Nuova Riveduta:

Giovanni 5:1-15

Gesù guarisce un paralitico a Betesda
Gv 7:19-24; 9:1-17
1 Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
2 Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3 Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici[, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua; 4 perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l'acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l'acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito].
5 Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo. 6 Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» 7 L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 In quell'istante quell'uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
10 Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all'uomo guarito: «È sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». 12 Essi gli domandarono: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina?"» 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c'era molta gente. 14 Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio». 15 L'uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l'aveva guarito era Gesù.

C.E.I.:

Giovanni 5:1-15

1 Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4 [Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.] 5 Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. 6 Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7 Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. 10 Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». 12 Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. 14 Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». 15 Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.

Nuova Diodati:

Giovanni 5:1-15

Guarigione del paralitico di Betesda
1 Dopo queste cose, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 Or a Gerusalemme, vicino alla porta delle pecore, c'è una piscina detta in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3 Sotto questi giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua. 4 Perché un angelo, in determinati momenti, scendeva nella piscina e agitava l'acqua; e il primo che vi entrava, dopo che l'acqua era agitata, era guarito da qualsiasi malattia fosse affetto. 5 C'era là un uomo infermo da trentotto anni. 6 Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?». 7 L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che mi metta nella piscina quando l'acqua è agitata, e, mentre io vado, un altro vi scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 L'uomo fu guarito all'istante, prese il suo lettuccio e si mise a camminare. Or quel giorno era sabato. 10 I Giudei perciò dissero a colui che era stato guarito: «È sabato; non ti è lecito portare il tuo lettuccio». 11 Egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». 12 Essi allora gli domandarono: «Chi è quell'uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"?». 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi egli fosse, perché Gesù si era allontanato a motivo della folla che era in quel luogo. 14 Più tardi Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco, tu sei stato guarito; non peccare più affinché non ti avvenga di peggio». 15 Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era Gesù colui che lo aveva guarito.

Bibbia della Gioia:

Giovanni 5:1-15

I Farisei protestano.
1 In seguito, Gesù tornò a Gerusalemme in occasione di una festa religiosa ebraica. 2 Nella città, vicino alla «Porta delle Pecore», c'era la piscina di Betzaetà, circondata da cinque portici. 3 Molti malati, zoppi, ciechi e paralitici sostavano sotto questi portici, 4 aspettando che l'acqua della vasca si muovesse. (Di tanto in tanto, infatti, un angelo del Signore veniva a smuovere l'acqua; e la prima persona che vi si tuffava guariva). 5 Fra quelli in attesa, c'era un uomo paralizzato da trentotto anni. 6 Quando Gesù lo vide, lì sdraiato, e seppe da quanto tempo era malato, gli chiese: «Non vorresti guarire?»
7 «Non posso», rispose l'uomo, «perché non ho nessuno che mi aiuti a tuffarmi nella vasca, quando l'acqua è mossa. Ogni volta che cerco di buttarmi c'è sempre qualcun altro che arriva prima di me».
8 Allora Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua coperta e cammina!»
9 Immediatamente l'uomo guarì, prese la coperta e cominciò a camminare. Era sabato quando Gesù fece questo miracolo, perciò i capi giudei protestarono. Rivolgendosi all'uomo che era stato guarito, gridarono: «Non puoi lavorare di sabato! È contro la legge portare quella coperta!»
10  11 «È stato quello che mi ha guarito a dirmi di portarla!» rispose l'uomo.
12 «E chi sarebbe quello che ti ha detto una cosa del genere?» gli chiesero.
13 L'uomo non lo sapeva, perché Gesù si era allontanato tra la folla.
14 Ma, dopo un po', Gesù lo ritrovò nel tempio e gli disse: «Ora che stai bene, non continuare a peccare come prima, che non ti accada anche di peggio!»
15 Allora l'uomo andò dai capi giudei ad informarli che era stato Gesù a guarirlo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Giovanni 5:1-15

Il paralitico di Betesda
1 Dopo queste cose ci fu una festa de' Giudei, e Gesù salì a Gerusalemme. 2 Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, v'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3 Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici. 4  5 E quivi era un uomo, che da trentott'anni era infermo. 6 Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da gran tempo stava così, gli disse: Vuoi esser risanato? 7 L'infermo gli rispose: Signore, io non ho alcuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me. 8 Gesù gli disse: Lèvati, prendi il tuo lettuccio, e cammina. 9 E in quell'istante quell'uomo fu risanato; e preso il suo lettuccio, si mise a camminare. 10 Or quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all'uomo guarito: È sabato, e non ti è lecito portare il tuo lettuccio. 11 Ma egli rispose loro: È colui che m'ha guarito, che m'ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina. 12 Essi gli domandarono: Chi è quell'uomo che t'ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina? 13 Ma colui ch'era stato guarito non sapeva chi fosse; perché Gesù era scomparso, essendovi in quel luogo molta gente. 14 Di poi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: Ecco, tu sei guarito; non peccar più, che non t'accada di peggio. 15 Quell'uomo se ne andò, e disse ai Giudei che Gesù era quel che l'avea risanato.

Diodati:

Giovanni 5:1-15

1 DOPO queste cose v'era una festa de' Giudei; e Gesù salì in Gerusalemme. 2 Or in Gerusalemme, presso della porta delle pecore, v'è una pescina, detta in Ebreo Betesda, che ha cinque portici. 3 In essi giaceva gran moltitudine d'infermi, di ciechi, di zoppi, di secchi, aspettando il movimento dell'acqua. 4 Perciocchè di tempo in tempo un angelo scendeva nella pescina, ed intorbidava l'acqua; e il primo che vi entrava, dopo l'intorbidamento dell'acqua, era sanato, di qualunque malattia egli fosse tenuto. 5 Or quivi era un certo uomo, ch'era stato infermo trentotto anni. 6 Gesù, veduto costui giacere, e sapendo che già lungo tempo era stato infermo, gli disse: Vuoi tu esser sanato? 7 L'infermo gli rispose: Signore, io non ho alcuno che mi metta nella pescina, quando l'acqua è intorbidata; e quando io vi vengo, un altro vi scende prima di me. 8 Gesù gli disse: Levati, togli il tuo letticello, e cammina. 9 E in quello stante quell'uomo fu sanato, e tolse il suo letticello, e camminava. Or in quel giorno era sabato. 10 Laonde i Giudei dissero a colui ch'era stato sanato: Egli è sabato; non ti è lecito di togliere il tuo letticello. 11 Egli rispose loro: Colui che mi ha sanato mi ha detto: Togli il tuo letticello, e cammina. 12 Ed essi gli domandarono: Chi è quell'uomo che ti ha detto: Togli il tuo letticello, e cammina? 13 Or colui ch'era stato sanato non sapeva chi egli fosse; perciocchè Gesù s'era sottratto dalla moltitudine ch'era in quel luogo. 14 Di poi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: Ecco, tu sei stato sanato; non peccar più, che peggio non ti avvenga. 15 Quell'uomo se ne andò, e rapportò ai Giudei che Gesù era quel che l'avea sanato.

Commentario:

Giovanni 5:1-15

1 CAPO 5 - ANALISI

1. La guarigione di un paralitico alla piscina di Betesda, occasione di crescente antagonismo dei Giudei contro Cristo. Nei tre precedenti capitoli, l'Evangelista ci ha raccontato come Gesù si offrì qual Salvatore, a persone che rappresentavano la discendenza di Abrahamo, così in Giudea come in Galilea, nonché ai Samaritani. Con questo capitolo egli comincia ad esporre la lotta fra la fede e l'incredulità riguardo alla persona e all'opera del Signore lotta che terminò colla vittoria dei rettori dei Giudei, e colla crocifissione di Gesù. Giovanni connette lo sviluppo di questa incredulità e di quell'odio crescente dei Giudei contro Gesù con tre notevoli miracoli compiuti dal Salvatore in Gerusalemme: la guarigione del paralitico di Betesda Giovanni 5:1-47, la vista data al cieco nato Giovanni 9:1-41, e la risurrezione di Lazzaro Giovanni 11:1-57; e siccome la prima aperta manifestazione di quell'odio accadde in seguito al miracolo che vien ricordato in questo capitolo, è naturale che tal miracolo ci venga raccontato prima degli altri. La potenza sanatrice manifestata nella immediata guarigione di un uomo, il quale per circa quarant'anni avea sofferto senza speranza, era cosa da non potersi mettere in dubbio. Ma quando si vuole ad ogni modo accusar qualcuno, non è difficile trovare il pretesto; ed in questo caso, il pretesto fu che il miracolo era stato compiuto, e l'uomo guarito aveva avuto l'ardire di portare il suo letto in giorno di Sabato. Par certo che il Signore scegliesse appositamente il Sabato, per operar questa guarigione, affin di aver così l'occasione di predicar le grandi verità contenute nel resto del capitolo. Più tardi i rettori seppero che il miracolo era stato operato da Gesù, e il delitto del paralitico guarito fu scordato nella loro indignazione contro il suo glorioso benefattore. Subito cospirano per ucciderlo, tanto più che, in risposta alle loro persecuzioni, egli avea dichiarato che "Dio era suo padre", "facendosi", come stimavano, "uguale a Dio" Giovanni 1-19.

2. Gesù si proclama Figlio di Dio, in virtù della sua natura e delle sue prerogative. Egli asserisce (a) la perfetta unità ed armonia fra il Padre e il Figlio, in pensieri, in disegni, in volontà; (b) la sua propria onnipotenza divina, imperocché nulla vien fatto dal Padre suo, che non possa fare egli pure; (c) la propria divina onniscienza, poiché "il Padre gli mostra tutte le cose ch'egli fa"; (d) il potere di dar vita, che abita in lui così pienamente come nel Padre, poiché "il Figliuolo vivifica coloro ch'egli vuole"; (e) finalmente egli annunzia che "tutto il giudizio è stato dato al Figliuolo", non solo per il governo del mondo, ma pure per richiamare i morti dal sepolcro, e pronunziare l'irrevocabile sentenza dei buoni e dei malvagi all'ultimo giorno Giovanni 5:19-30.

3. La testimonianza addotta in appoggio dei suoi diritti. A norma della legge giudaica, la testimonianza di un solo non poteva venir ricevuta. Gesù dunque concede ai suoi uditori che, se quanto aveva detto riposasse sulla sua sola parola, essi avrebbero il diritto di rigettarla, come insufficiente, "non verace" secondo la loro legge dei testimoni. Ma il Signore prova che tal non è il caso; anzi adduce testimonianze indipendenti e complete, "due o tre testimoni" Deuteronomio 17:6; 1Timoteo 5:19; Ebrei 10:28, di quanto egli ha asserito cioè: il Battista; i miracoli che egli ha compiuto, mediante i quali suo Padre stesso gli rende testimonianza; e le Scritture di verità, scritte da Mosè e dai profeti Giovanni 5:31-47.

Giovanni 5:1-18. LA GUARIGIONE MIRACOLOSA ALLA PISCINA DI BETESDA, E IL CRESCENTE ANTAGONISMO DEI GIUDEI CONTRO A GESÙ, CUI ESSA DIEDE OCCASIONE

Cristo guarisce un paralitico a Betesda, Giovanni 5:1-9

1. Dopo queste cose v'era una festa del Giudei; e Gesù salì in Gerusalemme

Alla fine del capitolo precedente la scena dei lavori del Signore era la Galilea, dove lo ritroviamo al cap. 6, predicando e facendo miracoli. Nell'intervallo, egli era salito in Gerusalemme per una festa dei Giudei. L'Evangelista non ci dice di qual festa speciale si trattasse; se così avesse fatto, non avremmo avuto tante discussioni per identificarla, imperocché la festa qui mentovata è uno dei punti di partenza per determinare la durata del ministero del Signore. Nel corso di questo Vangelo, Giovanni fa menzione di tre Pasque: la prima poco dopo il principio del suo ministero Giovanni 2:13; la seconda alla quale Cristo non fu presente Giovanni 6:4; la terza nella quale egli fu crocifisso Giovanni 11:55; se dunque la "festa" di questo versetto fosse stata anch'essa una Pasqua, il ministero del Signore avrebbe durato tre anni ed alcuni mesi; nel caso contrario, due anni ed alcuni mesi solamente. È questa una questione meramente speculativa, di nessunissima importanza per la fede, e che non si potrà mai decidere con certezza matematica; ma che non si può passare affatto sotto silenzio. La base dalla quale partono tutti i calcoli su questo soggetto si trova nelle parole di Gesù ai suoi discepoli, vicino al pozzo di Giacobbe: "Non dite voi che vi sono ancora quattro mesi infino alla mietitura?" Si dice, che siccome Giovanni specifica, in altri passi, la festa dei Tabernacoli Giovanni 7:2; della Dedicazione Giovanni 10:22, e le feste della Pasqua Giovanni 2:13; 6:14; 11:55, mentre questa è lasciata senza nome, e perfino senza articolo determinativo, è impossibile che si tratti della Pasqua, la più importante di tutte le solennità giudaiche; e, rigettata quella, non v'è festa nel calendario giudaico in cui qualche commentatore non abbia voluto ravvisare quella che ci occupai Keppler suggerisce la festa di Purim, e dopo di lui, quelli che rigettano l'opinione che la festa di cui è parlato in questo versetto fosse la Pasqua, hanno accettato la sua teoria. Secondo Godet, il Signore salì a Gerusalemme per la festa di Purim e l'intento di rimanervi fino alla Pasqua; ma il conflitto che seguì la guarigione del paralitico lo consigliò a tornarsene subito in Galilea, e a star lontano da Gerusalemme per la Pasqua seguente, Giovanni 6:4 non tornandovi che per la festa dei Tabernacoli, alla fine di Settembre. Per chi sostiene questa teoria, la Pasqua del cap. 6 fu la seconda durante il ministerio di Cristo. La festa di Purim, così detta dal trarre la sorte Pur, Ester 3:7, fu istituita in Susan, per commemorare la grande liberazione della nazione giudaica per opera della regina Ester e di Mardocheo, quando Haman ne avea tramato l'eccidio generale. Si osservava per due giorni, il 14 e 15 Adar, cioè Marzo Ester 9:22, 26-27. Non era una festa religiosa, ma meramente politica; era espressamente proibito celebrarla di Sabato, e le tribù non erano tenute di concorrere a Gerusalemme per osservarla, potendosi essa celebrare in ogni città, villaggio, o casa isolata in tutto il paese, mediante conviti, danze ed altri divertimenti mondani. E molto improbabile che Gesù abbia scelto una festa di quel genere per salire in Gerusalemme, considerando specialmente che essa non riuniva nella capitale nessun concorso straordinario di popolo, e che due mesi dopo doveva aver luogo la Pasqua. Benché i sostenitori della festa di Purim mantengano che il Sabato non era necessariamente uno dei giorni della festa, chi legge senza preconcetti, il passo tutto intero, Giovanni 2-9, deve arrivare alla conclusione opposta; poiché, se non fosse stato per quanto accadde in quel giorno, non c'è ragione perché Giovanni avesse parlato di "una festa". Le obbiezioni principali al ritener questa festa per una Pasqua, sono:

1) L'assenza dell'articolo dinanzi alla parola "festa"; ma, benché l'articolo manchi nel maggior numero delle versioni e dei MSS antichi, lo si trova nel Sinaitico e in altri otto MSS unciali, in due dei migliori fra i corsivi e in due antiche Versioni egizie; oltre a che, i più fra i commentatori primitivi "Ireneo, del secondo secolo fra gli altri", ritengono che la festa qui mentovata fosse una Pasqua. "Di più", osserva Brown, "Middleton (L'articolo Greco), ha provato che precisamente in casi come il presente, se l'articolo è omesso, esso è sottinteso, e quindi si ha il senso definito".

2) Si obbietta poi che, se questa festa fu una Pasqua, un anno intero deve esser trascorso fra questa e la Pasqua ricordata nel capitolo seguente, e sembra incredibile che l'Evangelista abbia passato interamente sotto silenzio i fatti occorsi durante un così lungo periodo. Questa obbiezione avrebbe molto peso se l'intento di Giovanni fosse stato, come quello dei Sinottici, di raccontarci il ministero di Gesù in Galilea; ma scrivendo egli per completare le loro narrazioni, e limitandosi al ministero di Cristo in Giudea e in Perea, "coll'eccezione dei due miracoli di Cana, della moltiplicazione dei pani, ed il discorso che ne fu il seguito al cap. 6" Giovanni 6:1-71, tale obbiezione non ha più fondamento alcuno. È probabile che il Signore ritornò in fretta in Galilea a motivo del contegno ostile dei Giudei Giovanni 5:18, e che da questa stessa Pasqua venisse contato il giorno, Sabato secondo primo, nel quale i discepoli svelsero le spighe di grano nel Sabato, Vedi note Luca 6:1. In tali circostanze era affatto naturale che risorgesse la controversia coi Farisei, riguardo all'osservanza del Sabato.

3) Un altro argomento per provare che questa festa non era una Pasqua consiste nel dire che, siccome Gesù rimase certamente in Galilea per la Pasqua seguente Giovanni 6:4, e ritornò in Gerusalemme solo per la festa dei Tabernacoli nel Settembre susseguente, egli sarebbe stato assente da Gerusalemme un anno e sei mesi, il che non si concilia colla sua rigorosa osservanza della legge giudaica; ma una risposta convincente si trova nelle parole di Giovanni 7:1 "Gesù andava attorno per la Galilea, perciocché non voleva andare attorno perla Giudea, conciossiaché i Giudei cercassero d'ucciderlo". Dopo avere accuratamente pesate le prove delle due parti, inchiniamo decisamente a credere che "la festa" qui accennata fu una Pasqua, cioè la seconda delle quattro che occorsero durante il ministero di Gesù.

PASSI PARALLELI

Giovanni 2:13; Esodo 23:14-17; 34:23; Levitico 23:2-4; Deuteronomio 16:16; Matteo 3:15; Galati 4:4

2 2. Or in Gerusalemme, presso della porta delle pecore, v'è una piscina detta in Ebreo Betesda (casa di misericordia), che ha cinque portici

Neemia mentova ripetutamente questa porta delle pecore, nel suo racconto della ricostruzione delle mura di Gerusalemme, ma non in modo così chiaro da permetterei di determinarne con certezza la situazione. È probabile che per essa si giungeva direttamente in quella parte del cortile esterno del tempio nella quale i sacrifici venivano uccisi. Infatti una tal porta tuttora esiste nel lato. N. E. dell'attuale Haram vicinissimo all'antico Pretorio, e chiamasi ancora, secondo alcuni, porta delle pecore. Due luoghi ci vengono ora presentati in questi giorni, come essendo la piscina di Betesda. Uno è chiamato "fonte della Vergine", e si trova nella parte inferiore della valle di Kedron. Si crede che venga alimentata dai serbatoi che si trovano sotto al tempio, e scarica le, sue acque, mediante un piccolo acquedotto, scavato sotto la collina di Ophel, nella piscina di Siloè. Le acque di questa fonte della Vergine si alzano e si abbassano, tuttodì, di un piede all'incirca, ad intervalli irregolari. Chi scrive, trovandosi sul posto, prese le note seguenti: "È situata in una profonda fessura della roccia, il livello dell'acqua essendo di ben 15 piedi più basso di quello della valle. Il bacino è di circa 15 piedi di lunghezza per 6 di larghezza; l'altezza della volta naturale, formata dalla roccia, essendo press'a poco di 6 piedi. Gli abitanti la chiamano Ain. Umed Deraj, Fonte della madre dei gradini, a motivo di una scala di 26 piedi per la quale si scende alle acque. Suppongono molti che questa sia la 'Fontana del Re', mentovata da Neemia Nehemia 2:14 nel suo circuito notturno di Gerusalemme. Non c'è traccia di rovine vicino all'entrata, e le strette dimensioni della fonte, e la ripidezza delle sue sponde rendono impossibile che dei 'portici' sieno mai stati costruiti attorno ad essa. Queste ragioni bastano per convincerci che l'Ain Umed Deraj non può mai essere stata la piscina di Betesda" La Tenda e il Khan. Un'altra località, e probabilmente la vera, che viene additata come essendo questa piscina è il profondo serbatoio o trincea, scavato nella solida roccia, subito al di fuori del muro settentrionale del tempio e del presente Haram, detto dai nativi: Birket Israil. Le sue dimensioni attuali sono di 360 piedi di lunghezza, 130 di larghezza, e 75 di profondità. Che fosse anticamente pieno di acqua lo prova il rivestimento di piccole pietre unite da cemento che copre tuttora la parte inferiore delle sue pareti. All'estremità occidentale si vedono due grandi ed alti archi, i quali, benché quasi pieni di rottami, si estendono ben 100 piedi più ad O. del Birket, dandogli così una lunghezza uguale alla metà del recinto settentrionale del Tempio. Ma più ad O. ancora, e di fronte alla Torre Antonia, Flavio, Bell.; Giudici Lib. 5:2, c'informa che si trovava una piscina che egli chiama Sirutheus; sicché, al tempo del Signore, vi doveva essere in questa parte di Gerusalemme, o un immenso serbatoio lungo ben 1000 piedi, o più probabilmente due piscine separate, con framezzo una porta per la quale si entrava nel tempio. Questa era probabilmente la Porta delle Pecore, ricordata da Neemia, come non essendo lontana dalla "alta sala del cantone", o, come traducono altri, dalla "salita del cantone", N. E. del tempio Nehemia 3:32, e ci permette di identificare il Birket Israil colla piscina di Betesda. Il fatto che Giovanni ce ne parla come esistente ancora al momento in cui scriveva, è stato da taluni considerato come una prova convincente che questo Vangelo fu scritto prima della distruzione di Gerusalemme; ma né da Flavio, né da qualsiasi altro scrittore può ricavarsi prova alcuna della distruzione di questa piscina per opera dei Romani, ed è assai più probabile che la conservassero per i bisogni del loro esercito; d'altra parte Brocardo, Anselmo, L'Itinerario di Gerusalemme, A.D. 333, Eusebio ed altri scrittori susseguenti asseriscono che, ai giorni loro, la piscina era piena d'acqua e si chiamava Betesda. Se dunque questo serbatoio è la piscina di Betesda, Giovanni aveva perfettamente ragione di scrivere alla fine del primo secolo: "V'è una piscina" ecc. e l'obbiezione fondata su quella parola, riguardo alla data di questo Vangelo, è insostenibile. I cinque portici costruiti attorno ad essa per dar ricovero agli infermi c i fanno credere che la piscina fosse assai grande.

PASSI PARALLELI

Nehemia 3:1; 12:39

Isaia 22:9,11

3 3. in essi giaceva gran moltitudine infermi, di ciechi, ci zoppi, di secchi, aspettando il movimento dell'acqua

Qualunque ne fosse la causa, è chiaro che le acque di questa piscina, in certi momenti, si mettevano in ebollizione, aumentando al tempo stesso di volume; altrimenti "la gran moltitudine" ivi riunita, si sarebbe presto o tardi persuasa non esser di nessun vantaggio aspettare il ripetersi di quel fenomeno. Molti scrittori vogliono cancellare l'ultima parte di questo versetto, dicendo che non fa parte del racconto di Giovanni, ma tolte queste parole, l'Evangelista lascerebbe affatto senza spiegazioni il concorso della moltitudine, e Giovanni 5:7 "che tutti ammettono come genuino", rimarrebbe parimenti inesplicabile.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:30; Luca 7:22

1Re 13:4; Zaccaria 11:17; Marco 3:1-4

Proverbi 8:34; Lamentazioni 3:26; Romani 8:25; Giacomo 5:7

4 4. Perciocché di tempo in tempo un angelo scendeva nella piscina, ed intorbidava l'acqua; e il primo che vi entrava, dopo l'intorbidamento dell'acqua, era sanato, di qualunque malattia egli fosse tenuto

I più fra gli editori moderni omettono non solo l'ultima clausola di Giovanni 5:3 ma pure tutto il vers. 4, considerandolo come una glossa inserita nel testo, in epoca, "lo ammettono volentieri", molto antica, poiché Tertulliano vi fa allusione alla fine del secondo secolo. La ragione per trattare in tal modo questo passo è che noli si trova nei codici Sinaitico e Vaticano, che sono i due più antichi manoscritti conosciuti del Nuovo Testamento, né in alcuni altri MSS. e versioni, mentre vi è diversità nelle parole in quei MSS. che lo riportano. Dall'altra parte lo si trova nel codice Alessandrino, "di data appena posteriore ai due più antichi, e, nell'opinione di alcuni fra i migliori critici, di autorità pressoché uguale" (Brown); in 10 altri manoscritti unciali, nella Peshito, "attribuita alla fine dello o al principio del 110 secolo", e in tutte le versioni siriache, una sola eccettuata, nonché nell'Itala, "vecchia Italica", e nella Volgata. L'evidenza esterna per ritenere questo versetto, presa in sé stessa, non è debole per verun modo; e se a quella si aggiunge l'evidenza interna, non vi può esser dubbio che il passo tutto intero è genuino. Alcuni fra quelli che l'ammettono, sostengono che Giovanni fece semplicemente uso del linguaggio popolare dei Giudei nel descrivere questo miracolo, al quale egli però non prestava fede; ma una simile teoria è profana, mentre insulta alla sincerità dell'Evangelista. Altri mantengono che l'effervescenza periodica dell'acqua, lungi dall'essere miracolosa può spiegarsi con cause naturali; ma vi sono gravi ragioni in contrario:

1) Non si tratta di un miracolo isolato, bensì di una successione di miracoli, operati periodicamente.

2) Quei miracoli accadevano solo quando l'acqua era intorbidata.

3) Un solo malato veniva guarito ogni volta, cioè il primo che entrava nell'acqua.

4) Le malattie erano guarite istantaneamente, cosa che nessun'acqua minerale opera mai.

5) La guarigione si estendeva ad ogni maniera di malattie, le più varie, le più contrarie fra loro Giovanni 5:3, e chi mai ha udito parlare di un'acqua le cui proprietà naturali sieno così efficaci?

6) Che le guarigioni fossero operate da un agente soprannaturale non è né improbabile né incredibile, poiché, in quell'epoca, le forze spirituali erano all'opera sulla nostra terra, così per il servizio degli angeli, Vedi Matteo 4:11; 28:5; Luca 1:13,26; 2:10; 22:43; Giovanni 20:12; Atti 5:19; 8:26; 12:8; 27:23, come per l'impero che agli spiriti immondi era lecito esercitare sui demoniaci, Vedi Matteo 4:24; 8:31 e passim.

7) "Il trovare in questo Vangelo il racconto di un miracolo come il presente si può spiegare solo col dire che esso era vero e noto a tutti, e che l'Evangelista lo ha riferito con candore, tanto più che esso deve sembrare piuttosto contrario all'assunto di Giovanni, quello cioè di provare la missione divina di Cristo mediante i suoi miracoli, poiché indica che, a quel tempo dei miracoli si facevano anche all'infuori di lui" (Webster e Wilkinson).

8) Se le guarigioni non fossero state reali, l'inganno sarebbe stato presto proclamato dalla folla disillusa che si riuniva sotto i portici, e anche al tempo in cui fu scritto questo Vangelo dovevano trovarsi tuttora a Gerusalemme migliaia di persone in posizione di dichiarare la falsità di questo versetto, se tali guarigioni miracolose non fossero avvenute alla piscina di Betesda.

