1Pietro 1

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1Pietro 1:1-2

IL SALUTO EPISTOLARE

Il Saluto epistolare ha qui la forma ordinaria che troviamo nelle lettere di Paolo. L'autore designa se stesso col nome datogli dal Signore, (aramaico Cefa, roccia, greco Pietro) è che gli ricordava sia il dovere di star saldo fino alla fine in quella fede nel Cristo ch'egli avea professata, sia il privilegio ricevuto d'essere stato lo strumento di Cristo nel fondar la Chiesa fra i Giudei di Gerusalemme e fra i pagani in Cesarea Giovanni 1:42; Matteo 16:18; Atti 2:37-41; 10:44-48.

Pietro, apostolo di Gesù Cristo.

Nessun altro titolo aggiunge Pietro al suo nome che quello di apostolo ossia, "inviato" di Gesù Cristo, titolo che gli rammentava la grandezza del compito dei testimoni di Cristo nel mondo, spronando del continuo il suo zelo. Di questo zelo è prova l'Epistola stessa da lui scritta in Babilonia e mandata per mezzo di Silvano ai cristiani d'Asia Minore, i quali dovranno riceverla come un messaggio del Signore ch'è il Supremo Pastore della Chiesa.

agli eletti che vivono come forestieri nella dispersione del Ponto, della Galazia, della Cappadocia, dell'Asia e della Bitinia.

Letteralmente agli eletti forestieri della dispersione di P... Il termine diaspora o dispersione occorre in Giovanni 7:35; Giacomo 1:1 a significare quella parte del popolo ebreo che viveva lungi dalla Palestina, sua vera patria, disperso fra i popoli pagani. Talvolta designava anche i luoghi di quella dispersione. Lontani dal paese da Dio destinato alla progenie d'Abramo, i membri del popolo eletto si sentivano come forestieri che soggiornano in un paese che non è il loro e in mezzo a gente d'altra stirpe (Cfr. Genesi 23:4). Si tratta di sapere se i cristiani ai quali Pietro si rivolge siano così caratterizzati perchè appartenenti al popolo giudeo (giudeo-cristiani), o semplicemente come cristiani di qualunque provenienza, i quali sono, per la fede nel Cristo, divenuti membri del popolo di Dio, dell'Israele secondo lo spirito, la cui vera patria è la Canaan celeste e che vivono sulla terra come forestieri, dispersi in mezzo a gente che non fa parte del popolo di Dio e li guarda con avversione. Quest'ultima opinione ci pare più probabile perchè, come abbiamo detto nell'Introduzione, i lettori dell'epistola non erano tutti giudeo-cristiani, e perché in 1Pietro 2:11 l'apostolo chiama i cristiani "stranieri e pellegrini" in senso spirituale. In 1Pietro 1:17 parla della loro vita terrena come d'un "tempo di pellegrinaggio" e Paolo ai Filippesi 3:20 dice dei cristiani che la loro "cittadinanza è nei cieli". Essi salutano quindi da lontano, come gli antichi patriarchi, le cose a loro promesse, confessando che sono "forestieri e pellegrini sulla terra" Ebrei 11:13; Salmi 39:12. Pietro applica all'Israele spirituale, cioè ai cristiani dispersi in piccole comunità nelle regioni dell'Asia Minore, il termine tecnico di Dispersione che ai soleva usare dell'Israele carnale. Il Ponto era la regione Nord Est dell'Asia Minore lungo il Mar Nero, la Galazia era l'altipiano centrale, ad oriente della quale verso l'Armenia era la Cappadocia. L'Asia, nel senso ristretto della parola, designava l'Asia proconsolare, ossia la parte occidentale dell'Asia Minore e la Bitinia la regione Nord-Ovest che ai estendeva fino al Bosforo.

2 eletti secondo la prescienza di Dio Padre.

I credenti sono dispersi e forestieri in mezzo alla popolazione dell'Asia Min., ma sono stati eletti, scelti fra gli uomini per appartenere al popolo dei redenti. La loro elezione è definita sotto tre aspetti, in relazione colle tre persone divine. Sono eletti secondo la prescienza di Dio Padre che ab eterno li ha preconosciuti come creature morali che non respingerebbero la grazia a loro offerta. Però il preconoscere di Dio non implica soltanto una visione anticipata della mente, ma implica pure l'amore del cuore. "Voi soli, dice Dio al suo popolo, ho conosciuti fra tutte le nazioni della terra" Amos 3:2. Ed implica del pari un proponimento della volontà. "Coloro che ha preconosciuti li ha pure predestinati" Romani 8:29.

mediante la santificazione dello Spirito.

Dice letteralmente: in santificazione... Sono contaminati e senza la santificazione niuno può vedere il Signore. La loro elezione, nella mente di Dio, non è disgiunta dal loro rinnovamento spirituale per opera dello Spirito Santo che convince di peccato, produce pentimento, e crea una nuova vita in loro. Abbiamo un'espressione analoga in 2Tessalonicesi 2:13.

ad ubbidire e ad esser cosparsi del sangue di Gesù Cristo.

Tale il fine cui mira l'elezione divina. Sono, per la loro viziata natura, disubbidienti; Dio li riconduce nella via dell'ubbidienza alla sua legge; sono colpevoli e Dio li trae alla fede nel Cristo, il cui sangue sparso per i peccati del mondo, assicura a coloro che in fede ne applicano a se stessi la virtù espiatrice, piena remissione dei peccati. L'espressione è tolta dai riti della legge mosaica secondo la quale la purificazione del popolo o degli individui si faceva mediante l'aspersione del sangue delle vittime simboliche. "Senza spargimento di sangue, dice l'A. dell'Ep. agli Ebrei, non c'è remissione"; "quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d'ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all'Iddio vivente" Ebrei 9:22,14. Di perdono ha bisogno il peccatore quando si converte a Dio; ma di perdono ha pure sempre bisogno il figliuol di Dio, perchè "se diciamo d'esser senza peccato inganniamo noi Stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità"; "il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato" 1Giovanni 1:8-9,7.

grazia e pace vi siano moltiplicate.

L'augurar pace in abbondanza era usuale nel saluto epistolare orientale come si vede dai messaggi dei re Nebucadnezar e Dario in Daniele 4:1; 6:25; ma questi auguri acquistano, sotto la penna d'un apostolo di Cristo, un senso più spirituale e profondo. Pietro augura grazia che perdona, che salva, e pace con Dio ch'è il più dolce frutto della grazia accettata. I lettori già hanno sperimentato la grazia di Dio ed i frutti di essa. Pietro augura che grazia e pace siano loro moltiplicate, cioè largite in grande abbondanza.

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PRIMA PARTE

1Pietro 1:3-2:10

LA INTERNA VITA NUOVA DERIVANTE DALLA RIGENERAZIONE

Abbiamo detto nell'Introduzione che lo scopo dell'Epistola non è dottrinale ma pratico; essa è una esortazione a vita cristiana rivolta a persone che hanno creduto nel Cristo. L'apostolo si limita quindi, a ricordare brevemente ai lettori i benefizi della salvazione di cui Dio li ha fatti partecipi e su quella base ci fonda le sue esortazioni. L'Epistola si apre perciò con un inno di lode a Dio che ha rigenerati i credenti ad una vita nuova di speranza nella gloriosa salvazione 1Pietro 1:3-12; tocca quindi tre doveri derivanti dall'essere stati da Dio fatti rinascere a speranza 1Pietro 1:13-21; e siccome sono stati rigenerati mediante la Parola di Dio, Pietro accenna ai doveri che scaturiscono da questo fatto 1Pietro 1:22-2:3; infine, poichè sono stati rigenerati mediante la loro unione con Cristo e incorporati in tal guisa nel popolo di Dio, a un simile privilegio vanno connessi dei doveri che l'apostolo indica 1Pietro 2:4-10. Tale il contenuto della prima Parte.

Sezione Prima. 1Pietro 1:3-12. LODE A DIO PER AVER RIGENERATI I CREDENTI AD UNA VITA DI SPERANZA NELLA GLORIOSA SALVAZIONE

Benedetto sia l'Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo

Paolo suole principiare le sue lettere col render grazie a Dio e la formula qui adoprata da Pietro è identica a quella che troviamo nella lettera circolare nota sotto il nome degli Efesini Efesini 1:3 e nella 2Corinzi 1:3. Ripensando allo stato morale e religioso in cui si trovavano i destinatari della lettera prima che avessero conosciuto l'Evangelo: stato d'ignoranza della verità 1Pietro 1:14; 2:9, stato di corruzione morale e religiosa 1Pietro 4:3, senza luce di speranza, l'apostolo prorompe in un inno di lode a Dio che nella sua misericordia li ha tratti fuori da quello stato dando loro una vita nuova di speranza, di gioia e di amore. Chiamando Dio l'Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, Pietro rievoca dinanzi ai cristiani l'amore infinito di Dio che non ha risparmiato il suo diletto Figliuolo, ma lo ha fin dall'eternità preordinato ad essere, colla sua incarnazione, colla sua morte espiatoria, colla sua esaltazione, il Salvatore dell'umanità peccatrice. In lui e per mezzo di lui, Dio largisce le sue grazie agli uomini. Gesù chiama il Padre il suo Dio, per es. Matteo 27:46; Giovanni 20:17 e così si esprime anche Paolo Efesini 1:17 e altrove. La comunanza di natura non esclude la subordinazione del Figlio al Padre, specie poi nella sua umiliazione.

