Marco 2:23-28

23 Marco 2:23-28 I DISCEPOLI SVELLONO DELLE SPIGHE IN GIORNO DI SABATO Matteo 13:1-8; Luca 6:1-5

Per la esposizione vedi Matteo 12:1-8.

26 26. Come egli entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar,

Secondo la narrazione di questo avvenimento contenuta in 1Samuele 21: Ahimelec, padre di Abiatar, era il sommo sacerdote che diede a David il pane di presentazione, e Beza, a scansare la difficoltà, ritiene che le parole "sotto il sommo sacerdote Abiatar" siano un'interpolazione, ma non c'è alcun fondamento per questa sua credenza. Paragonando attentamente 1Samuele 14:17; 22:20; 2Samuele 8:17; 1Cronache 18:16, si scorge che i nomi di Ahimelec e di Abiatar sono spesso confusi l'uno coll'altro, e può darsi che al tempo di Marco esistesse la chiave che ne desse la spiegazione, sebbene sia perduta per noi. Owen, celebre teologo inglese del 17esimo secolo, spiega l'apparente difficoltà traducendo circa, o poco avanti il tempo di Abiatar, e ci dà un esempio indubitato di tale significazione della parola nel passo di Matteo 1:11: un poco avanti, ossia, circa il tempo della cattività di Babilonia. È più probabile però che Abiatar fosse associato a suo padre nel disimpegno dei doveri del sommo sacerdozio, e che sia qui menzionato, non solo per esser egli la persona che diede veramente a David il pane di presentazione, ma anche perché il suo sacerdozio fu intimamente associato a tutto il regno di Davide.

PASSI PARALLELI

1Samuele 22:20-22; 23:6,9; 2Samuele 8:17; 15:24,29,35; 20:25; 1Re 1:7

1Re 2:22,26-27; 4:4

Esodo 29:32-33; Levitico 24:5-9

27 27. Poi disse loro: il sabato è fatto per l'uomo, e non l'uomo per lo sabato

Questo detto di nostro Signore è ricordato dal solo Marco. In quella guisa che gli altri sei giorni della settimana furon fatti per l'uomo, ond'ei potesse lavorare in essi, così pure il sabato fu fatto per l'uomo, ma quale ordinanza speciale, onde in esso potesse riposarsi dal suo lavoro settimanale, santificare una settima parte del suo tempo, dedicandola al servizio di Dio, e trovare così nel settimo giorno un tipo "del riposo di sabato che resta al popolo di Dio" nel cielo Ebrei 4:9. Non fu mai l'intenzione di Dio che il comandamento primitivo: "Ricordati del giorno del riposo per santificarlo", fosse interpretato in modo da nuocere alla vita corporea dell'uomo, inibendogli di far cuocere i suoi alimenti o di prendere quell'esercizio che è necessario alla sua salute; né tampoco in modo da non permetterci di fare atti di misericordia verso i nostri simili. La proibizione di far qualunque opera servile in quel giorno, l'aveano introdotta i Farisei coi loro commenti e con le loro tradizioni, e si fa per liberare i Giudei dal giogo di tali arbitrarie prescrizioni che nostro Signore pronunciò queste parole. Non c'è però nulla in queste parole che autorizzi il temerario asserto di taluni che nostro Signore abbia, con esse, abrogato il quarto comandamento. Al contrario, come "Signore del sabato" lo sottrae al pervertimento che ne avean fatto i Farisei e lo ripristina nell'uso suo benefico originario. Cristo dimostra potersi far nel sabato opere di necessità e di misericordia, ma non dice una parola che dispensi il genere umano in generale, e o quelli che professano d'essere il popolo suo, in particolare, dal santificare quel giorno, dedicandolo al Signore. Le nazioni che più osservano il riposo dalle corporali fatiche nel sabato cristiano e lo impiegano nel servigio di Dio, son quelle che si distinguono maggiormente per la loro meritata prosperità ed esibiscono in più alto grado la pace e l'ordine, proprii ad una comunità civilizzata. Né può essere altrimenti, avendo Iddio annessa alla santificazione di quel giorno una benedizione temporale non meno che spirituale.

