Nuova Riveduta:

Matteo 10:42

E chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità che non perderà affatto il suo premio».

C.E.I.:

Matteo 10:42

E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Nuova Diodati:

Matteo 10:42

E chiunque darà da bere anche un solo bicchiere d'acqua fredda a uno di questi piccoli nel nome di un discepolo, in verità vi dico, che egli non perderà affatto il suo premio».

Bibbia della Gioia:

Matteo 10:42

E se chiunque darà anche solo un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, vi assicuro che sarà certamente ricompensato».

La Parola è Vita
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Riveduta:

Matteo 10:42

E chi avrà dato da bere soltanto un bicchier d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità che non perderà punto il suo premio.

Diodati:

Matteo 10:42

E chiunque avrà dato da bere solo un bicchier d'acqua fredda, ad uno di questi piccoli, in nome di discepolo, io vi dico in verità, ch'egli non perderà punto il suo premio.

Commentario:

Matteo 10:42

42. E chi avrà dato da bere solo un bicchier d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità, che non perderà punto il suo premio.

«Piccoli» si riferisce qui ai discepoli di Cristo in generale. Si suppone che questa parola sia stata tolta da Zaccaria 13:7, ed è probabile che equivalga all'espressione: «questi miei minimi fratelli» Matteo 25:40. Era facile che egli apostoli chiamassero «piccoli» i discepoli, perché i maestri erano chiamati Rabbi, cioè grandi, da rab, grande. Qui non si fa allusione all'età, ma alla povertà di spirito, ed all'umiltà della condizione secondo il mondo. Un bicchier d'acqua fresca, nel clima ardente di Palestina, dato al viaggiatore dalle donne che hanno tirato su le loro brocche dal pozzo, benché non costi nulla, è spesso un dono di un valore inapprezzabile. Non al valore del dono però, ma alla intenzione del donatore Cristo ha riguardo, e se il bicchiere d'acqua fresca viene dato ad un discepolo per amore del di lui Maestro, e perché è suo discepolo, il Signore ci assicura che il donatore non resterà senza il suo premio; e con la terza ripetizione delle sue solenni parole «in verità io vi dico», conchiude il suo discorso. Gesù non dice che il donatore riceverà un premio convenevole ad un «piccolo», poiché, per piccolo che sia il servizio, se esprime amore vero a Cristo, la ricompensa di Dio sarà grande. Per contro, dove manca questo sentimento, dove l'ostentazione o l'ambizione ne pigliano il posto, i grandi donativi, benché offerti per la causa di Cristo, se ne vanno senza ricompensa Matteo 6:2; Luca 21:2-3. La dottrina del merito legale, si osservi bene, non si contiene in questo versetto più che nei molti passi che insegnano che gli uomini hanno da essere trattati secondo le loro opere, sebbene la salvazione sia interamente gratuita.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:5-6; 18:3-6,10,14; 25:40; Zaccaria 13:7; Marco 9:42; Luca 17:2; 1Corinzi 8:10-13

Marco 9:41; 12:42-43; 14:7-8; 2Corinzi 8:12

Proverbi 24:14; Luca 6:35; 2Corinzi 9:6-15; Filippesi 4:15-19; Ebrei 6:10

RIFLESSIONI

1. Non tutti i ministri del vangelo sono necessariamente uomini buoni. Vi era un Giuda fra gli apostoli, e nostro Signore, che conosce il cuore di tutti, permise questo per un utile scopo. Noi ne dobbiamo trarre l'ammaestramento che chiunque è consacrato al santo ministero non è necessariamente convertito, perché l'ordinazione, conferita dai vescovi o dai presbiteri, non può comunicare il divino Spirito, come si crede in certe Chiese. Perciò, mentre noi accordiamo il nostro rispetto e la nostra affezione a coloro il cui insegnamento è sano e scritturale, e la cui vita corrisponde alla loro dottrina, noi dobbiamo guardarci bene dal crederli infallibili, sia nella dottrina sia nella pratica 1Giovanni 4:1.

