1Corinzi 12

1 §3 L'uso da farsi dei Doni spirituali 1Corinzi 12-14

Andando dall'esterno all'interno, da ciò che è meno a quel ch'è più importante del culto pubblico, l'Apostolo dopo aver trattate le questioni del velo delle donne e della celebrazione della Cena, viene a parlare più a lungo dei Carismi e dell'uso migliore da farsene.

Questa parte dell'Epistola è la più atta, nel Nuovo Testamento, a far rivivere sotto agli occhi nostri l'epoca più rimarchevole della storia, e a metterci dinanzi il quadro di quei primi tempi in cui la Chiesa, ancor tenera, cominciava a stendere le ali sull'umanità, rivelando la sua esistenza coi fenomeni più sorprendenti. - Alla Pentecoste, la vita dall'Alto si era sparsa a guisa di torrente sui discepoli del Signore. Il fuoco dello Spirito di Dio penetrò di poi nelle Chiese novellamente sorte e produsse in coloro che si posero sotto la sua influenza, una profondità di conoscenza, una forza di volontà, una esuberanza di celeste allegrezza, quali non avea mai vedute la terra... La potenza divina colla quale il Cristo aveva agito sul mondo visibile, pareva essersi comunicata a tutta quanta la Chiesa» (Olshausen). Però, l'inesperienza delle giovani chiese, e la imperfetta santificazione individuale dei loro membri fecero nascere, in presenza di quella abbondanza di Carismi, una tendenza infantile ad ammirare ed appetire i doni più straordinari sebbene meno utili, nonchè una certa confusione nell'uso di tali ricchezze. A cotesti inconvenienti vuole l'Apostolo rimediare colle sue istruzioni.

In una prima sezione 1Corinzi 12, egli dà un insegnamento generale sui doni spirituali: hanno per carattere distintivo l'adorazione di Cristo; per quanto diversi, tutti procedono da uno stesso autore: lo Spirito; per quanto numerosi, tutti contribuiscono al bene dell'unico corpo di Cristo.

In una seconda sezione 1Corinzi 13, Paolo ricorda che, al di sopra dei maggiori doni, va ricercato l'amore, il quale a tutti è superiore per eccellenza e per durata.

Nella terza sezione 1Corinzi 14, dà alcune direzioni intorno alla ricerca ed all'uso dei carismi.

Sezione A 1Corinzi 12 INSEGNAMENTO GENERALE SUI DONI SPIRITUALI

1Corinzi 12:1-3 Il carattere fondamentale dei doni dello Spirito

Riguardo ai [doni] spirituali, fratelli,

doni e non persone spirituali od ispirate, come risulta da 1Corinzi 14:1 e da tutto il §.

io non voglio che siate nell'ignoranza,

C'era nel loro modo alquanto infantile di considerare i carismi e nell'uso non ben regolato che ne facevano, più ignoranza che mala disposizione. Il mondo spirituale era cosa del tutto nuova per loro.

2 Voi sapete che, quando eravate Gentili (testo emend.) [eravate] trascinati verso gl'idoli muti, secondo ch'eravate menati.

Le parole adoperate per caratterizzare lo stato pagano, ne dipingono la degradante inferiorità. Non si riflette, non si ragiona, si segue la corrente, si è sospinti, come la foglia dal vento, da una forza occulta che trascina le cieche moltitudini a prostrarsi dinanzi ad idoli muti, i quali, come non parlano, così non sentono, non intendono, nè possono fare cosa alcuna. Chi mena le moltitudini pagane sono, senza dubbio, le caste sacerdotali che si avvantaggiano dei bisogni religiosi; sono la forza della tradizione, la natural pigrizia dell'uomo, ma dietro a tutti gli agenti secondarii, vi è la potenza satanica nemica di Dio 1Corinzi 10:20; Efesini 2:2; 2Timoteo 2:26. Adoratori d'idoli muti, rappresentazioni d'immaginarle divinità, come avrebbero essi mai potuto avere un'esperienza qualsiasi delle energie dello Spirito del Dio vivente che illumina le menti, che vivifica e rinnova i cuori, che opera portenti? Perciò, nuovi come sono in questo mondo della luce e della vita spirituale, hanno bisogno di venire istruiti.

3 E, per cominciare, Paolo indica qual sia il carattere fondamentale che distingue le manifestazioni genuine dello Spirito di Dio: la glorificazione del Signor Gesù.

Perciò, io vi fo assapere che niuno il quale parli per lo Spirito di Dio, dice: Anatema [è] Gesù.

Secondo la parola stessa di Gesù Giovanni 15:26; 16:13-14, lo Spirito dovea glorificarlo; quindi chi è veramente sospinto dallo Spirito di Dio non può dichiarar Gesù maledetto. Anatema, come il latino sacer, indica una cosa o persona consacrata a Dio, talvolta in senso buono come Luca 21:5 ove si tratta delle «offerte» che adornavano il tempio; di solito in senso cattivo: votata alla maledizione, alla distruzione (cfr. l'ebraico cherem Levitico 27:28-29; Deuteronomio 7:26). Si trova nel N. T. in Atti 23:14; Romani 9:3; 1Corinzi 16:22; Galati 1:8-9. Gesù designa la persona storica di quel nome, non l'ufficio messianico in sè. I Giudei increduli, pur aspettando il Messia, hanno dichiarato Gesù maledetto; e certi gnostici dei primi secoli consideravano l'uomo Gesù come l'organo temporaneo del Cristo vero, dal quale poi era stato abbandonato alla morte della croce. Per i giudici pagani, il rifiuto di «maledire a Cristo» era prova di adesione al Cristianesimo Atti 26:11. Non possiam sapere se in Corinto s'era presentato il caso di qualche sedicente ispirato che avesse gridato: Maledetto Gesù 1Corinzi 16:22; 2Corinzi 11:3-4.

E niuno può dire: Gesù [è] il Signore, se non per lo Spirito santo.

Lett. nello Spirito... cioè sotto l'impulso dello Spirito che avvolge l'anima come di un'atmosfera luminosa, calda, vivificante. Proclamar Gesù «Signore» è un riconoscer la sua risurrezione, la sua esaltazione alla destra del Padre ove esercita la sovranità universale; è insomma un adorarlo, di cuore, come Dio. (Cfr. Giovanni 20:28, ove Toma esclama: «Mio Signore e mio Dio»; Filippesi 2:9-11. A questo non arriva l'uomo se non mercè la illuminazione dello Spirito di Dio Matteo 16:17; Giovanni 6:44-46. Lo stesso criterio per discernere la vera ispirazione dalla falsa vien dato da Giovanni: «Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne è da Dio; ed ogni spirito che non confessa Gesù non è da Dio» 1Giovanni 4:1-3,15; 2:22,27; 5:1.

4 1Corinzi 12:4-11 La diversità e l'unità dei doni

Dopo aver indicato 1Corinzi 12:3 il carattere distintivo delle manifestazioni genuine dello Spirito, l'Apostolo viene a dare un secondo insegnamento generale sui doni: Essi sono tra loro diversi; ma procedono tutti dal medesimo Spirito che li distribuisce ai singoli credenti. il ricordare questa verità ai Corinzi doveva contribuire a tenere nell'umiltà chi possedeva I doni più cospicui, acquetando gli altri nel pensiero della sovrana sapienza del Distributore dei doni.

Or vi è [gran] diversità di doni, ma il medesimo Spirito.

Diversità è al plurale per meglio indicare la grande varietà dei «Carismi», ossia dei doni speciali conferiti dalla grazia di Dio. Di solito, però, il carisma consisteva in un'attitudine naturale santificata, sublimata, elevata ad una potenza superiore dallo Spirito. Nota Henry: Carismi ( χαρισγατα) e grazia ( χαρις) sono dati gratuitamente da Dio. Ma mentre la grazia è data per la salvazione di quelli stessi che la ricevono, i carismi sono dati per l'utile e la salvezza degli altri. E vi è (gran) diversità di ministerii, ma il medesimo Signore. I varii ministerii o servizii, sono i generi diversi di funzioni e di attività in cui i doni devono manifestare la loro energia; sono i canali in cui scorre la loro virtù. Ma tutti questi servizii sono stabiliti e regolati dalla volontà suprema dell'unico capo della Chiesa: Il Signor Gesù dal quale tutti dipendono.

6 E vi è [gran] diversità di operazioni: ma il medesimo Dio il quale opera ogni cosa in tutti.

I doni posti in attività nei varii ministerii si traducono in operazioni efficaci prodotte negli spiriti o sui corpi: ma, in ultima analisi, donde viene la virtù soprannaturale operante in colui e per mezzo di colui che esercita il dono? Da Dio, il Padre Giacomo 1:17, per mezzo dello Spirito. Ed appunto perchè tutti i doni procedono da Dio, sono agli ordini del Signor Gesù, e comunicati dal suo Spirito, essi non possono esser diretti che ad un fine degno di Dio.

7 A ciascuno poi è data la manifestazione dello Spirito,

cioè il dono in cui lo Spirito manifesta una qualche parte della sua divina ricchezza e potenza,

a fine di utilità,

non di vanagloria. S'intende: per l'utile comune della Chiesa, come dirà più ampiamente in 1Corinzi 12:12-31. C'è, per tal modo, diversità nella distribuzione, come c'è nella natura stessa dei doni. Una rapida enumerazione che comprende nove carismi dimostra questa duplice diversità; ma l'Apostolo ha cura d'insistere sul fatto che l'unico autore e distributore di quegli svariati doni è lo Spirito di Dio.

8 All'uno, infatti, è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; ad un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito.

La parola di sapienza suppone la conoscenza profonda della verità nel suo insieme 1Corinzi 2:6; ma una conoscenza derivante, non dalla sola speculazione intellettuale, bensì da un'intima esperienza religiosa 1Corinzi 8:3. Perciò essa ha qualcosa di più maturo, di più pratico, di più persuasivo che la «parola di conoscenza» o di scienza. In quest'ultima, predomina l'intuizione della mente; ma se questa è guidata dalla luce dello Spirito alla contemplazione della verità, la parola di scienza avrà pure la sua utilità. Lo scoglio da evitare è qui il razionalismo. I due doni posti in capo all'elenco costituiscono un primo paio il cui carattere comune è l'intuizione delle cose divine.

9 Ad un altro [è data] fede per il medesimo Spirito; ad un altro [son dati] doni di guarigione per quell'unico Spirito; ad un altro l'operar miracoli.

Non si tratta qui della fede ch'è condizione assoluta di salvezza per tutti, ma della fede speciale che opera miracoli. Confr. 1Corinzi 13:2; Matteo 17:20; Luca 17:5-6. Per questa ragione, il carisma della fede è posto il primo in questo secondo gruppo che ha per caratteristica la potenza esercitata nella guarigione dei malati, o più generalmente nell'operar miracoli di ogni specie. L'originale dice letter. «operazioni di potenze».

Ad un altro profezia, ad un altro il discernimento degli spiriti.

Il dono di profezia non consiste unicamente e neppure principalmente nell'antivedere il futuro; ma nel parlare sotto l'impulso e l'ispirazione dello Spirito che rivela all'uomo il consiglio di Dio e lo fa capace di parlarne con efficacia. Esso è riputato da Paolo il più utile fra i carismi per l'edificazione della chiesa e per l'evangelizzazione, perchè reca istruzione alla mente convinzione alla coscienza e consolazione al cuore 1Corinzi 14:3,24-25. Col dono di profezia connettesi quello del discernere gli spiriti. Il solo fatto che uno si dice ispirato, non è sufficiente garanzia della genuinità della sua ispirazione. Ci sono stati anticamente e ci saranno anche in avvenire dei falsi profeti 1Timoteo 4:l; per cui è necessario il «provare gli spiriti per saper se son da Dio» 1Giovanni 4:1-3. Tutti i credenti hanno, in qualche misura, questo discernimento spirituale 1Giovanni 2:27; 1Tessalonicesi 5:21; ma lo posseggono in grado superiore coloro a cui lo Spirito dà una capacità speciale di applicar rettamente, ai singoli casi, la pietra di paragone della vera ispirazione, contenuta nel principio enunciato a 1Corinzi 12:3 e nella 1a di Giovanni. Secondo 1Corinzi 14:29, pare che fossero, per lo più, dei profeti ad esercitar quel controllo.

10 Un quarto ed ultimo gruppo di carismi si riferisce alle lingue. Era il più ammirato a Corinto; ma Paolo lo colloca all'ultimo posto, avuto riguardo alla sua minore utilità.

E ad un altro varie specie di lingue

(lett. generi di lingue);

e ad un altro l'interpretazione delle lingue.

Siccome la così detta glossolalia è intesa diversamente dagli interpreti, riserviamo le nostre conclusioni, al riguardo, a 1Corinzi 14. Osserviamo qui solamente che lingua ha, nel N. T., tre sensi. Significa:

a) il membro che adoperiamo nell'articolazione dei suoi Giacomo 3:5; Marco 7:33;

b) la favella, il linguaggio, ossia quel sistema di suoni che serve ad un dato popolo per esprimere il pensiero Atti 2:4,11,

e) nell'Apocalisse 5:9;10:11, significa la nazione che parla una data lingua. interpretazione dicesi la traduzione, la spiegazione in lingua conosciuta, volgare, di parole o frasi non intese Matteo 1:23; Giovanni 1:39,43; Ebrei 7:2; Atti 9:36.

11 E tutte queste cose le opera quell'uno e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno in particolare come Egli vuole.

I doni tutti, per quanto diversi, procedono da un'unica sorgente; lo Spirito, e sono dallo Spirito distribuiti ai singoli individui con sovrana libertà che deve impor silenzio all'invidia ed allo scontento. Dio non fa nulla senza che i motivi ed i fini suoi sieno degni di Lui.

12 1Corinzi 12:12-31 Le membra ed il corpo

Qual'è la ragione della molta diversità che si nota, così nella natura dei doni, come nella loro distribuzione? Essa sta nel fatto che i credenti formano nella loro pluralità un Corpo solo, un organismo vivente le cui molte membra, come quelle del corpo umano, hanno tutte una funzione da compiere per il bene comune. Data la mutua dipendenza e solidarietà delle membra tra di loro, non è il caso nè di esaltar soverchiamente un membro sopra gli altri, nè di sprezzarne alcuno. Lo stesso vale per i doni distribuiti dallo Spirito ai membri viventi del Corpo di Cristo. Questo terzo insegnamento generale di Paolo sui carismi è dato in modo da riprendere indirettamente tanto l'esagerata ammirazione dei Corinzi per taluni doni, come il poco conto in cui tenevano quelli meno brillanti. In pari tempo, l'Apostolo insinua il dovere della mutua stima e simpatia che deve regnare fra i membri diversamente dotati della Chiesa di Cristo.

Perciocchè, siccome il corpo umano è uno, ed ha molte membra, ma tutte le membra del corpo (testo emend.) benchè sieno molte, sono

o formano

un corpo solo, così ancora Cristo.

Il perciocchè si spiega così: Lo Spirito distribuisce tra i credenti tutta questa varietà di doni perchè la chiesa è anch'essa, come il corpo umano, un vivente organismo le cui molte membra sono penetrate da un alito di vita comune che offre unità nella varietà e varietà nell'unità. Dicendo: «Così ancora [è] Cristo», intende parlare di Cristo nell'unione sua vitale con la Chiesa ch'è il suo corpo 1Corinzi 12:27, il suo «complemento» Efesini 1:23.

