Nuova Riveduta:

Matteo 11:21

«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da molto tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere.

C.E.I.:

Matteo 11:21

«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.

Nuova Diodati:

Matteo 11:21

«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti che sono state compiute tra di voi, già da tempo si sarebbero pentite con sacco e cenere.

Bibbia della Gioia:

Matteo 11:21

«Guai a te, Corazin; e guai a te, Betsaida! Perché, se i miracoli che ho compiuto nelle tue strade, li avessi compiuti nelle città malvagie di Tiro e Sidone, i loro abitanti si sarebbero pentiti da tempo con vergogna ed umiltà.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Matteo 11:21

Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere.

Diodati:

Matteo 11:21

Guai a te, Chorazin! Guai a te, Betsaida! perciocchè, se in Tiro e Sidon fossero state fatte le potenti operazioni, che sono state fatte in voi, si sarebbero già anticamente pentite, con sacco e cenere.

Commentario:

Matteo 11:21

21. Guai a te, Corazin!

La etimologia di questo nome è incerta. Le rovine di questa città sono state scoperte nel luogo che oggi ancora chiamasi in arabo Khorazi. Thomson dice: «il nome Khorazi avvicinasi molto all'arabo di Chorazin, il sito due miglia a settentrione da Tell Hum Capernaum, è appunto quello in cui ci aspettavamo di trovarla; le rovine rispondono alle esigenze della storia, né vi è luogo che possa con quello competere».

Guai a te, Betsaida!

Città o villaggio alla foce del Giordano nel lago di Galilea. Questo nome, composto di due parole ebraiche: casa, di pesca, indica quali erano le occupazioni dei suoi abitanti. Per l'interesse che essa desta, come città di Andrea, di Pietro e di Filippo, diamo le congetture di Thomson: «Tutti ammettono che c'era una Betstaida all'imbocco del Giordano nel lago. La maggior parte di essa, o almeno quella parte che fu restaurata da Filippo Erode, è posta sulla riva orientale del fiume, e perciò dicesi ch'essa dovette appartenere alla Gaulonite, e non alla Galilea; e siccome la Betsaida di Andrea e dei suoi compagni era per certo una città di Galilea Giovanni 12:21, così si crede che debbano esservi due città dello stesso nome; ma io non lo Credo necessario. Qualunque città, fabbricata alla foce del Giordano, doveva, quasi necessariamente, aver parte delle sue case sulla riva destra del fiume; e queste erano geograficamente nella Galilea. Andrea, Pietro e Filippo, nati nella parte occidentale della città, erano adunque Galilei. Inoltre, credo probabilissimo che tutta la città, sopra ambedue le rive, facesse parte della Galilea, e che uno dei motivi che spinsero Filippo il Tetrarca a rifabbricarne la parte orientale, e a cambiarle il nome, fesse di, staccarla intieramente dalle sue antiche relazioni e di stabilire il proprio dominio su di essa. Io credo perciò che vi fosse una sola Betsaida, in capo al lago, e che questa sorgesse alla foce del Giordano». Chorazin e Betsaida sono nominate da Gesù come rappresentanti delle piccole città o villaggi di tutta quella regione, favorita sopra ogni altra dal Salvatore, colla sua predicazione e coi, suoi miracoli.

perché, se in Tiro e Sidone,

Tiro e Sidon eran le due città principali dei Fenici, e le più notabili nei tempi antichi per commercio e navigazione, essendo i grandi emporii in cui i tesori dell'India, l'opulenza asiatica, e la produzioni del mondo occidentale si riversavano.

Sidon, o Zidon, era una città antichissima: se ne fa menzione due volte nella Genesi Genesi 10:19;49:13, l'ultima delle quali, in occasione della benedizione data da Giacobbe moribondo ai suoi figli. Ai giorni di Giosuè era già divenuta tanto celebre da esser chiamata «Sidone la grande» Giosuè 11:8;19:28. Si dice che Sidone dovette la sua esistenza a Sidon figlio di Canaan e pronipote di Noè: se è così, era coetanea di Ninive fondata da Nimrod. Essa crebbe rapidamente; il suo porto era affollato di Davi da ogni costa circonvicina, ed i suoi magazzini erano pieni del lusso e dei tesori più scelti dell'Oriente. Nessuno osava molestarla, cosicché lo «stare in riposo e in sicurtà nella maniera dei Sodoni» Giudici 18:7, divenne l'espressione proverbiale della prosperità perfetta. Neanche Giosuè si arrischiò ad assalirla Giosuè 11:8, ed i Cananei che fuggivano dinanzi alla sua spada, si ricoverarono nelle mura di essa. Le sue navi mercantili veleggiavano per ogni mare. Fondò potenti città lungo la costa della Palestina: Bairut, Gebal, Arvad, Acco, Dor e molte altre. Piantò colonie in Cipro e nelle isole greche, in Libia e in Ispagna; mentre nelle vicinanze di essa fioriva la sua bella figlia, Tiro Allora cominciò il suo lungo e doloroso decadimento. Il superbo Faraone dal Nilo, il severo Assiro dalla lontana Ninive, i Caldei ed i Persiani da Babilonia, «il becco irsuto» dalla Grecia, tutti concorsero a gettare la povera Sidon nella polvere, ed i Turchi finirono di rovinarla. Eppure Sidon esiste ancora!

