Matteo 5:1-12

1 CAPO 5 - ANALISI

1. Il Sermone sul monte. Questo è il nome generalmente dato al discorso del nostro Signore contenuto in questo e nei due seguenti capitoli. Un discorso che sotto molti riguardi rassomiglia a questo, ma che sotto altri ne differisce, è riportato da Luca 6:17-49 sorse da ciò una grande controversia circa l'identità e l'indipendenza dei due discorsi. Le due opinioni sono sostenute da scrittori eruditi ed autorevoli. Stanno in favore dell'identità il fatto che nei due Vangeli il discorso è stato pronunziato al N.O. del lago, sopra un poggio in luogo pianeggiante (Luca) , è stato pronunziato nei primi tempi del ministero galileo: comincia in ambedue i sunti che ne abbiamo colle beatitudini e termina con la similitudine della casa edificata sulla rena. Se in Luca è più breve, ciò si deve in parte al fatto che taluni degli insegnamenti dati in quell'occasione, sono connessi in Luca con altre circostanze. Però gli argomenti in favore della indipendenza dei due discorsi Vedi Nota Luca 6:17, sembrano a noi decisivi. I discorsi di Cristo non erano pronunziati sempre davanti ai medesimi uditori, ma innanzi a moltitudini diverse, le quali avevano tutte ugualmente bisogno della stessa istruzione. Perciò non occorreva che egli pronunziasse nuovi discorsi in ogni nuova occasione; bastava che dispensasse quella stessa verità sostanziale, ora ripetendo letteralmente i suoi discorsi, ora dando loro una forma nuova; come sogliono fare anche gl'insegnanti non ispirati.

Il vero scopo di questo sermone ci sembra essere, non già di presentare un completo sistema di dottrina, o un codice di moralità, ma piuttosto di mostrare la vera natura del regno del Messia. Sotto questo punto di vista, esso occupa precisamente il suo vero posto, ed è una più completa esposizione di quanto Gesù e Giovanni Battista già avevano insegnato col predicare: «Ravvedetevi, poiché il regno dei cieli è vicino». In opposizione a vari errori relativi alla natura di quel regno, e più discorso, specialmente all'errore antinomiano, secondo il quale i requisiti morali si dovevano porre in disparte e la regola del dovere essere abbassata nel regno del Messia. Il Signore insegna qui che tale regola deve essere, invece elevata, cosicché nessuno possa illudersi supponendo, che entrando nel regno del Messia, gli sarà lecito di peccare, altre aspirazioni illusorie combattute in questo discorso, sono quello del Giudeo ipocrita che pensava che i Gentili non potessero essere salvati; del moralista censuratore la cui pietà consisteva nello scoprire e condannare i difetti degli altri e del formalista che confidava in una rettitudine rituale ed esteriore.

2 Le Beatitudini. In questi primi versetti di questo discorso, il Signore indica le qualità che, debbono aver coloro che, conseguiranno la, vera felicità nel regno del Messia. Così facendo, egli rettifica non solo le erronee nazioni ed aspirazioni dei Giudei ma anche le false idee di eccellenza, onore e felicità che, sono comuni agli uomini di tutte le età, e di tutte le nazioni. Ogni uomo cerca la felicità, ma niuno, ad eccezione di colui che viene ammaestrato dallo Spirito di Dio, secondo la sua parola, conosce in che essa consista o come possa ottenersi e godersi. Le Beatitudini possono venire considerate come dei paradossi cristiani poiché esse ripongono la felicità in certe disposizioni e circostanze che generalmente gli uomini reputano incompatibili con essa. Si può osservare in generale che le Beatitudini non si riferiscono all'indole naturale ma bensì a disposizioni sante prodotte dalla grazia divina, che rettificano le obliquità della natura decaduta; e che dove una tale disposizione esiste realmente tutte le altre esistono pure, benché non egualmente preminenti Matteo 5:1-12.

3 La posizione dei credenti dirimpetto al mondo, e l'influenza che dovrebbero esercitare sopra di esso. In seguito figurate dal sale e dalla luce, quindi viene una calda esortazione a vivere in modo che gli altri possano, dal nostro esempio, essere spinti a glorificare il Padre, nostro che è nei cieli Matteo 5:13-16.

4 La morale del Nuovo Testamento paragonata con quella dell'Antico. Il nostro Signore stabilisce chiaramente che i doveri morali nel regno del Messia sono rigorosi ed elevati quanto quelli che impone l'Antico Testamento, e che non vi è alcun posto in quel regno per coloro che vogliono continuare «a vivere nel peccato affinché la grazia abbondi». L'idea che l'Evangelo ci dispensi da ogni obbedienza alla legge morale, trova qui la più completa confutazione. La moralità dei Farisei è tanto bassa e talmente si allontana dalla regola divina della perfezione, che se essa non viene di molto sorpassata da coloro i quali vivono sotto la luce del Vangelo, essi non potranno mai entrare nel regno dei cieli Matteo 5:17-20.

