che dopo la trasfigurazione e il miracolo operato. Il mattino seguente, Gesù attraversò la Galilea per arrivare a Capernaum, sembra ovvia la conclusione, che la montagna prescelta da nostro Signore per questa manifestazione della sua gloria, dovesse trovarsi in qualche località vicina a Cesarea, e non già nella vicinanze di Capernaum, come si suppone generalmente. Su un monte solitario, durante l'oscurità della notte, in presenza dei tre discepoli ch'ei distingueva sopra gli altri, ammettendoli più stretta intimità, ed in presenza di Mosè ed Elia, quali rappresentanti della Chiesa dell'Antico Testamento, Gesù rivelò, in certa misura, la gloria essenziale della sua Divinità, la quale finora era rimasta nascosta sotto la sua veste umana. Colui che avea "annichilato sé stesso, e presa forma di servo, fatto alla somiglianza degli uomini", diede prova convincente ch'egli era "in forma di Dio e non riputò rapina l'essere uguale a Dio" Filippesi 2:6-7. La voce di Jehova, dalla densa nube che li adombrava, testimoniò, come al suo battesimo, esser esso il Figliuolo di Dio, e che il Padre prendeva in lui il suo compiacimento; e i ragionamenti che furon tenuti tra lui e i rappresentanti della Chiesa dell'Antico Testamento, furono intorno alla "fine, dipartenza, di esso, la quale egli dovea compiere in Gerusalemme" Luca 9:31. Il solo udir mentovare la sua morte, nel capitolo precedente, avea sbigottiti i discepoli al punto che Pietro cominciò a riprendere il suo Maestro perché parlava di ciò, e si fu appunto a prepararli e rinvigorirli per l'appressarsi di quella, che venne data loro questa dimostrazione della gloria della sua Divinità, e che fu concesso loro di udire con quale ansia di desiderio i santi dell'Antico Testamento aspettassero, quella morte del Messia che i suoi discepoli cotanto paventavano. È degno di rimarco che, siccome tali dimostrazioni della sua gloria erano state date dall'"Angelo della faccia di Jehova" a Mosè ed Elia Esodo 33:18-23; 1Re 19:9-18, per sostenerli quando erano in profondo scoraggiamento a cagione, di tribolazioni esteriori, così la concede ora ad una delegazione dei suoi Apostoli, affinché la loro fede non avesse a venir meno quando lo vedrebbero tradito, condannato e messo a morte, e perché confermassero i loro fratelli. La gloria della Divinità, benché manifestata soltanto in quel grado che potean comportare I loro sensi, produsse tuttavia nei discepoli quel timore e turbamento di cui si legge, nell'Antico Testamento, come solito risultato di tali manifestazioni soprannaturali Marco 9:2-8.

3. Interrogazioni intorno a Elia. Il mattino seguente, scendendo dal monte, il Signore divietò ai suoi discepoli di raccontare a chicchessia quel che avean visto in quella notte, se non dopo la sua risurrezione, per l'ovvia ragione che, se si fosse risaputo generalmente, gli uomini avrebbero temuto di porre in esecuzione il loro iniquo proponimento di metterlo a morte, mentre la morte sua, della quale essi dovean essere gli strumenti, era stata decretata ab antico nei consigli della Trinità Atti 2:23; 4:26-27. Vedendo che con tale divieto non ci sarebbe modo di chiedere spiegazioni in appresso, e con l'animo pieno della scena di cui erano stati testimoni, i discepoli colgono avidamente l'occasione di farsi sciogliere una difficoltà intorno alla vaticinata venuta di Elia qual precursore de Messia. Se Gesù era il Messia (e di ciò non poteva esserci più alcun dubbio dopo quello che avevano pure allora veduto e udito), come dunque Elia non era ancora apparso secondo le profezie? Ovvero questa breve apparizione, sulla cima di una montagna della Galilea, nel mezzo della notte, la presenza non d'altri testimoni che di essi tre discepoli, dovea considerarsi come l'adempimento della profezia di Malachia? Gesù spiega loro che di Giovanni Battista parlava il profeta, imperocché Giovanni dovea venire nello spirito e nella virtù d'Elia, onde por mano alla riforma morale d'Israele e preparare la via del Signore. Tutti i discepoli conoscevano già la sua storia qual Precursore Marco 9:9-13.

