Nuova Riveduta:

Ebrei 9:11-28

(Eb 10:11-22; 12:24)(Es 24:3-8; Le 17:11)(Eb 10:1-14; 7:24-28; 1:3)
11 Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d'uomo, cioè, non di questa creazione, 12 è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurare la purezza della carne, 14 quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!
15 Per questo egli è mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché i chiamati ricevano l'eterna eredità promessa. 16 Infatti, dove c'è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. 17 Un testamento, infatti, è valido quando è avvenuta la morte, poiché rimane senza effetto finché il testatore vive. 18 Per questo neanche il primo patto fu inaugurato senza sangue. 19 Infatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 e disse: «Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato per voi». 21 Asperse di sangue anche il tabernacolo e tutti gli arredi del culto. 22 Secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e, senza spargimento di sangue, non c'è perdono.
23 Era dunque necessario che i simboli delle realtà celesti fossero purificati con questi mezzi. Ma le cose celesti stesse dovevano essere purificate con sacrifici più eccellenti di questi. 24 Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d'uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi; 25 non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. 26 In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio. 27 Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, 28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza.

C.E.I.:

Ebrei 9:11-28

11 Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, 12 non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, 14 quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?
15 Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte per la redenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che è stata promessa. 16 Dove infatti c'è un testamento, è necessario che sia accertata la morte del testatore, 17 perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive. 18 Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. 19 Infatti dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: Questo è il sangue dell'alleanza che Dio ha stabilito per voi. 21 Alla stessa maniera asperse con il sangue anche la Tenda e tutti gli arredi del culto. 22 Secondo la legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono.
23 Era dunque necessario che i simboli delle realtà celesti fossero purificati con tali mezzi; le realtà celesti poi dovevano esserlo con sacrifici superiori a questi. 24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore, 25 e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui. 26 In questo caso, infatti, avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo. Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. 27 E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, 28 così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.

Nuova Diodati:

Ebrei 9:11-28

11 Ma Cristo, essendo venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto non fatto da mano d'uomo, cioè non di questa creazione, 12 entrò una volta per sempre nel santuario, non con sangue di capri e di vitelli, ma col proprio sangue, avendo acquistato una redenzione eterna. 13 Infatti, se il sangue dei tori e dei capri e la cenere di una giovenca aspersi sopra i contaminati li santifica, purificandoli nella carne, 14 quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offerse se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! 15 E perciò egli è il mediatore del nuovo patto affinché, essendo intervenuta la morte per il riscatto dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano la promessa dell'eterna eredità. 16 Poiché dove c'è un testamento, ci deve essere necessariamente anche la morte del testatore. 17 Il testamento infatti è valido solo dopo la morte di qualcuno, perché non ha alcuna forza mentre vive ancora il testatore. 18 Per questo neppure il primo fu inaugurato senza sangue. 19 Infatti, quando tutti i comandamenti secondo la legge furono proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli, preso il sangue dei vitelli e dei capri, con acqua, lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: «Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato per voi». 21 Parimenti con quel sangue egli asperse pure il tabernacolo e tutti gli arredi del servizio divino. 22 E, secondo la legge, quasi tutte le cose sono purificate col sangue; e senza spargimento di sangue non c'è perdono dei peccati. 23 Era dunque necessario che i modelli delle cose celesti fossero purificati con queste cose; ma le cose celesti stesse lo dovevano essere con sacrifici più eccellenti di questi. 24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura delle cose vere, ma nel cielo stesso per comparire ora davanti alla presenza di Dio per noi, 25 e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo, 26 altrimenti egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. 27 E come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio, 28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per prendere su di sé i peccati di molti, apparirà una seconda volta senza peccato a coloro che lo aspettano per la salvezza.

Bibbia della Gioia:

Ebrei 9:11-28

11 Cristo invece è venuto come sommo sacerdote, di questo sistema migliore: quello che abbiamo noi adesso. Egli è entrato nel tabernacolo più grande e più perfetto, quello del cielo, un tabernacolo non costruito dagli uomini, vale a dire, che non fa parte di questo mondo. 12 Una volta per tutte Cristo è entrato in quella stanza più interna, il Luogo Santissimo. Là non ha portato sangue di capre o di tori, ma il proprio sangue, per mezzo del quale ci ha assicurato la salvezza eterna.

Il Nuovo Patto.
13 Se, in base all'antico sistema, il sangue delle capre e dei tori e la cenere di una vitella bruciata potevano purificare il corpo dell'uomo dal peccato, 14 quanto più il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza dalle opere morte (i peccati che abbiamo commesso), per servire il Dio Vivente. Questo significa che non dobbiamo sentirci colpevoli per i nostri peccati. Perché, con l'aiuto dello Spirito Santo eterno, Cristo, di sua spontanea volontà, ha offerto se stesso a Dio come vittima immacolata per i nostri peccati. 15 Quindi, Cristo è il mediatore di un nuovo patto tra Dio e gli uomini, affinché tutti quelli che sono chiamati da Dio possano ricevere quelle cose meravigliose ed eterne che Dio ha loro promesso. Questo è possibile perché Cristo è morto per liberare gli uomini dalla pena dei peccati commessi, mentre dipendevano ancora dal vecchio patto.
16 Ora, se qualcuno muore e lascia un testamento, nessuno avrà l'eredità, finché non sarà stata accertata la morte di chi ha scritto quel testamento. 17 Infatti, un testamento è valido soltanto in caso di morte di chi l'ha scritto; non ha valore, invece, se chi lo ha fatto è ancora vivo.
18 Per questa ragione il primo patto dovette essere inaugurato con uno spargimento di sangue. 19 Infatti, dopo che Mosè ebbe dato al popolo tutte le leggi di Dio, prese il sangue di capre e vitelli, lo mischiò con acqua, poi, servendosi di rami d'issopo e di lana scarlatta, lo spruzzò sopra il libro delle leggi di Dio e su tutto il popolo, dicendo:
20 «Questo è il sangue che segna l'inizio del patto fra voi e Dio, il patto che Dio mi ha ordinato di fare con voi».
21 E nello stesso modo, spruzzò di sangue il tabernacolo e tutti gli oggetti che servivano per il culto. 22 Così possiamo dire che, secondo il vecchio patto basato sulle leggi di Mosè, quasi ogni cosa veniva purificata col sangue, perché senza spargimento di sangue non c'è perdono dei peccati.
23 Questa è la ragione per cui il tabernacolo qui in terra e tutto ciò che conteneva, cose che sono soltanto una immagine della realtà del cielo, dovettero essere purificate da Mosè in quel modo, per mezzo del sangue di animali. Ma era necessario che anche le stesse realtà del cielo fossero purificate con sacrifici molto più preziosi. 24 Infatti, Cristo non è entrato in un santuario terreno, che è solo una immagine del vero tempio in cielo. Egli è entrato proprio nel cielo, per essere ora il nostro avvocato davanti a Dio. 25 Non vi è entrato per offrire se stesso più volte, come fa il sommo sacerdote qui sulla terra, che ogni anno offre il sangue di animali nel Luogo Santissimo. 26 In tal caso, sarebbe dovuto morire più volte, dalla creazione del mondo in poi. Invece no! Cristo è venuto una volta per tutte, ora che siamo alla fine dei tempi, per eliminare il peccato per sempre, morendo per noi.
27 E, come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta e dopo la morte siano giudicati da Dio, 28 così anche Cristo fu offerto in sacrificio una sola volta per cancellare i peccati di molte persone; e tornerà di nuovo, non per i nostri peccati stavolta, ma per portare la salvezza a tutti quelli che l'aspettano.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Ebrei 9:11-28

11 Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire non di questa creazione, 12 e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna. 13 Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d'una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, 14 quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d'ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all'Iddio vivente? 15 Ed è per questa ragione che egli è mediatore d'un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l'eterna eredità promessa. 16 Infatti, dove c'è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. 17 Perché un testamento è valido quand'è avvenuta la morte; poiché non ha valore finché vive il testatore. 18 Ond'è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue. 19 Difatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue de' vitelli e de' becchi con acqua, lana scarlatta ed issopo, e ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 dicendo: Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato sia fatto con voi. 21 E parimente asperse di sangue il tabernacolo e tutti gli arredi del culto. 22 E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c'è remissione. 23 Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse doveano esserlo con sacrificî più eccellenti di questi. 24 Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; 25 e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; 26 ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de' secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio. 27 E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, 28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la loro salvezza.