5 Contrasto fra l'insegnamento morale dei Farisei e quello di Cristo. Avendo fatto menzione dei Farisei e della loro giustizia, il Signore continua ad indicare, con alcuni notevoli esempi, quanto sia più elevata, spirituale, ed estesa nella sua influenza e nei suoi requisiti la legge morale, sotto il Nuovo Testamento che non lo fesse sotto l'economia preparatoria. I peccati qui esemplificati sono: l'omicidio Matteo 5:21-26, l'adulterio Matteo 5:27-30, il divorzio, eccettuato in caso di adulterio Matteo 5:31-32, il giuramento illecito Matteo 5:33-37, la vendetta Matteo 5:38-42, e l'odio Matteo 5:43-47. Il contrasto fra l'interpretazione della legge divina data dai Farisei e quella data, da Gesù è sempre espresso colla formula: «Voi avete udito che è stato detto agli antichi ma io vi dico».

Si osservi che non solamente nostro Signore dimostra l'affermazione di Davide: «Il tuo comandamento è d'una grandissima distesa» Salmo 119:96, ma che egli parla con la sapienza e l'autorità di un legislatore Matteo 5:21-47. Quindi egli presenta ai suoi uditori la divina perfezione come il prototipo della moralità, ed il modello da imitarsi nel regno del Messia Matteo 5:48.

Matteo 5:1-12. LE BEATITUDINI Luca 6:20-23

Ed egli, vedendo le folle, salì sul monte; e, postosi a sedere,

Circondato dalla moltitudine, di cui è parlato nel capitolo precedente, Gesù avrebbe potuto farsi udire da coloro soltanto che si trovavano più dappresso a lui, se, per evitare quell'inconveniente, egli non fosse salito sopra il monte, ove, «postosi a sedere», egli assunse l'atteggiamento dei dottori giudaici quando ammaestravano il popolo. L'articolo aggiunto a monte, indica che quella collina ora familiarmente nominata «la Montagna», e non era a grande distanza da Capernaum. Vi è una collina di strana configurazione tra il Tabor ed il lago di Galilea, chiamata Kurun Hattin Corni di Hattin, alla quale la Chiesa latina dà il nome di Montagna delle Beatitudini. Ma quella tradizione, che risale soltanto al tempo delle Crociate, è interamente sconosciuta alla Chiesa greca, e non è degna di alcuna fede. Secondo ogni probabilità, Gesù pronunziò il suo discorso sopra una delle numerose colline che si trovano alla estremità settentrionale del lago, vicino a Capernaum.

i suoi discepoli si accostarono a lui.

Le parole «i suoi discepoli» non significano qui, come spesso in seguito, soltanto i dodici apostoli, che egli non aveva ancora eletti, ma hanno il senso più largo di scolari, che lo ascoltavano come un Maestro mandato da Dio. I suoi più costanti uditori si affollavano vicino a lui, mentre le moltitudini stavano sedute all'intorno.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:25; 13:2; Marco 4:1

Matteo 15:29; Marco 3:13,20; Giovanni 6:2-3

Matteo 4:18-22; 10:2-4; Luca 6:13-16

2 2. Ed egli aperta la bocca, li ammaestrava, dicendo:

«Aperta la bocca» non è una mera perifrasi per significare cominciare a parlare, ma una formula, secondo l'uso ebraico, che indica il principio di un discorso solenne ed autorevole. In questa circostanza il discorso aveva per soggetto la giustizia del Regno ed era pronunziato dal Messia stesso.

PASSI PARALLELI

Matteo 13:35; Giobbe 3:1; Salmo 78:1-2; Proverbi 8:6; 31:8-9; Luca 6:20-26; Atti 8:35

Atti 10:34; 18:14; Efesini 6:19

3 3. Beati i poveri in ispirito,

Gesù comincia con una descrizione del carattere di coloro che troveranno posto nel regno dei cieli, ed afferma che essi saranno veramente felici. In ogni caso, è un grande divario tra il concetto della felicità, secondo il mondo, e secondo Iddio. beati, è parola sovente usata nel Nuovo Testamento per rappresentare la felicità od il benessere degli uomini in questa vita, sempre però dipendentemente dal favore divino. Le parole colle quali il signore descrive il carattere dei beati sono espressamente tolte dal Vecchio Testamento, per dimostrare che il nuovo regno di Dio non è altro che l'antico sotto una nuova forma; ed esse esprimono in diverse guise le disposizioni spirituali, che erano quasi affatto scomparse per effetto delle corrotte dottrine di quel tempo. Il mondo, stimando felici i ricchi, i potenti ed i superbi, invidia il loro stato; ma Gesù dichiara che la beatitudine appartiene a coloro che sono in una condizione diametralmente opposta a quella che il mondo invidia. Essa appartiene «ai poveri», non però a tutti quelli che sono poveri esternamente, perché essi possono essere tali e nonostante superbi nei loro cuori, ma a quelli che sono poveri in ispirito. Questi sono umili, perché sanno che dipendono interamente da Dio, conoscono le loro miserie spirituali, e sentono del continuo il bisogno di combattere contro l'orgoglio inerente alla natura umana. Gesù Cristo non parla in questo passo della povertà volontaria, quale essa è professata dagli ordini religiosi della Chiesa di Roma, come vorrebbero i commentatori romani,

perché di loro è il regno dei cieli.

Le espressioni «il regno dei cieli» in Matteo, e «il regno di Dio» negli altri Evangelisti, sono sinonimi, e significano il regno della grazia in sulla terra, ed il regno della gloria al di là del sepolcro. Ma riguardo ai poveri in ispirito, «il regno dei cieli» significa le ricchezze spirituali delle quali essi abbisognano, e che sono concesse loro in parte già sulla terra e pienamente soltanto dopo la morte. Quelle ricchezze spirituali consistono nella comunione con la Santissima Trinità nella stima dei fedeli quaggiù, nella fede, nella speranza, nella carità, nelle buone opere, nello zelo per la gloria di Dio, e nella certezza del futuro godimento dell'«eredità incorruttibile, immacolata ed immarcescibile» 1Pietro 1:4.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:4-11; 11:6; 13:16; 24:46; Salmo 1:1; 2:12; 32:1-2; 41:1; 84:12; 112:1

Salmo 119:1-2; 128:1; 146:5; Proverbi 8:32; Isaia 30:18; Luca 6:20,21-26; 11:28

Giovanni 20:29; Romani 4:6-9; Giacomo 1:12; Apocalisse 19:9; 22:14

Matteo 11:25; 18:1-3; Levitico 26:41-42; Deuteronomio 8:2; 2Cronache 7:14; 33:12,19,23; 34:27

Giobbe 42:6; Salmo 34:18; 51:17; Proverbi 16:19; 29:23; Isaia 57:15; 61:1; 66:2

Geremia 31:18-20; Daniele 5:21-22; Michea 6:8; Luca 4:18; 6:20; 18:14; Giacomo 1:10

Giacomo 4:9-10

Matteo 3:2; 8:11; Marco 10:14; Giacomo 2:5

4 4. Beati quelli che fanno cordoglio,

Dopo aver detti «beati», al vers. 3, i poveri, il Signore proclama qui «beati» nel medesimo senso coloro che fanno cordoglio. Qui nuovamente s'incontra un grande divario fra la felicità del regno di Dio e la felicità mondana. Più un uomo è spensierato ed impetuoso nello sfogo delle sue passioni animali, più è audace nelle idee e nelle azioni, e più, dimentico dell'avvenire, s'ingolfa nei piaceri sensuali, tanto maggiormente egli è dai suoi simili invidiato e reputato felice. Gesù, invece, dichiara che coloro che fanno cordoglio, sono veramente beati; ma il senso di questa dichiarazione è puramente spirituale. Le prove e le afflizioni sono spesso i mezzi di cui si serve Iddio per distogliere gli uomini dall'amore del mondo, e per condurli a se; e quello che ha fatto una tale esperienza, può a ragione esclamare con Davide: «È stato un bene per me, l'essere afflitto» Salmo 119:71. Ma un dolore eccessivo per la perdita di parenti, di amici o di possessioni Mondane, un dolore egoista che rende l'uomo incapace di compiere il suo dovere, un dolore ribelle ai voleri di Dio un querulo che tedia persino i più compiacenti amici, non può essere mitigato da nessuna «consolazione».

perché essi saranno consolati.

La misericordia di Dio in Cristo, l'amore del Salvatore, la gioia prodotta dallo Spirito Santo, la pace che deriva dalla speranza di un mondo migliore dove non vi sarà più né peccato né cordoglio, ecco le vere sorgenti di consolazione; ma esse sono aperte per quelli soltanto che menano cordoglio a cagione del peccato, o dei mali che ne derivano Salmo 51:19. Per tali è vicino il giorno in cui essi «saranno consolati».

PASSI PARALLELI

Salmo 6:1-9; 13:1-5; 30:7-11; 32:3-7; 40:1-3; 69:29-30; 116:3-7

Salmo 126:5-6; Isaia 12:1; 25:8; 30:19; 35:10; 38:14-19; 51:11-12; 57:18

Isaia 61:2-3; 66:10; Geremia 31:9-12,16-17; Ezechiele 7:16; 9:4; Zaccaria 12:10-14

Zaccaria 13:1; Luca 6:21,25; 7:38,50; 16:25; Giovanni 16:20-22; 2Corinzi 1:4-7

2Corinzi 7:9-10; Giacomo 1:12; Apocalisse 7:14-17; 21:4

5 5. Beati i mansueti,

Un altro errore popolare da rettificare circa il regno del Messia era l'idea che i suoi onori od i suoi vantaggi fossero riservati a coloro che potrebbero reclamarli, come una conquista o come un diritto; cioè alla classe ambiziosa, arrogante ed audace, che comunemente ha il monopolio dei vantaggi dei regni terrestri. In opposizione a questa erronea aspirazione, Cristo dichiara che la terza beatitudine appartiene ad uomini di un carattere affatto opposto. La mansuetudine è la pazienza nel sopportare le ingiurie. Non è bassezza, né abbandono dei nostri diritti, né vigliaccheria; ma è l'opposto della malizia, del furore e dell'amore della vendetta. V'è una mansuetudine che consiste in una abituale bontà e gentilezza, i difetti della quale si palesano nella debolezza di carattere e nell'indolenza. Tale fu la soverchia bontà del sacerdote Eli. Ma v'è pur anco una mansuetudine compagna del vigore e della fermezza, e possiamo considerarla come uno dei più bei frutti della grazia di Dio; poiché essa ha sempre per principio, nell'uomo, il sentimento vero della sua miseria, e della abituale presenza del Signore. Tale fu il nobile carattere d'Abrahamo, e del suo pronipote Giuseppe. L'uomo, che non si adira per le ingiurie ricevute, è salvo dai tormenti derivanti da una lotta continua. Un uomo che si offende di ogni affronto avrà sempre nuove occasioni di offendersi. Egli sarà sempre infelice Proverbi 15:1;22:24-25;25:8.

perché essi erederanno la terra.

La medesima promessa si trova nel Salmo 37:11. Paese sarebbe più propriamente la traduzione del vocabolo. Era stato promesso al popolo d'Israele ch'egli avrebbe ereditato la terra di Canaan, e quelle espressioni, divenute quindi proverbiali denotavano ogni grande benedizione, e forse l'insieme di tutte le benedizioni Salmo 37:22; Isaia 40:21. I Giudei consideravano anche la terra di Canaan come il tipo del cielo, e delle benedizioni di cui essi speravano di godere sotto il regno del Messia. Il nostro Salvatore usò probabilmente qui la parola «terra» in questo senso e dichiarò che i mansueti saranno ammessi in quel regno, parteciperanno alle sue benedizioni quaggiù, e poi alle glorie della celeste Canaan. La parola «terra» adunque non significa in questo passo, come vogliono taluni né il mondo intero convertito a Cristo, né «la terra rinnovata», la quale, secondo altri interpreti, sarebbe l'eredità dei veri cristiani.

PASSI PARALLELI

Matteo 11:29; 21:5; Numeri 12:3; Salmo 22:26; 25:9; 69:32

Salmo 147:6; 149:4; Isaia 11:4; 29:19; 61:1; Sofonia 2:3; Galati 5:23; Efesini 4:2

Colossesi 3:12; 1Timoteo 6:11; 2Timoteo 2:25; Tito 3:2; Giacomo 1:21; 3:13; 1Pietro 3:4,15

Salmo 25:13; 37:9,11,22,29,34; Isaia 60:21; Romani 4:13

6 6. Beati quelli che sono affamati e assetati della giustizia,

Le persone delle quali è qui parlato, sono quelle che bramano ardentemente le benedizioni spirituali. La parola «giustizia», nella Scrittura, indica ora la giustificazione davanti a Dio, ed ora la santità della vita. La giustificazione per la fede in Cristo è la nostra sola speranza, e la santità la nostra sola felicità vera. «Giustizia», in questo versetto, ha specialmente il secondo dei due accennati significati, cioè quello di perfetta conformità al santo volere di Dio. Gli individui accennati in questo versetto bramano anzitutto di esser santi. Il loro vivo desiderio della santità è qui figurato dalla fame e dalla sete, non essendovi nella nostra natura bisogno più forte e più imperioso di quelli. Niuna immagine poteva meglio di queste rappresentare le ardenti brame di santificazione progressiva di un'anima rinnovata. Davide esprime queste brame in parecchi dei suoi Salmo, ma specialmente nei Salmo 42:2-3; 63:2-3.

perché essi saranno saziati.

Questo è lo scopo della dispensazione del Vangelo. Il verbo greco saranno saziati, fu adoperato dagli antichi classici solo per significare il satollarsi degli animali; ma, negli scrittori greci posteriori, si applica pure alle creature umane; in ambo i casi significa nutrimento appieno sufficiente. Esso è qui adoperato figurativamente, per indicare la soddisfazione di un appetito morale e spirituale. Questa sazietà consiste nella rivelazione che Iddio fa di se stesso al cuore dei credenti, comunicandosi a loro come la loro «porzione» di già in questa vita, quantunque la sazietà perfetta si ottenga soltanto nella vita avvenire. Davide ben comprese una cotal cosa, quando disse: «Quant'è a me, per la mia giustizia contemplerò la tua faccia; mi sazierò al mio risveglio della tua sembianza» Salmo 17:15.

Queste quattro prime beatitudini ci rappresentano i santi come uomini profondamente convinti della necessità della salvazione, e che ansiosamente la ricercano, piuttosto che come uomini che di già ne siano possessori. Le tre seguenti sono di un altro genere; ci raffigurano i santi che hanno ottenuta la salute, e che vivono in, modo ad essa consentaneo.

PASSI PARALLELI

Salmo 42:1-2; 63:1-2; 84:2; 107:9; Amos 8:11-13; Luca 1:53; 6:21,25

Giovanni 6:27

Salmo 4:6-7; 17:15; 63:5; 65:4; 145:19; Cantici 5:1; Isaia 25:6; 41:17; 44:3

Isaia 49:9-10; 55:1-3; 65:13; 66:11; Giovanni 4:14; 6:48-58; 7:37; Apocalisse 7:16

7 7. Beati i misericordiosi,

I misericordiosi sono coloro che sono pieni di compassione per le altrui sofferenze, e con ogni mezzo si sforzano di alleviarle, se pur non possono affatto rimuoverle. Il mondo ammira l'uomo che, mosso da insaziabile, ambizione, si è creato un dominio quasi universale colla spada alla mano, spargendo fiumi di sangue, portando ovunque guerra e desolazione, gettando nella miseria migliaia di vedove di orfani. Ma nel regno di Dio viene esaltata la condotta opposta, quella di coloro che non solo rifuggono dal gettare i loro simili nella desolazione e nella miseria, ma che li compatiscono, prendono parte alle loro afflizioni, alleviano i loro mali: questi sono i beati. Tal misericordia si preoccupa delle anime non meno che dei corpi degli uomini.

perché a loro misericordia sarà fatta.

Sia dai loro simili per qualche provvidenziale disposizione di Dio, sia dal Signore nel giorno delle loro angustie. «Tu ti mostri pietoso verso il pio» Salmo 18:25. Non è già che la nostra misericordia nasca la prima e spontaneamente nei nostri cuori; al contrario, il Signore ci insegna espressamente che il metodo di Dio è di destare in noi compassione verso i nostri simili, coll'esercitarla egli stesso verso di noi, in una maniera ammirabile. Secondo l'idea della Scrittura, il cristiano si trova fra la misericordia ricevuta, e quella di cui ancora abbisogna. Talvolta è eccitato alla misericordia dalla rimembranza della prima: «perdonandovi gli uni gli altri, come Cristo perdonò a voi» Colossesi 3:13; Efesini 4:32; talvolta dalla speranza della seconda: «beati i misericordiosi, perché misericordia sarà loro fatta»; «perdonate e vi sarà perdonato» Luca 6:37; Giacomo 5:9. E così, mentre il cristiano riguarda sempre addietro alla misericordia che ha ricevuta, come alla sorgente ed al motivo della misericordia che egli esercita, egli guarda pure all'avvenire, alla misericordia della quale ancora ha d'uopo, e che egli è certo di ottenere, come ad un nuovo incentivo al ben fare.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:14-15; 18:33-35; 2Samuele 22:26; Giobbe 31:16-22; Salmo 18:25; 37:26

Salmo 41:1-4; 112:4,9; Proverbi 11:17; 14:21; 19:17; Isaia 57:1; 58:6-12

Daniele 4:27; Michea 6:8; Marco 11:25; Luca 6:35; Efesini 4:32; 5:1; Colossesi 3:12

Giacomo 3:17

Osea 1:6; 2:1,23; Romani 11:30; 1Corinzi 7:25; 2Corinzi 4:1; 1Timoteo 1:13,16

2Timoteo 1:16-18; Ebrei 4:16; 6:10; Giacomo 2:13; 1Pietro 2:10

8 8. Beati i puri di cuore,

Nel regno di Cristo la purificazione cerimoniale non ha nessun valore Gesù richiede quella purità interna, quella santità di cuore che ha, per necessaria conseguenza, la purità e la rettitudine della condotta esteriore. La domanda di Dio è sempre: «Figlio mio dammi il tuo cuore», perché, secondo il principio esposto dal Salvatore Matteo 12:33-35, il cuore è la fonte della vita e la sorgente delle azioni. Quanto è contrario tale insegnamento a quello che era allora in voga e nel quale non si badava che le purificazioni cerimoniali ed alla moralità esterna! e possiamo aggiungere: quanto è contrario agl'insegnamenti della Chiesa di Roma nei nostri tempi! Questa purità di cuore consiste non solo nell'astenersi da ogni sorta di sensualità, di libertinaggio, e di impurità, anche nel più profondo del cuore 2Corinzi 7:1; Giacomo 1:21, ma quanto anche nell'aborrire l'ipocrisia, l'inganno, la menzogna nell'essere sincero e senza intoppo Filippesi 1:10, e nel, progredire nella santificazione, operata nei credenti dallo Spirito Santo Proverbi 4:18; Giobbe 17:9; 2Corinzi 3:18, per il quale siamo «fatti degni di partecipare la sorte dei santi nella luce» Colossesi 1:12. Cristo «ha dato se stesso per noi, acciocché ci purificasse per essergli un popolo acquistato in proprio, zelante di buone opere» Tito 2:14. Può darsi che un uomo sia puro nella sua condotta agli occhi del mondo e non sia puro di cuore al cospetto di Dio; da un altro lato, un uomo può essere relativamente puro di cuore, e ciò nonostante cadere all'improvviso nel peccato; ma è impossibile che egli sia nel medesimo tempo puro di cuore e malvagio nella sua condotta. «Voi adunque li riconoscerete da' loro frutti» Matteo 7:20.

perché essi vedranno Iddio.