4. Guarigione di un fanciullo posseduto da uno spirito mutolo e sordo. La mattina per tempo, prima ancora che Gesù e i tre discepoli prescelti fosser discesi dal monte, il popolo cominciò a radunarsi intorno agli Apostoli che aspettavano il loro ritorno. Tra gli altri, un padre avea menato ad essi il suo figliuolo, ancora in tenera età, ma posseduto da uno spirito immondo, di malignità e forza più che uno spirito implorandone la guarigione. Essi si erano provati invano a cacciare lo spirito immondo, e ai Farisei ed agli Scribi non parea vero di trar partito della inutilità dei loro sforzi contro la causa di Cristo, quando questi comparì sul luogo cacciò il demonio con un comando a cui esso non ardì disubbidire, e rese il fanciullo sano di mente e di corpo, a suo padre. I nove discepoli che, ancora non molto tempo prima, si erano rallegrati davanti al loro Signore, di ciò che perfino i demoni fosser loro soggetti, durante la recente loro missione, mortificati ed attoniti pel loro insuccesso presente, supplicarono Gesù di svelarne loro la causa. In risposta a tale domanda, il Salvatore descrive loro qual fosse la fede necessaria ad operare tali miracoli, e come essa richiedesse molti digiuni e preghiere, specialmente in casi, come quello, di possessione demoniaca così ostinata e prolungata Marco 9:14-29.

5. Gesù annunzia per la seconda volta la sua morte e la sua risurrezione. Il primo annunzio lo avea dato mentre andavano a Cesarea Marco 8:31; questo, nel ritorno verso Capernaum. Oltre a ciò, Gesù avea pure parzialmente annunziato la sua risurrezione a Pietro, Giacomo e Giovanni mentre scendevano insieme dal monte: annunzio che aveali lasciati molto perplessi. Per prepararli a questo solenne avvenimento, il Signore svelò loro l'avvenire, "linea dopo linea", se non che con le loro idee carnali intorno alla invincibilità del Messia, essi erano veramente "insensati e tardi di cuore a credere" Marco 9:30-32.

6. In Capernaum Cristo fa confessare, dai suoi discepoli, il soggetto della loro disputa durante il viaggio, e ne li riprende. L'argomento su cui avean disputato, con tanto calore da attrarre l'attenzione del Signore, era, chi di loro avrebbe il primo rango nel regno temporale che, secondo le loro vedute carnali, il Messia non poteva tardare a stabilire. È possibile che l'onore così di recente conferito a Pietro, Giacomo e Giovanni eccitasse la gelosia degli altri, e li conducesse a discutere i rispettivi loro diritti. Ed ora si vergognavano di confessarlo. Ma Cristo leggeva loro nel cuore e li riprese, chiamando un fanciullo e ponendolo nel mezzo e dichiarando che per quanto a modestia, semplicità, innocenza ed umiltà di cuore, quel fanciullo avrebbe dovuto servir loro di modello, e che soltanto colui che abbracciava e pregiava tali qualità, ricevea veramente Cristo e il Padre suo che l'avea mandato Marco 9:33-37.

7. È ripresa l'intolleranza dei discepoli inverso altri insegnanti che non appartenevano ala loro comitiva. Giovanni allega un caso in cui la loro condotta non era stata conforme alle istruzioni che Cristo stava allora impartendo, cioè l'avere imposto silenzio ad un uomo, il quale cacciava i demoni nel nome di Cristo, perché non voleva unirsi alla loro società, e domandò intorno a ciò il giudizio del Signore. Questo giudizio fu completamente sfavorevole alla loro condotta e fu accompagnato da una ammonizione di non tornare a farlo, poiché l'operare un miracolo nel nome di Cristo era una prova indubitabile che quel tale era pel Cristo e pel Vangelo, e questo bastava. Questi cotali Cristo onorava al pari dei suoi stessi discepoli, a cui non conferì alcun monopolio sia dell'insegnamento sia dell'operare i miracoli Marco 9:38-40.

8. Gesù indirizza nuovi ammaestramenti ai discepoli. Gesù, ripigliando il suo discorso intorno alle disposizioni infantili che desidera scorgere nel cuore dei suoi, assicura i discepoli che la più piccola cortesia usata loro, non sarà senza ricompensa, ma che le offese fatte ad essi attirerebbero sugli offensori i più tremendi castighi. Infine, Gesù raccomanda loro di fare seriamente attenzione a tutte queste cose, parte con parole che avea già impiegate nel suo discorso sul monte, parte, con altro, gravi di misteriosa significanza Marco 9:41-60.

Marco 9:1. ANNUNZIO DEL TEMPO IN CUI IL REGNO DI CRISTO SAREBBE STABILITO CON POTENZA Matteo 16:28; Luca 9:27

Per la esposizione vedi Matteo 16:28.

1. oltre a ciò disse loro: Io vi dico in verità, che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, che non abbian veduto il regno di Dio, venuto con potenza.

Questo versetto non avrebbe dovuto esser distaccato dal discorso della fine del capo 8 di cui forma evidentemente la conclusione. La distruzione di Gerusalemme è il solo avvenimento nel quale si riscontrino entrambe le cose indicate in questo versetto, cioè il potente sviluppo della dispensazione del vangelo, mentre vivevano tuttora taluni di quelli a cui nostro Signore stava allora parlando (Vedi sopra Analisi 1).

Riferimenti incrociati:

Marco 9:1

Mat 16:28; Lu 9:27
Lu 2:26; Giov 8:51,52; Eb 2:9
Mat 24:30; 25:31; Lu 22:18,30; Giov 21:23; At 1:6,7

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata