Nuova Riveduta:

Matteo 20:1-16

Parabola dei lavoratori delle diverse ore
Mt 19:30; Sl 145:17; 1Co 4:7; 2Co 8:12
1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito di nuovo verso l'ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto". Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l'undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?" 7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha assunti". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi". 9 Allora vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch'essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 "Questi ultimi hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo". 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?" 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi».

C.E.I.:

Matteo 20:1-16

1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 7 Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12 Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. 15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Nuova Diodati:

Matteo 20:1-16

Parabola degli operai delle diverse ore
1 «Il regno dei cieli infatti è simile a un padrone di casa, che di buon mattino uscì per prendere a giornata dei lavoratori e mandarli nella sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso l'ora terza, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati. 4 E disse loro: "Andate anche voi nella vigna e io vi darò ciò che è giusto". Ed essi andarono. 5 Uscito di nuovo verso l'ora sesta e l'ora nona, fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso l'undicesima ora, ne trovò altri che se ne stavano disoccupati e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far nulla?". 7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna e riceverete ciò che è giusto". 8 Poi fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e paga loro il salario, cominciando dagli ultimi fino ai primi". 9 E, venuti quelli dell'undicesima ora, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando vennero i primi, pensavano di ricevere di più, ma ricevettero anch'essi un denaro per uno. 11 Nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa, 12 dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato solo un'ora, e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso e il caldo della giornata". 13 Ma egli, rispondendo, disse a uno di loro: "Amico, io non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi ciò che è tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. 15 Non mi è forse lecito fare del mio ciò che voglio? O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?". 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi, perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Riveduta:

Matteo 20:1-16

Parabola dei lavoratori delle diverse ore
1 Poiché il regno de' cieli è simile a un padron di casa, il quale, in sul far del giorno, uscì a prender ad opra de' lavoratori per la sua vigna. 2 E avendo convenuto coi lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Ed uscito verso l'ora terza, ne vide degli altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, 4 e disse loro: Andate anche voi nella vigna, e vi darò quel che sarà giusto. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Ed uscito verso l'undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi? 7 Essi gli dissero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Egli disse loro: Andate anche voi nella vigna. 8 Poi, fattosi sera, il padron della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi. 9 Allora, venuti quei dell'undicesima ora, ricevettero un denaro per uno. 10 E venuti i primi, pensavano di ricever di più; ma ricevettero anch'essi un denaro per uno. 11 E ricevutolo, mormoravano contro al padron di casa, dicendo: 12 Questi ultimi non han fatto che un'ora e tu li hai fatti pari a noi che abbiamo portato il peso della giornata e il caldo. 13 Ma egli, rispondendo a un di loro, disse: Amico, io non ti fo alcun torto; non convenisti meco per un denaro? 14 Prendi il tuo, e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. 15 Non m'è lecito far del mio ciò che voglio? o vedi tu di mal occhio ch'io sia buono? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.

Diodati:

Matteo 20:1-16

1 PERCIOCCHÈ, il regno de' cieli è simile ad un padron di casa, il quale, in sul far del dì, uscì fuori, per condurre a prezzo de' lavoratori, per mandarli nella sua vigna. 2 E convenutosi co' lavoratori in un denaro al dì, li mandò nella sua vigna. 3 Poi, uscito intorno alle tre ore, ne vide altri che stavano in su la piazza scioperati. 4 Ed egli disse loro: Andate voi ancora nella vigna, ed io vi darò ciò che sarà ragionevole. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora intorno alle sei, ed alle nove ore, fece il simigliante. 6 Ora, uscito ancora intorno alle undici ore, ne trovò degli altri che se ne stavano scioperati, ed egli disse loro: Perchè ve ne state qui tutto il dì scioperati? 7 Essi gli dissero: Perciocchè niuno ci ha condotti a prezzo. Egli disse loro: Andate voi ancora nella vigna, e riceverete ciò che sarà ragionevole. 8 Poi, fattosi sera, il padron della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori, e paga loro il salario, cominciando dagli ultimi fino a' primi. 9 Allora quei delle undici ore vennero, e ricevettero un denaro per uno. 10 Poi vennero i primi, i quali pensavano di ricever più, ma ricevettero anch'essi un denaro per uno. 11 E, ricevutolo, mormoravano contro al padron di casa, dicendo: 12 Questi ultimi han lavorato solo un'ora, e tu li hai fatti pari a noi, che abbiam portata la gravezza del dì, e l'arsura. 13 Ma egli, rispondendo, disse all'un di loro: Amico, io non ti fo alcun torto; non ti convenisti tu meco in un denaro? 14 Prendi ciò che ti appartiene, e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. 15 Non mi è egli lecito di far ciò che io voglio del mio? l'occhio tuo è egli maligno, perciocchè io son buono? 16 Così, gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi; perciocchè molti son chiamati, ma pochi eletti.

Commentario:

Matteo 20:1-16

1 CAPO 20 - ANALISI

2. La parabola dei lavoratori presi a diverse ore. Dai primi tempi della Chiesa sino ai nostri giorni, molte spiegazioni di questa parabola sono state messe in campo, ma pochi hanno tenuto in mente che nostro Signore, con essa viene, in risposta alla domanda di Pietro Matteo 19:27, ad illustrare le ultime parole del capo precedente: "Molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi". Eppure questa è la chiave della parabola. In essa si rappresenta il proprietario di una vigna, il quale, sul fare del giorno, va sulla piazza del mercato ad impegna dei lavoranti a giornata. Alla terza ed alla sesta ora alle 9 ant. ed alle 12 mer. vi ritorna e prende altri lavoranti, e finalmente all'undecima ora 5 pom. fa altrettanto. Sul cader del giorno, quel lavoranti sono riuniti dal fattore per essere pagati, e siccome gli ultimi vennero pagati prima ricevendo un denaro per ciascuno, così quelli che aveano lavorato tutta la giornata s'aspettavano a vedere i loro più lunghi servizi riconosciuti con una mercede proporzionatamente più grande. Ma ciò non avvenne, ed essi cominciarono a mormorare. Allora il padrone li licenziò con un rimprovero, dichiarando che aveano ricevuto tutto quanto era stato con loro convenuto; che egli aveva diritto di fare del suo ciò che gli piaceva; e che era una vergogna per essi di invidiare quegli altri a cui, per sua bontà, aveva voluto usare generosità. Poi nostro Signore aggiunge: "Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi, perché molti son chiamati, ma pochi eletti". Benché molte dottrine si possano dedurre da questa parabola, lo scopo principale di essa sembra esser quello di porre in guardia gli apostoli, e la Chiesa contro l'egoismo, la superbia e l'invidia, che diminuiscono il valore dei più eminenti sacrifici fatti, o dei più brillanti talenti dedicati al servizio di Cristo Matteo 20:1-16.

2. Gesù annunzia per la terza volta la sua morte ai discepoli Matteo 20:17-19.

3. Richiesta fatta dalla moglie di Zebedeo in favore dei suoi due figli. Che l'ammonizione contenuta nella precedente parabola non fosse fuor di luogo, lo prova la richiesta di Giacomo e Giovanni di essere promossi ai posti della più alta distinzione in quel regno terreno che essi tuttora immaginavano verrebbe fondato dal Messia, il Signore, rispondendo, fece loro osservare che essi non sapevano quello che domandassero! Prima di occupare il suo trono mediatoria, egli doveva "bere un calice", ed essere "battezzato con un battesimo" di sofferenze, umiliazioni e prove, onde adempiere i disegni della misericordia divina verso l'uomo caduto. Perciò egli domandò loro se essi erano disposti a soffrire con lui, e dietro la loro risposta affermativa, egli dichiarò che certamente avrebbero parte nelle di lui sofferenze, ma che, quanto alla loro richiesta, egli non poteva esaudirla, dovendo tali onori nel suo regno esser dati a coloro per i quali furono preparati dal Padre celeste Matteo 20:20-23.

4. Distinzione tra il regno di Cristo e quelli del mondo. L'indignazione causata da questa richiesta nel cuore degli altri apostoli diede occasione ad un discorso, nel quale Gesù dimostrò la grande differenza che corre tra il suo regno e quelli del mondo, in quanto che in questi sono ritenuti grandi e celebri coloro che usurpano il potere ed esercitano il dominio sugli uomini loro fratelli; mentre, nell'altro, non dove esistere tale usurpazione di autorità per parte di uno degli apostoli sopra gli altri, o per parte degli apostoli sopra "l'eredità di Dio". Coloro che posseggono i più grandi doni spirituali devono considerare se stessi come servi dei loro fratelli, seguendo l'esempio, di Cristo, il quale, sebbene sia "Dio sopra ogni cosa", "non venne per essere servito, anzi per servire e per dar l'anima sua qual prezzo di riscatto per molti". Non potrebbe darsi una più chiara, più eloquente, più precisa condanna della gerarchia nella Chiesa di Cristo, o dell'esaltazione di un uomo al grado di vicario di Dio benché esso ipocritamente chiami se stesso servo dei servi, di quella che il nostro Signore ha qui pronunziata, in conseguenza del tentativo fatto dai figliuoli di Zebedeo per ottenere la supremazia Matteo 20:24-28.

5. Arrivo del Signore a Gerico, dopo aver lasciata la Perea. Quest'era l'ultima tappa del suo viaggio a Gerusalemme per offrire se stesso in propiziazione per il peccato, e questa sua visita fu segnalata, non solo dalla conversione di Zaccheo il pubblicano Luca 19:2, ma ben anche da un grande miracolo di guarigione, operato a favore di due ciechi, che poi si unirono alla di lui compagnia e lo seguirono a Gerusalemme Matteo 20:29-34.

Matteo 20:1-16. PARABOLA DEI LAVORATORI NELLA VIGNA

1. Poiché, il regno dei cieli è simile ad un padrone di casa, il quale, in sul far del giorno uscì a prendere ad opra dei lavoratori, per la sua vigna.

Nell'interpretazione di questa difficile parabola, la quale si trova soltanto in Matteo, noi dobbiamo accuratamente osservare che essa è legata da un poiché alla conclusione del capo 19, ed ebbe origine dalla domanda egoistica di Pietro nel vers. 27: "Che ne avremo dunque?". Alcuni credono che tutti i dettagli di questa parabola abbiano un significato; ma sembra più probabile che, come il regno di Dio è paragonato all'amministrazione di un proprietario, così la più gran parte del racconto deve riguardarsi come la veste della parabola e nient'altro. La Chiesa di Cristo in terra, tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Testamento, è spesso rappresentata sotto la figura d'una vigna Salmo 80:8-16; Isaia 5:1-7; 27:2-3; Geremia 2:21; Luca 20:9-16; Giovanni 15:1-8.

Nei paesi orientali, come in Persia, vige tuttora il costume che i lavoranti si riuniscano, prima del far del giorno, sulla piazza del mercato coi loro arnesi in mano, per essere condotti a prezzo; e tale sembra essere stato il costume in Palestina, ai tempi del nostro Signore.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:2; 13:24,31,33,44-45,47; 22:2; 25:1,14

Matteo 9:37-38; 21:33-43; Cantici 8:11-12; Isaia 5:1-2; Giovanni 15:1

Matteo 23:37; Cantici 8:11-12; Geremia 25:3-4

Marco 13:34; 1Corinzi 15:58; Ebrei 13:21; 2Pietro 1:5-10

2 2. Ed avendo convenuto con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

Il denaro romano equivaleva a circa 80 centesimi, regolare compenso del lavoro di un giorno, in quei tempi. La convenzione fatta coi primi lavoranti, ed omessa con tutti gli altri, serve d'appoggio agl'interpreti i quali credono che i primi lavoranti rappresentino il popolo Ebreo, col quale un patto speciale fu fatto quando furono chiamati, e di cui era noto lo spirito di giustizia propria e di critica. I lavoranti chiamati dopo rappresenterebbero i Gentili. Secondo noi, i primi sono veri servitori di Dio, ma più distinti degli altri, perché, convertiti nella loro giovinezza, hanno servito il Signore durante lunghi anni; ovvero poiché posseggono doti d'intelletto superiori a quelle degli altri, ma hanno un gran difetto: nutrono uno spirito altiero e dicono agli altri: "Fatti in là, non accostarti a me, perché io son più santo di te!" Isaia 65:5.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:13; Esodo 19:5-6; Deuteronomio 5:27-30

Matteo 18:28; 22:19

Luca 10:35; Apocalisse 6:6

1Samuele 2:18,26; 3:1,21; 16:11-12; 1Re 3:6-11; 18:12; 2Cronache 34:3; Ecclesiaste 12:1

Luca 1:15; 2Timoteo 3:15

3 3. Ed uscito verso l'ora terza

9 antim. La divisione del giorno in dodici ore, dal sorgere al calare del sole, è da Erodoto lib. II,109 attribuita ai Caldei. La presente divisione del giorno e della notte in ventiquattro ore eguali non fu usata prima del quarto secolo d. C. La maniera caldaica di contare il tempo fu introdotta tra i Romani e tra altre nazioni, circa 150 anni prima dell'era nostra; ma forse ella era usata dai Giudei fin dal tempo della loro cattività in Babilonia. È ancora usata in Oriente. Secondo il loro computo, l'ora sesta finiva sempre a mezzogiorno, e la duodecima al tramonto: conseguentemente, negli equinozi, le loro dodici ore del giorno coincidono esattamente colle nostre, cioè dalle 6 ant. alle 6 pom. Ma siccome il sole in Palestina, nel più lungo giorno, si leva circa alle 5, e tramonta dopo le 7, ciascuna delle dodici ore, contata col cronometro, sarebbe di 70 invece che di 60 minuti; e siccome il sole si leva alle 7 e tramonta alle 5 nel solistizio d'inverno, ciascun'ora sarebbe, durante questa stagione, di 50 anziché di 60 minuti.

ne vide degli altri che se ne stavano sulla piazza, disoccupati; 4. E disse loro: Andate anche voi nella vigna, e vi darò quel che sarà giusto. Ed essi andarono. 5. Poi, uscito ancora verso la sesta mezzogiorno, e la nona ora 8 pom, fece lo stesso. 6. Ed uscito verso l'undicesima 5 pom. ne trovò degli altri in piazza e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi? 7. Essi gli dissero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Egli disse loro: Andate anche voi nella vigna.

Questi ultimi, o non erano stati là più di buon'ora, o non erano disposti ad accettare l'offerta prima d'allora; ma v'era ancora lavoro da eseguire, e, poiché ora volevano lavorare, il padrone li mandò nella vigna. Il fatto che tutti i lavoranti non solo furono chiamati dal padrone, ma accettarono la di lui proposta, andarono nella di lui vigna e vi lavorarono, dimostra chiaramente che non è l'ordinaria chiamata del Vangelo, che tutti odono dove giunge e che le migliaia trascurano o disprezzano, quella a cui il Signore si riferisce, bensì la chiamata salutare, efficace, dello Spirito Santo, la quale cambia il cuore dei peccatori e li introduce nel regno, di Cristo in qualunque periodo della vita, dalla gioventù sino alla vecchiaia. Questi lavoratori nulla fecero per entrar nella vigna; ma chiamati dal padrone, entrarono e lavorarono, e tutti, anche i mormoratori, ricevettero dalle sue mani una retribuzione. Questo toglie ogni fondamento all'obiezione fondata sul vers. 14: "Prendi il tuo, e vattene" che questi ultimi fossero impostori mandati via finalmente; poiché, se tali fossero stati, non avrebbero ricevuto alcun compenso.

PASSI PARALLELI

Marco 15:25; Atti 2:15

Matteo 6:7; 11:16-17; Proverbi 19:15; Ezechiele 16:49; Atti 17:17-21; 1Timoteo 5:13; Ebrei 6:12

Matteo 9:9; 21:23-31; Luca 19:7-10; Romani 6:16-22; 1Corinzi 6:11; 1Timoteo 1:12-13

Tito 3:8; 1Pietro 1:13; 4:2-3

Colossesi 4:1

Matteo 27:45; Marco 15:33-34; Luca 23:44-46; Giovanni 1:39; 4:6; 11:9; Atti 3:1; 10:3,9

Genesi 12:1-4; Giosuè 24:2-3; 2Cronache 33:12-19; Ebrei 11:24-26

Ecclesiaste 9:10; Luca 23:40-43; Giovanni 9:4

Proverbi 19:15; Ezechiele 16:49; Atti 17:21; Ebrei 6:12

Atti 4:16; 17:30-31; Romani 10:14-17; 16:25; Efesini 2:11-12; 3:5-6; Colossesi 1:26

Matteo 22:9-10; Ecclesiaste 9:10; Luca 14:21-23; Giovanni 9:4

Efesini 6:8; Ebrei 6:10

8 8. Poi, fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore:

Se il padrone della vigna si vuole riguardare come il rappresentante di Iddio, allora il fattore è Cristo, a cui, come a Mediatore, Iddio ha conferito ogni autorità e potere nella sua Chiesa. La sera era il tempo fissato dalla legge per il pagamento della mercede giornaliera. Non si poteva differire sino al giorno dopo; disposizione pietosa per il lavorante e la sua famiglia Levitico 19:13; Deuteronomio 24:15; Giacomo 5:4. La "sera" in cui è distribuita la ricompensa, è stata generalmente intesa dell'ora della morte, quando i servi di Cristo entrano nella gioia del loro Signore, o del giorno del giudizio universale, quando la giusta sentenza, che fisserà la sorte di ognuno, sarà pubblicata davanti all'universo. Queste sono senza dubbio le principali spiegazioni che si possono dare della parola sera, ma, secondo noi, essa ne ha un'altra ancora. In risposta alla domanda di Pietro, nostro Signore parlò di ricompense, così in questa vita, come nella vita avvenire, Iddio ha disposto che ogni servizio reso a lui porti seco una ricompensa la quale è spesso goduta dai suoi servi nella vita presente, e talvolta continuata fino al giudizio finale, cosicché la "sera" non è limitata dall'ultimo giudizio. La distribuzione delle ricompense e i discorsi tenuti in tale occasione sono pertanto solamente la forma con cui ci si fa conoscere quale disposizione da parte del lavorante sia più accetta al padrone della vigna.

Chiama i lavoratori, e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi.

La costruzione della parabola richiedeva che gli ultimi fossero pagati i primi, non solamente per scoprire la disposizione del loro animo, ma ancora i sentimenti suscitati nel petto dei primi, dal vedersi tutti posti sul medesimo piede d'uguaglianza. L'espressione "i primi" dove intendersi qui, non solo di quelli che furono i primi in ordine di tempo, sì ancora nel senso di principali, o più distinti per ingegno; o per avere sofferto le maggiori perdite e fatte le opere più cospicue per la causa di Cristo. Anche i veterani nel servizio di Cristo possono essere, ma non necessariamente, i primi in questo senso. Nella parabola, è vero, coloro che furono mandati i primi nella vigna erano i principali tra i lavoranti, rispetto al tempo durante il quale lavorarono, ma il tempo indica qui soltanto la quantità. Quel che si vuol mettere in vista, non è il tempo consumato, ma la quantità di lavoro fatto. Giova grandemente, a formarsi un chiaro concetto della lezione qui insegnata, il pensare che i primi indicano coloro che fecero e soffrirono maggiormente, e gli ultimi coloro che fecero e soffrirono meno, per la causa di Cristo.

PASSI PARALLELI

Matteo 13:39-40; 25:19,31; Romani 2:6-10; 2Corinzi 5:10; Ebrei 9:28; Apocalisse 20:11-12

Genesi 15:2; 39:4-6; 43:19; Luca 10:7; 12:42; 16:1-2; 1Corinzi 4:1-2; Tito 1:7

1Pietro 4:10

9 9. Allora venuti que' dell'undecima ora, ricevettero un denaro per uno.

Qui si fa menzione solamente dei primi e degli ultimi condotti a prezzo non; occorreva far menzione degli altri allogati nelle ore intermedie, perché il principio da illustrarsi è vivamente posto in evidenza dal contrasto dei due estremi. Coloro che aveano lavorato solamente un'ora od altra maggiore frazione di una giornata, non aveano stabilito qual doveva essere il loro salario. Essi non sapevano qual premio sarebbe loro dato, ma conoscevano il padrone per il quale lavoravano, ed erano pronti ad accettare qualunque paga a lui piacesse di dare. Per questo riguardo, essi rappresentano degnamente i migliori discepoli di Cristo, quei cristiani simili a fanciulli che egli dà per modello agli altri.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:2,6-7; Luca 23:40-43; Romani 4:3-6; 5:20-21; Efesini 1:6-8; 2:8-10

1Timoteo 1:14-16

10 10. E venuti i primi, pensavano di ricever di più; ma ricevettero anch'essi un denaro per uno.

Quelli che erano stati impegnati sin dallo schiarire del giorno erano ivi dattorno, ed aveano osservato che tutti i loro compagni, non eccettuati quelli che erano stati assunti in servizio per un'ora sola, avevano ricevuto la medesima uniforme ricompensa: "un denaro per uno". Mentre s'andava compiendo l'operazione, essi si rallegravano in silenzio nell'aspettazione che quando toccherebbe a loro, riceverebbero più che il denaro stipulato col padrone, perché aveano fatto più lavoro. Ma il fattore, in presenza del padrone, di cui egli eseguiva gli ordini diede anche a ciascuno di costoro un denaro e non di più. Vediamo qui lo spirito calcolatore e mercenario che si era manifestato nella domanda di Pietro, spirito che questa parabola era destinata ad abbattere, una volta per sempre, tra i servi di Cristo.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:10

11 11. E, ricevutolo, mormoravano contro al padrone di casa, 12. Dicendo: Questi ultimi non han fatto che un'ora, e tu li hai fatti pari a noi, che abbiam portato il peso della giornata e il caldo.

Non potendo più a lungo nascondere la propria delusione, benché sapessero bene che non aveano alcun diritto di ricevere di più, essi cominciano a mormorare contro il padrone. Le più basse passioni "l'invidia e l'occhio maligno" mostrate da quei lavoranti indussero il Crisostomo e molti altri a concludere che essi erano stati finalmente reietti e privati della vita eterna. Ma questo è un peccato in cui cadono troppo comunemente i veri credenti. Simili a questi lavoratori sono quelli che in qualche misura, abbandonano la semplicità della fede e lasciano che un motivo interessato si mescoli alle loro devozioni. Essi rassomigliano a Pietro quando confrontando i suoi grandi sacrifici col rifiuto del giovane ricco di abbandonare cosa alcuna, e reputando se stesso come il primo, mentre considerava gli altri come ultimi, domandava: "Signore, che ne avremo dunque per aver lasciato tutto e seguito te?". In risposta alla sua egoistica domanda, egli è ammonito che se continua in quella disposizione, gli può accadere d'essere fra quei "primi" che saranno "ultimi".