Il quale, nella sua gran misericordia, ci ha fatti rinascere, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, ad una vivente speranza

La misericordia, ossia la compassione dello stato miserando in cui l'uomo è stato ridotto dal peccato, è la causa prima della salvazione, e quella misericordia è grande (letteralmente molta) perchè ha per oggetto un essere morale immeritevole dell'amor di Dio, alieno da Dio e nemico di Lui. "Ma Dio, ch'è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ei ha amati, anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti seder nei luoghi celesti in Cristo Gesù..." Efesini 2:4-6. Invece di chiamare una "risurrezione" il dono della vita nuova impartita da Dio, Pietro la chiama una rigenerazione ci ha generati a nuovo. Ci avea dato di già la vita naturale, ci rigenera dandoci la vita spirituale. Della necessità di questa vita ragionava Gesù con Nicodemo quando diceva: "Se uno non è nato di nuovo (o: da alto) non può vedere il regno di Dio" Giovanni 3:6,8. I figliuoli di Dio non "sono nati di sangue, nè per volontà di carne o per volontà d'uomini, ma son nati da Dio" Giovanni 1:12. La vita nuova è creazione dello Spirito della vita. Ed essa è caratterizzata da Pietro come una vita di speranza. I pagani sono descritti in Efesini 2:12;1Tessalonicesi 4:13, come persone "che non hanno speranza e sono senza Dio nel mondo". Tale è lo stato non solo di chi non crede che alla materia, ma in genere dei mondani la cui parte è tutta in questa vita terrena, la cui aspettazione per l'avvenire è paurosa, od oscura com'era quella dei Giudei. prima della venuta di Cristo. Ricevendo l'Evangelo i credenti rinascono ad una vita di speranza chiamata dall'apostolo vivente perchè ben diversa dalle mille speranze terrene che fioriscono per poco sul sentier della vita, per appassire tosto e perire, lasciando dietro a sè delusione e morte nell'anima. La speranza cristiana è vivente perchè permeata dalla vita, non languida ma robusta, non incerta e dubbiosa ma salda e sicura, non inerte ed infeconda ma apportatrice di conforto, di gioia verace, di coraggio, di forza, di luce in mezzo alle oscurità ed ai dolori di quaggiù. Ad una tale speranza, Dio ci ha fatti rinascere mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti. Tolta la risurrezione di Cristo, cade la speranza cristiana. "Se Cristo non è risorto, scrive Paolo 1Corinzi 15:17-18, vana è la vostra fede, voi siete ancora nei vostri peccati e sono per conseguenza perduti quelli che si sono addormentati in Cristo". Risuscitando il Cristo, Dio ha posto il suo suggello alla sua messianità, al suo insegnamento, all'opera sua espiatoria, e lo ha innalzato sul trono dal quale egli conduce a compimento la grande opera della salvazione dei credenti. Gesù risorto e glorificato è l'arra e la primizia della risurrezione e della finale glorificazione dei suoi redenti. Cfr. 1Pietro 1:21; 3:21-22; 1Tessalonicesi 4:14; 2Timoteo 1:10; Romani 6; Giovanni 11:25-26; 14:19. La speranza cristiana ha per oggetto una eredità. I cristiani sono pellegrini attraverso il deserto come gl'Israeliti antichi; ma dinanzi a loro sta la Canaan celeste a loro riservata come l'eredità o possessione perpetua. Dio li ha fatti figli suoi e perchè figli sono anche eredi, "eredi di Dio e coeredi di Cristo".

4 in vista di una eredità incorruttibile immacolata ed immarcescibile

Il testo dice letteralmente: "rigenerati ad una speranza... ad una eredità"; il secondo εις (a) definisce meglio la speranza quanto all'oggetto d'essa, la definisce però in modo soltanto negativo, cioè per via di contrasto cogli oggetti delle speranze terrene. Essa è incorruttibile quanto alla sostanza dei beni che ne sono l'oggetto, mentre tutti i beni terrestri sono corruttibili e caduchi. "Tutte queste cose hanno da dissolversi" dice in 2Pietro 3:11. Le corone di gloria per cui lottano gli uomini quaggiù sono "corruttibili", ma quella ch'è riservata all'atleta cristiano è incorruttibile 1Corinzi 9:25. I tesori celesti non son consumati nè da tignola nè da ruggine e i ladri non li possono rubare Matteo 6:19-20. Essa è immacolata mentre i beni di quaggiù sono macchiati tutti più o meno dall'ingiustizia, dalla frode, dalla violenza, dagli odii, dalle invidie, dall'egoismo. Gesù ha chiamato le ricchezze "il mammona dell'ingiustizia" Luca 16:9-11 e S. Girolamo trovava vero il motto: "Il ricco o è iniquo, o erede di un iniquo". L'eredità celeste è pura d'ogni qualsiasi macchia di peccato, così nell'origine di essa come nell'uso che ne sarà fatto. Essa è immarcescibile, non è come il fiore che conserva per poco la sua fresca bellezza e poi appassisce. I beni celesti conservano inalterata la loro gloriosa bellezza come in una perpetua primavera. L'eredità del cristiano è inoltre sicura:

conservata nei cieli per voi

5 che dalla potenza di Dio, mediante la fede, siete custoditi per la salvazione ché sta per esser rivelata negli ultimi tempi.

L'eredità è conservata dalla fedeltà di Dio nei cieli 2Timoteo 4:8 e i credenti sono custoditi dalla potenza di Dio per entrare in possesso della salvezza che sta per esser manifestata nella sua gloriosa perfezione, nell'ultima finale epoca della storia, quando Cristo apparirà Colossesi 3:3; 1Giovanni 3:2. Il testo ord. leggeva "per noi che siano custoditi". Il testo emendato in base alla quasi totalità degli antichi codici legge: "per voi che siete...". Pietro vuol inculcare nei cuori dei lettori la sicurezza dell'eredità loro riservata. Il verbo φρουρουμενους (custoditi) contiene l'immagine di una città tenuta saldamente da una guarnigione. I nemici l'assediano, ma non possono espugnarla. Le tentazioni, le persecuzioni, assalgono i credenti, "il loro avversario il diavolo va attorno a guisa di leon ruggente cercando chi possa divorare" 1Pietro 5:8; ma essi sono custoditi dalla potenza di Dio alla quale si aggrappa la loro fede; se essi stanno "fermi nella fede" nessuno li può vincere 1Giovanni 5:4. "Le mie pecore, dice Gesù, ascoltano la mia voce... io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle di mano al Padre" Giovanni 10:27-29. Che gioverebbe, esclama Calvino, che la salvezza ci fosse serbata in un porto tranquillo, mentre noi siamo sballottati sul tempestoso mare? L'apostolo risponde che l'eredità è conservata e gli eredi sono custoditi.

6 In 1Pietro 1:6-9 l'autore esprime il concetto, fondato sull'esperienza sua e dei fedeli in genere, che la, speranza del prossimo conseguimento della salvazione è, per gli eletti, fonte di allegrezza, anche nelle prove.

Nel che voi esultate

Nel che ( εν ὡ) s'intende del complesso delle grazie mentovate nei versi precedenti: sono stati fatti rinascere alla speranza d'una gloriosa eredità, l'eredità è conservata per loro nei cieli, essi sono custoditi in vista della piena. salvezza, e quella salvezza sta per esser rivelata; quanti motivi di rallegrarsi, anzi di esultare! Si potrebbe anche tradurre: "nel quale" riferendolo "all'ultimo tempo" di 1Pietro 1:5; ma il verbo dovrebbe essere al futuro, mentre è al presente. La prospettiva che sta loro dinanzi li riempie d'un'allegrezza che supera, che fa parer lievi e sopportabili le afflizioni del presente

sebbene ora, per un po' di tempo, se così bisogna, siate afflitti da svariate prove

prove anzichè tentazioni, (peirasmos significa le due cose) perchè si tratta di afflizioni che vengon loro dal di fuori, per parte degli increduli, e che Dio permette onde la loro fede ne esca più salda e più pura. Sono cose del presente (ora) ma di un presente che non sarà lungo (per breve tempo cfr. 1Pietro 5:10) sopratutto se lo si paragona all'eternità della celeste gloria; la breve durata delle afflizioni presenti viene indirettamente espressa anche dal participio passato ( λυπηθεντες essendo stati afflitti, sebbene siate state afflitti); sono svariate e infatti la lettera fa menzione di gente che "sparla di loro come di malfattori", che infligge loro "molestie" e "sofferenze", che li copre di "vituperio" per il nome di Cristo. Nulla però fa supporre che siano esposti ad una persecuzione ufficiale per parte delle autorità. Sono cosa necessaria (se così bisogna) per la educazione morale dei figliuoli di Dio, per aiutarli a conoscere se stessi, per accrescere e purificar la loro fede, per rivelarne la potenza e la sincerità anche agli uomini del mondo. Dio non li prova senza necessità, da ciò il se che torna a dire: "Se, nei disegni della sua saviezza, Dio lo giudichi necessario".