Nei tempi antichi, in Oriente, ove di rado si vedevano i monarchi, e più di rado ancora erano questi avvicinati dai loro sudditi, lo stare avanti i re e vederne le sembianze, era considerato quale un grande onore, per cui non è da meravigliarsi se la presentazione al re è figura adoperata qui da Gesù per significare l'onore e la felicità di cui godranno i credenti. Siccome il peccato ha accecato l'intelletto e indurito il cuore dell'uomo a segno di fargli perdere la conoscenza del carattere di Dio, l'opera dello Spirito Santo, dal momento che il peccatore è chiamato efficacemente, fino a quello della sua introduzione nella gloria, consiste nell'aprire gli occhi del suo intelletto, affinché egli possa vedere, collo sguardo della fede, Dio riconciliato con lui. Essa consiste inoltre nello scolpire nuovamente nel suo cuore l'immagine di Dio conoscenza, rettitudine e santità, Efesini 4:24; Colossesi 3:10, che ne era stata cancellata dal peccato. «Vedere Iddio» significa la gioia e la beatitudine di pervenire alla sua presenza per mezzo della fede, finché non lo vediamo come Egli è; ed indica l'accrescimento della conoscenza e della purità, finché i puri di cuore sieno saziati della sua sembianza, quando essi si sveglieranno per essere sempre con Lui Salmo 18:15; 2Tessalonicesi 4:17. Gli occhi di Dio sono troppo puri per sopportare la vista del male» Abacuc 1:13, e perciò coloro che bramano vedere Iddio devono necessariamente studiarsi di raggiungere la purità perfetta. Le parole di 1Giovanni 3:2-3, sono il miglior commento di questo versetto.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:25-28; 1Cronache 29:17-19; Salmo 15:2; 18:26; 24:4; 51:6,10; 73:1

Proverbi 22:11; Ezechiele 36:25-27; Atti 15:9; 2Corinzi 7:1; Tito 1:15; Ebrei 9:14; 10:22

Giacomo 3:17; 4:8; 1Pietro 1:22

Genesi 32:30; Giobbe 19:26-27; 1Corinzi 13:12; Ebrei 12:14; 1Giovanni 3:2-3

9 9. Beati quelli che s'adoperano alla pace,

«Pacifici» è un'espressione tolta dalla Volgata; ma egli è dubbio se mai la parola abbia avuto un tal senso. In questo caso certamente essa ne ha un altro. Coloro ai quali si riferisce questa beatitudine non sono semplicemente quelli che, per disposizione naturale, sono contrari alle dispute, ai litigi, alle lotte, ma quegli uomini eziandio che fanno i loro più grandi sforzi per riconciliare coloro che sono nemici, o per prevenire i dissidi fra gli amici. Questa beatitudine si deve intendere pure in modo affatto speciale di tutti i membri del corpo spirituale di Cristo, qualunque sia la loro posizione, i quali si studiano di condurre i peccatori a Dio, indicando loro «il sangue della croce» per mezzo del quale Cristo procacciò loro la pace Colossesi 1,20. Nei giorni del Salvatore, quando i Giudei aspettavano un Messia guerriero che non deporrebbe mai la spada finché tutti i suoi nemici non fossero vinti, e quando un odio inestinguibile contro i nemici d'Israele e di Jehova era considerato come la più nobile delle virtù, una tale dottrina doveva produrre nelle moltitudini un'impressione strana e poco piacevole. Benché gli uomini del mondo, nel segreto del loro cuore, sieno convinti che i loro sentimenti sono ingiusti, essi continuano però anche oggi a disprezzare i pacieri, considerandoli come vili ed intriganti; ma il Signore, e coloro che sono ammaestrati dal suo Spirito li chiamano invece «figli di Dio».

perché essi saranno chiamati figliuoli di Dio.

Il senso enfatico della parola «chiamati» è, che non solamente essi sono realmente figli di Dio, ma che saranno apertamente riconosciuti e considerati come tali. Dio si è rivelato per mezzo del suo Figliuolo Gesù Cristo, come il Dio della pace, «riconciliando il mondo a se, non imputando loro i loro falli» 2Corinzi 5,19. Il Signore Gesù Cristo fu annunziato come «il Principe della Pace» Isaia 9:6, per mezzo del quale coloro che erano lontani sono stati approssimati a Dio Efesini 2:13; Colossesi 1:21; e coloro che bramano e cercano di far regnare la pace fra uomo ed uomo, e fra l'uomo ed il suo Dio, manifestano casi che essi sono partecipi dello spirito del loro Maestro, che essi sono una stessa cosa col Figlio, e per conseguenza hanno diritto ad esser chiamati «figliuoli di Dio». Questa beatitudine non era proclamata sotto l'antica alleanza così chiaramente come sotto la nuova. Iddio si manifestò come «Dio della pace», solo allorquando Gesù ebbe «fatta la pace col sangue della sua croce». Rammentiamoci che, secondo l'ordine delle beatitudini, e l'asserzione di Giacomo 3:17, «la sapienza da alto prima è pura», escludendo qualsiasi compromesso col male, quindi pacifica».