PASSI PARALLELI

Esodo 23:12; Deuteronomio 5:14; Nehemia 9:13-14; Isaia 58:13; Ezechiele 20:12,20; Luca 6:9

Giovanni 7:23; 1Corinzi 3:21-22; 2Corinzi 4:15; Colossesi 2:16

28 28. Dunque il Figliuol dell'uomo è Signore eziandio del sabato

dunque dimostra che le parole di questo versetto contengono una conclusione dedotta dalla proposizione premessa al versetto 27. L'argomentazione di Cristo è la seguente: "Il Figliuol dell'uomo è legittimo Signore di tutta la creazione, come ella fu, nella sua origine, concessa all'uomo; egli è legittimo Signore di quanto fu fatto per l'uomo (Confr. Salmi 8 ed Ebrei 2:6-9); siccome adunque il sabato è fatto per l'uomo, così egli è legittimo Signore anche del sabato, e non si ha quindi ad ubbidire a quanto inventano i Farisei sul modo di osservarlo, ma sì a quanto egli comanda intorno ad esso". Due cose implicano queste parola di nostro Signore: La prima è la sua propria Divinità. "Il Signore del sabato" non può esser altri che l'eterno Creatore, Dio stesso, da cui fu istituito il sabato. Questa specie d'argomentazione rassomiglia singolarmente a quella di Matteo 12:8, laddove, Gesù dice: "Qui v'è alcuno maggiore del tempio". Intorno a quel tempio Iddio avea detto: "Questo è il mio riposo in perpetuo, qui abiterò" Salmi 130:14. Niuno adunque poteva esser maggiore di esso, eccetto Dio medesimo. La seconda cosa che implicano queste parole, è la sua intenzione di trasportare il giorno del riposo sacro dal settimo al primo della settimana. Nel tempo in cui egli parlava, niuna di queste cose, senza dubbio, fu notata dai Giudei o dai discepoli, ma egli sapeva che si sarebbero ricordati delle sue parole dopo la sua risurrezione.

PASSI PARALLELI

Marco 3:4; Matteo 12:8; Luca 6:5; 13:15-16; Giovanni 5:9-11,17; 9:5-11,14,16

Efesini 1:22; Apocalisse 1:10

RIFLESSIONI

1. Il caso del paralitico dimostra che cosa possa fare una fede semplice e sincera nella potenza, nella compassione, e nell'amore di Cristo, per superare le difficoltà esterne ed ottenere benedizioni sì temporali che spirituali. Quanto più ancora non potrà fare una tal fede quando, in aggiunta agli, attributi di Cristo quì nominati, essa è fondata eziandio su tutte le promesse di Dio, che sono in lui (Cristo), sì ed amen, alla gloria di Dio 2Corinzi 1:20! Considerando le difficoltà da vincersi per giungere alla presenza di Cristo, questa narrazione ci presenta un commentario pratico delle parole del Signore: "Se avete di fede quant'è un granel di senape, voi direte a questo monte: Passa di quì a lì, ed esso vi passerà; e niente vi sarà impossibile" Matteo 17:20.

2. Chi può dubitare che fino alla fine dei suoi giorni, questo paralitico avrà ringraziato Dio della sua paralisi? Senza di essa egli non avrebbe forse mai veduto, Cristo e fors'anche sarebbe morto nell'ignoranza della via della salute. A viste umane fu quella paralisi il principio della vita eterna per l'anima sua! Quanti ve ne sono, in tutti i tempi, che hanno fatto una simile esperienza, e hanno appresa la sapienza celeste per via delle afflizioni del corpo o della mente! I lutti stessi sono stati convertiti in divino misericordie. Le perdite delle ricchezze della terra son divenute veri guadagni. Le malattie li hanno condotti al gran Medico, delle anime, li hanno rimandati alla Bibbia, hanno escluso il mondo dai loro pensieri, e li hanno spinti a pregare! A migliaia son coloro che possono dire con David: "Egli è stato buono per me ch'io sono stato afflitto; acciocché io impari i tuoi statuti" Salmi 119:71.

3. Gesù, in presenza degli Scribi, pone in sodo il suo asserto d'esser egli cioè il sommo Sacerdote che solo ha podestà di dare assoluzione. Ei dice loro esplicitamente: "Il Figliuol dell'uomo ha podestà di rimettere i peccati in terra"; e per conseguenza ei non fece altro che esercitare il suo uffizio legittimo, quando disse al paralitico: "Figliuolo, i tuoi peccati ti son rimessi". Gli Scribi e i dottori giudei avean perfettamente ragione d'asserire categoricamente la gran verità che nessuno può rimettere i peccati se non il solo Dio. Nessun sacerdote o rabbino, al tempo di Cristo, avrebbe osato arrogarsi la podestà di rimettere i peccati. Nessun protestante evangelico ha mai profferite le parole di Cristo al paralitico, in altro senso, che come l'annunzio della misericordia promessa di Dio, che mediante la giustizia di Cristo, l'uomo che crede in lui ha piena remissione dei peccati. La Chiesa di Roma invece, non si perita dimostrarsi colpevole della gran bestemmia in quanto che ascrive piena potestà di rimettere i peccati alla madre umana dell'«uomo Cristo Gesù» e al papa di Roma, che essa esalta come vescovo universale e vice-gerente di Cristo in terra.

