Nuova Riveduta:

Matteo 6:7

Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.

C.E.I.:

Matteo 6:7

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.

Nuova Diodati:

Matteo 6:7

Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.

Riveduta:

Matteo 6:7

E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d'essere esauditi per la moltitudine delle loro parole.

Diodati:

Matteo 6:7

Ora, quando farete orazione, non usate soverchie dicerie, come i pagani; perciocchè pensano di essere esauditi per la moltitudine delle lor parole.

Commentario:

Matteo 6:7

7. E nel pregare non usate soverchie dicerie, come fanno i pagani;

Il verbo usare soverchie dicerie, proviene da uno sciocco poeta ciarliero, chiamato Battos, e significa essere verbosi o prolissi, usare ripetizioni vane. Non chiacchierate sarebbe una miglior traduzione, siccome quella che indica non solamente la frequente ripetizione delle parole medesime, ma eziandio una moltitudine di parole senza senso. Era questo un mal uso pagano del quale abbiamo un esempio in 1Re 18:26; ed era imitato fino ad un certo punto dai Farisei. Infatti si legge negli scritti rabbinici «omnis qui multiplicat orationem audetur» chiunque ripete spesso la sua preghiera sarà esaudito.

I quali pensano di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole.

Questa clausola contiene la ragione o il motivo di quest'uso pagano. Pensano costoro che molte parole si richiedono per informare di ciò che essi desiderano dalle loro divinità. La quale idea altro non è che una forma dell'errore dei gentili che si è fatto strada, anche del mondo cristiano, che la religione, e specialmente il culto, anziché un «razional servigio» Romani 12:1, sia piuttosto un'arte di incantesimo o di magia; e che siccome l'opus operatum ha un'efficacia intrinseca, l'effetto della preghiera sarà proporzionato alla sua lunghezza. In questo versetto non è tanto proibito il motto pregare, poiché il nostro Signore stesso passava le notti intere pregando, né il pregare colle medesime parole, poiché ciò pure egli fece nella intensità dell'agonia in Getsemane; ma sì il fare del numero, della ripetizione e della lunghezza della preghiera un obbligo, e all'immaginarsi che essa sarà esaudita, non perché genuina espressione del desiderio della fede, ma perché ella è d'una tale lunghezza, o fu ripetuta un tal numero di volte. Le ripetizioni del «Pater noster», e dell'«Ave Maria» usate nella Chiesa roniekna sono una diretta violazione di questo precetto, poiché s'ingiunge il numero delle ripetizioni stesse, e si fa a dipendere da quello l'efficacia delle orazioni. Parlando delle pratiche di quella Chiesa, Tholuck osserva con ragione, che quella preghiera appunto data dal Signore come antidoto alle vane ripetizioni, è quella di cui più viene abusato per questo superstizioso fine, poiché secondo i preti il numero delle volte che il «Pater noster» si ripete ne accresce il merito. Or non è questo il preciso carattere della divozione pagana che qui condanna il nostro Signore?

PASSI PARALLELI

1Re 18:26-29; Ecclesiaste 5:2-3,7; Atti 19:34

Matteo 26:39,42,44; 1Re 8:26-54; Daniele 9:18-19

Matteo 6:32; 18:17

Riferimenti incrociati:

Matteo 6:7

1Re 18:26-29; Ec 5:2,3,7; At 19:34
Mat 26:39,42,44; 1Re 8:26-54; Dan 9:18,19
Mat 6:32; 18:17


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