7 Il fine divino della prova è espresso nel v. 7:

affinchè la prova della vostra fede, molto più preziosa dell'oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode e gloria ed onore, alla rivelazione di Gesù Cristo

La prova della fede equivale qui, alla fede che ha subito la prova, perchè quel ch'è prezioso non è la prova in sè, ma è la fede che subisce vittoriosamente la prova. Paragonata al metallo più prezioso, all'oro, la fede ne sopravanza di gran lunga il valore: l'oro è materiale e perirà colle cose materiali, mentre la fede è spirituale e non perirà nella conflagrazione del mondo presente; l'oro può procurar beni perituri utili per il corpo, la fede ci assicura dei beni permanenti che sono la felicità dell'anima: la pace con Dio, la certezza della salvezza, l'affrancamento dal male: Se l'oro ch'è di valore inferiore ha da esser raffinato nel crogiuolo onde acquistar tutta la sua purezza e bellezza, quanto più lo dovrà esser la fede onde sia purgata d'ogni lega ed esca dal crogiuolo dell'afflizione più pura e più salda.

La fede che nelle prove avrà resistito e avrà dimostrato la sua sincerità e la sua forza, risulterà a lode somma degli eletti nel giorno dell'apparizione del supremo Giudice e Rimuneratore Gesù Cristo Dice letteralmente sia trovata a lode... da Colui che giudicherà in modo infallibile, dietro inchiesta a cui nulla sfugge degli atti e dei sentimenti segreti degli uomini. Pietro accumula le parole lode, gloria, onore per esprimere la ricchezza della gloria che coronerà coloro che sulla terra hanno lottato, e sofferto ignominia e persecuzioni per il nome di Cristo. Cfr. Matteo 5:11-12; Romani 8:17-18). La rivelazione di Gesù Cristo è la sua apparizione in gloria. Sarà una rivelazione spaventevole per il mondo che non si cura di Cristo o l'odia Apocalisse 6:16-17; sarà una rivelazione piena di conforto per coloro che avranno amato la sua venuta e sospirato nelle loro tribolazioni: "Vieni, Signor Gesù". Cfr. per l'espressione: Luca 17:30; 1Corinzi 1:7; 2Tessalonicesi 1:7.

8 il quale, benchè non l'abbiate veduto, voi amate.

Di solito, l'amore nasce dalla conoscenza personale che facciamo di una persona che vediamo e con cui parliamo. I cristiani d'Asia Minore non avevano avuto occasione di vedere il Signor Gesù sulla terra durante il suo ministerio; l'avevano, conosciuto per mezzo del ritratto fattone dinanzi a loro da coloro che li avevano evangelizzati (cfr. Galati 3:1); ma ciò era bastato per destar nei loro cuori la fede, e l'amore per colui che li aveva amati il primo e s'era dato per loro. Gesù avea detto a Toma: "Beati quelli che non hanno veduto ed hanno creduto"!

Nel quale credendo, benchè ora non lo vediate, voi gioite d'un'allegrezza ineffabile e gloriosa.

Salito al cielo, Gesù è nascosto all'occhio della carne che, d'altronde, non potrebbe sopportarne la gloria; ma i cristiani credono in lui come nel loro intercessore presso a Dio, come in Colui che dall'alto del suo trono conduce a compimento i disegni divini per la redenzione dell'umanità, e che apparirà nella sua gloria per debellare i nemici e glorificare i suoi santi. Con una tal fede nel Re invisibile essi gioiscono d'un'allegrezza che lingua umana non può esprimere (ineffabile) e che l'apostolo chiama letteralmente glorificata perch'essa è già come un raggio di gloria celeste che si posa sulla fronte dei tribolati. Lo Spirito che riposa su di loro è chiamato 1Pietro 4:14 lo Spirito di gloria. Le parole di Pietro descrivono uno stato ideale che sarà stato realtà per un numero ristretto di eletti, ma che dev'essere lo stato normale del cristiano. Paolo scrive in Filippesi 4:4: "Rallegratevi del continuo nel Signore; da capo dico: Rallegratevi".

9 Credendo nel Salvatore con fede costante, e amandolo, essi hanno la certezza consolante della salvezza. Ne godono fin d'ora i benefizi in misura limitata; alla venuta di Cristo ne godranno tutta la pienezza. Perciò aggiunge:

ottenendo il fine della fede,

cioè il bene a cui mira la fede, ch'essa ha per scopo di conseguire:

la salvezza delle anime.

L'anima è qui il centro della personalità umana: il corpo sarà pur esso partecipe della salvazione quale strumento dell'anima, allorchè sarà risuscitato glorioso o trasfigurato.

10 La gloriosa salvazione ch'è l'oggetto della speranza cristiana, ch'è per i credenti ai quali è stata annunziata fonte di spirituale allegrezza, è cosa di si alta importanza ch'essa è stata fin dai tempi antichi l'oggetto delle rivelazioni e delle assidue meditazioni dei profeti ed è anche ora oggetto della pensosa contemplazione degli angeli. Tale il contenuto di 1Pietro 1:10-12 che mirano ad esaltare la grandezza della salvazione e l'alto privilegio dei credenti ciel Nuovo Patto i quali hanno della salvazione una conoscenza che molti uomini di Dio antichi hanno bramato di possedere. Diceva Gesù ai suoi discepoli: "Beati gli occhi che veggono le cose che voi vedete! Poichè vi dico che molti profeti e re hanno bramato di veder le cose che voi vedete e non le hanno vedute; e di udir le cose che voi udite, e non le hanno udite" Luca 10:23-24.

Questa salvezza e stata l'oggetto delle ricerche e delle investigazioni dei profeti che profetizzarono della grazia a voi destinata.

Salvezza è preso qui nel, suo senso più comprensivo ed equivale alla grazia destinata ai credenti del Nuovo Patto. Essa abbraccia tanto i beni spirituali di cibi gode il cristiano fin d'ora, quanto quelli che gli sono riserbati per l'avvenire. La salvazione è il centro del disegno di Dio rispetto all'umanità, disegna gradualmente rivelato nel corso dei secoli e finalmente posto in piena luce dal Evangelo. I profeti in genere, chi più chi meno chiaramente, hanno annunziato la salvezza destinata a Giudei ed a Gentili nell'economia. finale; ed illuminati dallo Spirito ch'era in loro, parlarono di Colui che della salvazione doveva essere l'autore: delle sue sofferenze, e delle glorie che dovevano seguirle. Ma della rivelazione obiettiva a loro fatta per via di visioni o altrimenti, essi fecero l'oggetto delle loro intense personali ricerche ed assidue meditazioni, sforzandosi di ben comprendere quello che ad essi e ai loro predecessori era stato rivelato, cercando di scoprire in quale epoca ed in quali circostanze si dovrebbero avverare le profezie messianiche.

11 Essi indagavano qual fosse il tempo e quali le circostanze a cui lo Spirito di Cristo ch'era in loro accennava, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguire.

Il greco dice letteralmente: indagavano a quale e a qual sorta di tempo accennasse... Cercavano di scoprir la data approssimativa degli eventi annunziati, se vicina o se lontana. Cercavano pure di conoscere i caratteri particolari dell'epoca dell'adempimento, a quali segni la si riconoscerebbe, se sarebbe un'epoca di pace o di guerra, di libertà o di servitù ecc. Così gli apostoli, sul monte degli Ulivi, chiedono a Gesù: "Dicci quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell'età presente"? O più esplicitamente ancora dopo la risurrezione: "È egli in questo tempo che ristabilirai il regno, ad Israele"? Matteo 24:3; Atti 1:6. E Dio fece loro comprendere che le loro visioni messianiche non eran destinate ad avverarsi nei loro tempi, ma in epoca più lontana, in quella "fine dei giorni" ch'è l'epoca, del Nuovo Patto e che segnava l'estremo orizzonte profetico.