PASSI PARALLELI

Luca 5:30; 15:2,28-30; 19:7; Atti 11:2-3; 13:45; 22:21-22; 1Tessalonicesi 2:16

Luca 14:10-11; Romani 3:22-24,30; Efesini 3:6

Isaia 58:2-3; Zaccaria 7:3-5; Malachia 1:13; 3:14; Luca 15:29-30; 18:11-12

Romani 3:27; 9:30-32; 10:1-3; 11:5-6; 1Corinzi 4:11; 2Corinzi 11:23-28

13 13. Ma egli rispondendo a un di loro, disse: Amico, io non ti fo alcun torto; non convenisti meco per un denaro? 14. Prendi il tuo, e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. 15. Non mi è lecito far del mio ciò che voglio? o vedi tu di mal occhio ch'io sia buono?

Il padrone di casa istantaneamente chiuse loro la bocca dicendo: "Vi appellate alla giustizia? E sia: la somma pattuita vi è stata pagata! Voi, essendo stati soddisfatti, nulla avete a vedere, cogli stipendi che dò agli altri lavoranti. Il lagnarvi della benevolenza mostrata ad altri, quando, per vostra confessione, voi siete stati trattati bene, mostra che siete invidiosi verso il prossimo, ed ingrati verso chi v'impiegò e vi ricompensò".

PASSI PARALLELI

Matteo 22:12; 26:50

Genesi 18:25; Giobbe 34:8-12,17-18; 35:2; 40:8; Romani 9:14-15,20

Matteo 6:2,6,16; 2Re 10:16,30-31; Ezechiele 29:18-20; Luca 15:31; 16:25; Romani 3:4,19

Giovanni 17:2

Matteo 11:25; Esodo 33:19; Deuteronomio 7:6-8; 1Cronache 28:4-5; Geremia 27:5-7; Giovanni 17:2

Romani 9:15-24; 11:5-6; 1Corinzi 4:7; Efesini 1:11; 2:1,5; Giacomo 1:18

Matteo 6:23; Deuteronomio 15:9; 28:54; Proverbi 23:6; 28:22; Marco 7:22; Giacomo 5:9

Giona 4:1-4; Atti 13:45

16 16. Così, gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi;

il Signore termina questa parabola colle stesse parole colle quali la introdusse. Benché i lavoranti ricevano tutti esattamente la medesima ricompensa, gli ultimi sono innalzati sopra i primi per un supplemento pecuniario, simbolo di un animo contento, amorevole e grato. Il fatto che questo avvertimento fu dato a Pietro ed ai suoi compagni, dimostra che questa parabola non può avere altro scopo fuori quello di mostrare le differenze che passano tra i discepoli di Cristo inquanto a semplicità di spirito mentre il lavoro dura, e, conseguentemente, nelle ricompense, date a lavoro finito. Come tutti i lavoranti ottengono il prezzo di una giornata, così tutti coloro che son rappresentati da essi ereditano il regno dei cieli; ma, come "un astro è differente dall'altro astro in isplendore", così accadrà quando Cristo verrà a radunare tutti i suoi. Quelli porteranno le più brillanti corone che avranno maggiormente onorato la bontà del loro Redentore, ed avranno pensato meno alle proprie opere ed ai propri sacrifici. L'ultima parte del versetto "perché molti son chiamati ma pochi eletti" manca in alcuni dei MSC. più importanti e viene soppressa da molti critici. Se autentica, va interpretata in connessione colla parabola. I "chiamati" e gli "scelti" sono gli uni e, gli altri veri discepoli di Cristo ed eredi della vita eterna, ma c'è qualche distinzione tra loro. Scelto, nelle Sacre Scritture, dicesi ciò che è migliore nel suo genere, buono per eccellenza. "Quantunque molti sieno i chiamati al regno di Dio come veraci e fedeli servitori, pochi primeggiano tra i loro compagni, al cospetto di Dio, mercé la eccellenza delle grazie operate in loro dallo Spirito Santo". Come si suole dire di numerosi oggetti manifatturati, benché tutti genuini: "pochi sono di prima qualità"; così, fra un numero grande di veri discepoli, pochi primeggiano per assenza di egoismo e di mondanità, e per rassomiglianza a Cristo, onorando il loro Signore e facendo stupire il mondo colle loro virtù. Discepoli siffatti egli li stima degni di duplice onoranza. La maggior parte di quelli che sono veramente discepoli e che erederanno la vita eterna sono siffattamente guasti da una mescolanza di propria giustizia, da peccaminose disposizioni e da tendenze mondane, che la luce loro rimane oscurata, la loro testimonianza riesce confusa. Oh! quanti sono i cristiani di questo genere, e come scarseggiano coloro i quali, "dimenticando le cose che stanno dietro, proseguono il corso verso la meta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio, in Cristo Gesù!" Filippesi 3:13.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:11-12; 19:30; 21:31; Marco 10:31; Luca 7:47; 13:28-30; 15:7; 17:17-18

