Nuova Riveduta:

Matteo 5:1

Il sermone sul monte, 5-7
Le beatitudini

=Lu 6:20-26; Sl 34:11-19 (De 18:15, 18-19; Is 61:1-3)
Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui,

C.E.I.:

Matteo 5:1

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.

Nuova Diodati:

Matteo 5:1

Il sermone sul monte: Le beatitudini
Ed egli, vedendo le folle, salì sul monte e, come si fu seduto, i suoi discepoli gli si accostarono.

Bibbia della Gioia:

Matteo 5:1

Gesù lancia il suo messaggio.
Un giorno, vedendo che la folla si era riunita, Gesù salì sul monte con i suoi discepoli,

La Parola è Vita
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Riveduta:

Matteo 5:1

IL SERMONE SUL MONTE
(Luca 6:17-49)
Le beatitudini
E Gesù, vedendo le folle, salì sul monte; e postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui.

Diodati:

Matteo 5:1

ED egli, vedendo le turbe, salì sopra il monte; e postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui.

Commentario:

Matteo 5:1

CAPO 5 - ANALISI

1. Il Sermone sul monte. Questo è il nome generalmente dato al discorso del nostro Signore contenuto in questo e nei due seguenti capitoli. Un discorso che sotto molti riguardi rassomiglia a questo, ma che sotto altri ne differisce, è riportato da Luca 6:17-49 sorse da ciò una grande controversia circa l'identità e l'indipendenza dei due discorsi. Le due opinioni sono sostenute da scrittori eruditi ed autorevoli. Stanno in favore dell'identità il fatto che nei due Vangeli il discorso è stato pronunziato al N.O. del lago, sopra un poggio in luogo pianeggiante (Luca) , è stato pronunziato nei primi tempi del ministero galileo: comincia in ambedue i sunti che ne abbiamo colle beatitudini e termina con la similitudine della casa edificata sulla rena. Se in Luca è più breve, ciò si deve in parte al fatto che taluni degli insegnamenti dati in quell'occasione, sono connessi in Luca con altre circostanze. Però gli argomenti in favore della indipendenza dei due discorsi Vedi Nota Luca 6:17, sembrano a noi decisivi. I discorsi di Cristo non erano pronunziati sempre davanti ai medesimi uditori, ma innanzi a moltitudini diverse, le quali avevano tutte ugualmente bisogno della stessa istruzione. Perciò non occorreva che egli pronunziasse nuovi discorsi in ogni nuova occasione; bastava che dispensasse quella stessa verità sostanziale, ora ripetendo letteralmente i suoi discorsi, ora dando loro una forma nuova; come sogliono fare anche gl'insegnanti non ispirati.

Il vero scopo di questo sermone ci sembra essere, non già di presentare un completo sistema di dottrina, o un codice di moralità, ma piuttosto di mostrare la vera natura del regno del Messia. Sotto questo punto di vista, esso occupa precisamente il suo vero posto, ed è una più completa esposizione di quanto Gesù e Giovanni Battista già avevano insegnato col predicare: «Ravvedetevi, poiché il regno dei cieli è vicino». In opposizione a vari errori relativi alla natura di quel regno, e più discorso, specialmente all'errore antinomiano, secondo il quale i requisiti morali si dovevano porre in disparte e la regola del dovere essere abbassata nel regno del Messia. Il Signore insegna qui che tale regola deve essere, invece elevata, cosicché nessuno possa illudersi supponendo, che entrando nel regno del Messia, gli sarà lecito di peccare, altre aspirazioni illusorie combattute in questo discorso, sono quello del Giudeo ipocrita che pensava che i Gentili non potessero essere salvati; del moralista censuratore la cui pietà consisteva nello scoprire e condannare i difetti degli altri e del formalista che confidava in una rettitudine rituale ed esteriore.

2 Le Beatitudini. In questi primi versetti di questo discorso, il Signore indica le qualità che, debbono aver coloro che, conseguiranno la, vera felicità nel regno del Messia. Così facendo, egli rettifica non solo le erronee nazioni ed aspirazioni dei Giudei ma anche le false idee di eccellenza, onore e felicità che, sono comuni agli uomini di tutte le età, e di tutte le nazioni. Ogni uomo cerca la felicità, ma niuno, ad eccezione di colui che viene ammaestrato dallo Spirito di Dio, secondo la sua parola, conosce in che essa consista o come possa ottenersi e godersi. Le Beatitudini possono venire considerate come dei paradossi cristiani poiché esse ripongono la felicità in certe disposizioni e circostanze che generalmente gli uomini reputano incompatibili con essa. Si può osservare in generale che le Beatitudini non si riferiscono all'indole naturale ma bensì a disposizioni sante prodotte dalla grazia divina, che rettificano le obliquità della natura decaduta; e che dove una tale disposizione esiste realmente tutte le altre esistono pure, benché non egualmente preminenti Matteo 5:1-12.