13 E infatti, con un unico Spirito,

lo Spirito S.,

noi tutti siamo stati battezzati per [formare] un sol corpo, così Giudei come Greci, così schiavi come liberi:

All'epoca della loro conversione, prima o dopo il battesimo, simbolico coll'acqua, i cristiani erano stati battezzati collo Spirito Santo Luca 3:16; Atti 1:5; 2:33-38; 10:44-48 ed introdotti tutti ugualmente, senza riguardo alla diversità della loro condizione sociale, in una stessa società, nella famiglia di Dio, nel corpo di Cristo:

e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito

(testo emend.). Questa seconda immagine accenna del pari al dono dello Spirito concesso ai credenti fin dalla loro conversione. Solo, essa esprime meglio l'abbondanza delle grazie ricevute allora e rinnovate di poi, il carattere interno, ristoratore, vivificatore, dell'opera dello Spirito che comunica novelle energie allo spirito umano Giovanni 4:14; 7:37-39. Col battesimo d'acqua, una persona può essere introdotta nella società esterna dei credenti; ma solo col battesimo di Spirito può ella sperimentar la potenza di una vita nuova ed entrare nel vivente organismo del Corpo di Cristo. «Chi non ha lo Spirito di Cristo non è di Lui» Romani 8:9. Ma, d'altra parte, la vita nuova comunicata con abbondanza dallo Spirito di Cristo, crea fra coloro che la posseggono un legame superiore a tutti gli altri per spiritualità, per saldezza e per durata. Li costituisce in un corpo vivente e ben connesso nelle sue varie parti Efesini 4:16. per quanto possano queste esser numerose 1Corinzi 12:14.

14 Svolgendo più ampiamente il paragone tratto dalla pluralità delle membra nell'unità del corpo umano, l'Apostolo, in 1Corinzi 12:14-20, mira a coloro ch'erano scontenti della parte loro assegnata e guardavano con occhi d'invidia ai loro fratelli dotati di carismi più brillanti. Tutte le membra del corpo, dice egli, non posson aver le stesse, identiche funzioni, non possono essere «un sol membro»; ma ciascuna ha la funzione speciale assegnatagli dalla sapienza di Dio. Nessun membro deve stimarsi disprezzato o negletto perchè non ha uno dei doni più in vista.

15 Il piede cessa egli di appartenere al corpo, perchè non è una mano?

16 Così dicasi dell'orecchio rispetto all'occhio. Alcuni leggono: «esso fa, nondimeno, parte del corpo». L'interrogazione è da preferirsi, perchè più vivace.

17 Se il corpo fosse ridotto ad un sol senso. Quale impoverimento! invece d'essere un corpo umano con tutta la varietà e armonia delle sue funzioni e capacità, sarebbe ridotto simile ad uno degli intimi organismi del regno animale 1Corinzi 12:17. Senonchè Dio è più savio degli uomini; ed egli ha collocato ciascun membro nel corpo colla sua particolare funzione, diversa dalle altre; e ciò, secondo la sua propria volontà sola sapiente e buona.

19 Così, invece di quella mostruosità che, sopprimendo la diversità, sarebbe le negazione del corpo, abbiamo bensì un unico organismo, ma con tutta la varietà e ricchezza delle funzioni affidate alle molte membra.

21 Come non c'è luogo a scontento per parte degli uni, non c'è luogo per gli altri a superbia. Le membra, secondo il bell'apologo di Menenio Agrippa al popolo di Roma. sono unite insieme da un legame di reciproca dipendenza e solidarietà. Quelle che sono più riccamente dotate, non possono far senza delle altre. L'occhio, ad esempio, non può dire alla mano: non ho bisogno di te, nè il capo, coi suoi molti sensi, dire ai piedi: non ho bisogno di voi.

22 Si osserva anzi questo, che gli organi i quali paion più deboli, sono appunto quelli di cui non si può far senza. Si ha da tradurre a 1Corinzi 12:22:

Anzi, piuttosto, le membra

ecc.,

sono necessarie.

Si può vivere senz'occhi, o senza udito, o senza mani; ma non si vive senza cuore, senza polmoni, senza stomaco ed intestini.

23 C'è di più. Le membra che noi stimiamo meno onorevoli, meno degne di venir esposte, noi, per un istintivo sentimento di solidarietà fra le parti tutte del nostro corpo, le circondiamo di maggiori attenzioni, vestendole ed adornandole come facciam delle braccia, del busto, delle gambe. E quanto a quelle parti che non sono decenti od oneste, un naturale istinto ci porta a vegliare con più gelosa cura a che siano coperte con ogni decenza; cosicchè, anche il più povero, anche il selvaggio lascerà nudi il petto, le braccia e le gambe, non mai le parti genitali.