Per queste ragioni riteniamo per genuini così il versetto come il miracolo di cui esso ci parla. "Quando principiò questo miracolo singolare, che cosa gli diede origine, perché non ce ne venga più parlato, in che modo l'angelo scendesse, son tutte questioni alle quali non si può rispondere; ma una volta ammessa l'esistenza degli angeli, e il loro ministero in terra per eseguire i disegni di Dio, nulla v'ha più in questo passo che ci debba apparir strano. Il vero segreto di alcune delle obbiezioni che si fanno a questo versetto e la tendenza moderna a considerare tutti i miracoli come vecchiumi, che si devono togliere dal racconto sacro, ogni volta che, tal cosa è possibile" (Ryle).

PASSI PARALLELI

Salmi 119:60; Proverbi 6:4; 8:17; Ecclesiaste 9:10; Osea 13:13; Matteo 6:33; 11:12

Luca 13:24-28; 16:16

2Re 5:10-14; Ezechiele 47:8; Zaccaria 13:1; 14:8; 1Corinzi 6:11; 1Giovanni 1:7

5 5. Or quivi era un certo uomo, ch'era stato infermo trentotto anni

La natura della sua malattia non ci è dichiarata, benché da Giovanni 5:7 sembri essere stata o atrofia o paralisi parziale. Noli è specificato neppure da quanto tempo egli giacesse sotto quei portici, poiché i trentotto anni devono intendersi solo del tempo dacché era caduto malato.

PASSI PARALLELI

Giovanni 5:14; 9:1,21; Marco 9:21; Luca 8:43; 13:16; Atti 3:2; 4:22; 9:33; 14:8

6 6. Gesù, veduto costui giacere, e sapendo che già lungo tempo era stato infermo, gli disse: Vuoi tu esser sanato?

Il Signore fece scelta di lui, non dietro ad una inchiesta, come han suggerito alcuni, ma per intuizione, ben conoscendo le circostanze sue, mediante quella conoscenza sovrumana di cui abbiamo un esempio così notevole nel caso della donna, di Samaria. Questa domanda del Signore fu forse dettata dal fatto che egli scorgeva in quell'uomo, in seguito ai continui disinganni patiti, mancanza di energica volontà. Checché ne sia di ciò, il Signore volle, prima di tutto, attrarre su di sé l'attenzione di quel meschino, poi fargli sentire più profondamente la propria impotenza conducendolo ad esporre i particolari del suo male, e finalmente, colla singolarità stessa della domanda, risvegliare nel cuor suo disilluso la speranza della guarigione.

PASSI PARALLELI

Giovanni 21:17; Salmi 142:3; Ebrei 4:13,15

Isaia 65:1; Geremia 13:27; Luca 18:41

7 7. L'infermo gli rispose: Signore, io non ho alcuno che mi metta nella piscina, quando l'acqua è intorbidata; e, quando io vi vengo, un altro vi scende prima di me

L'infermo non risponde direttamente alla domanda del Signore; ma la spiegazione che egli dà degli ostacoli che si erano fino a quel momento opposti alla realizzazione delle sue speranze, mostra quanto vivo fosse il suo desiderio di venir guarito. Certo non era per mancanza di volere da parte sua, se ancora non aveva ottenuto la guarigione. Era povero; non poteva pagare un assistente; non aveva, questo è chiaro, né parenti né amici, altrimenti costoro non avrebbero avuto il cuore di abbandonarlo. In quanto agli indifferenti che andavano e venivano sotto quei portici, nessuno avea offerto di aiutarlo. Le parole di quel poveretto sono una condanna enfatica della indifferenza, della durezza del cuore umano, in contrasto con la bontà di questo straniero, nel quale l'infermo trova per la prima volta uno che par disposto ad aiutarlo ad entrar nell'acqua. Dal racconto non appare chiaro se egli credesse possibile la guarigione in qualsiasi altro modo. Da un punto di vista spirituale, il Signore rivolge sempre la stessa domanda a chiunque ode l'Evangelo. Egli ci vede malati e miseri a motivo del nostro peccato, e ci dice: "Vuoi tu esser sanato?"

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 32:36; Salmi 72:12; 142:4; Romani 5:6; 2Corinzi 1:8-10

Giovanni 5:4; 1Corinzi 9:24

8 8. Gesù gli disse: Levati, togli il tuo letticello, e cammina. 9. E in quello stante quell'uomo fu sanato, e tolse il suo letticello, e camminava

Se l'infermo sperava che Gesù lo aiutasse ad entrar nell'acqua, s'ingannava. Il Signore non mise neppur la mano sopra lui. In queste, come in altri casi, è chiaro che la virtù sanatrice accompagnò il comandamento di Gesù. Si confrontino i casi dell'uomo dalla mano secca Marco 3:5, dei dieci lebbrosi Luca 17:14, e del figlio dell'uffiziale reale Giovanni 4:50. La scienza umana avrebbe proclamato l'impossibilità per quest'uomo di alzarsi e inutile pei lebbrosi tuttora coperti di ulceri di presentarsi ai sacerdoti; ma in Cristo abita una potenza senza limiti, ed egli sempre dà, a chi vuole ubbidire ai suoi comandamenti, la forza necessaria per farlo. Di più, quest'ordine suo fu dato per mettere alla prova la fede e l'ubbidienza di quest'uomo. Egli credette, e la sua guarigione fu istantanea e completa: Si alzò e camminò, robusto come nei suoi primi anni, e portò via sulle proprie spalle il lettuccio sul quale era giaciuto per tanto tempo, come prova a quanti lo conoscevano di completa guarigione.

