Nuova Riveduta:

Marco 12:41-44

L'offerta della vedova
=Lu 21:1-4 (2Co 8:1-5, 12) 2S 24:24; Mr 14:9
41 Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. 42 Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. 43 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: 44 poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».

C.E.I.:

Marco 12:41-44

41 E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. 42 Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. 43 Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Nuova Diodati:

Marco 12:41-44

L'offerta della vedova
41 E Gesù, postosi a sedere di fronte alla cassa del tesoro, osservava come la gente vi gettava il denaro; e tanti ricchi ne gettavano molto. 42 Venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli, cioè un quadrante. 43 E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità vi dico che questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, mentre ella, nella sua povertà, vi ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Riveduta:

Marco 12:41-44

L'offerta della vedova
(Luca 21:1-4)
41 E postosi a sedere dirimpetto alla cassa delle offerte, stava guardando come la gente gettava danaro nella cassa; e molti ricchi ne gettavano assai. 42 E venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli che fanno un quarto di soldo. 43 E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: In verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato nella cassa delle offerte più di tutti gli altri; 44 poiché tutti han gettato del loro superfluo; ma costei, del suo necessario, vi ha gettato tutto ciò che possedeva, tutto quanto avea per vivere.

Diodati:

Marco 12:41-44

41 E GESÙ, postosi a sedere di rincontro alla cassa delle offerte, riguardava come il popolo gettava denari nella cassa; e molti ricchi vi gettavano assai. 42 Ed una povera vedova venne, e vi gettò due piccioli, che sono un quattrino. 43 E Gesù, chiamati a sè i suoi discepoli, disse loro: Io vi dico in verità, che questa povera vedova ha gettato più di tutti quanti hanno gettato nella cassa delle offerte. 44 Poichè tutti gli altri vi hanno gettato di ciò che soprabbonda loro; ma essa, della sua inopia, vi ha gettato tutto ciò ch'ella avea, tutta la sua sostanza.

Commentario:

Marco 12:41-44

41 Marco 12:41-44. LA VEDOVA CHE GETTA DUE PICCIOLI NEL TESORO DEL TEMPIO Luca 21:1-4

41. E Gesù, postosi a sedere,

per prendere un pò di riposo dopo aver insegnato, e prima di mettersi in cammino per ritornare in Betania.

di rincontro alla cassa dell'offerte,

Il nome di Tesoro era dato dai Rabbini a 18 cassette, chiamate, dalla loro forma, shofarot, trombe, che erano immurate in qualche parte della corte delle donne. Due di queste cassette erano destinate a ricevere la tassa del mezzo siclo detta testatico, la quale non era un'offerta volontaria, ma un pagamento espressamente ordinato dalla legge mosaica. Nelle altre si mettevano le offerte degli adoratori pei sacrifizii, l'olio, il sale, le legna ed altri oggetti richiesti per il servizio giornaliero del tempio. La prima menzione di questo modo di raccogliere le offerte, trovasi in 2Re 12:9; 2Cronache 24:8. Un Ebreo che entrane nei recinti del tempio, passava prima nel cortile esteriore o "corte dei Gentili", e di là nella "corte delle donne", la quale così chiamavasi non già perché fosse destinata esclusivamente alle donne che venivano ad adorare, ma semplicemente perché ad esse non era permesso di accostarsi più da presso al luogo santo. Di lì, per una scalinata, si giungeva al cortile interno chiamato "la corte d'Israele", nel mezzo di cui sorgeva il grande altare di bronzo.

riguardava come il popolo gittava denari nella cassa; e motti ricchi vi gittavano assai.

Queste offerte non si, limitavano alle classi più ricche dei Giudei, ma contribuivansi da tutte le classi, sebbene è presumibile che la maggior parte delle offerte fosse di poco valore, dalla parola rame, applicata ad esse nell'originale. Molti dei ricchi tuttavia offerivano ricchi doni, che (quantunque utilissimi per i bisogni del culto) erano accettevoli a Dio se solamente fatti con rette intenzioni.