24 Le parti per sè oneste, come la faccia o le mani, non han bisogno di cotali riguardi. Col mettere un tale istinto di decenza nell'uomo, Dio ha combinato insieme le diverse parti del corpo, per modo che quelle le quali, per creazione, sono meno belle ed oneste, sono oggetto, per parte delle altre, di maggiori riguardi.

25 Lo scopo della sapienza divina, nel comporre in quella guisa l'organismo, è stato quello di affratellare in intima unione le diverse membra, affinchè non ci siano scissure, ma tutte quante sieno animate di una medesima sollecitudine, le une per il bene delle altre; e così possa verificarsi quel che, infatti, vediamo nel corpo, cioè il partecipar delle membra tanto alla sofferenza come alla gloria che può toccare a ciascuno.

26 Se una spina punge il piede tutto se ne risente il corpo e si adoperano molte membra a levarla; mentre se il capo è coronato, se la bocca parla, tutto il corpo ne gioisce.

27 Di questa similitudine Paolo non fa una applicazione particolareggiata, lasciando ai Corinzi il non difficile compito. Solo, in 1Corinzi 12:27-31, ne fa l'applicazione generale.

Or voi

cristiani di Corinto, formanti la chiesa locale,

siete il corpo di Cristo:

Ogni chiesa particolare è in miniatura, il corpo di Cristo, com'è il tempio di Dio 1Corinzi 3:16:

e membra d'esso, ciascuno per parte sua.

Dice lett. «in parte». Ogni singolo credente è, per la sua piccola parte, membro del corpo mistico di Cristo Romani 12:5. Non si tratta qui delle singole chiese, o gruppi di chiese, considerati come frazioni della Chiesa universale. Una tale idea è estranea al contesto. E perchè la Chiesa è il corpo di Cristo, Dio ha, come nel corpo fisico, ripartito fra i molti membri le diverse funzioni della vita.

28 E Dio ha costituiti gli uni nella chiesa.

s'intende qui nel senso più largo: la chiesa universale,

primieramente apostoli, secondariamente profeti, in terzo luogo dottori...

Paolo principia la sua frase come se volesse dire: gli uni apostoli, gli altri, ecc. Ma poi introdotto ch'egli ha il «primieramente» continua col 2o e col 3o. Sebbene il titolo di apostoli sia dato talvolta a uomini come Barnaba. Giacomo il giusto, Andronico ed altri, pare doversi qui intendere nel senso più stretto dei testimoni della risurrezione di Gesù. Sono mentovati in primo luogo per la importanza del loro ufficio. «Dopo il testimone dei fatti, viene l'interprete ispirato di essi (il profeta); e dopo questi, l'insegnante non ispirato» (Edwards). I dottori sono coloro che espongono, in modo sistematico, la verità cristiana. Il loro ufficio richiede lavoro, riflessione, preparazione sotto la guida dello Spirito; poichè essi non parlano, come i profeti, sotto l'impulso subitaneo dello Spirito rivelatore. Ai dottori si appartiene la «parola di sapienza e la parola di conoscenza» di cui a 1Corinzi 12:8. Il loro ufficio è mentovato ugualmente nelle enumerazioni Romani 12:7 e Efesini 4:11. Nelle Epistole pastorali Paolo richiede dal vescovo (sorvegliante) la capacità d'insegnare (1Timoteo 3:2; Tito 1:9; cfr. 1Timoteo 5:17-18).

poi le potenti operazioni

lett. «le potenze». Nel rimanente dell'enumerazione Paolo tralascia il numero d'ordine perchè non c'è più tra gli ultimi doni una marcata gradazione in fatto d'importanza. Parimente, Per abbreviare, indica i doni in forma astratta, Perchè ciascun di essi accenna ad una categoria colle sue varie ramificazioni.