3 La posizione dei credenti dirimpetto al mondo, e l'influenza che dovrebbero esercitare sopra di esso. In seguito figurate dal sale e dalla luce, quindi viene una calda esortazione a vivere in modo che gli altri possano, dal nostro esempio, essere spinti a glorificare il Padre, nostro che è nei cieli Matteo 5:13-16.

4 La morale del Nuovo Testamento paragonata con quella dell'Antico. Il nostro Signore stabilisce chiaramente che i doveri morali nel regno del Messia sono rigorosi ed elevati quanto quelli che impone l'Antico Testamento, e che non vi è alcun posto in quel regno per coloro che vogliono continuare «a vivere nel peccato affinché la grazia abbondi». L'idea che l'Evangelo ci dispensi da ogni obbedienza alla legge morale, trova qui la più completa confutazione. La moralità dei Farisei è tanto bassa e talmente si allontana dalla regola divina della perfezione, che se essa non viene di molto sorpassata da coloro i quali vivono sotto la luce del Vangelo, essi non potranno mai entrare nel regno dei cieli Matteo 5:17-20.

5 Contrasto fra l'insegnamento morale dei Farisei e quello di Cristo. Avendo fatto menzione dei Farisei e della loro giustizia, il Signore continua ad indicare, con alcuni notevoli esempi, quanto sia più elevata, spirituale, ed estesa nella sua influenza e nei suoi requisiti la legge morale, sotto il Nuovo Testamento che non lo fesse sotto l'economia preparatoria. I peccati qui esemplificati sono: l'omicidio Matteo 5:21-26, l'adulterio Matteo 5:27-30, il divorzio, eccettuato in caso di adulterio Matteo 5:31-32, il giuramento illecito Matteo 5:33-37, la vendetta Matteo 5:38-42, e l'odio Matteo 5:43-47. Il contrasto fra l'interpretazione della legge divina data dai Farisei e quella data, da Gesù è sempre espresso colla formula: «Voi avete udito che è stato detto agli antichi ma io vi dico».

Si osservi che non solamente nostro Signore dimostra l'affermazione di Davide: «Il tuo comandamento è d'una grandissima distesa» Salmo 119:96, ma che egli parla con la sapienza e l'autorità di un legislatore Matteo 5:21-47. Quindi egli presenta ai suoi uditori la divina perfezione come il prototipo della moralità, ed il modello da imitarsi nel regno del Messia Matteo 5:48.

Matteo 5:1-12. LE BEATITUDINI Luca 6:20-23

Ed egli, vedendo le folle, salì sul monte; e, postosi a sedere,

Circondato dalla moltitudine, di cui è parlato nel capitolo precedente, Gesù avrebbe potuto farsi udire da coloro soltanto che si trovavano più dappresso a lui, se, per evitare quell'inconveniente, egli non fosse salito sopra il monte, ove, «postosi a sedere», egli assunse l'atteggiamento dei dottori giudaici quando ammaestravano il popolo. L'articolo aggiunto a monte, indica che quella collina ora familiarmente nominata «la Montagna», e non era a grande distanza da Capernaum. Vi è una collina di strana configurazione tra il Tabor ed il lago di Galilea, chiamata Kurun Hattin Corni di Hattin, alla quale la Chiesa latina dà il nome di Montagna delle Beatitudini. Ma quella tradizione, che risale soltanto al tempo delle Crociate, è interamente sconosciuta alla Chiesa greca, e non è degna di alcuna fede. Secondo ogni probabilità, Gesù pronunziò il suo discorso sopra una delle numerose colline che si trovano alla estremità settentrionale del lago, vicino a Capernaum.

i suoi discepoli si accostarono a lui.

Le parole «i suoi discepoli» non significano qui, come spesso in seguito, soltanto i dodici apostoli, che egli non aveva ancora eletti, ma hanno il senso più largo di scolari, che lo ascoltavano come un Maestro mandato da Dio. I suoi più costanti uditori si affollavano vicino a lui, mentre le moltitudini stavano sedute all'intorno.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:25; 13:2; Marco 4:1

Matteo 15:29; Marco 3:13,20; Giovanni 6:2-3

Matteo 4:18-22; 10:2-4; Luca 6:13-16

Riferimenti incrociati:

Matteo 5:1

Mat 4:25; 13:2; Mar 4:1
Mat 15:29; Mar 3:13,20; Giov 6:2,3
Mat 4:18-22; 10:2-4; Lu 6:13-16


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