PASSI PARALLELI

Matteo 27:6; Luca 21:2-4; Giovanni 8:20

2Re 12:9

42 42. Ed una povera vedeva venne,

Molti commentatori credono che il Signore chiamasse l'attenzione dei suoi discepoli sull'offerta di questa povera vedova come per dir loro: "Mirate là il contrasto tra i Farisei, che nel nome della religione 'divorano le case della vedove' per arricchirsi, e questa povera vedova la quale offre, per amore spontaneo, a Dio tutto quanto essa possiede". Non c'è nelle sacre narrazioni nessun segno esteriore di tale connessione tra il discorso precedente a questo, salvo che cronologicamente sono consecutivi, tuttavia la è un'idea assai probabile. "Evidentemente sì voleva", dice l'Olshausen, "che il contrasto risultante da questo confronto dei due caratteri facesse meglio spiccare la natura malvagia dei Farisei. Non d'altro curandosi che di fini mondani, essi agognavano ricchezze terrene che spesse volte si appropriavano in modi illeciti, e poi di queste davano a Dio una magra elemosina; la vedova invece amava Iddio con tutto il cuore e con tutta la mente e gli offerse tutto quanto aveva".

e vi gittò due piccioli, che sono un quattrino.

lepta, tradotto picciolo, era la più piccola moneta greca che fosse allora in circolazione, e Marco aggiunge a spiegazione, che due di esse valevano, in moneta romana, un quadrans o quattrino, la quarantesima parte di un Denarius, che valeva 80 centesimi. Tutta quanta l'offerta della vedova ammontava adunque a un po' meno di 2 centesimi. (Vedi Tavola delle Monete e Misure ecc.) Quì il valore acquista importanza solo perché dimostra su qual piccolissimo dono il Signore pronunziasse il seguente elogio.

43 43. E Gesù chiamata a i suoi discepoli, disse loro: Io vi dico in verità, che questa povera vedova ha gettato più di tutti quanti han gettato nella cassa dell'offerte.

Modestamente, timidamente la vedova gittò dentro il suo dono e affrettossi a mescolarsi con la folla; ma gli occhi di Gesù eran rivolti su di lei fin dal principio, ed ei non vuole che si ritiri, prima che su di lei abbia rivolti anche gli occhi dei suoi discepoli, e a questi impartito un. prezioso insegnamento. Letteralmente il quattrino della vedova, sì pel peso che pel valore, era nella proporzione di un pulviscolo appetto di una manata di monete, in paragone delle offerte di molti degli altri donatori e quindi non poteva essere effettivamente più di tutte l'altre offerte; ma il senso di questo detto paradossale è che il dono di lei era per essa e in proporzione dei suoi mezzi, più di quello di qualunque altro dei donanti o di tutti questi insieme, e quindi maggiore in quanto a liberalità e al cospetto di Dio.

PASSI PARALLELI

Esodo 35:21-29; Matteo 10:42; Atti 11:29; 2Corinzi 8:2,12; 9:6-8

44 44. Conciossiaché tutti gli altri vi abbian gittato di ciò che soprabbonda loro;

del loro superfluo. In questo versetto, nostro Signore dà la ragione del giudizio da lui dianzi pronunziato. Coloro che avean dato largamente avean dato di quanto sopravanzava ad essi oltre il richiesto non solo per le necessità della vita, ma anche pei comodi e il lusso, cosicché, nelle loro offerte pel servigio di Dio, non c'era stato nemmeno campo di esercitare l'abnegazione.

ma essa, della sua inopia (difetto) vi ha si gittato tutto ciò ch'ella avea, tutta la sostanza.

Questa povera donna, al contrario, sebbene non avesse abbastanza pei suoi bisogni giornalieri, aveva esercitato abnegazione, fino al punto di rinunziare e tutto quel che aveva per procurarsi Il nutrimento in quel giorno, onde poterlo offrire poi servigio del Signore. Le parole: tutto il suo vitto, devono necessariamente intendersi di quel che aveva in quel momento a sua disposizione per la propria sussistenza; poteva adunque esser ridotta a patir la fame in quel giorno; ma essa dava con allegrezza, confidando che Dio benedirebbe i suoi sforzi per procurarsi il pane dell'indomani. Così sotto l'impulso della vera pietà ella manifestava una gran fede e un grande disinteresse. La gran lezione che nostro Signore trae da questo incidente è che il valore dei doni, fatti pel servigio di Dio o pel sollievo dei poveri e dei bisognosi, ha da stimarsi non solo dal motivo (ch'è questo è di per sé evidente), ma anche da quel che costano al donante o dal sacrifizio che esigono.

PASSI PARALLELI

Marco 14:8; 1Cronache 29:2-17; 2Cronache 24:10-14; 31:5-10; 35:7-8; Esdra 2:68-69

Nehemia 7:70-72; 2Corinzi 8:2-3; Filippesi 4:10-17

Deuteronomio 24:6; Luca 8:43; 15:12,30; 21:2-4; 1Giovanni 3:17

RIFLESSIONI

1. Anche sotto l'antica economia, elaborata e dispendiosa, Iddio faceva appello sistematicamente alla volontaria liberalità del suo popolo, per molti oggetti del suo culto e servigio e qui ne abbiamo un esempio nella quantità di cassette esposte in vista, espressamente per ricevere le offerte volontarie del popolo. Molto più dipende la Chiesa Cristiana dalle volontarie liberalità de' suoi membri pel mantenimento, l'efficienza e l'estensione del suo culto, si nell'interno che al di fuori.

