Nuova Riveduta:

Romani 2:16

Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.

C.E.I.:

Romani 2:16

Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.

Nuova Diodati:

Romani 2:16

nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio evangelo.

Bibbia della Gioia:

Romani 2:16

Verrà il giorno in cui, al comando di Dio, Gesù Cristo giudicherà le azioni segrete di tutti gli esseri umani; questo fa parte del grande piano di Dio, che io annuncio.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Romani 2:16

Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio Evangelo.

Diodati:

Romani 2:16

Ciò si vedrà nel giorno che Iddio giudicherà i segreti degli uomini, per Gesù Cristo, secondo il mio evangelo.

Commentario:

Romani 2:16

Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini,

non ciò che si vede soltanto, ma le cose nascoste, gli intimi moventi dell'azione. Queste parole vanno connesse, non con quelle che precedono immediatamente, ma con quelle di Romani 2:13: «I facitori della legge saranno giustificati (e fra questi possono trovarsi dei pagani; Romani 2:14-15) nel giorno in cui Dio giudicherà...». Per maggior chiarezza, la Riveduta fa di Romani 2:16 una frase separata, premettendovi le parole: Tutto ciò si vedrà, che non si trovano nel greco. Aggiungendo:

per mezzo di Cristo Gesù, secondo il mio Evangelo,

Paolo ricorda il carattere spirituale ed universale dell'Evangelo ch'egli predica e che comprende, insieme con l'annunzio della salvazione per tutti gli uomini, anche quello del giudicio di tutti per mezzo del Messia. Egli, dopo essere stato il mediatore della grazia, sarà l'Agente della Giustizia. (cfr. Matteo 25; Atti 17:31).

Tali i principi o criteri secondo, i quali Dio giudicherà gli uomini. Ma si domanda: Come mai questi principi possono essi conciliarsi coll'insegnamento di Paolo sulla giustificazione per fede e non per opere?

Anzitutto è da notare che Paolo, mente logica quant'altra mai, non ha scorto contraddizione tra questo insegnamento e quello che dà in Romani 3: poichè, anzi, quanto dice qui è destinato a preparare la esposizione della giustificazione per grazia.

Paolo espone qui dei principi; non si preoccupa per ora di sapere se vi sarà chi possa esser giustificato come osservatore della legge, o, se ve ne saranno, per qual via saranno giunti a quello stato. Solo intende stabilire che il giudicio di Dio sarà universale, ed imparziale, conforme alla realtà della condotta morale di ognuno. Se vi hanno da essere dei salvati, non lo saranno per via di eccezione che violi la giustizia e non abbia riguardo al loro stato morale. Se Dio giustifica, non è col cessar d'esser giusto Romani 3:26.

Va notato, inoltre, che il principio secondo il quale Dio giudicherà, all'ultimo giorno, gli uomini secondo le loro opere, è contenuto nell'intiero Nuovo Testamento. Si cfr. Matteo 25:31-46; Giovanni 5:27-29; 2Corinzi 5:10; Apocalisse 20:11-15, ecc.

Se al peccatore è offerta in Cristo la salvezza, essa non diventa efficace che quando è accettata dalla fede del cuore che, senza costituire un merito, è però l'atto morale più profondo e più decisivo nella vita. «Questa è l'opera di Dio che voi crediate in Colui che esso ha mandato» Giovanni 6:29. Per essa l'uomo, conscio della sua povertà, si appropria Cristo fattogli da Dio «sapienza, giustizia, santificazione e redenzione». Così può avvenire che chi è stato giustificato per fede in Cristo, sia poi giudicato dalle sue opere. «La giustificazione per la fede sola, nota il Godet, si applica all'entrata nella salvezza mediante il perdono gratuito dei peccati, non già al giudizio finale. Quando Dio riceve il peccatore in grazia al momento della sua conversione, non gli chiede che la fede; ma da quel momento principia per lui una responsabilità nuova; Dio esige dal credente graziato, i frutti della grazia... La fede non è la triste prerogativa di poter peccare impunemente; è il mezzo di vincere il peccato e di operare santamente. Se non produce un tale frutto di vita, essa è morta e sarà dichiarata vana... La giustizia imputata poggia unicamente sulla fede; la giustizia riconosciuta da Dio nel giorno del giudizio comprende la fede coi suoi frutti» (cfr. Romani 8:4).

«La giustificazione, osserva a sua volta il Sanday-H., è un atto passato che fa capo ad uno stato presente; appartiene propriamente al principio, non alla fine della carriera cristiana. Non v'è antitesi reale tra la fede e le opere in sè. Le opere sono la dimostrazione della fede e la fede ha la sua esplicazione necessaria nelle, opere. La vera antitesi sta tra il guadagnare la salvezza e il riceverla come un dono della bontà di Dio».

Riferimenti incrociati:

Romani 2:16

Rom 2:5; 3:6; 14:10-12; Ge 18:25; Sal 9:7,8; 50:6; 96:13; 98:9; Ec 3:17; 11:9; 12:14; Mat 16:27; 25:31-46; Lu 8:17; Giov 12:48; 1Co 4:5; 2Co 5:10; Eb 9:27; 1P 4:5; 2P 2:9; Ap 20:11-15
Giov 5:22-29; At 10:42; 17:31; 2Ti 4:1,8
Rom 16:25; 1Ti 1:11; 2Ti 2:8

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