Nuova Riveduta:

Romani 6:23

perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

C.E.I.:

Romani 6:23

Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Nuova Diodati:

Romani 6:23

Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Bibbia della Gioia:

Romani 6:23

Perché la ricompensa del peccato è la morte, Dio invece ci dona la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Romani 6:23

poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Diodati:

Romani 6:23

Perciocchè il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.

Commentario:

Romani 6:23

poichè, il salarlo del peccato è la morte, ma il dono

(dono di grazia)

di Dio è la vita eterna,

e quel dono ci è fatto

in Cristo Gesù, nostro signore.

Salario significa nell'originale il soldo in natura od in denaro che pagavasi ai militari Luca 3:14; 1Corinzi 9:7; 2Corinzi 11:8. Chi milita al servizio del peccato riceve per paga, in virtù della giusta legge di Dio, la morte nel senso più esteso; mentre, a chi crede in Cristo, è assicurato il dono della vita eterna che l'uomo non potrebbe mai per meriti propri, acquistarsi. Quel dono per eccellenza è in Cristo, poichè nel suo sacrificio per noi abbiamo la riconciliazione, e nell'unione con lui la vita nuova ed a suo tempo la gloria.

RIFLESSIONI

1. Non vi sono che due padroni possibili per l'uomo: il peccato o la giustizia, Satana o Dio. Al servizio dell'uno o dell'altro è necessariamente impegnata e adoperata la vita. «Voi non potete servire a due padroni», ha detto Cristo. «Chi non è per me è contro di me». Neutralità o indipendenza morale non è possibile.

2. Lo stato di grazia è uno stato di aperta guerra contro al peccato e di volontaria consacrazione a giustizia, ossia a Dio. Tale è fin dal suo principio: tale deve essere, in modo, sempre più assoluto, fino alla finale vittoria.

Vi si entra con un atto d'ubbidienza del cuore all'Evangelo, vi si continua nell'ubbidienza alla giustizia. Colla conversione si voltano le spalle al peccato, colla santificazione lo si combatte, lo si estirpa dal cuore e dalla vita. Il tornare sotto al giogo del peccato è un tornare al vomito, un rinnegare la propria conversione, un uscire dallo stato di grazia. L'esperienza d'ogni cristiano attesta che la sua conversione è stata un mutamento di dizione morale. Ricordiamo le prime, emozioni, le lotte, i santi impegni della nostra conversione e sia l'opera morale di ogni giorno una conferma di quella decisione.

3. Finchè soltanto l'intelletto assente alle verità evangeliche, non c'è vera conversione. Convien che vi sia, come nei Romani, ubbidienza di cuore all'Evangelo conosciuto colla mente. Molto si parla di cambiamento di religione. Il cambiamento essenziale sta nel lasciare la schiavitù del peccato per divenire di cuore servi di Dio.

4. Le conseguenze del peccato nel presente, fanno presentire la fine alla quale esso mena il peccatore; mentre il benefico e sano frutto del servizio di Dio fa presentire altresì che alla fine, trovasi la vita eterna. Nei risultati presenti e visibili, da noi stessi in parte sperimentati, del servizio del peccato e di quello della giustizia, sta una costante esortazione a scegliere la via stretta che mena alla vita o a perseverare fedelmente in essa, quando già vi siamo entrati. «Anche se consideriamo solo la nostra presente felicità, faremo bene ad abbandonare il servizio del peccato. Poichè per quanto il frutto proibito sembri, a vederlo, di sapore gradevole, dobbiam presto riconoscere che il peccato non produce se non timori, tormenti e tribolazioni. Non c'è nè pace, nè riposo, nè gioia ove dominano le malvagie inclinazioni... Quale felicità può esservi per chi è in balia delle proprie passioni? Egli è lo schiavo della collera, dell'orgoglio, della gelosia, della concupiscenza o di tal altro colpevole sentimento che lo tiranneggia. E se leviamo lo sguardo verso l'eternità che si avvicina, quanto più serie ci parranno le conseguenze del nostro peccato! Siamo esseri immortali; gettiamo sulla terra il seme di cui raccoglieremo il frutto nell'eternità... Quanto diversa la posizione di coloro che, affrancati dal peccato, sono diventati servi di Dio!» (Anon.).

Riferimenti incrociati:

Romani 6:23

Rom 5:12; Ge 2:17; 3:19; Is 3:11; Ez 18:4,20; 1Co 6:9,10; Ga 3:10; 6:7,8; Giac 1:15; Ap 21:8
Rom 2:7; 5:17,21; Giov 3:14-17,36; 4:14; 5:24,39,40; 6:27,32,33,40,50-58; 6:68; 10:28; 17:2; Tit 1:2; 1P 1:3,4; 1G 2:25; 5:11,12

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