Nuova Riveduta:

Romani 12:1

La consacrazione a Dio
1Co 6:19-20 (1Co 12; Ef 4:1-16; 1P 4:10-11)
Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale.

C.E.I.:

Romani 12:1

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.

Nuova Diodati:

Romani 12:1

Consacrazione a Dio; umiltà e fedeltà nell'esercizio dei suoi doni
Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.

Bibbia della Gioia:

Romani 12:1

I doni di Dio.
E così, cari fratelli, vi esorto a dare i vostri corpi a Dio; che siano un sacrificio vivente, santo. Questo è il modo giusto di adorare Dio.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Romani 12:1

La consacrazione a Dio. Umiltà e fedeltà nell'uso dei suoi doni
Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale.

Diodati:

Romani 12:1

IO vi esorto adunque, fratelli, per le compassioni di Dio, che voi presentiate i vostri corpi, il vostro razional servigio, in ostia vivente, santa, accettevole a Dio.

Commentario:

Romani 12:1

PARTE QUARTA

Quale ha da essere la vita di chi ha creduto nell'Evangelo

Romani 12-15

All'esposizione dottrinale, Paolo, secondo il consueto, fa seguire le pratiche esortazioni; e dopo aver mostrato come l'Evangelo è la potenza di Dio per la salvezza d'ogni credente, del Giudeo imprima e poi anche del Greco», egli descrive ora, in brevi tratti, quale ha da essere la vita pratica di chi ha creduto nell'Evangelo della grazia. «Il domma e la morale sono strettamente uniti agli occhi suoi. La fede è la sorgente della vita religiosa» (Oltramare). Per Paolo, una morale indipendente è un edificio senza salde fondamenta.

Questa breve esposizione dei doveri cristiani parte da quelli più generali Romani 12:1-13:14 e termina Romani 14:1-15:13 con quelli che sono più speciali alla chiesa di Roma, nelle condizioni in cui trovasi.

Si possono raggruppare in sei paragrafi nel modo seguente:

§1 - Romani 12:1-2 Il dovere fondamentale della consacrazione a Dio per uniformarci alla sua volontà.

§2 - Romani 12:3-8 Il dovere della modestia nell'apprezzare e far valere a pro della Chiesa i doni ricevuti.

§3 - Romani 12:9-21 Il dovere della carità sincera verso i fratelli e verso i nemici.

§4 - Romani 13:1-7 Il dovere verso le autorità.

§5 - Romani 13:8-14 Il dovere di adempiere, mediante l'amore, a tutti gli obblighi verso il prossimo; ed, in genere, di attendere alla propria santificazione con tanto maggior zelo che si avvicina il giorno di Cristo.

§6 - Romani 14:1-15:13 Il dovere della mutua tolleranza nelle cose secondarie.

§1 - Il dovere fondamentale della consacrazione a Dio per uniformarci alla sua volontà (Romani 12:1-2)

Taluni critici (Renan, ecc..), hanno sollevato dei dubbi sull'autenticità dei capitoli Romani 12-14, perchè Paolo vi esorta una chiesa da lui non fondata. La ragione, puerile in sè quando trattasi dell'Apostolo delle Genti, è inoltre dimostrata vana dai fatti, come lo provano le esortazioni, contenute nei capitoli antecedenti Romani 6; 8; 11, o quelle della lettera circolare detta agli Efesini o quelle rivolte ai Colossesi.

Da quanto Paolo ha esposto fin qui, i lettori hanno potuto farsi un concetto adeguato della misericordia. di Dio verso di essi e verso il mondo, perciò prosegue:

Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio,

in nome, cioè, della infinita compassione che Dio ha avuto di voi, salvandovi. Tale è la potente molla dalla vita cristiana: la riconoscenza, l'amore per l'Iddio che ha avuto pietà di noi. «Noi l'amiamo, dice Giovanni, perchè egli ci ha amati il primo». Vi esorto

a presentare i vostri corpi

che sono gli strumenti di tutta l'attività esterna Romani 6:11-12 ed implicano l'offerta della persona e della vita tutta quanta,

in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio.