12 E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi

che avete il privilegio di vivere dopo la venuta del Salvatore,

ministravano quelle cose,

in adempimento del loro ufficio di servi dell'Eterno. Così, dalle successive rivelazioni ricevute e dall'esperienza fatta del modo in cui si svolgeva l'opera di Dio nel inondo, gli apostoli compresero che la venuta gloriosa di Cristo non si avvererebbe, come avevano dapprima creduto e sperato, nel loro tempo, ma in epoca più lontana. Quelle cose sono quelle che concernono la salvezza e Colui che la reca al mondo. Sono riassunte in due parole: le sofferenze di Cristo e le glorie che dovevano seguire. Ai discepoli di Emmaus Gesù diceva: "O insensati e tardi di cuore a, credere tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutto le Scritture le cose che lo concernevano" Luca 24:25-27. Le sofferenze comprendono l'abbassamento del Figliuol di Dio fattosi servo, il vituperio, le calunnie di cui fu coperto, l'incredulità del suo popolo e da ultimo la sua crocifissione. Le "glorie" comprendono la sua risurrezione, la sua ascensione, la sua esaltazione alla destra di Dio qual re dei re cui ogni podestà è data, e infine il giudicio dei vivi e dei morti e il trionfo del suo regno. Come esempi di profezie relative alle sofferenze e glorie del Messia si possono citare Salmi 22 e Isaia 53 nonchè i passi ov'è descritto il regno del Messia Isaia 9-11; Michea 4:5; Geremia 23:5-6 ecc. Ai profeti il piano della salvazione, nei suoi elementi essenziali, fu rivelato, molti secoli prima che fosse attuato, dallo Spirito di Cristo che era in loro. Lo Spirito è chiamato "Spirito di Cristo" perchè gli fu dato senza misura e perchè egli lo dà ai suoi servitori e discepoli. Come Verbo preesistente alla sua incarnazione Cristo è il Rivelatore che dava lo Spirito di verità ai profeti, come lo ha dato alla Pentecoste e dipoi ai credenti. Egli è quel che battezza collo Spirito Santo. Cfr. Matteo 11:27; Giovanni 16:14-15;1Corinzi 10:4. Cose

che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno evangelizzato per mezzo dello Spirito santo mandato dal cielo.

Le cose predette dai profeti ed avveratesi nel Cristo, od in via di avverarsi nello svolgimento del suo regno, sono quelle che Dio fa ora proclamare per tutto il mondo dagli ambasciatori suoi, guidati dallo Spirito mandato sui discepoli dal Cristo glorificato. Da cotali ambasciatori le hanno ricevute i cristiani dell'Asia Minore. Chi fossero questi evangelizzatori non sappiamo. Paolo e Sila con Timoteo aveano fondato le chiese della Galazia e quella di Efeso nell'Asia proconsolare; ma degli evangelizzatori del Ponto, della Cappadocia, della Bitinia ignoriamo perfino il nome. Pietro aveva egli visitato quelle regioni? Le sue lettere non contengono alcuna espressione che lo faccia supporre, talchè la cosa pare doversi escludere.

nelle quali cose gli angeli bramano riguardare bene addentro.

L'opera della redenzione costituisce tale una rivelazione della sapienza e dell'amor di Dio che anche gli angeli, sebbene non ne siano l'oggetto, ne seguono lo svolgimento e si curvano ansiosi a scrutarne le profondità come chi si china su di un abisso cercando di spingere il suo sguardo fino al fondo. Tale l'immagine contenuta nel verbo Paolo, parlando in Efesini 3:10 del piano della salvazione, dice ch'è stato "nascosto in Dio fin dalle più remote età, affinchè, nel tempo presente, ai principati ed alle podestà, nei luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio...". "Gli angeli che sono presenti nei più grandi eventi della vita del Salvatore sulla terra Luca 2:13-14; Giovanni 1:51; Matteo 4:11; Luca 22:43; 24:4; Atti 1:10-11, che si rallegrano della conversione d'un peccatore (Luca 15:10), che uniscono i loro canti a quelli dei redenti Apocalisse 5:11; 7:11-12 s'interessano, per amore, alla redenzione d'un mondo perduto e perchè quella redenzione glorifica l'Iddio ch'essi servono" (Bonnet). Cfr. Ebrei 1:14.

AMMAESTRAMENTI

1. Eletti! L'elezione divina, la preordinazione, la predestinazione, sono argomenti sui quali gli uomini hanno molto, troppo, discusso, e che contengono misteri impenetrabili per la nostra mente. Inchiniamoci piuttosto per adorare e per trarre da quel tanto che ci è rivelato il conforto che vi è racchiuso. Ecco delle creature umane, ignorate ed anche disprezzate dal mondo, disperse nelle varie regioni d'un cantuccio d'un granel di sabbia roteante intorno al sole, creature che passano sulla terra come pellegrini per pochi giorni, eppure sono state fin dall'eternità, oggetto del pensiero, dell'amore, delle risoluzioni del Creatore dell'universo! Sono corrotte dal peccato, Egli le vuol rinnovare col suo Spirito e render sante; sono ribelli, Egli le destina a diventare ubbidienti alla sua legge; sono colpevoli, il Figlio di Dio verrà ad immolarsi per loro onde purificarle delle loro colpe col suo sangue! O profondità della sapienza e dell'amor di Dio per quella creatura morale decaduta che si chiama l'uomo! Vogliamo noi acquistar la preziosa certezza della nostra elezione? La troveremo camminando sulla via della santità, dell'ubbidienza e della fede nel Cristo immolato per noi.

2. La salvazione è presentata nelle Scritture sotto vari aspetti. S. Paolo la descrive come giustificazione dei colpevoli che credono in Cristo; S. Giovanni mette in rilievo l'amor di Dio che ci ha fatti suoi figliuoli e S. Pietro la presenta come una rigenerazione colla quale Dio ci introduce in una vita di speranza vivente. Quando la si paragoni alla vita anteriore senza speranza degna del nome, essa appare veramente come una vita nuova, una vita non più avvolta di tenebre," ma soffusa di luce: Se si guarda all'Autore di essa, Egli è l'Iddio e Padre di Gesù Cristo, l'Iddio delle infinite misericordie verso dei miseri che ne sono indegni. La garanzia della speranza sta nella risurrezione del Salvatore; l'oggetto di essa è una eredità celeste di beni imperituri e mondi di peccato; la certezza di possederla poggia sul duplice fatto che Dio la conserva nei cieli e che gli eredi son custoditi dalla potenza di Dio a cui si abbandona la loro fede.

Sotto qualunque aspetto ci consideri quest'opera di grazia, il credente che n'è l'oggetto non può che esclamare coll'apostolo: "Benedetto sia Iddio!" Se non lo fa, vuol dire ch'egli non sa ancora "a quale speranza Dio l'abbia chiamato, nè qual sia la ricchezza della gloria della sua eredità nei santi" Efesini 1:18.

3. Esultanza, gioia ineffabile e gloriosa, ecco uno dei frutti più preziosi della speranza cristiana. "Allegri nella speranza" è motto dei credenti formulato da Paolo che scrisse ugualmente: "Siate sempre allegri"; "rallegratevi del continuo nel Signore". Non si tratta, certo, di esultanza chiassosa come sono le gioie superficiali; ma di, gioia profonda, austera, duratura; di gioia spirituale così elevata da non potersi esprimere a parole; di gioia irradiata dalla luce dell'amore infinito e della gloria di Cristo ch'è l'oggetto della fede e dell'amore riconoscente dei cristiani. Una siffatta gioia perdura anche nelle prove che fanno soffrire l'uomo esterno in varie guise, ma non possono spegnere il fuoco sacro che arde nell'uomo interno: anzi ne avvivano la fiamma al punto che si sono visti dei martiri avviarsi al supplizio cantando: "Ecco il giorno beato ché risponde alle nostre brame"! Se coloro che si affannano a calunniare il cristianesimo come religione di cupo ascetismo meditassero questa pagina di Pietro ed altre simili del N.T., forse si accorgerebbero che il cristianesimo apostolico non rassomiglia a quello ch'essi si sono foggiato nella mente. Tocca ad ogni modo ai credenti dissipare il pregiudizio mostrando nelle loro vite che la speranza cristiana è fonte di vera e non fugace allegrezza.

4. Siccome non v'è figliuol di Dio che vada esente dalla disciplina colla quale il Padre suo lo educa e corregge, tesoreggiamo per noi stessi l'insegnamento di Pietro circa le prove del cristiano. Esse sono svariate poichè possono colpire i beni, la famiglia, la reputazione, la salute fisica, la libertà od anche la vita corporale dei credenti. Sono però cosa del presente e di un presente che dura poco, mentre verrà presto il tempo in cui Dio "asciugherà ogni lagrima dagli occhi e la morte non sarà più, nè ci saran più cordoglio, nè grido, nè dolore, poichè le cose di prima saran passate" Apocalisse 21:4. Le prove sono talvolta necessarie; ma chi giudica di questa necessità e, della prova, regola la natura e la durata, è l'Iddio solo savio e buono, non gli uomini che ne possono essere gli strumenti. Il loro scopo è degno di Dio e consiste nell'affinar la fede come si affina e purifica l'oro nel crogiuolo, liberandolo da tutto ciò che, pur avendo l'apparenza del metallo prezioso, non è che scoria. Il risultato finale delle prove, per chi le ha sopportate con pazienza e sormontate, "è lode, gloria e onore, alla rivelazione di Gesù Cristo".