PASSI PARALLELI

1Cronache 12:17; Salmo 34:12; 120:6; 122:6-8; Atti 7:26; Romani 12:18; 14:1-7

Romani 14:17-19; 1Corinzi 6:6; 2Corinzi 5:20; 13:11; Galati 5:22; Efesini 4:1; Filippesi 2:1-3

Filippesi 4:2; Colossesi 3:13; 2Timoteo 2:22-24; Ebrei 12:14; Giacomo 1:19-20; 3:16-18

Matteo 5:45,48; Salmo 82:6-7; Luca 6:35; 20:36; Efesini 5:1-2; Filippesi 2:15-16

1Pietro 1:14-16

10 10. Beati i perseguitati per cagione di giustizia,

Il carattere dei santi è stato descritto già nelle sette beatitudini precedenti. L'ottava indica quali trattamenti saranno inflitti dal mondo ai possessori di quel santo carattere. «Perseguitare», qui vuol dire persistere con malevolenza a far loro guerra, e trasferire l'inimicizia contro la giustizia di Dio ai suoi possessori, e, specialmente a quelli che l'annunziano. La persecuzione comprende una lunga catena di sofferenze, che si estende dalla derisione e dall'insulto fino alla privazione delle possessioni terrene all'imprigionamento, ed al martirio. La benedizione non è promessa a quelli che soffrono persecuzione per qualsiasi causa, ma a coloro soltanto che sono perseguitati per cagione di giustizia, cioè per la loro rettitudine o conformità al volere divino Vedi Matteo 5:6. Non si tratta qui né della giustificazione davanti a Dio, né della giustizia in astratto, ma bensì di quanto è giusto nell'uomo in opposizione a quanto è ingiusto.

Ma si può domandare: Come mai tali caratteri possono essi provocare la persecuzione? Perché il cuore naturale dell'uomo, è «inimicizia contro Dio». Esso odia la sua santità, la sua purezza, la sua giustizia, e la sua rettitudine, si manifestino in lui medesimo, o in coloro che sono rinnovati alla sua immagina. Nella prima promessa Genesi 3:15, fatta all'uomo decaduto, e contenuta nella maledizione del serpente, Iddio disse: «Ed io metterò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di essa» Cristo ed i fedeli; e quella inimicizia regna tuttora negli uomini non convertiti, perché essi sono progenie di Satana Vedi Galati 4:29. La vita e la conversazione santa del popolo di Dio sono come una luce che rende, per così dire, visibili le tenebre che li circondano, e gli uomini del mondo si adirano perché le loro tenebre sono manifestate. Nostro Signore spiega chiaramente questo fatto a Nicodemo Giovanni 3:19-20. I caratteri descritti nelle sette precedenti beatitudini sono tutti opposti allo spirito del mondo; laonde coloro che per grazia divina sono chiamati a manifestarli, devono essere pronti a sopportare le sue persecuzioni. Gesù lo predisse ai suoi discepoli, e gli apostoli alla loro volta l'annunziarono ai credenti.

perché di loro è il regno dei cieli.

Se qualcuno è perseguitato, non a cagione delle sue false dottrine o delle sue ipocrite pretensioni, ma unicamente a cagione della sua fede in Gesù Cristo, le persecuzioni stesse che egli soffre sono una prova del cambiamento operato in lui dallo Spirito Santo. Il regno di Dio è in lui, e verrà il tempo in cui, per fede e pazienza, egli erederà il regno della gloria. Quest'ultima promessa è identica colla prima Matteo 5:3, ed il nostro Signore termina le beatitudini come egli le aveva cominciate.

Fin qui abbiamo avuto una descrizione del carattere di coloro che appartengono al regno del Messia; ora Gesù prende occasione da quest'ultima beatitudine per trattare della posizione che i membri del corpo spirituale di Cristo occupano di faccia al mondo.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:23; Salmo 37:12; Marco 10:30; Luca 6:22; 21:12; Giovanni 15:20; Atti 5:40

Atti 8:1; Romani 8:35-39; 1Corinzi 4:9-13; 2Corinzi 4:8-12,17; Filippesi 1:28; 2Timoteo 2:12

2Timoteo 3:11; Giacomo 1:2-5; 1Pietro 3:13-14; 4:12-16; 1Giovanni 3:12; Apocalisse 2:10