Giovanni 12:19-22; Romani 5:20; 9:30

Matteo 7:13; 22:14; Luca 14:24; Romani 8:30; 1Tessalonicesi 2:13; 2Tessalonicesi 2:13-14; Giacomo 1:23-25

RIFLESSIONI

1. La difficoltà di questa parabola apparisce dalle svariatissime esposizioni cui ha dato luogo. Origene ed Ilario fanno del succedersi delle ore la circostanza preminente, per mezzo della quale vengono significati i vari inviti da Dio diretti agli uomini sin dal principio, cioè ad Adamo, a Noè, ad Abramo, a Mosè, ecc. Tertulliano, Ambrogio, Gregorio Magno ed Agostino considerano il denaro dato a tutti ugualmente come rappresentante la vita eterna che appartiene a tutti i credenti: "splendor dispar, coelum comune". Crisostomo e Girolamo considerano le ore come indicanti i vari periodi della vita in cui entrano gli uomini nell'opera del Signore, e dicono lo scopo della parabola essere quello di confortare gli ultimi lavoranti a ciò lavorino con animo. Calvino stima volere! il Signore ammonire di non confidare troppo nella nostra cristiana operosità, per non cadere nella fiacchezza, talché altri ci avanzino nel correre, e noi dal primo grado scendiamo all'infimo. Cocceio, Matteo Henry e Whitby applicano la parabola ai Giudei, che per i primi furono chiamati al regno di Dio e provarono dispetto nel vedere i Gentili, tuttoché estranei, posti sul medesimo livello con loro e fatti compartecipi dei privilegi medesimi. Maldonato, Kuinoel, ed altri pensano essere lo scopo della parabola di mostrare che il premio della vita eterna non corrisponde al tempo ma alla quantità del lavoro fatto. Lutero e Stier respingono l'idea secondo la quale il denaro significherebbe la vita eterna, e lo spiegano "come un bene temporale di indole non puramente esterna e terrena". Secondo Alford, il concetto fondamentale è questo: si ottiene il regno di Dio non per opere, ma per grazia: gl'invidiosi e i mormoratori saranno privi di quella vita eterna a cui furono chiamati. Ben dice Olshausen: "Quei racconti dottrinali di Gesù sono simili a pietre preziose con più faccette, che splendono in più direzioni"; e ne abbiamo una prova nel fatto che molte fra le sopraccennate esposizioni concordano colla Scrittura. Tuttavia crediamo essere precipuo scopo della parabola il mostrare che, nel dispensare i suoi premi, vuoi in questa vita, vuoi nel giorno del giudizio, Iddio non guarda solamente al tempo che durò il lavoro, né tampoco alla quantità di esso, ma allo spirito con cui venne fatto, ed ai motivi che lo produssero; quindi molti fra coloro che sono poco considerati dagli uomini saranno ciononostante, e mercé la fede, speranza e carità dispiegate nell'operare, preminenti nel cospetto di Colui che scruta i cuori e viceversa. La parabola insegna che, a cagion del loro spirito altero, mercenario e invidioso, saranno respinti all'ultimo posto quei cristiani che ne sono stati infetti, quantunque prolungata ed utile sia stata la loro operosità.

2. Possiamo da questa parabola ricavare con certezza che, tanto nel salvare i singoli individui, quanto nel chiamare le nazioni, Iddio agisce da sovrano, e non ha da rendere conto del suo operato. "Egli avrà mercé di chi avrà mercé" Romani 9:15, e ciò a suo tempo. È questa una verità di cui abbiamo ogni giorno nuovi esempi nella, Chiesa di Cristo. Che viene chiamato al ravvedimento ed alla fede sin dal primo esordire nella vita, come Timoteo, e lavora nel campo del Signore per quaranta o cinquant'anni; e chi viene chiamato alla "undecima ora". come il ladrone in croce, "tizzone scampato dal fuoco", ieri impenitente peccatore, "oggi in paradiso". Eppure il Vangelo intiero ci induce a erodere che ambedue questi uomini sono perdonati davanti a Dio, perché ambedue sono stati lavati nel sangue di Cristo e rivestiti della veste della sua giustizia.

3. Guardiamoci pertanto dall'inferire da questa parabola che la salvazione sia al minimo grado, conseguita per mezzo di opere. Il lavoro degli operai non comincia infatti se non dopo la chiamata la quale è una grazia da parte del padrone, poiché essi né cercano, né si curano di ottenere l'invito. La salvazione per opere sovverte l'intiero insegnamento della Bibbia. Le ricompense che da Dio riceviamo, vuoi in questo mondo, vuoi nell'avvenire, sono un frutto della grazia e non dell'opere.