Le assistenze

o «soccorsi» (per il verbo originale cfr. Luca 1:54; Atti 20:35) comprendono le varie forme di assistenza ai malati, ai poveri, alle vedove, agli orfani, ai perseguitati Romani 12:6-8; Atti 6; 1Timoteo 5. Queste assistenze erano uno dei «ministerii» di 1Corinzi 12:5. Ne erano specialmente incaricati i diaconi e le diaconesse.

I governi

sono i doni necessari alla direzione ed all'amministrazione della chiesa. Li dovevano possedere gli anziani chiamati a reggere le chiese, e che son detti ancora «conduttori», «sorveglianti», «presidenti», «pastori» Romani 12:7; 1Tessalonicesi 5:12; Ebrei 13:7,17.

29 Tutti questi doni, come lo possono costatare i Corinzi, sono distribuiti a persone diverse, talchè anche qui, non tutte le membra «sono un membro solo» 1Corinzi 12:29-30.

30 L'espressione adoperata in 1Corinzi 12:30:

Tutti parlano essi in lingue?

occorre otto volte in questo § (cfr. Atti 10:46). Essa significa letteralmente: parlare servendosi di lingue. Il plurale esclude l'idea che si tratti di un articolare, colla lingua (materiale) dei suoni di cui uno non ha la padronanza. Si spiega del pari difficilmente il plurale 1Corinzi 12:28 quando si riguardi questo dono come consistente in un parlare estatico, esaltato. Vero è che s'incontra più oltre l'espressione «parlare in lingua»; ma quest'ultima sembra essere non altro che la designazione più semplice e concisa del carisma; l'altra del «parlare in lingue» è già più comprensiva; infine la descrizione più chiara e completa si ha in 1Corinzi 13:1: «quand'io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli», in Atti 2:4-11, ove si legge: «cominciarono a Parlare in altre lingue... Come li udiamo, ciascuno di noi, nel proprio nostro dialetto natio? Parti, Medi, ecc. li udiamo parlare nelle nostre lingue...»; e in Marco 16:17. «parleranno in nuove lingue».

31 Aspirate, però, ai doni maggiori.

Così i msc. più antichi. Gli altri leggono «migliori». I doni hanno tutti una qualche utilità, ma sono maggiori quelli che, più degli altri, sono atti a procacciare edificazione alla chiesa 1Corinzi 14:1-4. Dio è l'autore dei doni: ma ciò non toglie che i cristiani li ricerchino con zelo, sia colla preghiera, sia col coltivare le naturali attitudini ch'essi posseggono. I talenti possono venir sepolti; i doni possono esser «ravvivati» 2Timoteo 1:6.

L'ultima parte del vers:

e [voglio] mostrarvi ancora una via [ch'è la via] per eccellenza

si può intendere in due modi. O Paolo vuol additare l'amore come la via migliore per giungere al possesso dei doni maggiori, ovvero egli vuoi mostrare ai Corinzi una via, un modo di fare e d'essere ch'è migliore ancora della ricerca dei doni, quasi dicesse: il ricercare i carismi è una via buona; il cercar soprattutto i doni più utili è via migliore; ma vi è una via superiore ancora a quella, un'ideale di vita cristiana più sublime dell'abbondanza dei doni e consiste nell'esser ripieni di quell'amore senza del quale, anche se dotati dei carismi più grandi, non siamo nulla. Quest'ultima interpretazione è più conforme al contenuto di 1Corinzi 13, che celebra appunto la superiorità dell'amore sui doni. Si accorda anche meglio col principio di 1Corinzi 14 ove il «Procacciar l'amore» e «il cercare con ardore i doni» sono indicati come due vie distinte, di cui la prima ha il vanto della suprema eccellenza.