Tiro è d'origine posteriore, poiché Isaia 23:12, la chiama «la figlia di Sidon»: ma Giosuè 19:29, parla di «Tiro città forte», nella descrizione dei limiti d'Aser, dal che risulta che non poteva essere molto giovane quando Israele conquistò Canaan; ed Isaia 23:7, ne parla come di città «la cui origine data dai giorni antichi».Vi erano due città di questo nome: la più antica sul continente, l'altra sopra un'isola vicinissima ad esso; e bisogna aver ciò bene in mente per intendere chiaramente le numerose profezie concernenti Tiro, le quali si riferiscono ora all'una, ora all'altra. La più antica delle due fu distrutta da Nabucodonoser re di Babilonia ed era già conosciuta come Palai-Tyrus antica Tiro ai giorni di Alessandro il Grande, il quale «abbatté le sue torri e spazzò via la sua polvere» Ezechiele 26:4, per costruire la sua celebre gettata fra il lido e la Tiro isolana, quando pose l'assedio a quest'ultima. La Tiro isolana presto si riebbe e quasi superò la sua vicina Sidon; «i suoi mercatanti erano principi» Isaia 23:8. Il re di Tiro si unì a Salomone per mandare una flotta nell'oceano Indiano, ed i marinai furono tutti Tiri. Si avventurarono in viaggi di tre anni a Tarsish probabilmente Cadice, al dilà delle colonne d'Ercole. La loro ricchezza e la loro potenza può argomentarsi dalla enumerazione data in Ezechiele 27, di quelli con cui negoziavano, e che bisogna leggere onde capire questo passo. Le profezie concernenti Tiro, leggonsi in Isaia 23:13-17; Geremia 27:3,6; Ezechiele 26-28; Gioele 3:4-8; Zaccaria 9:2-4. Tiro e Sidon esistono tuttora, distanti venti miglia l'una dall'altra, ma spogliate di tutta la loro magnificenza. Tiro specialmente è poco più grande che un villaggio. Il nome di quest'ultima rimane com'era, Tuzur, e la Sidon dei tempi antichi è facilmente riconoscibile nella moderna Saida.

fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere.

Benché quelle città fossero note per la loro idolatria, e per la loro immoralità, libertinaggio ed ignoranza di Dio, pure il Signore dichiara che, se fossero state favorite della luce e dei privilegi di Chorazin, ecc., certamente non avrebbero disprezzate queste opere potenti; ed agli inviti a pentimento che a' dì di Cristo risuonavano, avrebbero prestato orecchio. Spargere cenere in sul capo, indossare rozze e ruvide vesti, come pure stracciare le vesti ordinarie, erano anticamente l'espressione del cordoglio Giosuè 7:6; Ester 4:1; Daniele 9; Giona 3:5-6. «Cenere». Siccome il turbante si porta in casa e fuori di notte e di giorno, così lo spargere cenere sul capo, non era cosa tanto sudicia come parrebbe, secondo le idee europee; poiché la cenere non si gettava sul capo scoperto, ma sul turbante. Quest'uso, come è ora praticato dagli Arabi, è all'incirca, altrettanto innocuo quanto lo spargimento della cenere che usano fare i preti cattolici, nel giorno destinato a questa cerimonia: altro non fanno gli Arabi che gettare un pizzico di polvere sul fez; che indica cordoglio, quanto se fossero cosparsi intieramente di cenere la faccia ed il capo. Le parole da gran tempo indicano chiaramente che Gesù parla delle antiche e gloriose Tiro e Sidon, e non di quelle che ancora restavano ai suoi giorni.

PASSI PARALLELI

Matteo 18:7; 23:13-29; 26:24; Geremia 13:27; Luca 11:42-52; Giuda 11

Marco 6:45; 8:22; Luca 9:10; Giovanni 1:44; 12:21

Matteo 12:41-42; Ezechiele 3:6-7; Atti 13:44-48; 28:25-28

Giobbe 42:6; Giovanni 3:5-10

Riferimenti incrociati:

Matteo 11:21

Mat 18:7; 23:13-29; 26:24; Ger 13:27; Lu 11:42-52; Giuda 1:11
Mar 6:45; 8:22; Lu 9:10; Giov 1:44; 12:21
Mat 12:41,42; Ez 3:6,7; At 13:44-48; 28:25-28
Giob 42:6; Giov 3:5-10

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