4. Ricordiamoci che il lavorante deve anzitutto amare il padrone, e quindi il lavoro, per amore di lui. Nel momento stesso in cui un concetto di merito proprio serpeggia nel cuore dell'operaio esso lo fa rovinare al basso; non già che lo escluda dal novero dei veraci discepoli, ma dal primo posto lo precipita all'ultimo. Se la propria giustizia fosse il precipuo incentivo della vostra operosità, allora voi non sareste veri cristiani; se poi essa vi si fa innanzi a guisa di tentazione, e corrompe la vostra fede in Cristo, voi correte allora pericolo di scendere dal più alto grado all'infimo, e di diventare da primo ultimo, nella distribuzione dei premi ai servi del Signore.

5. Quanto strane saranno mai le rivelazioni dell'ultimo giorno! Certuni, giunti ultimi, e tenuti in pochissimo conto, saranno, in cielo i primi; ed altri non parteciperanno punto agli stessi onori, quantunque abbiano goduto di un gran credito nella Chiesa di quaggiù!

Riferimenti incrociati:

Matteo 20:1-16

1 Mat 3:2; 13:24,31,33,44,45,47; 22:2; 25:1,14
Mat 9:37,38; 21:33-43; CC 8:11,12; Is 5:1,2; Giov 15:1
Mat 23:37; CC 8:11,12; Ger 25:3,4
Mar 13:34; 1Co 15:58; Eb 13:21; 2P 1:5-10

2 Mat 20:13; Eso 19:5,6; De 5:27-30
Mat 18:28; 22:19; Lu 10:35; Ap 6:6
1Sa 2:18,26; 3:1,21; 16:11,12; 1Re 3:6-11; 18:12; 2Cron 34:3; Ec 12:1; Lu 1:15; 2Ti 3:15

3 Mar 15:25; At 2:15
Mat 20:6,7; 11:16,17; Prov 19:15; Ez 16:49; At 17:17-21; 1Ti 5:13; Eb 6:12

4 Mat 9:9; 21:23-31; Lu 19:7-10; Rom 6:16-22; 1Co 6:11; 1Ti 1:12,13; Tit 3:8; 1P 1:13; 4:2,3
Col 4:1

5 Mat 27:45; Mar 15:33,34; Lu 23:44-46; Giov 1:39; 4:6; 11:9; At 3:1; 10:3,9
Ge 12:1-4; Gios 24:2,3; 2Cron 33:12-19; Eb 11:24-26

6 Ec 9:10; Lu 23:40-43; Giov 9:4
Prov 19:15; Ez 16:49; At 17:21; Eb 6:12

7 At 4:16; 17:30,31; Rom 10:14-17; 16:25; Ef 2:11,12; 3:5,6; Col 1:26
Mat 22:9,10; Ec 9:10; Lu 14:21-23; Giov 9:4
Ef 6:8; Eb 6:10

8 Mat 13:39,40; 25:19,31; Rom 2:6-10; 2Co 5:10; Eb 9:28; Ap 20:11,12
Ge 15:2; 39:4-6; 43:19; Lu 10:7; 12:42; 16:1,2; 1Co 4:1,2; Tit 1:7; 1P 4:10

9 Mat 20:2,6,7; Lu 23:40-43; Rom 4:3-6; 5:20,21; Ef 1:6-8; 2:8-10; 1Ti 1:14-16

11 Lu 5:30; 15:2,28-30; 19:7; At 11:2,3; 13:45; 22:21,22; 1Te 2:16; Giuda 1:16

12 Lu 14:10,11; Rom 3:22-24,30; Ef 3:6
Is 58:2,3; Zac 7:3-5; Mal 1:13; 3:14; Lu 15:29,30; 18:11,12; Rom 3:27; 9:30-32; 10:1-3; 11:5,6; 1Co 4:11; 2Co 11:23-28

13 Mat 22:12; 26:50
Ge 18:25; Giob 34:8-12,17,18; 35:2; 40:8; Rom 9:14,15,20

14 Mat 6:2,6,16; 2Re 10:16,30,31; Ez 29:18-20; Lu 15:31; 16:25; Rom 3:4,19
Giov 17:2

15 Mat 11:25; Eso 33:19; De 7:6-8; 1Cron 28:4,5; Ger 27:5-7; Giov 17:2; Rom 9:15-24; 11:5,6; 1Co 4:7; Ef 1:11; 2:1,5; Giac 1:18
Mat 6:23; De 15:9; 28:54; Prov 23:6; 28:22; Mar 7:22; Giac 5:9
Gion 4:1-4; At 13:45

16 Mat 8:11,12; 19:30; 21:31; Mar 10:31; Lu 7:47; 13:28-30; 15:7; 17:17,18; Giov 12:19-22; Rom 5:20; 9:30
Mat 7:13; 22:14; Lu 14:24; Rom 8:30; 1Te 2:13; 2Te 2:13,14; Giac 1:23-25


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