5. La salvazione del mondo perduto dal peccato è l'opera più sublime di Dio. Ad essa hanno preso e prendono parte il Padre che nel suo amore ne ha formato il piano ab eterno, il Figlio colla sua incarnazione, colle sue sofferenze e colla sua esaltazione gloriosa, lo Spirito santo coll'opera sua interna di rigenerazione e colla rivelazione della verità comunicata agli uomini nel corso dei secoli. Essa è stata, prima della venuta di Cristo, l'oggetto del ministerio dei profeti e delle loro assidue ricerche e meditazioni personali; è stata proclamata da Cristo durante il suo ministerio terrestre, e, di poi, predicata oralmente e per iscritto nel mondo, per opera degli apostoli e degli evangelisti guidati dallo Spirito mandato dal cielo; essa è l'oggetto della pensosa contemplazione delle più eccelse fra le creature intelligenti, gli angeli, i quali sono anche collaboratori degli uomini nell'estendere il regno di Dio. Che si deve pensare degli uomini che sono gli oggetti della salvazione, e che tuttavia non se ne interessano, l'ignorano volontariamente, la trascurano, la disprezzano, rifiutano di credere? "Come scamperemo noi, dice Ebrei 2:3, se trascuriamo una così grande salvezza"?

13 Sezione Seconda. 1Pietro 1:13-21. TRE DOVERI DERIVANTI DALL'ESSERE STATI DA DIO RIGENERATI AD UNA VITA DI SPERANZA

Dopo aver esaltato 1Pietro 1:3-12 la grazia della salvazione ricevuta dai lettori, considerandola sotto l'aspetto speciale di una nuova vita di speranza gloriosa, Pietro trae dal fatto delle conseguenze pratiche, accennando a tre doveri che derivano per i credenti dall'essere stati rigenerati a speranza. Il primo è quello di sperare perfettamente 1Pietro 1:13; il secondo è l'esser santi 1Pietro 1:14-16 e il terzo consiste nel condursi con pio timore 1Pietro 1:17-21.

1. Primo dovere: sperare perfettamente. 1Pietro 1:13

Perciò, avendo cinti i fianchi della vostra mente e stando sobri, abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata nella rivelazione di Gesù Cristo.

Il perciò si riferisce al fatto esposto nei versi precedenti, che Dio li ha fatti rinascere alla speranza certa della gloriosa salvazione. Avendo ricevuto una tale grazia, essi vi devono corrispondere con tutta la prontezza e l'energia di cui son capaci. Il greco dice: sperate perfettamente o pienamente, che torna a dire: non sperate a metà, non sperate fiaccamente, debolmente, come chi dubita, non sperate vagamente come chi ha un'idea molto imperfetta delle cose che spera; ma abbracciate nella sua gloriosa pienezza l'oggetto della vostra speranza, abbracciatelo con la salda e giuliva certezza che rende presenti e reali le cose sperate, che rende visibili le cose che sono ancor nascoste agli occhi della carne. L'oggetto della speranza è la grazia che la rivelazione di Gesù Cristo, cioè la sua seconda venuta gloriosa (cfr. 1Pietro 1:5,7) recherà loro. Hanno ricevuto di già la grazia del perdono dei peccati, della rigenerazione per opera dello Spirito; ma tutto è grazia nell'opera divina della salvazione, e la liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze, la redenzione del corpo, la gloria di cui saranno fatti partecipi, sarà la continuazione ed il coronamento della grazia ricevuta quaggiù. Però, due condizioni sono necessarie onde possano sperare con perfetta speranza. La prima è la vigilanza, raffigurata qui nell'atteggiamento del servitore che sta aspettando l'arrivo del suo padrone Luca 12:35, coi lembi della tunica rialzati e fissati ai fianchi dalla cintura, onde non gli diano impaccio nel camminare ed egli sia pronto ad andargli incontro. Ad indicare che si tratta di una figura, Pietro dice: avendo cinti i fianchi della vostra mente. La mente non dev'essere ingombra di cose meramente terrene, ma dev'essere volta alle cose celesti, all'eredità incorruttibile. "Abbiate l'animo alle cose di sopra, scrive S. Paolo, non a quelle che son sulla terra... Cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio" Colossesi 3:1,21. I pensieri, i desideri hanno bisogno d'esser tenuti a freno e disciplinati affinchè il cristiano sia pronto quando Dio lo chiama e disposto a fare quel che Dio gli ordina. È, necessario uno sforzo per distoglier la mente da quel ch'è visibile e tenerla fissa sulle cose invisibili. La seconda condizione è la sobrietà: stando sobri. Si tratta della sobrietà nel mangiare e nel bere, sobrietà che può estendersi all'uso moderato di tutti i beni e godimenti terreni. Alcuni l'applicano perfino all'attività dell'immaginazione che dev'esser preservata da tutto ciò ch'è pura fantasia e fanatismo. Confronta le premature aspettazioni dei Tessalonicesi ed altri fenomeni dello stesso genere. Attenendoci al senso più semplice, noteremo che la sobrietà è di solito congiunta nel N.T. con la vigilanza 1Pietro 4:7; 5:8; 1Tessalonicesi 5:6-8; Romani 13:13. Lo spirito non può essere intento alle cose spirituali quando il corpo è abbandonato all'ubriachezza. Il lasciar libero corso agli istinti inferiori, sensuali, intorpidisce nell'anima le aspirazioni superiori. Gesù perciò diede quest'avvertimento ai suoi "Badate a voi stessi, che talora i vostri cuori non siano aggravati da crapula, da ubriachezza e dalle ansiose sollecitudini di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso all'improvviso come un laccio... Vegliate dunque..." Luca 21:34-36.

14 2. Secondo dovere: esser santi. 1Pietro 1:14-16

Il dovere dei rigenerati d'esser santi è presentato sotto l'aspetto negativo che consiste nel rinunziare alle concupiscenze della lor vita passata; poi sotto l'aspetto positivo del conformarsi al carattere santo di Dio che li ha chiamati a sè.

Come figliuoli d'ubbidienza, non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quand'eravate nell'ignoranza;

L'espressione figliuoli d'ubbidienza è un ebraismo che ritroviamo spesso nel N.T., ove si parla di "figliuoli d'ira" Efesini 2:3, di "figliuoli di luce" Efesini 5:8, di "figli di maledizione" 2Pietro 2:14, di "figli della luce e del giorno" 1Tessalonicesi 5:5 di un "figliuol di pace" Luca 10:6, del "figliuol della perdizione" 2Tessalonicesi 2:3, di "figli della disubbidienza" Efesini 2:2; 5:6. Essa serve a indicare l'intimo nesso, la stretta parentela esistente tra date persone e la disposizione morale o la sorte di cui si parla. Come un figlio creda la natura e le inclinazioni della madre così chi è figlio, d'ubbidienza porta in sè la disposizione ad ubbidire. In 1Pietro 1:2 l'apostolo ha già detto che i cristiani erano stati eletti ad ubbidienza e l'Iddio che li ha rigenerati ha creato in loro delle disposizioni opposte a quelle che avevano quand'erano "figli della disubbidienza". Seguendo gl'impulsi della loro nuova natura che li porta ad ubbidire a Dio, essi dovranno esser santi come Dio esige da coloro ch'egli chiama ad esser suoi. Non pochi interpreti stimano che, Pietro, nell'adoprar la locuzione "figli d'ubbidienza", intenda accennare anche al fatto che i cristiani sono divenuti, colla loro rigenerazione, figli di Dio, essendo, come dice S. Giovanni; "nati da Dio". Infatti in 1Pietro 1:17 dirà: "E se invocate come Padre Colui che...". Ad ogni modo, l'apostolo fonda la sua esortazione sull'ubbidienza che ha da essere il carattere distintivo del credente: "essendo come siete e dovete essere dei figli d'ubbidienza". In Romani 12:2 Paolo esorta i cristiani a "non conformarsi a questo secolo" e usa la stessa parola di Pietro il quale dice letteralmente: non conformandosi alle concupiscenze. Le concupiscenze, nota il Leighton, designano generalmente, nelle Scritture, i desideri colpevoli del cuore, le turpi abitudini e la lor radice corrotta, le quali da prima esistono dentro all'uomo e presto si manifestano al di fuori nella vita. S. Giovanni esprime il medesimo pensiero con tre parole che sono l'anti-trinità adorata dal mondo: "la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita" 1Giovanni 2:16. S. Agostino paragona l'uomo nel suo stato naturale, dominato dalle concupiscenze, ad una casa piena di serpenti e di scorpioni. In tale stato erano vissuti i credenti dell'Asia Minore prima della loro conversione, quand'erano nell'ignoranza della verità. Ciò si applicava particolarmente a quelli che prima erano pagani, e non conoscevano quindi nè il vero Dio nè la sua legge; ma era pur vero, sebbene in minor grado, degli ex Giudei prima, che fosse loro annunziato Cristo il Salvatore. L'ignoranza è ad un tempo causa ed attenuante del peccato umano. Perciò Gesù sulla croce invoca il perdono sui suoi crocifissori "perchè non sanno quel che fanno" e similmente Pietro: "io so che lo faceste per ignoranza al pari dei vostri rettori" (Luca 23:34; Atti 3:17; Cfr. Atti 17:30; Efesini 4:18). Paolo parlando del tempo in cui era stato bestemmiatore e persecutore, aggiunge: "misericordia mi è stata fatta perchè lo feci ignorantemente nella mia incredulità" 1Timoteo 1:13.

