Nuova Riveduta:

Matteo 8:1

Guarigione di un lebbroso
=(Mr 1:40-45; Lu 5:12-16)
Quando egli scese dal monte, una gran folla lo seguì.

C.E.I.:

Matteo 8:1

Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva.

Nuova Diodati:

Matteo 8:1

Guarigione di un lebbroso
Ora, quando egli fu sceso dal monte, grandi folle lo seguirono.

Bibbia della Gioia:

Matteo 8:1

Gesù guarisce diverse malattie.
Quando Gesù scese dalla montagna, una grande folla lo seguiva.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Matteo 8:1

Guarigione d'un lebbroso
(Marco 1:40-45; Luca 5:12-14)
Or quando egli fu sceso dal monte, molte turbe lo seguirono.

Diodati:

Matteo 8:1

ORA, quando egli fu sceso dal monte, molte turbe lo seguitarono.

Commentario:

Matteo 8:1

CAPO 1 - ANALISI

1. Cristo non solo Maestro, ma altresì operatore di miracoli. In questo e nel seguente capitolo, l'Evangelista raccoglie un certo numero di miracoli di Cristo, evidentemente senza riguardo all'ordine cronologico, ma col disegno di mostrarci che Gesù è non solo maestro, ma eziandio operatore di miracoli. Il primo di questi ministeri ci viene manifestato nel sermone, ed è ampiamente svolto nei tre capitoli precedenti: il secondo appare dai miracoli narrati in questo e nei seguenti capitoli; ed il pensiero dell'Evangelista potrebbe esprimersi così: «Se tu vuoi apprezzare giustamente il gran Maestro, prima leggi quella parte, poi questa». Si osservi che fra i cinque racconti di miracoli contenuti in questo capitolo, uno solo ci riferisce qualche parola di Cristo, oltre quelle che sono indispensabili alla narrazione del miracolo stesso. Questo basta da solo a far nascere la supposizione che essi non sieno narrati secondo l'ordine cronologico, ma secondo qualche altro concetto dello scrittore. Questa supposizione è confermata dal fatto che parecchi di questi miracoli sono presentati negli altri Vangeli in un ordine differente. Però ogni idea di discrepanza è rimossa, poiché non trovansi indicazioni cronologiche in Matteo.

2. Ordine dei fatti narrati in questo capitolo.

1 Guarigione d'un lebbroso, di cui fanno menzione gli altri Evangelisti sinottici Matteo 7:1-4.

2. Guarigione del servo paralitico del centurione romano in Capernaum, nella qual narrazione vengono specialmente notate la bontà, la liberalità e la fede del centurione Matteo 7:5-13.

3. Guarigione della suocera di Pietro allettata colla febbre Matteo 7:14,15.

4. Guarigione di molte persone possedute dal demonio in Capernaum e nelle vicinanze; nel qual fatto si vede l'adempimento d'una antica profezia Matteo 7:16,17.

5. Conversazione collo Scriba, al quale Gesù mostra la povertà della propria condizione sulla terra raccomandandogli così di calcolare la grandezza dei sacrifici ch'egli dovrebbe fare prima di dichiararsi suo seguace Matteo 7:19-22.

6. Tempesta sul lago di Galilea, e miracolo col quale Cristo fa conoscere che tutta la natura è a lui soggetta Matteo 7:23-27.

7. Visita al paese dei Ghergheseni, guarigione dell'indemoniato, e potere di Cristo sugli spiriti maligni, che si palesa nel permesso conceduto ai demoni di entrare in una mandra di porci Matteo 7:28-34.

Matteo 8:1-4. LA GUARIGIONE D'UN LEBBROSO Marco 1:40-45; Luca 5:12-16

1. Ora, quando egli fu sceso dal monte, molte turbe lo seguirono. 2. Ed ecco, un lebbroso accostatosi,

Questo miracolo è narrato pure da Marco e da Luca. Matteo lo pone subito dopo il Sermone sul monte; Luca non indica né tempo, né luogo: dice soltanto che Cristo era «in una di quelle città»; ma siccome lo storico Flavio ci afferma esplicitamente che in quel tempo, mercé la fecondità del suolo della Galilea, le città ed i villaggi; formicolanti di popolazione, erano numerosissimi no annovera non meno di 204, non c'è fra i due narratori alcuna contradizione. Nel passare per uno di quei borghi gli venne incontro il lebbroso. Matteo descrive il miracolo come se e non è congettura improbabile, lo avesse veduto coi suoi occhi.

Per la natura ed i sintomi della lebbra, e le prescrizioni mosaiche sopra di essa, sono da confrontare Esodo 4:6; Levitico 13; Numeri 12:10; 2Re 5:27; 15:5; 2Cronache 26:20-21. Quella malattia traeva il suo nome da scaglia, perché di scaglie si ricopriva la pelle. È malattia schifosa, rapida nell'estendersi, e pare ancora, quando s'è sviluppata, incurabile. Tale era dessa, e tale riscontrasi tuttavia in parecchi paesi, come nell'Arabia, nell'Egitto, nella Siria, ecc. Dominava fin da tempi remotissimi, sotto la forma di quella che chiamasi lebbra bianca presso gli Ebrei, i quali vennero così a farne un simbolo del peccato; morbo schifoso, esso pure rapido e incurabile. Sotto la legge mosaica la lebbra era la massima impurità cerimoniale; solo il lebbroso veniva definitivamente scomunicato. Ciò nonostante, si dichiarava puro chiunque fosse affatto coperto di lebbra Levitico 12:12-13, perché il veleno del morbo era venuto fuori; ma se una parte del corpo non aveva in se alcun segno di lebbra, il malato era tuttora impuro. I sacerdoti potevano toccare i lebbrosi senza contaminarsi, perché essi, secondo il comandamento di Dio, dovevano giudicare della malattia. Le rigorose precauzioni che si dovevano prendere per tenere lontana quella malattia hanno fatto credere generalmente ch'ella fosse d'indole contagiosa; ma questo viene messo in dubbio da parecchi, i quali asseriscono che quelle esclusioni eran proprie della sola legge mosaica, né usavano ov'essa non era in vigore; il che si riscontra nell'esempio di Naaman, siro 2Re 5:1. Quella malattia, diversa affatto dalla elefantiasi, colla quale, per lo più, la confondono, nelle loro narrazioni, i viaggiatori, era, per la sua stessa schifezza, un simbolo adeguato assai del peccato e delle sue conseguenze. Le precauzioni prese legalmente per segregare il lebbroso, bene indicavano agli occhi del popolo come, ognuno dovesse vivere separato dal peccato, vergognoso morbo della razza umana. La guarigione non poteva aver luogo per mezzi umani, ma unicamente per espresso beneplacito di Dio. «Sono io Dio», diceva il re d'Israele, «che costui mi manda perché io liberi un uomo dalla sua lebbra?» 2Re 5:7. Gli Ebrei la solevano appellare il dito di Dio, od anche la percossa; quindi Gesù inviò a Giovanni Battista nel suo carcere questo messaggio: «I lebbrosi sono mondati», per indicargli che il regno del Messia era venuto.

Riferimenti incrociati:

Matteo 8:1

Mat 5:1
Mat 8:18; 4:25; 12:15; 15:30; 19:2; 20:29; Mar 3:7; Lu 5:15; 14:25-27


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