Nuova Riveduta:

Luca 10:42

Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

C.E.I.:

Luca 10:42

ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Nuova Diodati:

Luca 10:42

ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Bibbia della Gioia:

Luca 10:42

Invece, c'è solo una cosa di cui valga la pena di preoccuparsi. Maria l'ha scoperta e nessuno gliela porterà via!»

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 10:42

E Maria ha scelto la buona parte che non le sarà tolta.

Diodati:

Luca 10:42

Or d'una sola cosa fa bisogno. Ma Maria ha scelta la buona parte, la qual non le sarà tolta.

Commentario:

Luca 10:42

42. Or, d'una sola cosa fa bisogno

Alcuni scrittori spiegano questo come se Gesù avesse detto: «Una vivanda mi basta»; ma se anche vi fosse nel polla una qualche allusione ad una preparazione sovrabbondante per provvedere a dei bisogni temporali, essa dev'essere rigettata qui poiché il Signore stesso indica distintamente che voglia dire colla «sola cosa», aggiungendole, come equivalente l'espressione: la buona parte. Né dobbiamo intendere la sola cosa necessaria, unicamente del ricevere convenientemente il Signore, come fa Olahausen, bensì della comunione con Cristo, del ricevere quelle verità salutari che egli come il Profeta Mediatore venne personalmente ad insegnare e che sole possono farci savi a salute. Marta, nella sua sollecitudine, perdeva il benefizio accettevole.

Ma Maria ha scelta la buona parte, la quale non le sarà tolta.

La grazia di Dio è la sola porzione che possa soddisfare il Cristiano; essa gli assicura benedizioni spirituali ed eterne, od in altre parole la grazia e la gloria, e questa fu la scelta di Maria. Gesù la chiama la buona parte, perché è la sola sostanziale, soddisfacente, reale e durevole. È «buona» in malattia ed in salute, in gioventù ed in vecchiaia, nell'avversa e nella prospera fortuna e di tutti i beni che possediamo in sulla terra è il solo di cui la morte non ci possa spogliare. In quell'ora, Gesù nudriva l'anima di Maria con quella grazia dietro alla quale l'anima sua anelava in modo così evidente; e l'avvertimento del Signore a Marta è al tempo stesso un invito che le vien rivolto di venire a partecipare essa pure di quel cibo spirituale. Questo passo è una bella illustrazione di quello che il Signore vuol dire in Giovanni 14:23; Apocalisse 3:20. Sarebbe un grande errore il supporre, come fanno alcuni, che Marta, benché di carattere, generoso ed ospitale, non fosse vera seguace di Gesù. Il suo contegno, verso Cristo, in occasione della morte di Lazaro, è una confutazione sufficiente di tale idea. Essa e sua sorella ci son presentate come esempi di due aspetti diversi del carattere cristiano, cioè l'interna divozione, e l'attività pratica. Quest'ultima è una qualità molto preziosa in un credente; ma in mezzo alle giornaliere occupazioni della vita, essa può, se non viene invigilata con continuo preghiere, divenire un tranello, permettendo alle cure ed ai fastidii delle cose mondane di indebolire la vita spirituale dell'anima. Ma c'è d'altra parte un pericolo che le meditazioni spirituali generino la pigrizia e la trascuranza dei doveri che, quali cristiani, abbiamo verso le nostre famiglie, verso la chiesa visibile e la società in generale, e contro questo pericolo le Marie devono stare in guardia, non meno che le Marte contro le attrazioni del mondo. Le parole di Cristo Luca 11:42, ben si possono applicare ad entrambe: «E si conveniva fare queste cose, e non lasciar quelle altre». Quel cristiano è più vicino alla perfezione del quale i caratteri delle due sorelle sono mescolati in parti uguali.