Diodati:

Ebrei 9:11-28

11 Ma Cristo, sommo sacerdote de' futuri beni, essendo venuto, per mezzo del tabernacolo che è maggiore e più perfetto, non fatto con mano, cioè non di questa creazione; 12 e non per sangue di becchi e di vitelli; ma per lo suo proprio sangue, è entrato una volta nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna. 13 Perciocchè, se il sangue de' tori e de' becchi, e la cenere della giovenca, sparsa sopra i contaminati, santifica alla purità della carne; 14 quanto più il sangue di Cristo, il quale per lo Spirito eterno ha offerto sè stesso puro d'ogni colpa a Dio, purificherà egli la vostra coscienza dalle opere morte, per servire all'Iddio vivente?
15 E perciò egli è mediatore del nuovo testamento; acciocchè, essendo intervenuta la morte per lo pagamento delle trasgressioni state sotto il primo testamento, i chiamati ricevano la promessa della eterna eredità. 16 Poichè, dov'è testamento, è necessario che intervenga la morte del testatore. 17 Perciocchè il testamento è fermo dopo la morte; poichè non vale ancora mentre vive il testatore. 18 Laonde la dedicazione del primo non fu fatta senza sangue. 19 Perciocchè, dopo che tutti i comandamenti, secondo la legge, furono da Mosè stati pronunziati a tutto il popolo; egli, preso il sangue de' vitelli e de' becchi, con acqua, e lana tinta in iscarlatto, ed isopo, ne spruzzò il libro stesso, e tutto il popolo; 20 dicendo: Questo è il sangue del patto, che Iddio ha ordinato esservi presentato. 21 Parimente ancora con quel sangue spruzzò il tabernacolo, e tutti gli arredi del servigio divino. 22 E presso che ogni cosa si purifica con sangue, secondo la legge; e senza spargimento di sangue non si fa remissione.
23 Egli era adunque necessario, poichè le cose rappresentanti quelle che son ne' cieli sono purificate con queste cose; che anche le celesti stesse lo fossero con sacrificii più eccellenti di quelli. 24 Poichè Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora davanti alla faccia di Dio per noi. 25 E non acciocchè offerisca più volte sè stesso, siccome il sommo sacerdote entra ogni anno una volta nel santuario con sangue che non è il suo. 26 Altrimenti gli sarebbe convenuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta, nel compimento de' secoli, è apparito per annullare il peccato, per lo sacrificio di sè stesso. 27 E come agli uomini è imposto di morire una volta, e dopo ciò è il giudicio; 28 così ancora Cristo, essendo stato offerto una volta, per levare i peccati di molti, la seconda volta apparirà non più per espiare il peccato, ma a salute a coloro che l'aspettano.

Commentario:

Ebrei 9:11-28

11 Ebrei 9:11-14. L'entrata nel Santuario assicurata agli adoratori dal sacrificio che purifica la coscienza.

Quel che il sacerdozio levitico non poteva procurare al popolo, glielo acquista ed assicura Cristo col suo sacrificio.

Ma giunto Cristo qual sommo sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso del tabernacolo maggiore e più perfetto non fatto con mani, cioè non di questa creazione, e col mezzo, non di sangue di becchi e di tori, ma col mezzo del suo proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel Santuario, avendo ottenuto una redenzione eterna.

Dopo il lungo succedersi di sacerdoti imperfetti, che offrono in un santuario figurativo dei sacrificii senza reale efficacia, ecco apparire finalmente sulla scena della storia ( παραγενομενος) il vero sommo sacerdote. Dal campo delle ombre si entra in quello della realtà. Il grande contrasto è espresso dal ma Cristo... Egli e detto sommo sacerdote dei futuri beni, perchè per lo suo ministerio sono assicurati ai credenti quei beni che nell'antico patto erano solamente figurati Ebrei 10:1, ch'erano oggetto delle promesse divine relative al nuovo Patto: e s'intendono con ciò il completo perdono dei peccati, l'adozione del peccatore a figlio di Dio, il rinnovamento del cuore, la intima comunione con Dio, l'entrata nel riposo finale. Cotesti beni erano futuri per l'Israele antico e lo sono in parte anche per noi. È notevole la variante dei codd. B. D. e dell'Itala i quali leggono invece di futuri beni, gli avvenuti beni ( γενομενων) che sarebbe a dire: procurati oramai, divenuti realtà per l'opera di Cristo. Quantunque tale lezione sia accettata da eminenti critici e adottata dal Nestle nella sua 2a Ed., riteniamo quella ordinaria come più conforme al modo di esprimersi dell'autore dell'Ep. Come il sommo sacerdote levitico, nel giorno delle Espiazioni, attraversava il luogo santo per entrare nel luogo santissimo, così il gran Sacerdote definitivo, dopo aver, sulla terra, versato il proprio sangue, ha attraversato, per comparire alla presenza immediata di Dio, un tabernacolo maggiore e più perfetto di quello meschino fatto d'assi e di tappeti. In Ebrei 4:14 ha detto già di Gesù che «ha attraversato i cieli» (cfr. Ebrei 7:26), ed i cieli sono infatti il tabernacolo grandioso degno di servire di vestibolo al Santuario della Maestà di Dio. Non sono fatti con mano come lo fu il tabernacolo del deserto, anzi non appartengono neppure a questa creazione terrestre, come il santuario mondano. Alcuni antichi interpreti fuorviati dal passo Ebrei 10:20 ove lo scrittore paragona la carne di Gesù alla cortina che separava il luogo santo dal santissimo, hanno veduto nel tabernacolo di cui è qui parola il corpo di Cristo o la vita sua nel corpo. Ma perchè sarebbe allora chiamato «maggiore» del luogo santo e con qual verità sarebbe escluso dalla creazione terrestre poichè era fatto di «carne e sangue» come il nostro Ebrei 2:14?

12 Il sommo sacerdote antico non poteva penetrar nel luogo santissimo senza il sangue delle vittime espiatorie che doveano esser tori e becchi. Anche il Cristo entra nel santuario celeste con del sangue, ma non di vittime animali, bensì con il proprio sangue infinitamente prezioso, offerto non per l'espiazione dei propri peccati, ma, per quelli del popolo. Va da se che l'autore non intende presentare il Cristo risorto come entrando in un santuario celeste materiale, con nelle mani il suo sangue materiale da spruzzare su di un materiale propiziatorio. Il suo sangue Gesù l'ha versato sull'altare della croce; ma dinanzi a Dio egli comparisce come uno ch'è stato ucciso Apocalisse 5:6,9,12, che si è offerto in volontario sacrificio per i peccatori e che fa valere a beneficio loro l'efficacia del suo sacrificio. Ed è tale il valore dell'espiazione offerta che Cristo non ha da ripeterla ogni anno, come il sacerdote levitico. Egli è entrato nel santuario e s'intende alla gloriosa presenza di Dio, una volta per sempre avendo conseguita un'eterna redenzione. La ripetizione dei sacrificai figurativi era un attestato, del continuo rinnovato, della loro inefficacia. Essi valevano a mettere ritualmente in regola sacerdote e popolo per un anno. Ottenevano una redenzione esterna e temporanea da certe trasgressioni, nulla più. Colossesi sacrificio di sè Cristo ha ottenuta una redenzione completa ed eterna. Redenzione ( λυτρωσις, negli scritti di Paolo απολυτρωσις come a Ebrei 9:15; Ebrei 11:35) vale liberazione per mezzo di un prezzo di riscatto ( λυτρον). Si tratta qui della liberazione dalle conseguenze del peccato mediante l'espiazione offerta a Dio a soddisfazione della sua giustizia. Il prezzo di riscatto è il sangue ossia la vita preziosa di Cristo. (Cfr. Matteo 20:28; 1Timoteo 2:5; Tito 2:14 Efesini 1:7; Colossesi 1:14; 1Pietro 1:19). Alla liberazione dallo stato di condannazione che tiene il colpevole lontano da Dio, va unito necessariamente l'affrancamento dall'impero del peccato; ma questo lato della redenzione non è qui accennato. Il testo porta lett. «avendo trovata una redenzione...» La si era, per così dire, lungamente cercata invano con sacrificai inadeguati, incapaci di soddisfare la coscienza. Cristo l'ha «trovata» cioè conseguita, ottenuta come risultato dell'opera sua; perciò è entrato una volta per sempre nel santuario celeste. Questa sua unica entrata che, storicamente, è avvenuta colla risurrezione e coll'ascensione del Cristo, è prova della perfetta ed eterna sufficienza del suo sacrificio.

13 I v. 13,14 sono intesi a mostrare perchè il sacrificio di Cristo ha potuto ottenere una redenzione eterna.

Se, infatti, il sangue dì becchi e di tori e la cenere di una giovenca, cosparsa sui contaminati, santifica per quanto riguarda la purità della carne, quanto più il sangue del Cristo, il quale, con uno spirito eterno, offerse se stesso immacolato a Dio, purificherà esso la vostra coscienza dalle opere morte perchè rendiate il vostro culto al Dio vivente?