15 ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta;

Il greco porta: "non conformandovi... ma secondo il santo che vi ha chiamati, siate anche voi", che si può parafrasare così: "non conformandovi alle concupiscenze... ma conformandovi al carattere santo di Dio che vi ha chiamati, anche voi siate santi..." Pietro spiega egli stesso in che senso egli parli della chiamata di Dio, quando in 1Pietro 2:9 egli dice: "vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce", e in 1Pietro 5:10: "vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo". La chiamata alla luce della verità e della santità di Dio, la chiamata alla sua gloria implica la necessità per loro di spogliarsi di quanto è impuro e contrario al carattere, ed alla volontà di Dio, giacchè non vi può esser comunione tra l'Iddio di santità e l'uomo che vive nel male. Esser santi è l'esser separati dal male e consacrati al bene; una tale consacrazione deve manifestarsi, non in una mera professione a parole, ma in tutta quanta la condotta, così nelle piccole cose come nelle grandi.

16 poiché sta scritto: "Siate santi perchè io son santo".

I cristiani hanno il dovere d'esser santi, non solo perchè Dio che li ha chiamati a sè è santo, ma perchè Dio lo vuole e lo comanda al suo popolo. Essi che sono figli ubbidienti devono uniformare la loro vita all'ordine divino. Il comandamento: "siate santi" s'incontra ripetutamente nel libro del Levitico Levitico 11:44; 19:2; 20:7,26 ove si aggiunge: "sono santo, io l'Eterno, il vostro Dio... e vi ho separati dagli altri popoli, perchè foste miei". Vero è che il comandamento è connesso nel Levitico colla santità esterna, rituale del popolo eletto; ma Pietro non esita ad applicarlo alla santità morale sia perché la Chiesa è l'Israele di Dio sotto un Nuovo Patto, sia perché il principio, espresso d'altronde in forma generale, contiene un obbligo permanente ed assoluto, giacchè le prescrizioni rituali erano destinate ad educare il popolo alla santità morale ch'è la sola reale.

17 3. Terzo dovere: Vivere quaggiù nel timor di Dio. 1Pietro 1:17-21.

Il terzo dovere inculcato è strettamente connesso con quello della santità poichè consiste, non nel timore ch'è proprio degli schiavi tremanti per la paura del castigo, e neppure nel solo timore che l'inferiore ha del suo superiore; ma consiste nel timore di offender Dio, d'incorrere nella sua disapprovazione. Varii motivi sono addotti in questi versetti, o quanto meno accennati, a sostegno di un tal timore.

E se invocate come Padre Colui che senza riguardi personali giudica secondo l'opera di ciascuno, conducetevi con timore

Il se non implica alcun dubbio, ma è la costatazione d'un fatto:" e se, come fate...". Gesù ha rivelato l'amore infinito di Dio per le sue creature decadute ed, ha insegnato ai suoi discepoli a invocar Dio come il loro Padre: "Padre nostro che sei nei cieli'. Dopo la sua risurrezione, dice a Maria Maddalena: "Va dai miei fratelli e di' loro Io salgo al Padre mio e Padre vostro..." Giovanni 20:17. Paolo in Romani 8:15 scrive: "Voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per ricader nella paura; ma avete ricevuto lo spirito di adozione per il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta, insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio..." In questa relazione di figli col Padre celeste è implicito non solo il dovere dell'amore e della piena fiducia, ma anche quello del timor filiale.

Tuttavia, a viemeglio inculcarlo, Pietro ricorda una cosa che i figliuoli di Dio non devono dimenticare, cioè che il loro Padre è anche il loro Giudice, e un Giudice assolutamente imparziale, senza riguardi personali verso chicchessia, verso grandi o piccoli, poveri o ricchi, Giudei o pagani o cristiani; anzi, l'esser figliuoli di Dio, invece d'essere un motivo d'indulgenza per il peccato, diventa una circostanza aggravante perchè implica una maggiore conoscenza e dei privilegi superiori che accrescono la responsabilità agli occhi di Colui che giudica secondo l'opera di ciascuno, non secondo le apparenze o la professione o il nome o la discendenza; e nel giudicare dell'opera abbraccia, cogli atti, anche le parole e i sentimenti che contribuiscono a determinare il vero carattere morale di una vita umana. Merita d'esser ricordata qui la parola pronunziata da Pietro in casa di Cornelio: "In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente gli è accettevole" Atti 10:34. Confr. Romani 2:6-16; Matteo 25:31-46; Apocalisse 20:11-15. Nel pensiero che tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale del Dio onnisciente e giusto per ricevere secondo il bene o il male compiuto nel corpo, c'è non solo un invito ad "esaminar l'opera propria" Galati 6:4, ma c'è un potente motivo a condurci con, pio timore. "Sapendo dunque il timor che si deve aver del Signore, scrive Paolo, noi persuadiamo gli uomini" 2Corinzi 5:10-11 e ancora Filippesi 2:12: "Compiete la vostra salvezza con timore e tremore". Coll'aggiungere:

durante il tempo del vostro pellegrinaggio,

l'apostolo accenna ad un motivo secondario del timore di Dio. Essi sono figliuoli di Dio, chiamati all'eredità celeste, ma non sono ancor giunti nella loro vera patria Filippesi 3:20, sono ancora in soggiorno all'estero, in paese che non è per loro il luogo del riposo, ma è contrada nemica, ove sono ancora in pericolo e non possono gettar via le armi ed abbandonarsi ad una prematura sicurezza. La parola paroikía vale propriamente l'abitazione presso estranei, il soggiorno in paese forestiero. Confronta per la stessa idea, la parola usata in 1Pietro 1:1; nel passo 1Pietro 2:11 le due parole sinonime sono unite. Il nostro termine "parrocchia" derivato dal greco designava in origine le persone in soggiorno in un dato distretto.

18 Ai motivi di una condotta timorata di Dio accennati in 1Pietro 1:17, l'apostolo ne aggiunge un quarto derivato dal prezzo della loro redenzione e svolto in 1Pietro 1:18-21 con maggior ampiezza.

sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri,

La condotta passata, ossia il modo di vivere dei lettori dell'epistola, è caratterizzata come vana, cioè senza alcun fine elevato, senza alcun risultato morale utile e buono, perchè non avente come fondamento la conoscenza del vero Dio e della sua volontà. Si tratta infatti qui del modo di vivere dei pagani ch'è definito ancora come tramandato dai padri, modellato quindi non sulla legge di Dio oscuratasi nella coscienza popolare, ma sull'educazione, sull'istruzione ricevuta, sull'esempio dei genitori e degli antenati. Un siffatto modo di vivere, Pietro lo descrive in 1Pietro 4:3 quando dice: "Basta l'aver dato il vostro passato a far la volontà dei Gentili col vivere nelle lascivie, nelle concupiscenze, nelle ubriachezze, nelle gozzoviglie, negli sbevazzamenti e nelle nefande idolatrie". Le tenebre religiose e morali del paganesimo sono ricordate in molti luoghi degli scritti di S. Paolo e specialmente nel quadro che ne traccia in Romani 1. Di un modo di vivere così abbominevole essi, per forza di tradizione, di atavismo ed anche, di consenso della loro natura corrotta, erano stati schiavi; ma dalla schiavitù erano stati riscattati, cioè liberati mediante un dato prezzo.

19 Il prezzo però del loro riscatto non era stato quello materiale che si suol pagare per la liberazione dei prigioni di guerra o degli schiavi e consistente in cose corruttibili: argento od oro,

ma erano stati redenti col prezioso sangue di Cristo,

"il quale, come dice Paolo, ha dato se sesso per noi, affin di riscattarci da ogni iniquità e di purificarsi un popolo suo proprio, zelante nelle opere buone" (Tito 2:14; cfr. 1Timoteo 2:6). Gesù stesso disse "Il Figliuol dell'uomo non è venuto per esser servito ma per servire e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti" (Matteo 20:28; cfr. l'istituzione della S. Cena). Analoga immagine è quella usata da S. Paolo quando dice dei cristiani che sono stati "comprati a prezzo" 1Corinzi 6:20; 7:23. Anche in Apocalisse 5:9 si legge: "Sei stato immolato ed hai comprato a Dio col tuo sangue gente d'ogni tribù e lingua...". Il sangue di Cristo è prezioso anzitutto perchè rappresenta la vita sua; è prezioso perchè è il sangue d'una vittima innocente e santa; infatti aggiunge:

come d'agnello senza difetto nè macchia.