PASSI PARALLELI

Luca 18:22; Salmi 27:4; 73:25; Ecclesiaste 12:13; Marco 8:36; Giovanni 17:3; 1Corinzi 13:3; Galati 5:6

Colossesi 2:10-19; 1Giovanni 5:11-12

Deuteronomio 30:19; Giosuè 24:15,22; Salmi 17:15; 119:30,111,173

Salmi 16:5-6; 142:5

Luca 8:18; 12:20,33; 16:2,25; Giovanni 4:14; 5:24; 10:27-28; Romani 8:35-39

Colossesi 3:3-4; 1Pietro 1:4-5

RIFLESSIONI

1. Impariamo da questo racconto qual pericolo possono diventare per le anime nostre le cure di questo mondo, se permettiamo loro di occupar soverchiamente la nostra attenzione. È chiaro che lo zelo eccessivo di Marta per le cose temporali, e la sua ansietà di trattare in modo conveniente il suo Signore e Maestro la preoccuparono al punto di farle scordare per un tempo le cose dell'anima sua Questo orrore di Marta dovrebb'essere un continuo avvertimento ai Cristiani tutti. Se vogliamo crescere in grazia e prosperare in quanto all'anima, stiamo in guardia contro le sollecitudini del mondo. Se non vegliamo ed oriamo, esso roderanno insensibilmente la nostra spiritualità, ed impoveriranno le anime nostre. Nella gran maggioranza dei casi non è dai peccati aperti, dalle trasgressioni flagranti della legge di Dio, bensì dall'attenzione eccessiva data a cose legittime in sé che nasce quell'«amore al mondo», che perde gli uomini. Le cose buone di questo mondo, usate con moderazione, sono delle benedizioni per le quali dobbiamo esser grati a Dio; ma se permettiamo che preoccupino i nostri pensieri, cattivino i nostri cuori, e calpestino le cose sante, esse divengono una vera maledizione.

2. Questo rimprovero di Marta è dovuto all'eccesso di una preziosa qualità, che in altra occasione fu mantenuta nei limiti Giovanni 12:2. La qualità che vien lodata in Maria ha i suoi eccessi essa pure, e contro a quelli pure dobbiamo stare in guardia. «È vero che la predominanza dell'attività impulsiva di una delle due sorelle è sfavorevole alla profondità del pensiero, all'elevatezza del sentimento; ma la predominanza della docilità passiva dell'altra sorella è atta ad ingenerare una disposizione morbida, ed a condurre a speculazioni nebulose e sentimentali, anziché ad una conoscenza vera ad una soda saviezza. Una chiesa piena di Marie sarebbe forse un male non meno grande che una Chiesa tutta composte di Marte. Entrambe sono necessarie per completarsi a vicenda» (Brown).

3. Gli scrittori cattolici romani amano citar questo passo tutto intero, in appoggio della vita conventuale o monastica, asserendo che i frati e le monache cono simili a Maria, e le persone occupate in carriere secolari simili a Marta. Il loro paragone però non calza punto. Se di tutti i frati e di tutto le monache si potesse dire, che, «postisi a sedere ai piedi di Gesù, ascoltano le sue parole», vi potrebb'essere qualche cosa di vero in quel che dicono. Disgraziatamente i conventi ed i monasteri, come è stato provato con evidenza, sono gli ultimi luoghi dove possiamo sperar di trovare degli imitatori di Maria. Bucero, nel suo Commentario, parla molto saviamente su questo punto.

Riferimenti incrociati:

Luca 10:42

Lu 18:22; Sal 27:4; 73:25; Ec 12:13; Mar 8:36; Giov 17:3; 1Co 13:3; Ga 5:6; Col 2:10-19; 1G 5:11,12
De 30:19; Gios 24:15,22; Sal 17:15; 119:30,111,173
Sal 16:5,6; 142:5
Lu 8:18; 12:20,33; 16:2,25; Giov 4:14; 5:24; 10:27,28; Rom 8:35-39; Col 3:3,4; 1P 1:4,5


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