Un becco ed un toro erano le vittime prescritte per la festa di Kippurim. La cenere della giovenca... è allusione alla cerimonia prescritta in Numeri 19. Colle ceneri di una giovenca rossa, si otteneva l'acqua lustrale da aspergere le persone ritualmente contaminate per aver toccato un cadavere o delle ossa. Il testo dice lett. «cospergente i contaminati», il verbo ραντιζω essendo attivo e seguito di solito da un accusativo Ebrei 9:19,21; 10:22. I mezzi rituali mentovati e tutti gli altri di simil genere santificano per quanto riguarda la purità della carne, rendono, cioè, ritualmente, esternamente puri gli adoratori, talchè possono legalmente, in grazia della tolleranza e pazienza divine Romani 3:25, rendere il culto a Dio nella forme prescritte. Questa purificazione tecnica è della carne perchè le contaminazioni ch'essa toglie derivano per lo più da atti corporali e sono rimosse da una cerimonia esterna, da un rito legale cui la coscienza ed il cuore possono rimaner del tutto estranei. Se dai riti risulta un qualche beneficio spirituale, esso è per quegli adoratori che, attraverso il rito esterno, già intuiscono la realtà superiore significata. Ma il rito in sè stesso è esterno ed esterna è la sua efficacia.

14 Non così quella del sacrificio di Cristo e ciò in virtù della sua infinita superiorità. Questa è posta in luce sotto tre aspetti.

a) Mentre le vittime levitiche erano degli animali dotati solo di vita psichica che se n'andava col sangue, qui si tratta del Cristo, di uno cioè che possiede uno spirito, una personalità cosciente ed una vita superiore. Nè si tratta solo di una personalità umana, poichè lo spirito è qualificato eterno, il che indica chiaramente la sua natura divina. La locuzione δια πνευματος αιωνιου (lett. per mezzo di uno spirito...) non può intendersi dello Spirito Santo dimorante in Cristo, come pare aver fatto il Diodati e come fanno alcuni moderni; e ciò «sia perchè manca l'articolo, sia perchè l'idea non ha relazione diretta col punto che l'autore sta rilevando. Invece, trattandosi di mostrare la superiorità della vittima del Nuovo Patto su quelle dei sacrificii antichi, si comprende facilmente che lo scrittore rilevi il contrasto tra un semplice animale e la persona di Cristo dotata non solo dell'io morale caratteristico di ogni uomo, ma di un io superiore avente la sua sede nella natura divina, nello spirito eterno del Figlio di Dio. Questo è che dà valore infinito al sacrificio di Cristo, il Verbo eterno fatto carne. «Essendo in forma di Dio, non reputò rapina l'essere eguale a Dio, eppure spogliò se stesso, col prender forma di servo...» Filippesi 2:6. Con ragione nota il Bruce che «il solo sacrificio reale è quello che rivela lo spirito ed è offerto per mezzo dello spirito», che il sacrificio di Cristo è «cosa della mente e dello spirito», che procede da «uno spirito libero, pieno d'amore e santo». Ma il carattere morale del sacrificio di Cristo, non esaurisce il concetto qui espresso dall'autore. Lo spirito che sta al centro della persona di Cristo e da cui parte il dono di se è uno spirito eterno, e questo non è attributo umano, bensì del Figlio, «mediante il quale [Dio] già fece i secoli», dinanzi al quale si prostrano gli angeli di Dio, che fondò «da principio la terra» e sussisterà quando saranno periti i cieli (cf.1). La dignità divina del Cristo costituisce il primo punto di superiorità sulle vittime animali.

b) Un secondo aspetto della superiorità del sacrificio di Cristo sta, nel suo carattere volontario, spontaneo: egli offerse sè stesso. La vittima animale non aveva ne previa conoscenza della sua sorte, nè capacità di apprezzar la ragione della propria morte, nè libertà, né sentimento morale. Era condotta incosciente al sacrificio ed uccisa a forza. In Cristo, invece, abbiamo una personalità cosciente e libera che, nella piena intelligenza dello scopo cui mira, sospinta dall'amore santo che l'anima, si offre liberamente, volontariamente alla morte. Cfr. Ebrei 10:5,10: «Ecco io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà»; Giovanni 10:17-18: «Metto la vita mia.. niuno me la toglie, io da me stesso la depongo...».

c) La vittima animale doveva essere senza difetto corporale; qui la vittima è moralmente immacolata, Cristo essendo l'uomo ideale, perfetto innanzi a Dio Ebrei 7:26. «Siete stati riscattati... col prezioso sangue di Cristo come d'agnello senza difetto nè macchia» 1Pietro 1:19.

Ad un tanto cumulo di eccellenze del sacrificio di Cristo corrisponde l'efficacia sua completa ed eterna. Esso non purifica soltanto esternamente, convenzionalmente, ma purifica la coscienza dalle opere morte; libera cioè la coscienza dal senso di colpa in cui si trova per via delle opere peccaminose commesse. Le opere morte sono infatti quelle che sono prive del principio vitale della santità, dell'amor di Dio. Sono la manifestazione dello stato morale di chi è «morto nei falli e nei peccati», estraneo alla vita spirituale, divina. Frutto di cuore corrotto, esse contaminano l'uomo, dimostrando quanto colpevole sia, quanto indegno di appressarsi a Dio. Il sacrificio di Cristo persuade il cuore bramoso di grazia che Dio non vuol la morte del peccatore ma la sua salvezza, acqueta del pari la coscienza mostrandole che il perdono di Dio non avviene a scapito della di lui santità. La coscienza che accetta la remissione dei peccati basata sul sangue di Cristo e da esso garantita, gusta veramente l'allegrezza e la pace della riconciliazione con Dio, ed è messa in grado di appressarsi a Dio con sentimenti di confidanza, di filiale abbandono, di amore riconoscente. L'adoratore è per tal modo «reso compiuto» ed il culto in ispirito e verità diventa una realtà. Non è più un compier certi riti esterni in un santuario simbolo della presenza di Dio; ma è un contatto ineffabile e reale tra l'Iddio vivente stesso e lo spirito dell'uomo riconciliato col suo Padre celeste. Come nota il Bruce, la verità qui implicita che cioè la causa vera della nostra inettitudine ad appressarci a Dio sta non nella contaminazione corporale bensì in una cattiva coscienza, è di capitale importanza. I MSC si dividono tra le due lezioni vostra coscienza ( ὑμων) e nostra coscienza ( ἡμων) ritenuta meno probabile dai migliori critici. Per evitare un equivoco abbiam tradotto il verbo rendere il culto anzichè «servire», poichè si applica non al servire a Dio coll'ubbidienza delle opere, bensì all'appressarsi a lui con buona coscienza per rendergli il culto cui ha diritto da parte di creature formate alla sua immagine.

Ammaestramenti

1. Tutto nel santuario israelitico e più ancora nel tempio salomonico era bene ordinato ed anche grandioso. Magnifico era il santuario, preziosi erano gli arredi, sontuose le sacre funzioni; eppur tutto ciò serviva a ben poco, non avendo la virtù di avvicinar realmente l'uomo a Dio. Grandi ed artistiche possono esser le cattedrali, splendide le pompe del culto, preziosi i paramenti e bella la musica; ma non è questo che stabilisce il contatto vivificatore dello spirito con Dio. Il culto in ispirito ed in verità è più reale nella camera alta dove i credenti pregano con ardore e con perseveranza, che non nel sontuoso tempio ove i sacerdoti compiono i loro riti adombrativi.

2. La realtà essenziale della religione è l'unione dell'uomo con Dio, il contatto dello spirito finito e creato collo Spirito infinito e creatore ch'è luce e carità. Il carattere più o meno perfetto di una religione si misura dall'unione più o meno intima ch'ella stabilisce tra l'uomo e Dio. Nelle varie forme di paganesimo, invece di una unione spirituale con Dio, si verifica un abbassamento della nozione della divinità al livello delle imperfezioni e dei vizi umani. Nella religione israelitica è mantenuto intatto il concetto dell'unità di Dio, della sua santità, dell'alta destinazione dell'uomo, del suo carattere di creatura morale, e della colpa e sozzura prodotta dal peccato; ma, l'unione filiale dell'uomo con Dio non si raggiunge. L'«abba Padre» non esce ancora dal cuore dell'adoratore piamente timoroso. C'è l'aspirazione, c'è la promessa, c'è la riconciliazione rituale che ne fa presagire una più vera; ma la realtà dell'unione non è raggiunta perchè dipende da una condizione morale che manca. La coscienza non è «purificata dalle opere morte» mediante un sacrificio adeguato. I sacrificii animali, tutti lo sentono, sono insufficienti a dar pace alla coscienza. La fiducia nella misericordia di Dio palpita nei Salmi, ma le manca, per dare all'anima la certezza della riconciliazione eterna, il grande sacrificio del Golgota in cui l'amore e la giustizia s'incontrano e s'abbracciano. Il cristianesimo è perciò la religione definitiva, poichè per mezzo di Cristo abbiamo l'accesso libero e filiale alla presenza del Dio ch'è in pari tempo giusto e giustificante; e per la virtù dello Spirito la legge perfetta di Dio è scritta nella mente e sul cuore.

