Nuova Riveduta:

Matteo 24:15

=(Mr 13:14-31; Lu 21:20-33; 17:22-25, 31, 37)
Quando dunque vedrete l'abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge faccia attenzione!),

C.E.I.:

Matteo 24:15

Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo - chi legge comprenda -,

Nuova Diodati:

Matteo 24:15

Il sermone profetico (seguito): La grande tribolazoine
«Quando dunque avrete visto l'abominazione della desolazione, predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda),

Bibbia della Gioia:

Matteo 24:15

Quando vedrete la cosa orribile (di cui parla il profeta Daniele) posta in un luogo santo (chi legge cerchi di capire!),

La Parola è Vita
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Riveduta:

Matteo 24:15

Quando dunque avrete veduta l'abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge pongavi mente),

Diodati:

Matteo 24:15

QUANDO adunque avrete veduta l'abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge pongavi mente);

Commentario:

Matteo 24:15

15. Quando dunque avrete veduta l'abbominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele,

I passi di Daniele 9:27; 11:31; 12:11 si riferiscono a varie epoche ed a vari avvenimenti; ma le parole "l'abbominazione della desolazione" cioè, l'abbominazione che produce la desolazione, dovevano in ogni caso avere il medesimo significato. In 1Maccabei 1:54, si legge che i Giudei applicavano quelle parole all'idolo, od all'altare pagano, eretto nel tempio di Gerusalemme da Antioco Epifane. Era dunque naturale che anche i discepoli applicassero le parole del Signore ad una potenza idolatra e conquistatrice, la quale doveva contaminare e riempire di desolazione la città ed il tempio, come aveva fatto Antioco. Secondo la maggior parte dei commentatori, quella potenza era Roma imperiale, gli eserciti della quale furono esecutori dei giudizi di Dio contro Gerusalemme, e le cui insegne portavano l'effigie dell'imperatore o dell'aquila imperiale, oggetti di culto per i soldati. Però Stier, Alford ed alcuni altri, coll'espressione: "l'abbominazione", intendono la morale e religiosa depravazione dei Giudei dentro la santa città, ed appoggiano la loro idea sopra certi passi di Flavio Guer. Giud.4:3, 6-8; 4:6,3, che però non provano nulla. I casi in questi passi ricordati accaddero dopo che Tito ebbe posto l'assedio davanti a Gerusalemme, cioè quando la fuga consigliata dal Signore non era più possibile. D'altronde, il passo parallelo di Luca 21:20 toglie ogni dubbio, essendo in esso scritto: "ora, quando vedrete Gerusalemme circondata d'eserciti, sappiate", ecc.

posta in luogo santo

Molti intendono queste parole del tempio; ma è, probabilmente, perché diveniva impossibile ai discepoli di fuggire dopo che le insegne romane sarebbero state poste in quel sacro recinto, che Stier ed altri adottarono la sopraccennata interpretazione. Si osservi però che non c'è qui l'articolo, il quale si trova sempre nell'originale quando si parla del tempio; e siccome la città di Gerusalemme, la vetta del Moria, sulla quale si innalzava il tempio, ed il monte degli Ulivi, eran tutti considerati come santi a cagione della vicinanza della Casa di Dio, noi crediamo, con Bengel, che si tratti in questa frase del monte degli Ulivi, e delle alture al Nord del Moria, che furono più tardi occupate dall'esercito romano Flavio, Guer. Giud. 5, 2, 3. Questa interpretazione viene confermata dalle parola di Luca: "Quando vedrete Gerusalemme circondata d'eserciti". Sieno queste una spiegazione che Luca dà ai suoi lettori Gentili delle parole "l'abbominazione, ecc." o sieno esse pronunziate da Cristo stesso, esse indicano il tempo in cui i discepoli dovevano fuggir dalla Giudea, cioè al primo apparire dell'esercito romano e del suo campo contro la santa città.

chi legge pongavi mente;

Marco 13:14 ha la medesima parentesi: perciò la critica moderna ha sentenziato, temerariamente secondo noi, che fu interpolata nel suo Vangelo da qualche copista posteriore, togliendola da Matteo. Alford va più oltre ancora, e crede che questa parentesi sia stata interpolata, anche in Matteo, da una nota ecclesiastica. Altri mantengono ch'essa è semplicemente un'avvertenza, introdotta dagli Evangelisti nel discorso di Cristo, per fermare l'attenzione dei lettori. Questa supposizione non è assolutamente impossibile, quantunque apparisca strano che due evangelisti, scrivendo in tempi e in luoghi diversi, abbiano entrambi inserito una medesima parentesi in un medesimo luogo. Secondo noi, però, questa coincidenza è naturalissima, se gli evangelisti riferiscono tutti e due le parole quali furono espresse da Cristo. Non soltanto Gesù rende testimonianza al carattere profetico di Daniele; ma ancora suggella colla sua autorità l'ispirazione del libro di questo profeta, poiché citandolo egli invita i suoi uditori a leggerlo ed a studiarlo accuratamente. Gesù fissò l'attenzione dei suoi discepoli specialmente sopra questa profezia, perché "l'abbominazione della desolazione" dovea essere l'ultimo segno per la fuga dei suoi.

PASSI PARALLELI

Marco 13:14; Luca 19:43; 21:20

Daniele 9:27; 12:11

Ezechiele 40:4; Daniele 9:23,25; 10:12-14; Ebrei 2:1; Apocalisse 1:3; 3:22

Riferimenti incrociati:

Matteo 24:15

Mar 13:14; Lu 19:43; 21:20
Dan 9:27; 12:11
Ez 40:4; Dan 9:23,25; 10:12-14; Eb 2:1; Ap 1:3; 3:22

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