Paolo non dice: Vi esorto a retorica di parole, ad esaltazioni e sogni mistici; ma vi esorto a qualcosa di positivo e, reale: a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente. «L'amore vuol dare. Più ci ha donato Iddio nella sua grazia, e più ci sentiamo spinti a presentargli l'offerta della nostra riconoscenza. Non abbiamo da cercar lungi da noi, nel mondo un'offerta che esprima il nostro amore. Il nostro corpo ci è dato per questo. Le nostre membra, che sono gli organi della nostra attività nel mondo, devono essere consacrate a Dio. Questo sacrificio lo possono offrire i poveri, come i ricchi» (Cfr. Schlatter). Paolo usa spesso in senso figurato il linguaggio dei sacrifizi rituali. Così in Romani 15:16 ove dice di «esercitare il sacro servigio del Vangelo affinchè l'offerta dei Gentili sia accettevole». Così Filippesi 2:17 ove prevede di dover «essere offerto a modo di libazione sul sacrificio della fede» dei Filippesi. Cfr. 2Timoteo 4:6; Filippesi 4:18; 2Corinzi 2:14,16; 1Pietro 2:5: ove i fedeli sono «un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo». Chiama il sacrificio del corpo vivente; perchè non si tratta, come sotto la legge, di sostanza morta o di animali che si abbiano da sgozzare, ma della consacrazione di un vivente organismo e di tutte le energie di cui è l'istrumento Romani 14:8. È santo poichè il corpo non dev'essere più oltre al servizio del peccato, ma della santità Romani 6:12-13; 13:13; Colossesi 3:5; 1Corinzi 6:12-20; accetto a Dio, poichè risponde all'intento divino nella creazione, come nella redenzione, dell'uomo.

[il che è] il vostro culto razionale.

La parola tradotta «razionale» ( λογικην λ.) s'incontra in 1Pietro 2:2, ov'è applicata al latte «spirituale e puro» che nutre l'anima, per opposizione a quello che nutre il corpo. Si potrebbe, anche qui, rendere (cfr. la Riveduta): «È questo il culto spirituale che avete da rendere». Non si tratta di offrire a Dio un culto meramente rituale ed esterno, consistente in offerte di poco valore; Dio richiede da voi un culto di natura spirituale, i cui atti sono atti morali di servizio volontario, a cui presiede la mente rinnovellata. «Tutta la vita, tutto l'essere del cristiano deve diventare un culto, anzi un sacrificio» (Bonnet). Questo non esclude che il cristiano adoperi liberamente delle forme di culto esterno, ma esclude ogni opus operatum, ed ogni vuoto formalismo. Gli atti del culto esterno non hanno valore agli occhi di Dio se non come mezzo di alimentare e attivare il culto meramente razionale. «Ogni atto di culto che non fa capo alla santa consacrazione di colui che l'offre, è cristianamente illogico» (Godet).

E qual'è la norma che il cristiano deve seguire nella sua nuova attività consacrata a Dio? Anzitutto, Paolo indica qual'è il modello che non si deve seguire.

Riferimenti incrociati:

Romani 12:1

Rom 15:30; 1Co 1:10; 2Co 5:20; 6:1; 10:1; Ef 4:1; 1Te 4:1,10; 5:12; Eb 13:22
Rom 2:4; 9:23; 11:30,31; Sal 116:12; Lu 7:47; 2Co 4:1; 5:14,15; Ef 2:4-10; Fili 2:1-5; Tit 3:4-8; 1P 2:10-12
Rom 6:13,16,19; Sal 50:13,14; 1Co 6:13-20; Fili 1:20; Eb 10:22
Sal 69:30,31; Os 14:2; 1Co 5:7,8; 2Co 4:16; Fili 2:17; Eb 10:20-22; 13:15,16; 1P 2:5
Rom 12:2; 15:16; Sal 19:14; Is 56:7; Ger 6:20; Ef 5:10; Fili 4:18; 1Ti 2:3; 5:4; 1P 2:5,20

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