3. In Ebrei 3 l'autore esortava a ben considerare Gesù, l'apostolo ed il sommo sacerdote della, nostra professione. Infatti più l'anima lo considera e meglio sperimenta che «la sua carne è veramente cibo ed il suo sangue è veramente bevanda» che ristora e fa vivere. A misura che intendiamo l'eccellenza del sacerdozio di Cristo, e ci rendiamo conto della perfezione del suo sacrifizio, la fede se ne ciba traendone certezza di perdono e libertà filiale di comunione con Dio. Il nostro Signor Gesù è apparito per esser sacerdote «dei futuri beni», dei beni della salvazione eterna e ce li ha assicurati. Egli è entrato, attraverso il vestibolo dei cieli, nel santuario vero, alla presenza di Dio stesso ove tuttora ministra per noi facendo valere l'efficacia del sacrificio offerto sul Calvario. A che cercare altri mediatori quando Cristo, il nostro fratello che soffrì e morì per noi, vive ed intercede per i suoi? Egli è entrato col suo proprio sangue, sangue di personalità cosciente in possesso di uno spirito eterno, sangue di vittima che si offerse volontariamente, spinta da infinito amore, sangue di vittima santa, senza macchia, sangue espiatorio offerto a Dio per soddisfare la sua giustizia ed aprire il passo alla misericordia. Egli è entrato una volta sola nel santuario, perchè ha con l'unico suo sacrificio ottenuta redenzione eterna, purificato la coscienza del peccato, aperto la via al trono di Dio per ogni credente. Possano queste realtà eterne diventar sempre più reali per l'anima mia e per la tua, o lettore.

4. «Il suo proprio sangue»! Io non conosco nella Bibbia né in tutto il linguaggio umano, una parola che contenga tanti misteri. In essa si concentrano i misteri dell'incarnazione per cui l'Iddio nostro assunse carne e sangue; dell'ubbidienza fino a quella morte in cui fai versato il sangue; dell'amore incomprensibile che ci comprò col sangue; della vittoria su ogni nemico e dell'eterna redenzione; della risurrezione e dell'entrata nel cielo; dell'espiazione e della riconciliazione e giustificazione avvenuta per esso; della purificazione della coscienza, dello spruzzamento del cuore e della santificazione del popolo: Per quel sangue Cristo entrò nel cielo una volta per sempre; per quel sangue entriamo noi pure e stabiliam la nostra dimora nel luogo santissimo.

A misura che lo Spirito ci comunica la piena libertà procurataci dal sangue e l'amore a cui esso apre la via, il nostro essere interno farà la piena esperienza della virtù purificatrice del sangue di Cristo... Oh cerca di conoscere appieno la virtù del sangue di Cristo! (Da And. Murray).

5. È radicata in molti l'idea che, cogli atti del culto considerati come pratiche meritorie, ci rendiamo Dio propizio. Da ciò la ripetizione dei Pater, i pellegrinaggi a certi luoghi reputati santi, lo zelo ritualistico. L'Epistola c'insegna e l'esperienza conferma che il vero culto in ispirito e verità, non può esser reso se non da chi è riconciliato con Dio, da chi ha coscienza del proprio perdono e si appressa a Dio per mezzo di Cristo. Ma dobbiamo pur ricordare che se siamo purificati, lo siamo per render al Dio vivente il nostro culto. «il cristiano dev'essere in tutta la sua vita un sacerdote dell'Iddio vivo; offerir sè stesso in sacrifizio, e far di ogni atto della sua vita un culto in ispirito e verità» (L. Bonnet).

15 Sezione C. Ebrei 9:15-24. CRISTO COLLA PROPRIA MORTE ESPIATORIA INAUGURA IL NUOVO PATTO E LO RENDE VALIDO, ASSICURANDO AL POPOLO DEI CREDENTI L'ETERNA EREDITA.

L'autore ha detto di già che il ministerio sacerdotale di Cristo è connesso col Patto nuovo e migliore Ebrei 8. ma siccome non ignora quanto l'idea di un Messia crocifisso urti i pregiudizii dei Giudei, e di quali sarcasmi essi perseguitino i cristiani, così, a confermare la fede di questi ultimi, egli cerca di mostrar loro in tutti i modi come la morte del Cristo lungi dall'essere di ostacolo al compimento dei disegni di Dio, sia invece quella che assicura l'adempimento delle promesse divine al popolo dei credenti. Essa era necessaria per inaugurare e render valido il Patto della grazia.

E per ciò,

perchè il sacrificio di Cristo è di un valore infinito e di una efficacia vera, tale da purificare la coscienza,

egli è mediatore di un patto nuovo,

egli introduce ed inaugura un patto diverso dall'antico, il patto annunziato dai profeti ed in grazia del quale i beni supremi che erano oggetto delle antiche promesse potranno finalmente esser posseduti dal popolo di Dio. il nuovo patto è il patto delle realtà eterne; quindi ne poteva esser Mediatore soltanto Colui che ha procurata una redenzione vera ed eterna:

affinchè essendo avvenuta una morte per il riscatto dalle trasgressioni commesse sotto al primo patto, i chiamati ricevano la eterna eredità promessa.

L'antico patto prometteva al popolo la vita, il favor di Dio nella terra promessa, sotto la condizione dell'ubbidienza completa alla legge. Ma le trasgressioni erano state infinite e continue, per cui al possesso delle benedizioni di cui Canaan era il simbolo e l'arra, il popolo non era potuto giungere per la via della perfetta ubbidienza. Colla morte di Cristo, l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, il cumulo delle passate trasgressioni del popolo, preso collettivamente, è stato cancellato da una espiazione adeguata; l'era della grazia è sottentrata a quella della legge ed è stata resa possibile per i chiamati l'entrata in possesso dell'eterna eredità. Parlando del simbolo del calice Gesù avea detto: «Questo è il nuovo patto nel mio sangue» significando con ciò che il patto della grazia avea per fondamento la espiazione del peccato compiuta col sacrificio della propria vita. Dicendo «una morte»intende una morte che fosse espiazione adeguata, la morte del Mediatore stesso del nuovo patto. Riscatto delle trasgressioni è espressione ellittica che vale: liberazione dalle conseguenze penali incorse colle trasgressioni; poichè la redenzione non ha da compiersi a scapito della giustizia e della santità della legge. Il greco dice propriamente: «ricevano la promessa della eterna eredità»; ma questo «ricever la promessa» viene a dire riceverne il contenuto, cioè entrar in possesso delle cose promesse. Cfr. espressioni analoghe Ebrei 6:12,15,17; 10:36; 11:9,13,33,39. Canaan è chiamato l'eredità del popolo di Dio; ma in realtà non era che un simbolo ed un pegno terreno di un bene più perfetto e duraturo. L'eredità eterna sta nei nuovi cieli e nella nuova terra ove abita la giustizia, ove regna Iddio, ove il popolo dei «chiamati» così Giudei come Gentili Atti 2:39. che hanno accettato l'invito divino, entra nel «riposo di Dio». Beati i mansueti; ha esclamato Gesù, perciocchè «erederanno la terra». Nella storia di codesta «promessa» abbiamo un esempio dello svolgersi graduale della rivelazione nel corso dei secoli: Fatta dapprima in termini generali ad Abramo, essa vien meglio definita nel patto mosaico; i profeti ne intuiscono ed espongono in figure il senso più vasto e profondo, finche il Vangelo mette finalmente in piena luce «la vita e l'immortalità».

In Cristo le promesse di Dio hanno il loro finale adempimento. Il suo sacrificio assicura la remissione completa dei peccati. Egli stesso è entrato già come precursore dei credenti nel santuario celeste e vi condurrà tutti i suoi, anzi in breve ve li condurrà perchè, per l'autore, non è lontano il giorno della seconda venuta del Signore Ebrei 10:37.

16 Ma senza la morte di Cristo, il Nuovo Patto sarebbe rimasto allo stato di promessa. E qui l'autore, valendosi del fatto che un'unica parola serve in greco per significare un patto ed un testamento, stabilisce un'analogia tra il Nuovo Patto e le disposizioni testamentarie umane per dedurne la necessità della morte di Cristo.

Perocchè, dove c'è un testamento, è necessario che venga costatata la morte del testatore; infatti è in caso di morte, che un testamento è valido; poichè esso non ha mai forza, mentre vive il testatore.

