Nuova Riveduta:

Tito 1:1

(1Ti 3:15; 1P 2:15)
Indirizzo e saluti
1Ti 1:1-2; 2P 1:1-4
Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per promuovere la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è conforme alla pietà,

C.E.I.:

Tito 1:1

Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo per chiamare alla fede gli eletti di Dio e per far conoscere la verità che conduce alla pietà

Nuova Diodati:

Tito 1:1

Indirizzo e saluti
Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo, secondo la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà,

Bibbia della Gioia:

Tito 1:1


Questa lettera è scritta da Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Tito 1:1

Indirizzo e saluto
Paolo, servitor di Dio e apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà,

Diodati:

Tito 1:1

PAOLO, servitor di Dio, e apostolo di Gesù Cristo, secondo la fede degli eletti di Dio, e la conoscenza della verità, che è secondo pietà;

Commentario:

Tito 1:1

IL SALUTO

L'autore dello scritto, il destinatario di esso, i voti che il primo invia al secondo sono i tre elementi che costituiscono il preambolo epistolare presso gli antichi.

L'autore, Paolo, designa se stesso in due modi qual servo di Dio e quale apostolo di Gesù Cristo soffermandosi più a lungo del solito Tito 1:1-3 a caratterizzare il proprio apostolato

Paolo servo di Dio.

Servi di Dio sono tutti i cristiani: "Come liberi, scrive loro S. Pietro, ma come servi di Dio" 1Pietro 2:16. Tuttavia lo sono in senso speciale quelli, che sono chiamati ad un servizio particolare, più diretto, più completo e continuo. I profeti sono quindi chiamati servi di Dio, come lo sono gli apostoli ed i ministri tutti della Parola Atti 16:17; Giacomo 1:1. I due sensi, generale e particolare, si incontrano in Apocalisse 1:1. "Rivelazione... per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire in breve... significata... al suo servo Giovanni..." Paolo suole designarsi altrove qual servo di G. C., mentre qui dopo essersi chiamato, con termine più generico, servo di Dio, indica poi che l'apostolato è il servizio cui è chiamato:

ed apostolo di Gesù Cristo

che gli è apparito e lo ha costituito suo ambasciatore presso le genti. Del proprio apostolato Paolo definisce anzitutto il fine cui è diretto, poi la speranza su cui poggia.

per la fede degli eletti di Dio e la esatta conoscenza della verità ch'è connessa colla pietà;

La preposizione che rendiamo per ( κατα) riveste una quantità di sensi nel Nuovo Testamento e non è meraviglia se nella spiegazione di questa frase gli interpreti mostrano qualche diversità. Diodati con molti altri tradusse: "secondo la fede..." L'idea sarebbe che la norma secondo la quale ha da esplicarsi l'apostolato di Paolo è la fede vera, ch'è quella degli eletti di Dio. Con ciò si verrebbe a dare alla "fede" il senso obiettivo di verità creduta che s'incontra di rado, se pur s'incontra, negli scritti di Paolo. Poi, l'apostolato è fatto per crear la fede colla predicazione, e la sua norma è la rivelazione ricevuta da Cristo Galati 1. Inoltre questo senso di katà mal si confà colla seconda parte della frase, ove la "conoscenza della verità" dovrebbe significare quella posseduta dall'apostolo. Altri spiega: apostolo... in, commissione con... relativamente alla fede... Ci pare preferibile di dare qui alla prep. il suo senso di direzione, di destinazione, di fine. (Cfr. Atti 2:10; 27:12; 8:26; Filippesi 3:14.) Paolo è inviato di Gesù Cristo in vista della fede, cioè non per annunziar la fede (vers. Osterwald), ma per produrre e sviluppare la fede nel cuore degli eletti di Dio e per dar loro la conoscenza della verità. È quella la direttiva, lo scopo essenziale della sua missione. Ai Romani Paolo dice d'aver "ricevuto la grazia e l'apostolato per produrre ubbidienza di fede fra tutte le genti" Tito 1:5; 16:26. La fede infatti viene dall'udire la parola di Dio che deve essere quindi predicata Romani 10. Soltanto, "la fede non è di tutti" e fra coloro che odono la Buona Novella molti restano increduli od accettano l'Evangelo con fede passeggera, superficiale, che non scende fino al cuore per rinnovarlo a vita santa. In Atti 13:48 Luca dice degli evangelizzati di Antiochia di Pisidia: "Credettero quanti fra loro erano ordinati a vita eterna". Quelli che Iddio ha innanzi conosciuti ed eletti sono coloro che credono di vera fede, perchè ricevono la parola recata dai seminatori evangelici in un cuore onesto e ben disposto. A crear la fede è necessaria una qualche conoscenza, almeno elementare, della verità evangelica. "Come crederanno in colui di cui non hanno udito parlare?" A questa conoscenza iniziale deve succedere la piena conoscenza ( επιγνωσις) della verità, che avviene in modo graduale, a misura che cresce l'esperienza della vita nuova e che gli organi della conoscenza spirituale diventano più esercitati Ebrei 5:11-14. Cfr. 2Timoteo 3:6. L'apostolo dopo aver dato il latte ai bambini dovea dare anche il cibo sodo ai credenti più progrediti, la sapienza riservata agli uomini compiuti 1Corinzi 2-3. Scrivendo agli Efesini di cui conosce la fede e la carità, egli prega Iddio di dar loro "lo spirito di sapienza e di rivelazione nella piena conoscenza di lui, e gli occhi del cuore illuminati per conoscere qual'è la speranza cui sono chiamati, la ricchezza della gloria... la grandezza della potenza... ecc." Efesini 1:15 e seg. Il suo insegnamento mira a farli partecipi della intelligenza spirituale a lui concessa, aspettando il tempo in cui conosceranno come sono stati da Dio conosciuti 1Corinzi 13:8-13. La verità di cui Paolo deve comunicare la conoscenza è quella ch'è secondo pietà, che corre parallela ad essa, ch'è connessa ed unita ad essa, che non è mai disgiunta dal timore e dall'amor di Dio tradotti in pratica ubbidienza alla sua volontà. C'è una verità scientifica relativa al mondo fisico, la quale non ha che fare colla pietà, talchè si può essere un grande matematico o un grande chimico od un filosofo, senza esser pio. I dottori combattuti da Paolo si occupavano di questioni religiose pur rimanendo estranei alla pietà. La verità che Paolo è mandato a proclamare è verità santificante che trae a pentimento, a fede, a vita nuova ed a sua volta non può essere compresa ed assimilata se non dalle anime pie.

Riferimenti incrociati:

Tito 1:1

1Cron 6:49; Rom 1:1; Fili 1:1
Giov 10:26,27; At 13:48; Ef 2:8; 2Te 2:13,14; 1Ti 1:5
Col 2:2; 2Ti 2:23,25; 1G 2:23
Tit 2:11,12; 1Ti 1:4; 3:16; 6:3; 2P 1:3; 3:11

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