9 

Conseguenze dell'essere stato questo miracolo operato di sabato Giovanni 5:9b-16

Or in quel giorno era sabato

Non v'ha dubbio alcuno che questa non fu una mera coincidenza accidentale. Come Gesù aveva scelto nella folla degl'infermi di Betesda quest'uomo speciale per farne l'oggetto della sua grazia, così egli scelse deliberatamente, e in vista di quanto stava per accadere, il giorno di sabato per compiere questa guarigione. In questo modo ei volle entrare in aperta discussione coi rettori del popolo, affin di costringerli a udire il suo insegnamento, e a rendersi conto della sua missione.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:6; Marco 2:11; Luca 5:24; Atti 9:34

Giovanni 5:14; Marco 1:31,42; 5:29,41-42; 10:52; Atti 3:7-8

Giovanni 5:50-12; 7:23; 9:14; Matteo 12:10-13; Marco 3:2-4; Luca 13:10-16

10 10. Laonde i Giudei

Questo termine non è mai, "salvo un caso o due al più", applicato da Giovanni al comun popolo, alla moltitudine, ma sempre ai rettori e ai loro partigiani, che egli ci presenta come rappresentando l'intera nazione, nella sua reiezione del Messia.

dissero a colui ch'era stato sanato: Egli è sabato; non ti è lecito di togliere il tuo letticello

Alcune persone in autorità lo incontrarono e gli mossero quel rimprovero. In circostanze ordinarie la ragione stava dalla parte loro, perché, così le glosse dei Farisei, come la legge stessa di Dio, Vedi Esodo 31:13-17; Nehemia 3:15-19; Geremia 17:21-22, proibivano di portar carichi di qualsiasi specie in giorno di sabato. Però questo atto avrebbe potuto venir considerato come una di quelle opere di necessità e di misericordia, che erano riconosciute come eccezioni alla legge Matteo 12:11; Luca 13:15.

PASSI PARALLELI

Esodo 20:8-11; 31:12-17; Nehemia 13:15-21; Isaia 58:13; Geremia 17:21,27

Matteo 12:2-8; Marco 2:24; 3:4; Luca 6:2; 13:14; 23:56

11 11. Egli rispose loro: Colui che vai ha sanato mi ha detto: Togli il tuo letticello, e cammina

È notevole che, nella sua risposta, il paralitico guarito non mette avanti a sua difesa circostanze eccezionali; egli si pone sopra un terreno più elevato, e, convinto che la sua guarigione era dovuta alla potenza divina, asserisce che non fa peccato alcuno, perché colui stesso che lo avea guarito aveagli detto altresì: "Togli il tuo letticello e cammina". La potenza di Dio lo avea guarito; un ordine dato da chi esercitava un tal, potere non doveva certo essere una trasgressione della legge divina (Miligan).

PASSI PARALLELI

Giovanni 9:16; Marco 2:9-11

12 12. Ed essi gli domandarono: Chi è quell'uomo che ti ha detto: Togli il tuo letticello, e cammina?

Essi evitano del tutto l'argomento logico di quell'uomo, e dimostrano la loro malevolenza, cambiando il soggetto del discorso. Non gli domandano, il che sarebbe stato perfettamente naturale: "Chi ti ha guarito? bensì: "Chi ti ha detto: togli il tuo letticello?" Molti hanno notato che non si curavano di sapere che cosa dovevano ammirare qual'opera di misericordia; ma piuttosto quale accusa potevan portare contro qualcuno!

PASSI PARALLELI

Giudici 6:29; 1Samuele 14:38; Matteo 21:23; Romani 10:2

13 13. Or colui ch'era stato sanato non sapeva chi egli fosse; perciocché Gesù s'era sottratto dalla moltitudine ch'era in quel luogo

Confinato da tanto tempo sotto ai portici di Betesda, è naturale che il povero paralitico non avesse mai udito il nome di Gesù, del profeta di Nazaret; è certo che, dopo la sua miracolosa guarigione, egli conosceva solo il potere, non il nome del suo benefattore, Gesù essendosi perduto nella folla, prima che egli avesse avuto il tempo di parlargli, non poté adunque soddisfare la curiosità dei suoi interlocutori. Lo scopo del Signore nel nascondersi in quel modo era di evitare il rumore e l'entusiasmo carnale che i suoi miracoli suscitavano nella folla; ma non c'è ragione alcuna di intendere le parole: "s'era sottratto", come indicanti una sparizione miracolosa come quella di Nazaret Luca 4:30; poiché,in una così folta moltitudine Gesù poteva facilmente sparire, entrando fra la gente.

PASSI PARALLELI

Giovanni 14:9

Giovanni 8:59; Luca 4:30; 24:31

14 14. Di poi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: Ecco, tu sei stato sanato; non peccar più, che peggio non ti avvenga