Διαθηκη (diathéke) vale propriamente disposizione e può quindi applicarsi così alle disposizioni stabilite d'accordo fra due parti contraenti, come alle disposizioni stabilite da Dio a favore del suo popolo. Queste ultime portano il nome di patto (in Ebrei berît) perchè, alle sue promesse, Dio annette delle condizioni alle quali il popolo promette a sua volta di uniformarsi. Sotto questo aspetto esiste stretta analogia tra un patto in cui Dio garantisce certi beni, a certe persone, sotto date condizioni, ed una disposizione testamentaria in cui un uomo dispone di beni terreni, a favore di persone designate, per un dato tempo e per lo più sotto date condizioni. Arrogi che nei due casi cotesti beni promessi sono chiamati una «eredità». Certo che l'analogia non è completa su tutti i punti: Cristo non si spoglia dell'eredità che assicura colla sua morte, e nel caso del testatore umano la morte non ha carattere espiatorio. Ma nei due casi, a render esecutoria la disposizione, è necessario che intervenga la morte: morte espiatoria nel caso del Mediatore del nuovo Patto; e nel caso del testatore umano, morte ordinaria che gli toglie però definitivamente la facoltà di disporre liberamente dei propri beni, e rende con ciò immutabili e valide, le sue disposizioni testamentarie.

18 La necessità della morte di una vittima espiatoria adeguata per inaugurare il patto definitivo, l'autore la vede prefigurata di già nel modo in cui, per disposizione divina, avvenne l'inaugurazione dell'antico Patto.

Per cui neppure il primo [patto],

il sinaitico, sebbene fosse transitorio,

è stato inaugurato senza sangue.

Il sangue delle vittime animali spruzzato sul libro della legge e sul popolo doveva essere anzitutto il mezzo di purificazione del popolo impuro che entrava in relazione di alleanza coll'Eterno. Doveva essere altresì come il sacro suggello apposto al patto affine di renderlo inviolabile. E qui l'autore ricorda diversi fatti connessi collo stabilimento del patto sinaitico e narrati in varii luoghi del Pentateuco come Esodo 24:3-8; Levitico 8:14-30; Numeri 8:5 e segg.

19 Infatti, quando tutti i comandamenti secondo la legge furono da Mosè detti a tutto il popolo, egli, preso il sangue dei giovenchi e dei becchi con acqua e lana scarlatto ed issopo, ne spruzzò il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: «Questo è il sangue del patto che Iddio ha ordinato per voi»

I comandamenti di cui è parola, nell'Esodo, sono quelli contenuti nel così detto Libro del Patto che fu la base di tutta la legislazione mosaica Esodo 20-23. In Esodo 24 non si fa menzione di sangue di becchi, e neppure di acqua, di lana e d'issopo. Queste aggiunte sono tradizionali; ma hanno tutti i caratteri della verosimiglianza derivante dall'analogia. Il sangue dei becchi si usava nei sacrifizi espiatorii della festa di Kippurim, l'acqua mescolata al sangue onde impedirne la coagulazione e accrescerne la quantità era prescritta per la purificazione di persone Numeri 19:6,17 o di cose impure Levitico 14:50. Fiocchi di lana frammisti ai ramoscelli dell'issopo si adoperavano di solito per le aspersioni o gli spruzzamenti (Cf. Salmi 51:9).

20 Le parole: «Questo è il sangue del patto...» in bocca a Mosè, significavano: questo è il sangue che serve di suggello al patto le cui condizioni Dio vi ha prescritte nei comandamenti contenuti in questo libro. Quelle già ricordate di Gesù nell'istituire la S. Cena, per quanto analoghe, hanno però significato più profondo.

21 Ed anche il tabernacolo e tutta gli arredi del culto spruzzò similmente col sangue.

Il testo non dice «con quel sangue» come la versione Diodati; e nel fatto la consecrazione del tabernacolo e dei suoi arredi avvenne dopo l'inaugurazione del patto. Si confr. Esodo 40:9-16; Levitico 8:14-15,30; 9:7-9; Numeri 8:6-12. Lo spruzzamento del tabernacolo con sangue non e mentovato in Esodo 40; ma siccome annualmente si faceva la purificazione con sangue dell'altare e del tabernacolo Levitico 16, tutto induce a credere che non altrimenti sia avvenuto alla sua dedicazione. Simili amplificazioni tradizionali della narrazione biblica s'incontrano in Flavio Giuseppe e la nostra epistola ne offre altri esempi. D'altronde, come nota il Delitzsch, il sangue adoperato per «espiare» o «purificare» o «santificare» è il mezzo negativo di santificazione in quanto rimuove o cuopre le contaminazioni; mentre l'olio è il mezzo positivo in quanto simboleggia la grazia impartita. Che il tabernacolo ed i suoi arredi avessero bisogno di purificazione, si spiega col fatto della loro fattura per mano d'uomini e col fatto dell'uso cui servivano. Mentre il tabernacolo era l'abitazione dell'Eterno in mezzo ad Israele, esso era del pari il luogo di convegno del popolo degli adoratori. Da ciò la sua contaminazione. Tutto nel culto israelitico doveva servire ad inculcar il sentimento della santità di Dio, quello dell'indegnità dell'uomo peccatore, ed il bisogno di purificazione.

22 E quasi ogni cosa e, secondo la legge, purificata con sangue e senza spargimento di sangue non vi è remissione.

Colossesi sangue era stato inaugurato il patto, col sangue erano stati dipoi purificati il luogo, gli arredi e le persone consacrate al culto dell'Eterno, e quando si consideri attentamente il rituale mosaico, si vedrà quale larga parte vi occupi il sangue delle vittime animali come mezzo di purificazione o di espiazione, onde render possibile il perdono delle trasgressioni. Dice quasi ogni cosa perchè, alla regola ch'è la purificazione col sangue, vi erano talune eccezioni ove l'acqua ed il fuoco erano i mezzi prescritti. Cf. Esodo 19:10; Levitico 15:5 e ss.; Levitico 16:26; 22:6; Numeri 31:22-24. Remissione di colpa non si ottiene però in alcun caso senza lo spargimento del sangue di una vittima Levitico 17:11. Il principio era così espresso dai rabbini «Non c'è espiazione fuorchè col sangue». Per tal modo la legge dell'economia preparatoria inculcava incessantemente la necessità di un sacrificio espiatorio adeguato onde render possibile il perdono assoluto dei peccati. La profezia poi mostrava nel servo di Geova Isaia 53 la vittima volontaria che toglierebbe su di sè il peccato del mondo. I Giudei per i quali la croce del Cristo era uno scandalo non avevano dunque intesa nè la voce della legge nè quella della profezia.

23 [Era] dunque necessario che le cose rappresentanti quelle che son nei cieli, fossero purificate con questi mezzi, ma che le cose celesti stesse lo fossero con dei sacrificii più eccellenti di questi.

Era necessario poichè Dio ordinò di farlo; era necessario «poichè il sangue è il mezzo di purificazione per tutto ciò ch'è connesso col servizio che l'uomo rende a Dio» (Westcott). Era necessario perchè l'economia preparatoria dovea educare la coscienza del popolo al senso del peccato e della necessità per l'uomo d'esserne purificato onde aver comunione con Dio. Le cose rappresentanti ecc., sono il santuario terreno ed i suoi arredi che sono la figura, la imperfetta riproduzione delle realtà celesti. I mezzi di purificazione del santuario terreno sono quelli dianzi accennati, il sangue, l'acqua mescolata al sangue, spruzzati sulle cose impure. Le cose celesti indicano il santuario superno ove Cristo è entrato quale sommo sacerdote nel suo popolo. I sacrificii più eccellenti sono un plurale indicante il genere; ma coll'espressione generica, l'autore vuol caratterizzare il sacrificio di Cristo, l'unico veramente efficace a purificar la coscienza dalla contaminazione del peccato. Ma come si ha da intendere questa necessità di purificazione del santuario celeste? Gli antichi interpreti hanno veduto nel santuario la chiesa o le cose spirituali o perfino la filosofia cristiana. Altri l'hanno inteso degli uomini che devono entrar in cielo. «Mundantur coelestia, quatenus homines mundantur a peccatis» (Tommaso d'Aquino). Altri ancora attenuando il senso del «purificare» vi vedono semplicemente l'idea dell'inaugurare il celeste santuario coll'aprirne l'adito al popolo, col dissipar mediante l'espiazione, la nube dell'ira di Dio contro al peccatore. Sembra però più vicino al vero il Guers (Cf. Meyer-Weiss) quando nota che, per sè stesso, il santuario celeste non è più impuro del terrestre: ma siccome è destinato ad essere il luogo ideale ove il popolo di Dio, sotto al nuovo Patto, si presenta in ispirito ed in fede per rendere il suo culto a Dio, così resterebbe in certo modo contaminato dalla lor presenza se il sangue del Patto non lo purificasse. «Così il sangue di Cristo non purifica solo la nostra coscienza dalle opere morte per rendere il nostro culto al Dio vivente, ma purifica ancora il cielo ove serviamo Dio in ispirito. Lo stesso sangue lava ad un tempo il santuario e gli adoratori, soddisfa a tutte le esigenze degli attributi divini e della coscienza umana». È degno di nota che nelle visioni simboliche dell'Apocalisse, Giovanni vede nel cielo l'altar d'oro dei profumi, ed il profumo simboleggia le preghiere dei cristiani, come i pani di presenza simboleggiano la riconoscenza del popolo ed il candeliere la testimonianza resa alla verità colla confessione del nome di Dio per parte di coloro che devono esser la luce del mondo. Talchè nella purificazione del santuario e dei suoi arredi, si racchiude l'idea che il culto del popolo di Dio nei diversi suoi atti è reso accetto a Dio essendo purificato da ogni sua imperfezione per la virtù del sangue di Cristo. Anzi e in virtù di quel medesimo sangue che tutta quanta la città di Dio diventa un santuario di cui Dio è la luce. Dopo aver offerto sulla croce il suo sacrificio, Cristo, è andato a «prepararci il luogo». Egli prepara così, come alcuno ha detto, noi per il cielo ed il cielo per noi. San Paolo in Romani 8. insegna che tutta la creazione ch'è stata coinvolta nelle conseguenze del fallo, avrà parte ai benefici della re denzione di Cristo. Invece di sentir ripugnanza per la croce di Cristo, quelli che considerano gli infiniti e benefici risultati del sacrificio ivi offerto, devono benedirlo del continuo.

