Nuova Riveduta:

Matteo 12:1

Gesù, Signore del sabato
=(Mr 2:23-28; Lu 6:1-5) Mt 11:30
In quel tempo Gesù attraversò di sabato dei campi di grano; e i suoi discepoli ebbero fame e si misero a strappare delle spighe e a mangiare.

C.E.I.:

Matteo 12:1

In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.

Nuova Diodati:

Matteo 12:1

Gesù, signore del sabato
In quel tempo Gesù camminava in giorno di sabato tra i campi di grano; ora i suoi discepoli ebbero fame e si misero a svellere delle spighe e a mangiarle.

Bibbia della Gioia:

Matteo 12:1

Il Padrone del Sabato.
In quello stesso periodo, Gesù stava passando con i suoi discepoli attraverso alcuni campi di grano. Era di sabato, il giorno sacro ai Giudei. I discepoli avevano fame, così cominciarono a cogliere le spighe di grano ed a mangiarne i chicchi.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Matteo 12:1

Le spighe di grano e il Sabato
(Marco 2:23-28; Luca 6:1-15)
In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare.

Diodati:

Matteo 12:1

IN quel tempo, Gesù camminava, in giorno di sabato, per li seminati; or i suoi discepoli ebber fame, e presero a svellere delle spighe, ed a mangiarle.

Commentario:

Matteo 12:1

CAPO 12 - ANALISI

L'Evangelista, nella maggior parte di questo capitolo, sembra essersi proposto di mostrare in quali relazioni stessero i Farisei con Gesù; il loro odio crescente, che si manifestava in accuse sempre più amare; e le risposte colle quali egli confutava, avvertendoli ch'erano sul punto di escludersi per sempre dal regno della misericordia. A tale scopo, Matteo raduna un numero di incidenti che illustrano il suo soggetto, benché non stiano fra loro in ordine strettamente cronologico: cosa alla quale, come abbiam già veduto, questo Evangelista, per solito, non mira.

1. I discepoli colgono spighe in giorno di Sabato. Come esempio della violenta animosità che era nata nel cuore dei Farisei contro Cristo, viene qui fatta menzione imprima di un episodio che deve essere accaduto nelle vicinanze di Capernaum. Era un giorno di Sabato. Recandosi forse Gesù, coi suoi discepoli, in uno dei villaggi vicini, gli venne fatto di attraversare dei campi di grano quasi maturo. I discepoli, avendo fame, colsero alcune spighe, e, soffregandole nelle mani, ne mangiarono i chicchi. I Farisei, che li avevano spiati, andarono immediatamente da Gesù, accusando i suoi discepoli d'essere violatori del Sabato. L'accusa non importava che l'atto in se stesso fosse un rubare, poiché in ogni altro giorno sarebbe stato lecito; ma quel cogliere le spighe e stropicciarle fra le mani fu condannato altamente come lavoro manuale proibito nel Sabato Matteo 12:1:2. La risposta di nostro Signore si riduce ad un argomento cui non si replica: la forza maggiore. «È vero! Dio comandò che nessun lavoro si facesse di Sabato; ma siccome il Sabato fu dato per utile dell'uomo, c'è una legge superiore a questa, ed è la legge della conservazione della vita. Quando queste due leggi vengono a conflitto, Iddio misericordioso domanda «grazia e non sacrificio». Colui dunque che rompe il riposo del sabato per assoluta necessità o per usare misericordia, non è reo di infrazione di questa legge» Matteo 12:7. Nostro Signore convalida questo argomento con esempi ben noti. Ogni uomo il quale, non essendo sacerdote, mangiava del pane di presentazione, commetteva sacrilegio; nonostante, quando Davide e i suoi compagni, stretti dalla fame, cioè da forza maggiore, ne chiesero e ne ottennero onde sostenere la vita, non peccò né chi diede i pani, né chi li ricevette Matteo 12:3,4. I1 Signore passa quindi ad un altro esempio che si riferisce più direttamente al Sabato. La legge di Dio richiedeva che nessuno in quei giorno lavorasse; ma, nel tempio, i sacerdoti dovevano, il Sabato, fare non solo il lavoro degli altri giorni, ma un doppio lavoro, essendo doppio il numero dei sacrifici da offrirsi in quel giorno. Ora, uccidere animali, bruciare incenso, ecc., erano violazioni del Sabato più flagranti assai che non fosse il cogliere e soffregare tra le mani alcune spighe. Pure i sacerdoti che ciò facevano non meritavano biasimo, poiché in questo caso c'era forza maggiore; il culto divino non doveva essere interrotto neanche il Sabato, ma senza l'opera loro non si poteva celebrare. Era dunque quell'opera necessaria Matteo 12:5. Nostro Signore aggiunge un'altra risposta all'accusa dei Farisei, cioè la presenza, in quel luogo, del Legislatore Medesimo. Se coloro che, per compiere opere necessarie, rompevano la legge del Sabato nel tempio, non erano perciò da biasimare, quanto meno lo erano quelli che lo facevano col permesso ed in presenza del Figliuol dell'uomo, il quale è maggiore del tempio, ed è Signore del Sabato? Matteo 12:6,8.