L'agnello era una delle vittime animali che più spesso venivano immolate sotto la legge mosaica: s'immolava per ogni famiglia un agnello alla festa di Pasqua; ogni mattina ed ogni sera, si offriva sull'altare un agnello; e nei numerosi sacrifizi di purificazione si prescrive spessissimo l'immolazione d'agnelli d'un anno senza difetto nè macchia. Perciò in Isaia 53 il Servo dell'Eterno è paragonato per la sua pazienza, nel sacrifizio di sè alla pecora ed all'agnello che non apre la bocca quand'è, condotto al macello. Giovanni Battista additando Gesù ai suoi discepoli lo chiama "l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" Giovanni 1:29,36, perchè vede in lui la vera vittima espiatoria di cui le vittime animali non erano che l'ombra. L'assenza di qualsiasi difetto o macchia nelle vittime legali simboleggiava la perfezione morale del Cristo "santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori". Nè questo è tutto, poichè Cristo è non solo un uomo senza peccato, ma egli è il Figliuol di Dio, che partecipa alla natura di Dio e perciò "il sangue di lui che con uno Spirito eterno offerse se stesso puro d'ogni colpa a Dio" è infinitamente prezioso e può purificare la coscienza dalle opere morte perchè serviamo all'Iddio vivente Ebrei 9:14. L'efficacia del sangue di Cristo è raffigurata sotto due aspetti. L'uomo è colpevole ed ha bisogno che la sua colpa sia espiata onde gli sia assicurata la remissione dei peccati; il sangue dell'agnello di Dio è sparso per la remissione dei peccati. L'uomo è schiavo del male; il sangue di Cristo è il prezzo dei suo riscatto dalla schiavitù morale. "Uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; ed egli mori per tutti affinchè quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui ch'è morto e risuscitato per loro" 2Corinzi 5:14-15. I cristiani sanno questo, e se riflettono a quel ch'è costata la loro redenzione, ogni leggerezza spensierata sparirà e cammineranno con pio timore sulla via della santità.

20 A viemeglio lumeggiare la grandezza dell'opera di Cristo, l'apostolo nota ch'egli è stato preconosciuto e preordinato fin dall'eternità quale Salvatore di una razza di cui Dio prevedeva la caduta morale: (Cfr. 2Timoteo 1:9; Apocalisse 13:8).

ben preordinato (letteralmente preconosciuto cfr. 1Pietro 1:2) prima della fondazione del mondo, ma manifestato

colla sua incarnazione, colla sua vita nella carne, colla sua morte e risurrezione,

negli ultimi tempi

(letteralmente sull'ultimo o sulla fine dei tempi cfr. Ebrei 1:2). Gli ultimi tempi comprendono il periodo che va dall'incarnazione alla seconda venuta del Cristo.

per voi,

non per loro soltanto, ma per tutti; tuttavia Pietro vuole con quelle parole portarli a riflettere per proprio conto su quanto Dio si è degnato di fare per la loro salvazione.

21 Per mezzo di Cristo manifestato in carne, risuscitato e glorificato da Dio, predicato nel mondo dai banditori del Vangelo, i lettori sono stati tratti dalle loro tenebre e portati alla conoscenza del vero Dio; non solo, ma hanno imparato a conoscerlo come il loro Padre e Salvatore ed a porre in Lui la loro fede e la loro speranza:

i quali per mezzo di lui credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria

innalzandolo alla sua destra qual Mediatore e Re dell'universo,

talchè la vostra fede e la vostra speranza sono in Dio.

All'infuori di Cristo l'uomo non può avere una piena e consolante conoscenza di Dio. "Niuno conosce appieno il Padre se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarle" Matteo 11:27. "Io son la via, la verità e la vita; niuno viene al Padre se non per mezzo di me". Col risuscitar Cristo Dio ha suggellata l'opera di lui che "è stato dato a cagion dei nostri falli ed è risuscitato a cagion della (avvenuta) nostra giustificazione" Romani 4:25. Su questo si fonda la nostra fede. Col glorificare il nostro rappresentante, Dio ci ha dato un'arra della gloria ch'è riservata ai redenti. Su questo si fonda la nostra speranza nel compimento del disegno divino della salvazione.

AMMAESTRAMENTI

1. Sperate pienamente. I credenti nel Cristo sono stati fatti rinascere ad una gloriosa speranza; ma questa speranza, come tutte le virtù cristiane, ha da crescere gradualmente in loro. Deve giungere ad abbracciar sempre meglio nella sua infinita ricchezza l'oggetto al quale anela: la grazia che sarà recata ai figli di Dio nella "rivelazione" gloriosa di Cristo. Deve giungere ad essere non più vaga e dubbiosa aspirazione, ma certezza di possedere le cose sperate. Esse sono garantite dalle promesse dell'Iddio fedele e onnipotente; sono assicurate e rese in certo modo visibili nella risurrezione e nell'esaltazione del nostro Rappresentante; ne abbiamo la caparra nell'opera incominciata in noi medesimi dallo Spirito della vita. Quel che Dio ha principiato lo condurrà a compimento così negli individui come nel mondo. Per chi il regno di Dio non si svolge con quella rapidità ch'era nelle aspettazioni dei cristiani primitivi, perché si prolunga e si rinnova sotto forme svariate la lotta del male contro il bene, dell'errore contro la verità, perché la massa della così detta Cristianità s'è allontanata dalla fede, proclameremo noi la bancarotta dei disegni di Dio? "I cieli e la terra passeranno, disse il Cristo, ma le mie parole non passeranno". Il lievito opera lentamente; ma l'azione di esso non è mai stata così estesa e così profonda nell'umanità, come lo è oggidì. Non è dunque tempo da abbandonarci allo scoramento, ma piuttosto da raccoglier tutte le energie sane atte a ravvivar la speranza, e a tener lontane le intemperanze carnali che snervano ed intorpidiscono l'anima.

2. Perfetta speranza, santità, timor filiale, ecco tre elementi della pietà cristiana. La speranza afferra le promesse gloriose di Dio in Cristo e ne ritrae coraggio, e gioia; la santità contempla il carattere perfetto di Dio e si sforza d'imitarlo, rinunziando a tutto quel ch'è male e crescendo nel bene; il timor filiale ci mantiene nell'umiltà che si addice a delle creature deboli dinanzi a Colui ch'è ad un tempo il loro Padre e il loro giusto Giudice.

3. La vita passata dei convertiti dal paganesimo è descritta come una vita d'ignoranza religiosa e di sensualità sfrenata. Tale risulta infatti dalle testimonianze, non solo del N.T., ma ben anche da quelle di autori pagani. Da quelle tenebre e da quel fango Dio li ha chiamati a una vita del tutto nuova nella verità e nella santità; ad una santità simile a quella del Dio che ora conoscono e adorano. Quale distanza tra lo stato di prima e il loro ideale attuale! Eppure Gesù stesso ha detto: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Sono parole queste, dice H. Gunkel, che quasi non si osano rivolgere alla chiesa dell'oggi caduta nella tiepidezza e nella mondanità! Il santo zelo dei cristiani primitivi ci spaventa e ci copre di vergogna.

4. Vi sono due aspetti della pietà cristiana che paiono escludersi e che invece si completano a vicenda. Da. una parte c'è l'abbandono fiducioso del figlio nelle braccia del Padre che conta i capelli del nostro capo ed a cui esponiamo tutti i nostri bisogni. C'è la piena e giuliva speranza a cui siamo esortati. Ma cotale abbandono può degenerare in carnale familiarità e va perciò sempre unito al timore. Così dev'essere nelle normali relazioni tra un figlio e un padre terreno, e così ha da essere con maggior ragione tra il figliuol di Dio ed il suo Padre celeste. Il timore filiale viene alimentato in noi dalla contemplazione della grandezza infinita di Dio, dalla coscienza della giustizia perfetta, con cui giudicherà ogni creatura, dalla meditazione riverente sull'opera della nostra redenzione il cui disegno risale all'eternità, il cui prezzo è stato il sangue del Giusto, dell'Uomo-Dio, il cui fine è di affrancarci dalla schiavitù del male e di renderci simili a Dio in santità. In un cuore ripieno di tali pensieri e sentimenti non c'è più posto per alcuna leggerezza di fronte al peccato, per alcuna superbia di fronte alle grazie ricevute, per alcun atteggiamento che non sia improntato all'adorazione. "Questo timor di Dio, osserva il Leighton, non abbassa ma innalza lo spirito, perchè distrugge i, timori secondari e ingenera il vero coraggio che supera tutti i pericoli per obbedire a Dio. Questo timore ha prodotto tutte le buone risoluzioni e le pazienti sofferenze dei santi e dei martiri di Dio, i quali perché temevano di peccar contro di Lui, non hanno temuto le prigioni, le torture, la morte".