24 Perciocchè Cristo non è entrato in un santuario fatto con mani, figura del vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi.

Era necessario che fosse purificato il santuario celeste con un sangue d'infinita efficacia, poichè il sommo Sacerdote del nuovo Patto, non ministra in un santuario terreno e figurativo, ma nel cielo stesso, alla presenza, immediata di Dio. È là ch'egli è entrato una volta per sempre ed è là ch'egli comparisce in favor nostro, facendo valere per noi l'efficacia del suo sacrificio ed intercedendo per noi. Il santuario terreno è chiamato l'antitipo ( αντιτυπα) del vero. Il termine può significare così la figura imperfetta che ritrae una realtà superiore, come la realtà superiore che risponde ad una imperfetta figura. Nel primo senso abbiamo qui che il tabernacolo era l'antitipo, ossia la figura terrena del vero santuario ch'è il celeste; nel secondo senso leggiamo 1Pietro 3:21 che il battesimo quando implica la domanda rivolta con fede a Dio di quel perdono che solo può dare una «buona coscienza», è l'antitipo delle acque del diluvio, cioè la realtà spirituale rispondente alla figura di quelle acque che salvarono i credenti rifugiatisi nell'arca. Il greco che traduciamo comparire vale propriamente «diventar visibile» e implica il comparire di Cristo a faccia scoperta, liberamente, continuamente alla immediata presenza di Dio; e contrasta col presentarsi timoroso del sommo sacerdote, una volta all'anno, in quell'oscuro Santissimo ov'era il simbolo del trono di Dio. L'ora abbraccia tutto il periodo del nuovo Patto che si estende dall'ascensione al ritorno del Signore.

Ammaestramenti

1. Anche in questa sezione il peccato umano è rappresentato sotto aspetti diversi che ne fanno meglio conoscere la natura. È trasgressione della legge rivelata che stava alla base del patto del Sinai e, per chi non possiede la legge rivelata, è trasgressione della legge scritta nella coscienza. Come tale, incorre colpa e merita punizione, nè può esser rimesso senza che la legge sia stata soddisfatta. È contaminazione che si estende dalla persona del peccatore a tutto quel ch'egli tocca, perfino al santuario ove porta i piedi. E come tale il peccato ha bisogno d'esser tolto per via di purificazione. Quando e sveglia, la coscienza, il trasgressore sente il rimorso della propria colpa e sospira dietro la pace del perdono; sente la propria indegnità, la propria sozzura morale e sospira dietro la purificazione non solo per via del perdono, ma per via del rinnovamento del cuore, del «nascer d'acqua e di Spirito». «Ho peccato contro a te solo... Purgami con issopo... lavami e sarò più bianco che neve. O Dio crea in me un cuor puro...» Salmi 51.

2. Il nuovo Patto è patto di grazia, in cui Dio rivela tutto l'amor suo: Ma è fondato sul sangue della vittima divina che espia il peccato. Quando la grazia avvenisse a scapito della santità e della giustizia, la. coscienza non sarebbe paga e tranquilla. Essa lo è quando riceve il perdono completo dalle mani forate del Mediatore che sofferse la morte, lui giusto per gl'ingiusti. La legge che era dovunque scritta sui riti antichi: «senza spargimento di sangue non c'è remissione» trova nel Nuovo Patto il suo tragico e finale adempimento. Mentre l'antico fu inaugurato con sangue di animali, il nuovo è fondato sul sangue del Cristo, è inaugurato e reso valido dal sangue del Cristo che purifica il santuario e gli adoratori. Cristo proclama che il suo sangue «è sparso per molti in remissione dei peccati»; che «il Figliuol dell'uomo è venuto... per dar l'anima sua qual prezzo di riscatto per molti» Matteo 20:28; 26:28. Il valore espiatorio della morte di Cristo non toglie ch'ella sia del pari l'atto supremo col quale il profeta suggella la verità ch'egli ha proclamata, col quale il campione del Bene serve la causa per cui lottò; L'atto col quale il Cristo ha meglio rivelato al cuore dell'uomo l'amore infinito di Dio. Sono questi degli aspetti secondarii della morte di Cristo; l'espiazione dei peccati n'è la ragione fondamentale e ne costituisce l'essenza. Sia pur la croce scandalo al giudeo e follia per il greco; essa è per il credente potenza di Dio e sapienza di Dio.

3. Se grande è il sacrificio del nuovo Patto esso ci assicura grandi beni: remissione eterna e completa dei peccati; purificazione della coscienza da ogni colpa e rinnovamento del cuore per lo Spirito; possesso dell'eterna eredita. Una eredità terrena, sia pure stillante latte e miele, non basta per soddisfare i bisogni d'una creatura immortale. Essa sospira dietro alla patria migliore, ai beni permanenti e spirituali, anela all'«eredità eterna». E questa è il gran legato di Cristo, assicuratoci dalla di lui morte.

4. «Il cielo non è soltanto un luogo colle sue limitazioni, ma è pure uno stato di vita; e quella condizione di esistenza spirituale in cui Cristo è entrato ed in cui si gode appieno, dell'amore e della comunione con Dio... Non credere che sia difficile per te l'abitar del continuo col cuore nel santuario celeste. Quando il sole t'inonda dei suoi raggi, tu non pensi alla distanza in cui si trova, tu gioisci del suo calore. Esso è vicino a te, tu entri in esso ed esso penetra in te. Così è di Gesù e della vita celeste. Il cielo discende; il regno di Dio viene con potenza e lo Spirito lo stabilisce e mantiene in te. La cortina è squarciata e la luce e la vita del cielo inondano il luogo santo ove noi serviamo a Dio» (A. Murray).

25 Sezione D. Ebrei 9:25-10:18. CRISTO HA OFFERTO UN UNICO SACRIFICIO DI EFFICACIA PERFETTA ED ETERNA.

Col suo sacrificio Cristo ha aperto al popolo la via del santuario ed ha reso possibile il conseguimento delle benedizioni promesse nel nuovo Patto. C'è però ancora una caratteristica del sacrificio di Cristo in cui rifulse singolarmente la sua superiorità, anzi la sua perfezione; esso è stato offerto una volta per sempre; non ha bisogno di essere rinnovato nè annualmente; nè giornalmente, perchè ha pienamente espiato e per sempre il peccato del mondo. «Ripetizione e prova di imperfezione; quel che non ha bisogno d'esser fatto se non una volta è compiuto, è perfetto, è per sempre» (A. Murray). Come ai molti sacerdoti succedentisi attraverso i secoli, lo scrittore sacro ha contrapposto l'unico Sacerdote che vive e dimora in eterno, così, in questa sezione, agli innumerevoli e sempre ripetuti sacrificii legali e figurativi, egli contrappone l'unico sacrificio di Cristo che abolisce il peccato espiandolo, e rende in perpetuo compiuti gli adoratori. Agli Ebrei educati dalla legge levitica, la regolare ricorrenza dei sacrificii quotidiani ed annuali, coll'apparato di solennità di cui erano circondati, potea facilmente apparire come cosa bella, sublime, da anteporsi al culto spirituale dei cristiani reso per lo più in case private e spoglio di esterne attrattive. Se i lettori dell'Epistola si lasciavano andare a rimpiangere le vecchie otri delle cerimonie legali, essi facevano prova di poca intelligenza spirituale, preferivano l'ombra alla realtà. L'autore mostra invece che la ripetizione perpetua di quei sacrificii che mai non raggiungevano il fine, era la prova evidente della loro insufficenza, mentre il carattere unico del sacrificio di Cristo è prova della sua perfezione. È bensì utile e necessario che una figura destinata a inculcare e a ricordare una grande realtà sia spesso ripetuta. Ma la realtà stessa è una sola e scopo dei simboli è di rappresentarne e ricordarne la grandezza imperitura. Ben potevano quindi ripetersi ogni giorno ed ogni anno i sacrificii levitici, ombre del sacrificio futuro del Golgota; ben può e devesi ripetere in seno alla Chiesa la commemorazione di quel sacrificio nella S. Cena; ma il sacrificio stesso, ch'è la realtà delle ombre è l'oggetto della commemorazione, sussiste unico nella sua grandezza e nella sua perfezione.

