Nuova Riveduta:

Matteo 9:9

Chiamata di Matteo
=(Mr 2:13-17; Lu 5:27-32) Mt 4:18-22; Sl 113:7
Poi Gesù, partito di là, passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì.

C.E.I.:

Matteo 9:9

Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Nuova Diodati:

Matteo 9:9

Vocazione di Matteo
Poi Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, alzatosi, lo seguì.

Bibbia della Gioia:

Matteo 9:9

Mentre Gesù stava passando per la strada, vide un uomo, un certo Matteo, che stava seduto dietro il banco dove si pagavano le tasse. «Vieni e sii mio discepolo!» lo invitò Gesù, e Matteo si alzò e lo seguì.

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Riveduta:

Matteo 9:9

Vocazione di Matteo
(Marco 2:13-17; Luca 5:27-32)
Poi Gesù, partitosi di là, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, che sedeva al banco della gabella; e gli disse: Seguimi. Ed egli, levatosi, lo seguì.

Diodati:

Matteo 9:9

POI Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco della gabella, chiamato Matteo; ed egli gli disse: Seguitami. Ed egli, levatosi, lo seguitò.

Commentario:

Matteo 9:9

Matteo 9:9-17. CHIAMATA DI MATTEO. CONVITO E COLLOQUI CHE EBBERO LUOGO IN CASA DI LUI Marco 2:13-22; Luca 5:27-39

Chiamata di Matteo

9. Poi Gesù, partitosi di là, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, che sedeva al banco della gabella,

Dal linguaggio di tutti e tre gli Evangelisti risulta chiaro che la chiamata di Matteo seguì subito dopo che Gesù ebbe lasciato la casa nella quale aveva guarito il paralitico. Marco descrive minutamente il luogo, presso il lago, appena fuori di Capernaum. Quella città, posta sulla via principale fra l'Egitto e Damasco, era in quel tempo un porto assai frequentato dai navicellai che abitavano sulla sponda orientale del lago di Galilea; ond'è naturale che i Romani avessero stabilito là, presso la porta, una dogana, per dominare ambedue le provenienze Vedi nota Matteo 4:13. Gli Ebrei solevano comprendere sotto il nome di pubblicani, tutti gli esattori per quanto diversi di grado delle tasse pagate ai Romani, dall'appaltatore, che prendeva in accollo le entrate d'un intiero distretto, fino all'umile guardia di finanza ad esso subordinata. A quest'ultima classe apparteneva il nostro Evangelista. I due nomi, Levi e Matteo, dati alla stessa persona, mostrano, secondo alcuni, l'uso invalso fra gli Ebrei che si trovavano in frequente relazione coi Romani, di aggiungere al proprio nome un nome pagano; altri credono che l'apostolo prendesse il nome di Matteo, come Saulo prese quello di Paolo, soltanto dopo la sua conversione. Marco e Luca lo chiamano Levi; Matteo fa uso del solo nome romano, forse per la stessa ragione che l'induce a rammentare la professione di pubblicano ch'egli esercitò sotto i Romani, cioè per esaltare maggiormente la grazia di Dio, che seppe innalzare un uomo così spregiato alla dignità d'apostolo. Le circostanze narrate dai tre Sinottici sono le stesse; e sebbene Marco e Luca, nell'elenco degli Apostoli, chiamino questo individuo non già Levi, bensì Matteo, pure Matteo nel suo catalogo Matteo 10:3 identifica se medesimo in modo concludente con Levi, chiamandosi Matteo il pubblicano. Marco 2:14 aggiunge che questo Levi era figlio di Alfeo, dichiarazione la quale distrugge d'un colpo la strana opinione di certi autori che Levi fosse il nome della casata. C'era un Giacomo mentovato Matteo 10:3 come figlio di Alfeo, ed un Giuda in Luca 6:15, che per esser «fratello di Giacomo», si congettura fosse pur egli figliuolo di Alfeo, il quale generalmente si ritiene identico a Cleofa, marito di Magia, sorella della madre di Gesù. Se questo fosse l'Alfeo rammentato da Marco, ne seguirebbe che Levi o Matteo sarebbe fratello di quei due discepoli e parente di Gesù. Altri asseriscono che, essendo il nome di Alfeo comune fra gli Ebrei al pari di quelli di Simone e di Giona, il padre di Levi o Matteo fosse una persona del tutto diversa, e noi dividiamo pienamente la loro opinione. Cfr. Matteo 10:3; 13:55-56.

e gli disse: Seguimi.

Il modo della chiamata di Matteo, rassomiglia a quello che Cristo seguì nel chiamare Simone, Andrea e Giacomo, e fa supporre ch'egli, al pari di quei primi, già conoscesse il Signore.

Ed egli, levatosi, lo seguì.

Molti e molti avrebbero cominciato a scusarsi: Signore, non posso lasciare qui ogni cosa sossopra; bisogna ch'io annunzi la mia partenza ai miei superiori. ecc.»; ma Matteo obbedì immediatamente. La prontezza con la quale seguì Gesù ci dimostra, non tanto la sua natura risoluta e repentina, quanto la divina possanza della chiamata di Cristo. Luca 5:28 aggiunge ch'egli «lasciò ogni cosa»; splendido esempio di quella vocazione efficace che rinnova il cuore e cambia la vita! 1Corinzi 5:17. Si noti:

1 La rapidità colla quale Levi ubbidì alle parole di Cristo: «egli si levò».

2 Lo spontaneo rinunziamento a tutto: «lasciò ogni cosa».

3 L'ubbidienza perseverante: «lo seguì».

PASSI PARALLELI

Matteo 21:31-32; Marco 2:14-17; Luca 5:27-28

Luca 15:1-2; 19:2-10

Matteo 4:18-22; 1Re 19:19-21; Galati 1:16

Riferimenti incrociati:

Matteo 9:9

Mat 21:31,32; Mar 2:14-17; Lu 5:27,28
Lu 15:1,2; 19:2-10
Mat 4:18-22; 1Re 19:19-21; Ga 1:16


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