Le parole "dopo queste cose", indicano un intervallo di più che alcune ore fra il miracolo e l'incontro qui descritto. In uno dei giorni della festa, il paralitico guarito salì al tempio, nel quale da sì lungo tempo più non era entrato, forse per offrir un sacrificio, o almeno per render grazie al nome del Signore per l'ottenuta guarigione. Quivi la cercò il Signore, e si fece conoscere a lui come Gesù di Nazaret; ciò fece non solo per proseguire il suo piano di fronte ai rettori giudei, ma pure per svegliare la gratitudine di quell'uomo, e far sopra lui durevole impressione. In questo caso, come in quello della donna di Samaria. abbiamo un esempio notevole della conoscenza perfetta e divina che il Signore possiede così del passato come del futuro. Egli conosceva la causa della infermità di quell'uomo. La esortazione: "non peccar più", non è generica e indefinita; implica che la sua malattia aveva avuto per causa il peccato, forse un vizio prediletto di gioventù. Il caso del paralitico di Luca 5:20 sembra analogo a questo. Vi sono peccati che portan seco la loro punizione nel corpo; tale era probabilmente quello di quest'uomo, benché non ci sia lecito trarre da questo passo la conclusione che ogni sofferenza ha per origine un peccato speciale. Il Signore stesso corregge un tal pregiudizio Giovanni 9:3; Luca 13:2-5. L'ammonimento che segue quella esortazione è molto solenne: "che peggio non ti avvenga". Se il Signore vuol parlar qui di castigo temporale, si tratterebbe di una infermità più grave ancora di quella che lo avea tormentato per 38 anni; ma è più probabile che Gesù abbia in mente la perdizione eterna. Chi è stato liberato da tal condizione fugga da quei vizi distruttivi come dalla morte. Lo domanda la gratitudine verso Colui che lo ha liberato, e che odia il peccato; lo richiede la speranza della vita eterna, poiché quelli che continuano nel peccato "procederanno in peggio", e le concupiscenze della carne faranno lor far naufragio in quanto all'anima 2Pietro 2:20-22.

PASSI PARALLELI

Levitico 7:12; Salmi 9:13; 27:6; 66:13-15; 107:20-22; 116:12-19; 118:18

Isaia 38:20,22

Giovanni 8:11; Esdra 9:13-14; Nehemia 9:28; 1Pietro 4:3

Giovanni 5:5; Levitico 26:23-24,27; 2Cronache 28:22; Matteo 12:45; Apocalisse 2:21-23

15 15. Quell'uomo se ne andò, e rapportò a Giudei che Gesù era quel che l'avea sanato

Un tale atto per parte del paralitico guarito, a prima vista, sembra ingratitudine e tradimento; ma così non è, poiché vien chiaramente detto che nel dar loro quella informazione egli non adotta punto il linguaggio dei rettori Giovanni 5:12, anzi ripete la sua asserzione che Gesù "lo ha sanato". Non è probabile, come si è supposto, che agisse così per spargere la conoscenza di Gesù fra i Giudei, o per sfidare i rettori, proclamando un'autorità superiore alla loro. Il movente della sua condotta si deve cercare nell'obbligazione in cui si sentiva di ubbidire ai rettori del popolo suo, e fors'anche nel timore di esser punito per aver violato il sabato, colpa che si castigava persino colla morte. Era naturale che egli cercasse di metterai, a questo riguardo, sotto l'egida di uno che certo avrebbe potuto difenderlo, come già avea potuto guarirlo. Qualunque sia stato il suo motivo, egli fu nella sua proclamazione il inconscio strumento di Cristo per far scoppiare l'ormai inevitabile suo conflitto coi rettori, il conflitto fra la miscredenza e la verità. Milligan osserva che "Giovanni vede in quest'atto una missione divina, e in quell'uomo un messaggero per ammonire i colpevoli Giudei".

PASSI PARALLELI

Giovanni 4:29; 9:11-12; Marco 1:45

Giovanni 5:12; 9:15,25,30,34

Riferimenti incrociati:

Giovanni 5:1-15

1 Giov 2:13; Eso 23:14-17; 34:23; Lev 23:2-4; De 16:16; Mat 3:15; Ga 4:4

2 Ne 3:1; 12:39
Is 22:9,11

3 Mat 15:30; Lu 7:22
1Re 13:4; Zac 11:17; Mar 3:1-4
Prov 8:34; Lam 3:26; Rom 8:25; Giac 5:7

4 Sal 119:60; Prov 6:4; 8:17; Ec 9:10; Os 13:13; Mat 6:33; 11:12; Lu 13:24-28; 16:16
2Re 5:10-14; Ez 47:8; Zac 13:1; 14:8; 1Co 6:11; 1G 1:7

5 Giov 5:14; 9:1,21; Mar 9:21; Lu 8:43; 13:16; At 3:2; 4:22; 9:33; 14:8

6 Giov 21:17; Sal 142:3; Eb 4:13,15
Is 65:1; Ger 13:27; Lu 18:41

7 De 32:36; Sal 72:12; 142:4; Rom 5:6; 2Co 1:8-10
Giov 5:4; 1Co 9:24

8 Mat 9:6; Mar 2:11; Lu 5:24; At 9:34

9 Giov 5:14; Mar 1:31,42; 5:29,41,42; 10:52; At 3:7,8
Giov 5:10-12; 7:23; 9:14; Mat 12:10-13; Mar 3:2-4; Lu 13:10-16

10 Eso 20:8-11; 31:12-17; Ne 13:15-21; Is 58:13; Ger 17:21,27; Mat 12:2-8; Mar 2:24; 3:4; Lu 6:2; 13:14; 23:56

11 Giov 9:16; Mar 2:9-11

12 Giudic 6:29; 1Sa 14:38; Mat 21:23; Rom 10:2

13 Giov 14:9
Giov 8:59; Lu 4:30; 24:31

14 Lev 7:12; Sal 9:13; 27:6; 66:13-15; 107:20-22; 116:12-19; 118:18; Is 38:20,22
Giov 8:11; Esd 9:13,14; Ne 9:28; 1P 4:3
Giov 5:5; Lev 26:23,24,27; 2Cron 28:22; Mat 12:45; Ap 2:21-23

15 Giov 4:29; 9:11,12; Mar 1:45
Giov 5:12; 9:15,25,30,34


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