Ebrei 9:25-28. Cristo è apparso una volta sola per espiare il peccato col suo sacrificio.

Il principio del v.25 continua il periodo principiato col 24; ma introduce un concetto nuovo. Cristo non è entrato in un santuario terreno come quello levitico, bensì nel cielo, per comparire davanti a Dio per noi:

E non vi è entrato affinchè offrisse molte volte sè stesso, in quella guisa che il sommo sacerdote entra nel Santuario ogni anno, con sangue non suo, altrimenti avrebbe dovuto soffrire molte volte dalla fondazione del mondo.

I riti del giorno delle espiazioni Levitico 16 sono per l'autore, come il compendio del rituale dei sacrificii e la figura più completa dell'opera sacerdotale di Cristo. L'entrare del sommo sacerdote, col sangue delle vittime, nel luogo santissimo, figura l'entrata di Cristo nel santuario celeste per farvi valere il proprio sacrificio; e l'uscita del sacerdote per benedire il popolo figura il ritorno glorioso del Signore. Ma mentre il sacerdote levitico doveva rinnovare ogni anno il sacrificio delle vittime e l'entrata sua nel santissimo, Cristo non entra nel cielo per tornare nuovamente sulla terra e risalire in cielo a presentare sempre altro sangue. Data la natura del suo sacrificio che non è di animali ma è sacrificio di sè stesso, della sua propria vita, una tale ripetizione non era da supporsi e infatti non si è verificata nella storia. La profezia annunzia e la storia del mondo registra una sola incarnazione del Figliuol di Dio ed un unico sacrificio espiatorio da lui offerto.

26 Ma ora,

così come stanno realmente le cose,

una sola volta, nel compimento dei secoli, [Cristo] è apparito per annullare il peccato col suo sacrificio.

Come nota il Westcott, a mente dell'autore, la ripetizione nel passato come nell'avvenire delle sofferenze di Cristo, è cosa inconcepibile. L' απαξ (una volta sola) è posto in reciso contrasto col πολλακις (molte volte) che caratterizza i riti espiatorii figurativi. Il compimento dei secoli è il periodo che segna il termine di una serie di epoche preparatorie, svoltesi dalla, creazione fino a quel ch'era per la profezia l'ultimo tempo, il «secolo avvenire», l'era messianica. Corrisponde al «compimento dei tempi» di Paolo Galati 4:4. L'apparizione del Figlio di Dio nella natura e nella vita dell'uomo Gesù segna il punto centrale della storia del mondo, la conclusione dell'era di preparazione ed il principio di un'era nuova ch'è quella della grazia. Cristo è apparito infatti per l'abolizione del peccato, espressione che va intesa nel senso che aveva per i lettori abituati alla terminologia dell'A.T. Non equivale alla soppressione del peccato, quasi fosse possibile con un atto di autorità o di potenza sopprimere l'esercizio della libertà umana senza annientar l'uomo. E neppur si tratta della abolizione del peccato nel cuore per via di rigenerazione morale: questo non è il primo beneficio procurato da Cristo. Si tratta dell'espiazione del peccato, mediante la quale è tolto al peccato, a dir così, ogni diritto ed ogni potere di far condannare l'uomo. Soddisfatta col sacrificio espiatorio la legge, il peccato ha perduta la sua forza contro all'uomo, e esautorato, e legalmente abolito od annullato (cfr. 1Corinzi 15:56). L'espressione congiunta al singolare collettivo «il peccato», ha qualcosa di grandioso. L'efficacia del sacrificio si estende al cumulo dei peccati così del passato come dell'avvenire dell'intera umanità. I peccati, nota ancora il Westcott, sono presentati talora come una contaminazione che si attacca all'uomo e dev'esser cancellata con la purificazione; talora come una forza che tien l'uomo separato da Dio e da, cui l'uomo ha da esser liberato per via di redenzione ( απολυτρωσις); tal'altra è presentato come un carico che l'uomo porta e che ha da esser tolto via ( αφαιρειν), ovvero ancora come una veste che lo avvolge e da cui dev'esser spogliato ( περιαιρειν). Qui è una legge di condannazione che ha da essere abolita. Il mezzo col quale Cristo ha abolito il peccato è il suo sacrificio, cioè quello ch'egli ha offerto a Dio e che non è altro che il sacrificio di se stesso. L'assurda ipotesi di ripetute morti di Cristo non si è verificata nella storia perchè essa non è conforme alla sorte riserbata da Dio all'uomo peccatore.

27 Ed a quel modo ch'è riserbato agli uomini di morire una sola volta e dopo ciò viene il giudicio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano, per [la loro] salvazione.

Che la morte sia la sorte da Dio riserbata all'uomo caduto nel peccato risulta così dalle dichiarazioni della Scrittura come dai fatti dell'esperienza quotidiana che sono la legge di Dio in atto. Ma la morte non si ripete più volte, nella storia d'un uomo. Essa tronca d'un colpo misterioso e definitivo la vita terrena e, come attestano ad un tempo la coscienza e la Rivelazione, essa porta l'uomo alla presenza del Giudice da cui dipende la sorte definitiva di ogni creatura umana. Il giudicio divino è l'aspettativa solenne che sta davanti all'uomo dopo la morte. L'autore non dice però se quel giudicio segua immediatamente o no il passaggio dal tempo nell'eternità.

28 Ad ogni modo, Cristo avendo assunto la natura nostra ed essendosi sottoposto alla sorte terrena dell'uomo, non ha potuto nè dovuto passare che una sola volta per la morte. Ma la sua morte è stata un sacrificio. Egli è stato offerto. Vero è ch'egli ha dato volonterosamente la propria vita; ma in quanto il sacrificio era richiesto dalla giustizia di Dio e gl'istrumenti materiali ne furono degli uomini malvagi: l'autore può dire qui che Cristo è stato offerto, come ha detto a Ebrei 9:14 che «offerse sè stesso a Dio». Il fine immediato del suo sacrificio è espresso colle parole per portare i peccati di molti. Il verbo αναφερειν è tradotto da alcuni auferre, «portar via», o come il Diodati «levare», o come il Revel «togliere»; ma esso non ha mai quel senso nel N.T. Significa talvolta condur con sè su di una altura (Es. Matteo 9:1; 17:1); talvolta offrire sull'altare (Es. Giacomo 2:21; Ebrei 7:27; 13:15); od ancora toglier su di sè, portare. E questo è appunto il senso che riveste nel passo Isaia 53:12 che l'autore riproduce quasi testualmente: «Egli stesso portò i peccati di molti». Cfr. 1Pietro 2:24: «Il quale ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo in sul legno...». Cristo quale sostituto volontario dei peccatori ha portato i lor peccati come la vittima innocente su cui i colpevoli ponevano le mani e che espiava colla sua morte la pena da altri incorsa. «Egli (Dio) ha fatto esser peccato per noi, colui che non ha conosciuto peccato» 2Corinzi 5:21. «Cristo ci ha riscattai dalla maledizione della legge, essendosi fatto, per noi, maledizione» Galati 3:13. I molti di cui Cristo ha portato i peccati sono, in realtà, tutti gli uomini (Cfr. 1Giovanni 2:2; 1Timoteo 2:6). Egli è la vittima unica su cui hanno pesato i peccati di una innumerevole moltitudine di colpevoli. Con questa parola lo scrittore, come già Isaia, intende porre in risalto la efficacia infinita del sacrificio di Cristo.