5. Col chiamar il modo di vivere anteriore alla conversione un modo tramandato dai padri, S. Pietro accenna alla tenacità speciale con cui gli uomini aderiscono alle idee, alle credenze, alle abitudini che hanno ricevute dai loro antenati, sia che si tratti di verità o di errori, di pratiche virtuose o di vizi. V'è in questa tenacità un sentimento di venerazione per coloro che ci hanno preceduto, v'è un senso di fiducia nella bontà di ciò ch'è stato accettato come buono e praticato dalle passate generazioni e ch'è tuttora accettato dalla moltitudine. Ma v'è, pure la pigra ripugnanza ad esaminare seriamente credenze e abitudini per sceverare in esso il vero dal falso, il buono dal cattivo, coi lumi che possediamo. Una tal pigrizia diventa anche maggiore quando il moda di vivere tradizionale è conforme alla nostra natura viziata. Perciò la tenacità di cui parliamo è sempre stata uno degli ostacoli che hanno sbarrato la via al Vangelo impedendogli di penetrare nelle menti e nei cuori. I Giudei accusavano i predicatori cristiani di voler sovvertir la legge "e mutar gli usi tramandati da Mosè"; i pagani chiamavano "religione nuova" il cristianesimo e accusavano i missionari di predicar "divinità straniere" e riti illeciti ai Romani Atti 17:18; 16:20-21. Ai tempi della Riforma e fino ad oggi una delle obiezioni mosse alla dottrina evangelica è la sua novità di fronte alla tradizione invalsa da secoli.

L'atteggiamento cristiano di fronte alle credenze e alle abitudini tradizionali non è equivoco. Il paganesimo colle sue nefande idolatrie, coi suoi vizi abominevoli è esplicitamente condannato; sola sua attenuante è l'ignoranza la quale, però, è anche conseguenza della corruzion dei costumi. Pietro chiama "vano" il modo di vivere pagano perchè non raggiunge il fine nobile della vita umana. "Da queste cose vane, dicono i missionari, vi predichiamo che vi convertiate all'Iddio vivente" Atti 14:15: Il modo di vivere tramandato dalle passate generazioni è considerato come una schiavitù da cui Cristo è venuto a redimerli a gran prezzo. Sempre gli apostoli fanno appello alla mente ed alla coscienza dei loro uditori perchè si convincano degli errori loro e abbraccino la verità. Vedasi p. es. il discorso di Paolo in Atene.

"Provare ogni cosa e ritenere il bene" è regola che si applica alle tradizioni ed usanze come a qualunque altra cosa. Alla verità riconosciuta si deve ubbidire; al male riconosciuto si deve rinunziare. All'appello di Dio bisogna rispondere checchè ne pensino o ne dicano gli uomini. È questa una via stretta su cui pochi camminano, ma essa mena alla vita e ciascuno è responsabile a Dio per se stesso, nè può gettar sugli altri questa sua responsabilità.

22 Sezione Terza. 1Pietro 1:22-2:3. DUE DOVERI DERIVANTI DALL'ESSER STATI RIGENERATI PER MEZZO DELLA PAROLA DI DIO.

1. Il dovere dell'amor fraterno. 1Pietro 1:22-25

Dell'amor fraterno l'apostolo espone le condizioni in cui ha da svilupparsi, i caratteri che deve rivestire e il fondamento su cui poggia.

Avendo purificate le anime vostre coll'ubbidienza alla verità per arrivare ad un amor fraterno non finto

L'amor fraterno cioè l'amore per i fratelli, la filadelfia, non può crescere e neppure esistere in un'atmosfera viziata; perciò la condizione prima per arrivarci (letteralmente in vista di... εις) è la purificazione dell'anima, sede delle affezioni. Le anime devono esser nettate dalle cattive disposizioni, contrarie all'amor di Dio e dei fratelli. L'amor fraterno è un amore puro che abita in cuori puri. Se nel cuore ardono le concupiscenze, esse ci portano a far servire gli altri al soddisfacimento di esse. L'amore impuro degrada e corrompe e rovina gli altri; nel fatto è tutt'altro che amore. Quando l'anima è purificata dalle cattive inclinazioni, dalla malizia, dagli odii, dai rancori, dall'egoismo, dall'orgoglio, vi è posto in essa per un amor fraterno non finto, cioè per un amore che non sia mera apparenza senza realtà, che non consista solo in parole, in forme convenzionali, ma che sia sincero dinanzi a Dio che scruta i cuori. La purificazione dell'anima avviene coll'ubbidire alla verità e non è cosa che si compia in un istante. Quando un uomo viene alla conoscenza della verità e si converte a Dio, egli certo compie un atto morale decisivo: rinunzia al male e si consacra all'adempimento della volontà di Dio; ma quell'atto iniziale di ubbidienza alla verità evangelica deve tradursi in pratica del continuo negli atti singoli della vita quotidiana, nel corso della quale l'ubbidienza alla verità porta non solo a credere ad essa, ma a combattere quello che il Vangelo condanna e a praticare quello ch'esso comanda. La purificazione dell'anima è quindi opera progressiva come lo è lo sviluppo dell'amor fraterno e di ogni altra virtù cristiana. Parlando della Scrittura che è il documento della verità rivelata, Paolo dice ch'è "utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia..." 2Timoteo 3:16. E Gesù prega così: "Santificali colla verità; la tua parola è verità". In Atti 15:9 Pietro esprime con altre parole un pensiero analogo, quando dice che Dio ha colla fede purificato i cuori dei pagani.

amatevi l'un l'altro di cuore, intensamente.

Il di cuore è l'opposto dell'ipocrisia che si contenta dell'apparenza (Cf. Romani 12:9-10) e l'intensamente è l'opposto della tiepidezza. Anche in 1Pietro 4:8 l'autore esorta ad "amore intenso gli uni per gli altri" e con ciò intende un amore ardente che metta in attività tutte le energie dell'anima e si traduca in opere volte al bene dei fratelli 1Tessalonicesi 4:9-10; 1Giovanni 3:16,18 e non si stanchi nè si scoraggi.

23 Siete stati rigenerati (letteralmente essendo stati rigenerati) non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la Parola di Dio vivente e permanente.

Il fondamento su cui poggia l'amor fraterno sta nell'esser stati generati da Dio ad una vita nuova, spirituale, superiore a quella ricevuta dai genitori terreni, e permanente in eterno. La vita naturale originata da seme terreno e corruttibile Giovanni 1:12-13 può ben essere, per coloro che l'hanno ricevuta dagli stessi genitori e progenitori terreni, la base dell'amore che lega i membri di una stessa famiglia, di una stessa tribù, di uno stesso popolo; ma questi sono legami terreni e non permanenti. Per mezzo della sua Parola Giacomo 1:18 annunziata a persone d'ogni stirpe e religione, Dio ha creato nei cuori che hanno accolto il seme divino, una vita superiore, alla vita naturale, una vita ch'è comune a, tutti i figliuoli di Dio d'ogni nazione e condizione, e che li unisce in un amore superiore, spirituale, non destinato a finire colla vita di quaggiù, ma permanente in eterno, come il seme da cui procede. L'amor fraterno tra i figli di Dio non è frutto della terra, ma del cielo, e nel cielo ove s'incontreranno tutti i "nati da Dio" formanti la grande famiglia, che ha Dio per Padre e Gesù per fratello maggiore, giungerà alla sua perfezione.

24 Poichè «ogni carne è com'erba e ogni sua gloria come il fior dell'erba. L'erba si secca, e il fiore cade

(letteralmente è seccato... è caduto)

25 ma la parola del Signore permane in eterno».

La citazione è tolta da Isaia 40:6-8 e riproduce la versione greca dei Settanta con lievi varianti. Pietro applica alla Parola di Dio annunziante la salvazione in Cristo, quello che nel secondo Isaia si riferiva alla Parola relativa alla liberazione dalla schiavitù babilonese. Tutto quel che procede dall'uomo mortale (carne): parole, propositi, opere, anche le più belle paragonabili ai fiori dei campi, è cosa fragile e peritura; mentre la parola che rivela i disegni, i proponimenti, la volontà e l'opera di Dio per la salvezza), partecipa della natura stessa di Dio: è permanente.

E questa è la Parola della Buona Novella che vi è stata annunziata.

Dice letteralmente: "E questa è la parola che vi è stata evangelizzata", cioè che vi è stata annunziata come buona novella di salvazione e ch'è stata in voi il germe di una vita nuova non peritura. Da notare in 1Pietro 1:22-23 parecchie aggiunte contenute nel testo ordinario ed eliminate nel testo emendato sulla base dei più antichi msc. Esempi: "ubbidienza alla verità mediante lo Spirito", "l'un l'altro di puro cuore", "permanente in eterno".

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