Nuova Riveduta:

Matteo 23:14

[Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove e fate lunghe preghiere per mettervi in mostra; perciò riceverete maggior condanna.]

C.E.I.:

Matteo 23:14

.

Nuova Diodati:

Matteo 23:14

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle vedove e per pretesto fate lunghe preghiere; per questo subirete una condanna più severa.

Bibbia della Gioia:

Matteo 23:14

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

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Riveduta:

Matteo 23:14

Non ci sono versetti che hanno questo riferimento.

Diodati:

Matteo 23:14

Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! perciocchè voi divorate le case delle vedove; e ciò, sotto specie di far lunghe orazioni; perciò, voi riceverete maggior condannazione.

Commentario:

Matteo 23:14

Seconda minaccia: contro l'avarizia e le estorsioni ammantate di pietà Matteo 23:14

14. Guai a voi, Scribi e Farisei, ipocriti 1 perché voi divorate le case delle vedove;

Nei migliori MSS. è omesso questo versetto; ma siccome si trova in Marco 12:40 e in Luca 20:47, ne diamo qui il commento. L'oppressione delle vedove e degli orfani, i quali, perché privi dei loro naturali protettori, sono più che altri esposti ad essere frodati e spogliati da uomini malvagi, è cosa energicamente proibita dalla legge di Mosè, la quale maledice in un modo speciale gli oppressori Esodo 22:22; Deuteronomio 10:18; 24:17; 27:19. Ciò nonostante essa fu tanto comune prima e dopo la cattività di Babilonia, da costituire uno dei peccati nazionali denunziati dai profeti come certissima causa del pronto giudizio di Dio Isaia 1:16-17,23; Geremia 7:3-7; 22:3-5; Ezechiele 22:7; Malachia 3:5. Ed ora Gesù dichiara che quelli stessi che pretendevano di essere santi ed erano gli autorevoli espositori della legge, erano contaminati da quel peccato. Questa disonestà poteva esercitarsi in due modi cioè: inducendo la vedova a privarsi di una parte del suo reddito, per l'avanzamento del regno di Dio, mentre essi se ne servivano per soddisfare la loro lussuria ed avarizia; oppure, facendosi concedere addirittura l'amministrazione di tutti i beni di lei, sulla fede della santità del loro carattere finché, con una serie infinita di supposte peidite, di pretesi infortuni, spiegati con mirabile candore, essi si fossero impadroniti del suo intiero patrimonio.

e fate per apparenza lunghe orazioni;

L'ostentazione di quelle devozioni è condannata in Matteo 6:7; ma qui trattasi d'un'accusa molto più grave, di quella cioè di fare un traffico della pietà, per frodare la gente inesperta, ed ingenua. Tal condotta sarebbe già spietata da parte di un ladro di professione che non pretende a qualsiasi carattere religioso; ma è doppiamente riprovevole, quando si nasconde sotto la maschera della religione. Si osservi che anche in Isaia 1:15,17, le lunghe orazioni sono associate all'oppressione della vedova. La parabola del giudice iniquo Luca 18:1-5 mostra che quell'espressione si poteva praticare senza scandalo esterno, specialmente quando si pensa che gli Scribi erano i giudici della nazione. È egli necessario di accennare gli sforzi fatti dal clero romano per ottenere dei lasciti considerevoli, abusando della credulità e della superstizione delle loro gregge? Chi non sa quanto sia proficuo il traffico delle messe in suffragio delle anime? È egli necessario ricordare le arti colle quali i Gesuiti s'insinuano presso il letto di morte dei ricchi, affinché lascino i loro beni alla Chiesa e impoveriscano deliberatamente le loro famiglie per provare che il clero romano è il vero successore di quei Farisei ipocriti e spietati?

perciò, riceverete una maggior condanna.

Essendovi duplice peccato, cioè furto ed empietà, la condanna deve essere pure doppia.

PASSI PARALLELI

Esodo 22:22-24; Giobbe 22:9; 31:16-20; Marco 12:40; Luca 20:47; 2Timoteo 3:6

Tito 1:10-11; 2Pietro 2:14-15

Matteo 23:33-36; 11:24; Luca 12:48; Giacomo 3:1; 2Pietro 2:3

Riferimenti incrociati:

Matteo 23:14

Eso 22:22-24; Giob 22:9; 31:16-20; Mar 12:40; Lu 20:47; 2Ti 3:6; Tit 1:10,11; 2P 2:14,15
Mat 23:33-36; 11:24; Lu 12:48; Giac 3:1; 2P 2:3

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