4. Prima di chiamar Levi all'apostolato, Gesù l'avea già chiamato ad entrar seco lui in comunione qual credente; e in egual modo son chiamati tutti quelli che vanno a Dio per mezzo di Cristo. È questa una verità di profonda importanza! Noi siam tutti così immersi nel peccato e attaccati al mondo che non ci volgeremmo mai a Dio, né gli chiederemmo la salute, se egli prima non ci chiamasse con la sua grazia. Come la calamita attira il ferro, come il sirocco ammollisce l'agghiacciato terreno, così la chiamata efficace di Cristo attira, fuor degli inganni del mondo, i peccatori, e intenerisce i cuori i più duri.

5. Il Signore Gesù venne al mondo per essere MEDICO non meno che maestro; ei ci vide tutti affetti di mortale malattia, e, pietoso, venne a recare soccorso. Lettore, avete intima conoscenza di Cristo nel suo speciale ufficio di Medico? Sentiste mai davvero la vostra malattia spirituale, e vi rivolgeste a lui per esserne sanato? Finché non abbiam ciò fatto, non possiamo essere accetti al cospetto del Signore. Felici coloro che hanno scoperta la malattia delle anime loro, poiché il sentire la nostra corruzione e l'aborrire le nostre trasgressioni è il primo sintomo di sanità spirituale.

6. Il principio esposto nelle due parabole della giunta di panno rozzo sopra un vestimento vecchio; e del "vino nuovo in otri vecchi", è importantissimo, cioè che è non solamente cosa perniciosa, ma assolutamente inutile in religione, il mescolare insieme cose essenzialmente diverse. Non pochi né piccoli sono i mali che derivano alla Chiesa di Cristo dall'aver violato questo principio. Nella Chiesa dei Galati si fece il tentativo di riconciliare il giudaismo col cristianesimo, di circoncidere non meno che di battezzare, di tenere in vigore la legge cerimoniale allato all'evangelo di Cristo; ma ciò non altro, produsse che divisioni, le quali minacciavano di scindere quella Chiesa! Nelle Chiese cristiane primitive, dopo la morte degli Apostoli, fu fatto il tentativo di rendere in certi luoghi più accetto l'Evangelo, mescolandovi la filosofia platonica; ma ciò fu sorgente feconda d'innumerevoli eresie. In un'epoca successiva si fece il tentativo di cattivare i gentili all'evangelo, col torre a prestanza feste, processioni, vestimenti e titoli dal culto pagano, e così fu aperta la strada all'apostasia papale. A' nostri giorni sono a migliaia coloro che cercano di riconciliare il servire a, Cristo col servire al mondo o a Mammona, il che non solamente arreca danno incalcolabile al vangelo, abbassando il livello sublime della religione di Cristo; ma non può avere per finale risultato che l'eterna perdizione di coloro che ne fanno il vano tentativo. Vi son taluni in Italia, che sognano di riformar la Chiesa di Roma e di ricondurla alla dottrina e alla pratica scritturale, nel mentre ritengono i riti e le cerimonie pagane del medio evo ma un tale tentativo è vano, queste cose non possono amalgamarsi: nelle parabole di cui parliamo, nostro Signore ha predetto quale ne sarà certamente il risultato.

7. La settima parte del nostro tempo, ossia il sabato, appartiene a Dio e pel suo proprio esempio nella creazione, e pel suo positivo comando nel Decalogo. Come Dio, e per conseguenza Signore del sabato, Gesù ne prescrive la vera osservanza, egualmente distante dalle austerità dei Farisei, e dalla licenza (per non dire aperta violazione) dei mondani. Essendo egli stesso, in tutte le cose, un perfettissimo modello di dottrina, del sicuro non trasgredì giammai, né permise ad altri di trasgredire alcuna legge di Dio; ma spazzò via inesorabilmente i puerili corollari che i Farisei aveano dedotti dal quarto comandamento, e coi quali avean fatto del sabato un giogo ed un tormento per ogni Israelita.


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