AMMAESTRAMENTI

1. L'uomo è reso simile al Dio ch'egli adora. È questa una legge che si può costatare in tutte le religioni. Il pagano adoratore d'idoli mutoli è ridotto ad essere come foglia secca travolta dal vento, strumento e zimbello di furbi sacerdoti e di un potere satanico. Il cristiano sincero, adorator del Dio ch'è vita, luce, giustizia, amore, riceve, dalla comunione con Lui, un influsso potente di vita e di luce, ed in queste deve crescere fino a diventar perfetto com'è perfetto il Padre suo. «Dio è luce e non ci sono in lui tenebre alcune. Se diciamo che abbiam comunione con lui e camminiamo nelle tenebre noi mentiamo e non pratichiamo la verità» 1Giovanni 5:6.

2. Spesso gli abusi, le erronee tendenze nelle giovani chiese, come nelle persone di fresco convertite, provengono più da ignoranza che da malvagia volontà; e vanno quindi corretti mediante una paziente istruzione nella verità. Una delle parole d'ordine di S. Paolo è stata sempre questa: «io non voglio che siate in ignoranza». (Cfr. Romani 11:25; 1Corinzi 10:1; 1Tessalonicesi 4:13, ecc.). Essa rimane la parola d'ordine del vero cristianesimo. Cristo è la luce del mondo ed i suoi seguaci sono chiamati «figli di luce». L'ideale cristiano non è l'ignorantello dalla fede cieca che non ha esaminato nulla, che non conosce neppure i primi elementi della verità; ma l'ideale del cristiano è colui che cammina verso la luce, che «aggiunge alla fede la conoscenza», che aspira alla «piena persuasione», che aspira non al solo «conoscere in parte», ma al «conoscere appieno così com'è stato conosciuto» 1Corinzi 13:12.

3. La più breve e la più ricca confessione di fede che sia stata mai fatta, non ha che due parole: «Gesù Signore». Ma quando sia scolpita dallo Spirito di Dio nella mente, nel cuore e nella volontà, essa basta per far riconoscere un cristiano. L'uomo naturale può apprezzar Cristo come filantropo, come moralista o come riformatore, ma non lo adora e non lo serve come Signore. Sotto alla bandiera su cui sta scritto: κυριοσ Ιησουσ possono e devono sentirsi uniti tutti i cristiani sinceri.

4. Nel principio di 1Corinzi 12, «Dio il Padre ci è presentato come la sorgente ed il produttore d'ogni influenza spirituale in ciascun cristiano: Dio il Figlio, come l'ordinatore, nella sua Chiesa, di tutti i ministerii nei quali codesta influenza può legittimamente esplicarsi per l'edificazione; Dio lo Spirito Santo ci è presentato come abitante ed operante nella Chiesa, e comunicante a ciascun individuo quella misura di doni ch'egli crede conveniente» (Alford). Se non direttamente, troviamo qui insegnata indirettamente la dottrina della Trinità, così com'è implicata quella della personalità dello Spirito negli attributi d'intelligenza e di volontà che gli sono riconosciuti.

5. L'uffìcio ecclesiastico senza il dono spirituale corrispondente, non solo non serve a nulla, ma è nocivo. La prova che uno ha vocazione ad un ufficio, è la possessione del dono necessario. Alla chiesa non spetta se non di riconoscere i doni genuini e regolarne l'uso per l'edificazione. «Le condizioni di un lavoro efficace per Dio, sono: che l'operaio abbia un profondo e costante senso di dipendenza dallo Spirito di Dio, ch'egli fatichi con perseveranza al servizio di Cristo e ch'egli mostri di possedere una forza divina e conquistatrice» (Edwards).

6. Quali lezioni dà il corpo umano ai membri del corpo mistico di Cristo! Lezione di profonda solidarietà e di mutua dipendenza delle membra. Lezione di contentezza in coloro che posseggono doni meno brillanti. Quel che Dio fa è fatto bene. Tutti i doni hanno la loro utilità come ciascun membro ha la sua funzione che nessun altro può compiere per lui. - Lezione di umiltà pei meglio dotati, poichè i doni sono conferiti, non per l'onore o la vanagloria dell'individuo, ma per essere adoperati fedelmente al bene della società ed alla gloria di Cristo. Sono «talenti» da far valere e di cui ciascuno dovrà render conto. Lezione di mutua stima, di mutua simpatia e sollecitudine.


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