2. Col chiamare il mondo tutto a conoscenza dell'atto di quella povera vedova, e del di lui giudizio intorno ad esso, nostro Signore volle estendere egualmente la cognizione di questa verità, che al suo cospetto e al cospetto del Padre suo, è il motivo che dà all'atto il suo vero carattere; che egli stima la vera grandezza consistere non già nel fare degli atti stupendi che ognuno debba vedere e che ogni lingua possa esser pronta a lodare; ma si nel fare anche piccole cose, così piccole che sfuggano ad ogni attenzione umana, e così insignificanti che non vi sia chi le stimi degne d'alcuna lode, in uno spirito di munificenza, per un gran motivo, e per un fine grande, nobile e santo. Non è il donatore più grande colui che dà, della sua abbondanza, a questa o a quella carità, per varii e misti motivi; ma sì colui che, mosso da puro amor di Dio e dal desiderio di aiutare i suoi prossimi, restringa sino all'ultimo limite del possibile i proprii bisogni, affine di poter dare in maggior proporzione ad ogni buona opera.

3. Nell'apprezzamento di Cristo, la lode non è ragguagliata a quello che diamo per la sua causa della nostra abbondanza, ma sì a quel che diamo della nostra inopia; non già a quello di cui non sarà mai sentita la privazione per molto che sia, ma sì a quel che ci costa un qualche sacrifizio reale, a quel che diamo delle nostre strettezze, e appunto in proporzione della grandezza relativa di tale sacrifizio è, agli occhi suoi, la misura della nostra liberalità cristiana. La maggior parte dei veri Cristiani agiscono forse secondo questo principio? E quel che lo fanno non sono eccezioni piuttosto che la regola? Può dubitarsi che se questo principio fosse fedelmente praticato da quelli che amano il Signore Gesù Cristo, sarebbe provveduto abbondantemente, o almeno in misura sino ad ora sconosciuta, ai bisogni di tutto le nostre Chiese, all'opera delle Missioni, al sostentamento delle istituzioni filantropiche, e a tutto quanto si appartiene al mantenimento e alla propagazione del regno di Cristo? Per la stessa ragione che indusse Cristo a lodare questa vedova, Paolo loda la Chiesa di Corinto, in un passo che merita la più seria nostra considerazione, siccome quello che ci porge una norma di quanto dovremmo dare 2Corinzi 8:1,6.

4. La grettezza di coloro che pur si professano Cristiani in tutto quanto si riferisce a Dio e alla religione è uno dei peccati più lampanti dei nostri tempi. La gran maggioranza spende per sé gli scudi e non dà a Cristo nemmeno i soldi. Preghiamo Dio che volga in meglio questo stato infelicissimo delle cose, apra gli occhi degli uomini, risvegli i loro cuori e susciti tra essi uno spirito di liberalità. Soprattutto facciamo ognuno il nostro dovere e doniamo liberalmente e con animo volenteroso per ogni oggetto appartenente al regno di Cristo, finché possiamo. Diamo come coloro che sanno esser rivolti ad essi gli occhi di Cristo. Anche adesso egli vede esattamente quel che dà ciascuno, e sa esattamente quanto gli è rimasto. Diamo soprattutto come i discepoli di un Salvatore che diede sé stesso per noi, corpo ed anima, sulla croce. "In dono l'avete ricevuto, in dono datelo" Matteo 10:8. La massima contenuta in 2Corinzi 8:12, è ben degna d'essere scolpita nei nostri cuori: "Perciocché se vi è la prontezza dell'animo, altri è accettevole secondo ciò ch'egli ha, e non secondo ciò ch'egli non ha".

Riferimenti incrociati:

Marco 12:41-44

41 Mat 27:6; Lu 21:2-4; Giov 8:20
2Re 12:9

43 Eso 35:21-29; Mat 10:42; At 11:29; 2Co 8:2,12; 9:6-8

44 Mar 14:8; 1Cron 29:2-17; 2Cron 24:10-14; 31:5-10; 35:7,8; Esd 2:68,69; Ne 7:70-72; 2Co 8:2,3; Fili 4:10-17
De 24:6; Lu 8:43; 15:12,30; 21:2-4; 1G 3:17


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