Per gli uomini, alla morte tien dietro il giudicio per Cristo alla morte espiatoria ed all'entrata nel santuario tien dietro, non già un ritorno alla passione ed alla croce, ma un ritorno glorioso col quale coronerà l'opera sua di salvezza nei suoi ovvero eseguirà il giudicio sui ribelli. Dice la seconda volta apparirà... perchè non ci sono che due apparizioni visibili del Cristo, la prima in umiliazione, la seconda in gloria. Per la prima aveva adoperato il termine più modesto πεφανερωται, lett. è stato manifestato; per la seconda adopera quello più solenne οφθησεται, lett. sarà veduto, apparirà e infatti, mentre ora non lo vediamo, allora «ogni occhio lo vedrà, anche quelli che l'han trafitto» Apocalisse 1:7. Il lato terribile della seconda venuta di Cristo è qui taciuto perchè l'autore discorre di lui qual sommo sacerdote e dell'opera sua a pro del suo popolo. Egli ha presente dinanzi alla mente l'entrata annuale dei sommo sacerdote levitico nel luogo santissimo e la sua uscita verso il popolo che lo aspetta, uscita che annunzia compiuta l'espiazione annuale. Così l'uscita di Cristo dal santuario celeste sarà per i suoi il compimento finale della salvezza. Apparirà allora senza peccato. Stando al contesto, l'espressione non significa già che apparirà puro da ogni macchia di peccato, poichè tale egli è stato anche nella sua prima venuta; e neppur significa semplicemente che non avrà più che fare col peccato, che non offrirà più sacrificio pel peccato - sensi alquanto forzati -; ma significa ch'egli apparirà allora senza quel carico dei peccati del mondo che egli nella sua prima venuta avea portato. Non apparirà più qual vittima espiatoria, ma qual giudice e qual Re glorioso e trionfante. Apparirà a salvezza o per la salvazione, cioè per compiere la salvazione dei suoi che in fede e pazienza aspettano il suo avvenimento. Li affrancherà dalla morte risuscitandoli e rivestendoli d'un corpo simile al suo celeste; li affrancherà da ogni conseguenza del peccato e li farà partecipi del proprio stato di gloriosa perfezione e felicità. Cfr. Romani 13:11; 8:23-24; 1Giovanni 3:2; Filippesi 3:20-21; 1Corinzi 15. Alcuni interpreti connettono «a salvezza» col verbo «aspettano», anzichè coll'«apparirà», e verrebbe a dire che «l'aspettano per ricevere da lui compiuta salvezza». Ma lo sguardo dell'autore è fissato su Colui che apparirà, non su quelli che aspettano.

Riferimenti incrociati:

Ebrei 9:11-28

11 Ge 49:10; Sal 40:7; Is 59:20; Mal 3:1; Mat 2:6; 11:3; Giov 4:25; 1G 4:2,3; 5:20; 2G 1:7
Eb 2:17; 3:1; 4:15; 5:5,6; 7:1,11-26,27; 8:1
Eb 10:1
Eb 9:1-9; 8:2; Giov 1:14
Eb 9:23,24; At 7:48; 17:24,25; 2Co 5:1; Col 2:11

12 Eb 9:13; 10:4; Lev 8:2; 9:15; 16:5-10
Eb 1:3; 10:9-14; At 20:28; Ef 1:7; Col 1:14; Tit 2:14; 1P 1:18,19; Ap 1:5; 5:9
Eb 9:7,24-26; 10:12,19
Eb 9:26,28; 10:10; Zac 3:9
Eb 9:15; 5:9; Dan 9:24; Mar 3:29; Ga 3:13,14; 1Te 1:10

13 Lev 16:14,16
Nu 19:2-21
Nu 8:7; 19:12; 2Cron 30:19; Sal 51:7; At 15:9; 1P 1:22

14 De 31:27; 2Sa 4:11; Giob 15:16; Mat 7:11; Lu 12:24,28; Rom 11:12,24
Eb 9:12; 1P 1:19; 1G 1:7; Ap 1:5
Is 42:1; 61:1; Mat 12:28; Lu 4:18; Giov 3:34; At 1:2; 10:38; Rom 1:4; 1P 3:18
De 33:27; Is 57:15; Ger 10:10; Rom 1:20; 1Ti 1:17
Eb 9:7; 7:27; Mat 20:28; Ef 2:5; 5:2; Tit 2:14; 1P 2:24; 3:18
Lev 22:20; Nu 19:2-21; 28:3,9,11; De 15:21; 17:1; Is 53:9; Dan 9:24-26; 2Co 5:21; 1P 1:19; 2:22; 1G 3:5
Eb 9:9; 1:3; 10:2,22
Eb 6:1
Lu 1:74; Rom 6:13,22; Ga 2:19; 1Te 1:9; 1P 4:2
Eb 11:21; De 5:26; 1Sa 17:26; 2Re 19:16; Ger 10:10; Dan 6:26; At 14:15; 2Co 6:16; 1Ti 3:15

15 Eb 7:22; 8:6; 12:24; 1Ti 2:5
Eb 8:8; 2Co 3:6
Eb 9:16,28; 2:14; 13:20; Is 53:10-12; Dan 9:26
Eb 9:12; 11:40; Rom 3:24-26; 5:6,8,10; Ef 1:7; 1P 3:18; Ap 5:9; 14:3,4
Eb 9:1; 8:7,13
Eb 3:1; Rom 8:28,30; 9:24; 2Te 2:14
Eb 6:13; 11:13,39,40; Giac 1:12; 1G 2:25
Sal 37:18; Mat 19:29; 25:34,36; Mar 10:17; Lu 18:18; Giov 10:28; Rom 6:23; 2Ti 2:10; Tit 1:2; 3:7; 1P 1:3,4; 5:10

17 Ge 48:21; Giov 14:27; Ga 3:15

18 Eb 8:7-9; Eso 12:22; 24:3-8
Eb 9:14,22

19 Eb 9:12; 10:4; Eso 24:5,6,8-11; Lev 1:2,3,10; 3:6; 16:14-18
Lev 14:4-6,49-52; Nu 19:6; Mat 27:28; Mar 15:17,20; Giov 19:2,5
Eso 12:22; Nu 19:18; Sal 51:7
Eb 12:24; Eso 24:8; Is 52:15; Ez 36:25; 1P 1:2

20 Eb 13:20; Zac 9:11; Mat 26:28
De 29:12; Gios 9:6

21 Eso 29:12,20,36; Lev 8:15,19; 9:8,9,18; 16:14-19; 2Cron 29:19-22; Ez 43:18-26

22 Lev 14:6,14,25,51,52
Lev 4:20,26,35; 5:10,12,18; 6:7; 17:11

23 Eb 9:9,10,24; 8:5; 10:1; Col 2:17
Eb 9:11,12,14,24; 10:4,10-17; Lu 24:26,46; Giov 14:3; 1P 1:19-21; Ap 5:9

24 Eb 9:11; Mar 14:58; Giov 2:19-21
Eb 9:9,23; 8:2
Eb 1:3; 6:20; 7:26; 8:2,5; 12:2; Sal 68:18; Mar 16:19; Lu 24:51; Giov 6:62; 16:28; At 1:9-11; 3:21; Ef 1:20-22; 4:8-11; Col 3:2; 1P 3:22
Eb 7:25; Eso 28:12,29; Zac 3:1; Rom 8:33; 1G 2:1,2; Ap 8:3

25 Eb 9:7,14,26; 10:10
Eb 9:12; Eso 30:10; Lev 16:2-34

26 Mat 25:34; Giov 17:24; 1P 1:20; Ap 13:8; 17:8
Eb 1:2; Is 2:2; Dan 10:14; Mic 4:1; 1Co 10:11; Ga 4:1; Ef 1:10; 1P 1:20
Eb 9:12; 7:27; 10:4,10; Lev 16:21,22; 2Sa 12:13; 24:10; Giob 7:21; Dan 9:24; Giov 1:29; 1P 2:24; 3:18; 1G 3:5
Eb 9:14; 10:12,26; Ef 5:2; Tit 2:14

27 Ge 3:19; 2Sa 14:14; Giob 14:5; 30:23; Sal 89:48; Ec 3:20; 9:5,10; 12:7; Rom 5:12
Eb 6:2; Giob 19:25; Ec 11:9; 12:14; Mat 25:31-46; Giov 5:26-29; At 17:31; Rom 2:5; 14:9-12; 1Co 4:5; 2Co 5:10; 2Ti 4:1; Giuda 1:15; Ap 20:11

28 Eb 9:25; Rom 6:10; 1P 3:18; 1G 3:5
Lev 10:17; Nu 18:1,23; Is 53:4-6,11,12; Mat 26:28; Rom 5:15; 1P 2:24
Fili 3:20; 1Te 1:10; 2Ti 4:8; Tit 2:13; 2P 3:12
Zac 14:5; Giov 14:3; At 1:11; 1Te 4:14-16; 2Te 1:5-9; 2:1; 1G 3:2; Ap 1:7
Rom 6:10; 8:3
Is 25:9; Rom 8:23; 1Co 15:54; Fili 3:21; 1Te 4:17; 2Te 1:10


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