Matteo 5:3; 2Tessalonicesi 1:4-7; Giacomo 1:12

11 11. Beati voi, quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male

Fino a questo punto, Gesù aveva ragionato delle beatitudini in modo astratto, e senza farne direttamente l'applicazione ai suoi uditori. Adoperando ora la seconda persona plurale, egli dichiara ai suoi uditori che essi godranno di quelle beatitudini, se continueranno a servirlo, nonostante le persecuzioni. Le espressioni usate per indicare le sofferenze che i discepoli di Cristo devono sopportare sono le seguenti: persecuzioni colla lingua, invettive, oltraggi, contumelie rivolte espressamente a loro; violenze personali inflitte colla mano, come battiture, carcerazioni, multe, bando, tortura e morte questa parola non si applica mai ai processi legati nel Nuovo Testamento; poi discorsi atti ad eccitare l'odio contro i cristiani come, a cagione d'esempio, false invenzioni, menzogne e rapporti calunniosi mentendo.

per cagione mia.

Al vers. 10 Gesù parla di quelli che sono perseguitati «per cagione di giustizia»; qui dice: «per cagione mia», dimostrando così che quelle due cause sono identiche. Tale è il trattamento che, secondo Gesù, i suoi seguaci devono aspettarsi, e tale è la consolazione che egli dà loro. L'idea contenuta in questo versetto è la seguente: I discepoli di Cristo saranno maltrattati perché essi eseguiranno la sua volontà; ma precisamente per questo motivo essi sono proclamati beati.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:25; 27:39; Salmo 35:11; Isaia 66:5; Luca 7:33-34; Giovanni 9:28; 1Pietro 2:23

1Pietro 4:14

Matteo 10:18,22,39; 19:29; 24:9; Salmo 44:22; Marco 4:17; 8:35; 13:9,13

Luca 6:22; 9:24; 21:12,17; Giovanni 15:21; Atti 9:16; Romani 8:36; 1Corinzi 4:10

2Corinzi 4:11; Apocalisse 2:3

12 12. Rallegratevi e giubilate.

L'annunzio delle sofferenze che devono sopportare per la sua causa, lungi dall'affliggerli, deve rallegrarli. C'è in questo versetto un'esortazione ed un incoraggiamento. giubilate, è un verbo ellenico spesso usato nella versione dei 70 per esprimere gioia o trionfo. Nel passo parallelo Luca 6:23, la parola è molto più energica. Essa significa: «saltate di letizia».

perché il vostro premio è grande ne' cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.

Essi devono rallegrarsi per due ragioni:

1. Perché un grande e glorioso premio li attende. Premio significa qui compenso per ciò che si soffre, senza alcuna idea di merito. È una ricompensa non dovuta, ma data gratuitamente, come la parabola dei lavoratori della vigna Matteo 20:1 lo dimostra. La vita eterna è un dono spontaneo e gratuito di Dio, concesso per i meriti di Cristo a chiunque crede in lui; ma il tenore della Scrittura ci parta a credere che vi sieno nella vita eterna vari gradi di gloria, ai quali saranno innalzati i servi di Cristo, a seconda delle loro sofferente o del loro zelo per il progresso del regno di Dio, durante questa vita Matteo 25:30, ecc. I commentatori che ritengono come articolo di fede il regno personale di Cristo sopra la terra, durante il millennio, spiegano le parole nei cieli, come se indicassero, non il luogo, ma la natura spirituale dei godimenti ai quali i fedeli parteciperanno durante quel tempo. Ma le parole del nostro Signore sul medesimo soggetto in Marco 10:30; Luca 18:30, rendono impossibile una simile interpretazione, perché egli distingue fra la ricompensa che i suoi fedeli perseguitati riceveranno in «questo tempo», cioè durante la loro terrena esistenza, e la vita eterna di cui godranno nel «secolo a venire».

2. I cristiani perseguitati devono inoltre rallegrarsi, perché essi dividono le persecuzioni dei santi servi di Dio che li hanno preceduti, e sono gli eredi dei profeti che nei tempi passati resero testimonianza a Dio «in mezzo ad una malvagia e perversa generazione». Non soltanto riceviamo da questo passo incoraggiamenti, ma vi scorgiamo una prova della connessione fra il nuovo regno spirituale e l'antica teocrazia rappresentata dai profeti.

PASSI PARALLELI

Luca 6:23; Atti 5:41; 16:25; Romani 5:3; 2Corinzi 4:17; Filippesi 2:17; Colossesi 1:24

Giacomo 1:2; 1Pietro 4:13

Matteo 6:1-2,4-5,16; 10:41-42; 16:27; Genesi 15:1; Ruth 2:12; Salmo 19:11; 58:11

Proverbi 11:18; Isaia 3:10; Luca 6:23,35; 1Corinzi 3:8; Colossesi 3:24; Ebrei 11:6,26

Matteo 21:34-38; 23:31-37; 1Re 18:4,13; 19:2,10-14; 21:20; 22:8,26-27

2Re 1:9; 2Cronache 16:10; 24:20-22; 36:16; Nehemia 9:26; Geremia 2:30; 26:8,21-23

Luca 6:23; 11:47-51; 13:34; Atti 7:51; 1Tessalonicesi 2:15


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