C.E.I.:

Romani 5,1-2

1 Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; 2 per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.

Nuova Diodati:

Romani 5,1-2

Pace e riconciliazione con Dio
1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.

Commentario:

Romani 5,1-2

1 SEZIONE C Romani 5:1-21 La giustizia recata dal secondo Adamo, celebrata nel suo trionfo sulle conseguenze del peccato recato dal primo Adamo.

È conforme all'uso di Paolo, pare anzi un bisogno dell'anima sua compenetrata dallo Spirito, il chiudere le esposizioni dottrinali più sistematiche, più ricche di dialettica, con la calma contemplazione, delle conseguenze derivanti dalle, verità insegnate. Egli si eleva allora alle maggiori altezze, della conoscenza e della eloquenza religiosa; e la sua parola ispirata diventa un canto, un inno di trionfo e di adorazione. Si confronti nella nostra Epistola Romani 8 e la fine di Romani 11; 1Corinzi 13 e la fine di Romani 15.

L'Apostolo ha mostrata la universale necessità della giustizia di fede, l'ha de scritta, nei suoi grandi caratteri e considerata nei suoi rapporti con le precedenti dispensazioni divine Romani 1:18-4:25. Ora, in un capitolo che ha l'intonazione d'un inno di vittoria, ne contempla, il trionfo sulle conseguenze del peccato.

a. Rispetto all'individuo, la, sua relazione con Dio è del tutto mutata: riconciliato con Dio, il suo presente è pace con Lui, l'avvenire che gli è assicurato sarà gloria presso di Lui Romani 5:1-11.

b. Rispetto all'umanità considerata nella sua grande unità organica come famiglia, Cristo, il nuovo Adamo, trionfa dell'opera del primo. Questi, colla sua disubbidienza, avea costituito l'umanità peccatrice e soggetta alla morte. Il nuovo Adamo la rialza e riabilita col dono della giustizia acquistata dalla sua ubbidienza. Al regno del peccato e della morte, sottentra per Cristo il regno della grazia e della vita Romani 5:12-21.

Romani 5:1-11 Rispetto all'individuo, la grazia che giustifica trasforma, la triste situazione del peccatore davanti a Dio, in una situazione felice e gloriosa.

Giustificati adunque per fede,

come lo sono stati tutti i cristiani fin dal momento in cui essi hanno creduto,

abbiamo pace con Dio, per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.

La maggioranza dei codici e delle antiche versioni legge il soggiuntivo εχωμεν (facciamo d'aver pace), invece dell'indicativo εχομεν (noi abbiamo). Ma va notato che i due più antichi codici, il sinaitico ed il vaticano, portano come correzione di seconda mano l'indicativo. Inoltre non è senza importanza il fatto che lo scambio dell'o breve coll'o lungo s'incontra spesso nei MSC, anche quando come 1Corinzi 15:49; Galati 6:10, il soggiuntivo fa a pugni col contesto («come abbiam portato l'immagine del terreno, così porteremo anche (nella risurrezione) l'immagine del celeste» - non certo: cerchiamo di portare. «Così dunque mentre ne abbiamo l'opportunità...»). Viceversa si troverà pure l'o lungo mutato in o breve, come in Romani 14:19. La cosa si spiega quando si rifletta che i codici erano scritti sotto dettatura e che anche l'originale dell'Epistola ai Romani fu scritto da Terzio sotto la dettatura di Paolo. Di fronte alla facilità ed alla frequenza, dello scambio delle due vocali, le ragioni interne vengono ad esser decisive. Ora, nel caso presente, la quasi totalità degli interpreti riconosce che il brano non ha alcun carattere esortativo. Così Alford, pur conservando il soggiuntivo nel suo testo critico, scrive: «L'intero passo è inteso a proclamare le conseguenze della giustificazione per fede; non esorta, ma afferma». Così Scrivener, Godet, B. Weiss, Lipsius, Julicher, Feine, Lietzimann, Barth, Cornely (catt.), ecc. Kühl si esprime così: «Con accento di fiduciosa e vittoriosa certezza, l'Apostolo descrive ora le beate conseguenze della, giustificazione per fede dei cristiani. È scomparso lo stato di sfiducia e d'inimicizia di fronte a Dio ed è entrato nei loro cuori un senso beato e giulivo di pace con Dio... quindi dobbiamo considerare la lezione εχωμεν senz'altro come inammissibile sebbene sostenuta da molti codici.

Il senso esortativo è derivato probabilmente, dal fatto che molti Padri interpretavano l'aver pace come equivalente al conservar la pace. Nestle stesso, costretto dai principi posti alla base della sua edizione critica ad accettare l'echõmen, ha dichiarato ch'egli personalmente riteneva l'indicativo, echomen come l'unica lezione giusta. Anche il P. Lagrange dice che «fin dal principio del di Romani 5: la giustificazione appare come cosa posseduta di cui non resta che ad enumerare i frutti... Il primo risultato, della riconciliazione è la pace con Dio».

L'aor. essendo stati giustificati che accenna ad un fatto oramai avvenuto, e il dunque, indicano chiaramente che Paolo intende ora dedurre dal fatto compiuto le conseguenze benedette ch'esso comporta. La situazione del peccatore di fronte a Dio, all'infuori di Cristo, è quella d'un «figlio d'ira» Efesini 2:3, sottoposto a condanna. Il giustificato trovasi in una situazione del tutto mutata: egli è entrato nello stato di grazia e seguita a starvi. La sua relazione con Dio è relazione, di pace, di riconciliazione, ottenuta mediante l'opera espiatoria garantita dalla, risurrezione e dalla intercessione di Cristo Isaia 53; Efesini 2:14-18; Colossesi 1:20-22.

2 Al Cristo Mediatore dobbiamo lo stato di pace in cui siamo: a Lui dobbiamo di conciliare in esso ed a Lui dobbiamo d'essere stati, fin dal principio, introdotti in esso:

mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi.

Questa grazia s'intende dello stato di grazia in cui vivono i giustificati ed in cui Cristo li ha introdotti. Dio è per loro, non più contro di loro; perciò godono profonda pace. La lor posizione è stata totalmente mutata; «dopo le tenebre, risplende il dì».

E mentre prima, guardando all'avvenire, avevano da paventare l'ira di Dio «nel, giorno dell'ira», essi possono ora guardare innanzi con esultante sicurezza ad una eredità di gloria:

e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio.

Gloriarsi, contiene l'idea d'una gioia trionfante e potrebbe rendersi: esultiamo. La ragione di questa esultanza è la speranza certa ch'essi hanno di aver parte un giorno a quella gloria che Dio possiede e di cui vuol rendere partecipi i redenti (cfr. Romani 8:18; 1Tessalonicesi 2:12; Giovanni 17:22; 2 Pietro 1:4; Apocalisse 21:10; 1Giovanni 3:2). «Si noti il contrasto fra il «gloriarsi» dei Giudei ch'è stato escluso Romani 3:27 e questo «gloriarsi» cristiano. Il primo poggia sopra supposti privilegi e meriti umani; il secondo trae ogni sua forza dalla certezza dell'amor di Dio» (Sanday).

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