Ebrei 11:17-19

17 Per fede Abramo, essendo provato, ha offerto Isacco.

Quasi riparasse ad una dimenticanza, l'autore torna indietro per accennare l'atto supremo di fede compiuto da Abramo quando Dio lo provò. Westcott che ha chiamato fede di abnegazione di sè quella del patriarca quando lascia il suo paese, fede di paziente attesa quella mostrata nel soggiornare in Canaan qual forestiera chiama questa la fede del sacrificio. Tentare e mettere alla prova si esprimono in greco colla stessa parola ( πειραζω). È evidente che, nel caso d'Abramo, si tratta di prova come la chiama Genesi 22, e non di tentazione al male. Materialmente, il sacrificio d'Isacco non fu compiuto; ma siccome lo fu moralmente, lo scrittore può dire che Abramo ha offerto Isacco. La grandezza del sacrificio è messa in rilievo col far notare come il patriarca, offrendo Isacco, non solo dovette far tacere gli affetti naturali più legittimi e più sacri dinanzi all'ordine esplicito dell'Eterno che è la più alta norma del dovere, ma fu chiamato a sacrificar colui che gli era stato dato in adempimento di una promessa divina e nel quale, a sua volta, doveva continuare ad adempiersi la promessa.

18 Ed offerse il [suo] unigenito colui che avevi accolte le promesse, al quale era stato detto: «In Isacco ti sarà nominata progenie».

Isacco era il figlio unico di Sara e di Abramo. Su lui concentravasi l'affetto del padre, non solo, ma su lui concentravnnsi le grandi speranze suscitate dalle promesse divine accolte dal patriarca con allegrezza e con fede. Da Isacco, non da Ismaele, doveva originare quella progenie d'Abramo cui era riservata l'alta missione d'essere in benedizione a tutte le genti. Or quel figlio unico, oggetto di una promessa e condizione dell'adempimento di altre promesse, Dio ordina di sacrificarlo. «In tutto questo, dice Grisostomo, Dio pareva contraddire a Dio, fede essere opposta a fede, e comandamento a promessa». La fede d'Abramo dovette passare per una valle molto oscura, in cui le stelle che avevano guidato la pietà del patriarca parevano tutte spente. La sola che resta è il fatto, non smentito mai da Dio, ch'egli ha fatto la promessa. A questo fatto, alla fedeltà dell'Eterno che non può venir meno, Abramo si appiglia in un supremo sforzo di fede. Dio non può mentire; quindi, in un modo o nell'altro, saprà adempiere la sua promessa. Egli è potente per ridonar anche la vita ad Isacco, come ha ridonato vigore ai suoi genitori.

19 Essendosi fatta questa ragione,

o avendo tenuto conto poichè anche la fede pensa e ragiona e calcola ( λογισαμενος),

che Dio [è] potente anche da risuscitare [uno] dai morti; per cui lo ricoverò anche in un modo somigliante [ad una risurrezione].

Abramo salendo il monte Moria, forse aveva pensato che Dio provvederebbe un sostituto ad Isacco, ma quando fu lasciato legare il figlio sull'altare, la sua fede dovette guardare ad un altro genere d'intervento divino. E pensò che neppure la morte annulla la fedeltà di Dio, perchè non è barriera alla di lui potenza. Dio può risuscitare anche i morti. Ed alla sua fede Dio rispose. Egli non riebbe il suo figlio per via di una vera e propria risurrezione, poichè non era stato ucciso, ma lo riebbe in un modo che si assomiglia, ch'è paragonabile ad una risurrezione, che può chiamarsi tale figurativamente. Il testo dice concisamente che lo ricoverò in similitudine, in parabola; ma il senso più semplice è che lo ricoverò in un modo che, per lui, era come una risurrezione. In cuor suo l'aveva contato morto; e lo scioglierlo dall'altare per riabbracciarlo sano e salvo fu per lui come se Dio glielo avesse restituito dopo averlo risuscitato dai morti. Alcuni preferiscono dare alla particella ὁθεν (per cui) il senso in sè legittimo: di là, che verrebbe a dire: E dai morti lo riebbe in un modo che si assomiglia ad una risurrezione.


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