2. La guarigione dell'uomo che ama la mano secca. Questo miracolo fu operato verso quel tempo, in giorno di Sabato, nella sinagoga di Capernaum. Il modo con cui, prima di operarlo, Gesù sfida i suoi nemici ad obiettare, se potevano, contro la legalità del suo atto di misericordia ferisce i Farisei in sul vivo; perciò essi si ritirano per cospirare intorno al modo di ucciderlo. Quegli ipocriti non vedevano incoerenza nel condannare nostro Signore per un atto di misericordia compiuto in un giorno di Sabato, mentre essi violavano il Sabato assai più, tramando un omicidio! La domanda ch'egli pone loro è questa: Come si sarebbero essi medesimi contenuti, nel caso che un asino od un bue, di loro proprietà, fosse caduto in una fossa, in giorno di Sabato? Cavarli di là sarebbe egli stato un infrangere il Sabato? Matteo 12:10-14.

3. il Signore si ritira per qualche tempo da Capernaum. leggiamo in Marco che nostro Signore, seguito da una gran moltitudine, andò alla spiaggia del mare, ove furono da lui guariti tutti i malati con ordine a tutti di tacere: avvenimento qui quale l'Evangelista richiama la maggiore attenzione dei suoi lettori, siccome quello in cui si adempieva una importante profezia intorno a Gesù Matteo 12:15-21.

4. Guarigione d'un sordo-muto-cieco. Un altro miracolo, operato sopra un sordo-muto indemoniato, conduce gli astanti a domandarsi seriamente se colui che possedeva una tale potenza divina non fosse il Messia; e spinge i Farisei a fargli la stolta e blasfematoria accusa, che egli fosse in lega con Satana, ed operasse miracoli solo per la potenza di costui Matteo 12:22-24. Non si arrischiarono però a gettare una tale accusa in faccia al Signore. Il loro fine era di alienare da lui la moltitudine; ma Gesù lesse i loro pensieri, e pubblicamente li espose. Con un argomentare stringentissimo, egli fa vedere la impossibilità della loro accusa vigliacca, asserisce che scaccia i demoni collo Spirito di Dio, e dà ciò come prova convincente che il regno di Dio è venuto Matteo 12:25-30. Dopo ciò, nostro Signore rivolge un solennissimo avvertimento ai Farisei imprima, poi a tutti quegli altri, che dalle costoro argomentazioni avessero ricevuto qualche impressione, onde premunirli che si guardassero dal bestemmiare lo Spirito Santo, essendo essi in pericolo di cadere in cosiffatto peccato, che è imperdonabile Matteo 12:31-37.