2. Le regole prescritte dal nostro Signore per questa prima breve missione degli apostoli, non possono considerarsi come una norma generale per i missionari di Cristo, in tutti i tempi e in tutte le circostanze. La cessazione di quelle miracolose credenziali che Gesù accordava agli apostoli ed ai primi missionari, ce ne fornisce la più chiara prova; ma, per non lasciare alcun dubbio su questo punto, nel tempo stesso che confermava loro il potere di operare miracoli, il Signore, avanti la sua crocifissione, revocava formalmente tutte le regole che vietavano loro di fare provvisioni per i loro bisogni quotidiani. Si ponderi attentamente Luca 22:35-37, ove si trova una modificazione importante e permanente delle regole qui prescritte.

3. A cagione della freddezza, timidezza e poca fede dei Cristiani dei giorni nostri, da un lato; e, dall'altro, di quella insaziabile sete di ricchezze che non lascia tempo agli uomini del mondo di pensare ad altre cose, potrebbe credersi che le persecuzioni e le ostilità predette dal Signore, non si estendessero ai tempi nostri; ma non bisogna mai dimenticare che l'ostilità di cui egli parla è quella che deriva da immutabili principi, sicché, quando che sia e dovunque sieno messi a fronte la luce e le tenebre, Cristo e Belial, apparirà l'eterna ed irreconciliabile opposizione dell'uno contro l'altra.

4. Per elevarci fino al modello che nostro Signore ci ha posto dinanzi, noi dobbiamo sforzarci di unire la prudenza del serpente alla semplicità della colomba. Noi vediamo in molti discepoli di Cristo e in molti dei suoi ministri queste qualità disgiunte, e l'effetto ne è sgradevole. Il mondo sa vedere la sagacità nelle cose mondane che non è temperata dall'innocenza della colomba, e disprezza coloro che, secondo ogni apparenza, non sono migliori degli altri, e pur pretendono di superarli. Ma, per contro, quei Cristiani, ministri o no, che hanno soltanto la innocenza della colomba, non temperata dalla sagacità del serpente, non esercitano alcuna benefica influenza sugli altri, anzi espongono se stessi e la loro causa al disprezzo del mondo.

5. Quale incoraggiamento il Signore ci porge a soffrire con inflessibile perseveranza per la sua causa! Il potere dell'uomo arriva soltanto ad infliggere al corpo la morte, alla quale tutti, tosto o tardi, dobbiamo soggiacere; ma la fedeltà otterrà l'approvazione di Colui nelle cui mani stanno i destini così dell'anima come del corpo. Egli veglia su coloro che soffrono per amor di Cristo, con quella stessa minuta attenzione con cui conta i passeri e gli stessi capelli del nostro capo.

6. Cristo ci accorda le grandi e pure gioie che nascono dai vincoli e dagli affetti di famiglia, ma a patto che noi li teniamo sempre subordinati all'amore per lui; e quegli che, nel suo cuore, si fa un idolo della persona più cara della sua famiglia, fino a darlo il posto di Cristo, non è degno di essere suo discepolo. Il chiedere un amore superiore ai più teneri affetti della vita, sarebbe stata una cosa malvagia e intollerabile in una semplice creatura; ma ciò chiaramente dimostra come Colui che a tanto amore pretendeva, era Dio.

7. Il condannare ogni preoccupazione relativa al premio promesso ai fedeli, come motivo di azione, è un'esagerazione, poiché, quale è la conclusione di questo notabile discorso, se non un incoraggiamento a porgere uffizi di cortesia, benché piccoli, al più umile dei discepoli di Cristo, colla promessa che neppure l'infimo di tali servizi rimarrà senza premio?

Riferimenti incrociati:

Matteo 10:42

Mat 8:5,6; 18:3-6,10,14; 25:40; Zac 13:7; Mar 9:42; Lu 17:2; 1Co 8:10-13
Mar 9:41; 12:42,43; 14:7,8; 2Co 8:12
Prov 24:14; Lu 6:35; 2Co 9:6-15; Fili 4:15-19; Eb 6:10


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