5. Il segno del profeta Giona. Un altro metodo di opposizione usato dagli Scribi e dai Farisei, fu il richiedere da Gesù, nonostante i molti miracoli che egli, ogni giorno, operava sotto ai loro occhi, un segno speciale miracoloso della sua qualità di Messia. Siccome però i suoi miracoli erano già prove ampiamente sufficienti a convincere chiunque vi avesse l'animo disposto, così egli ricusò di dar loro qualunque altro segno, e ne ricordò uno che era registrato già da molto tempo nelle loro proprie Scritture, quello cioè del profeta Giona Matteo 12:38-40. Segue una spaventevole predizione della rovina che li aspettava, la quale consiste parte nel contrappor loro «gli uomini di Ninive e «la regina del Sud»; parte nella parabola dello spirito immondo, il quale ritorna con maggior forza là donde era stato discacciato, risoluto a non lasciarsi più mandare via Matteo 12:41,45.

6. La madre ed i fratelli di Gesù. Alcuni della folla avendo annunziato a Gesù che sua madre ed i suoi fratelli erano fuori e desideravano parlargli, egli ne prende occasione a definire qual parentela spirituale rappresentassero per lui quelle parole facendo astrazione da qualunque legame della carne, e quale fosse il carattere che dovevano avere coloro che egli riconosceva come congiunti Matteo 12:46-50.

Matteo 12:1-8. I DISCEPOLI COLGONO SPIGHE DI GRANO IN GIORNO DI SABATO. DISCORSI RELATIVI AL SABATO Marco 2:23-28; Luca 6:1-5

1. In quel tempo,

Questa formula è tanto vaga, che non determina nulla. Equivale a quella più generica di Marco e avvenne, e significa più o meno il tempo in cui era avvenuto quel che era stato raccontato prima. Luca, ricordando questo medesimo fatto, specifica un certo Sabato, ma in modo così enigmatica che il lettore rimane nell'incertezza. Vedi Luca 6:1. Che i discepoli cogliessero del grano, e che ciò accadesse di Sabato, tutti e tre gli Evangelisti sinottici concordano nel dirlo; ma se il grano colto fosse orzo o frumento, non viene determinato; quindi, siccome esisteva fra la due raccolte un intervallo di qualche settimana, è impossibile decidere la data approssimativa.

Gesù passò in giorno di sabato, per li seminati;

I Farisei non trovarono nulla da rimproverare a Gesù, o ai suoi discepoli quanto all'infrazione del Sabato, perché erano fuori delle case loro e passeggiavano per i campi: segno sicuro questo, che dovevano trovarsi entro i limiti assegnati dalla tradizione ad una gita in giorno di Sabato, e perciò non lontani da Capernaum; altrimenti quei loro cavillosi nemici li avrebbero accusati di doppia infrazione al quarto comandamento. La distanza che, secondo la tradizione degli anziani, era lecito percorrere ne l Sabato, era di 2000 cubiti.

e i suoi discepoli ebbero fame, e presero a svellere delle spighe, ed a mangiare.

I discepoli erano evidentemente digiuni, poiché il Signore difende il loro atto indicandone l'assoluta necessità. Se avvenisse un simile caso ai tempi nostri, i discepoli, anziché di violazione di Sabato, verrebbero accusati di furto. Giova osservare che l'accusa non fu questa, e la ragione si è, che un tal caso era contemplato nella legge levitica, la quale non solo provvedeva a tali necessità, ma altresì esortava a generosità ed ospitalità la nazione che viveva nel paese sul quale Geova aveva promesso di mantenere le sue benedizioni, dal principio alla fine dell'anno. Nel Deuteronomio 23:25 si legge: «Quando entrerai nelle biade del tuo prossimo, potrai coglierne delle spighe con la mano; ma non mettere la falce nelle biade del tuo prossimo».

PASSI PARALLELI

Marco 2:23-28; Luca 6:1-5

Deuteronomio 23:25

Riferimenti incrociati:

Matteo 12:1

Mar 2:23-28; Lu 6:1-5
De 23:25


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata