1Tessalonicesi 3

1 B. 1Tessalonicesi 3:1-5 L'invio di Timoteo

Non potendo assolutamente recare! egli stesso dai Tessalonicesi, Paolo ha voluto far per loro quanto era in suo potere e si è rassegnato a rimaner solo in Atene onde mandare in Tessalonica il suo giovane collaboratore Timoteo.

Perciò non potendo più reggere, accettammo di buon grado d'esser lanciati soli in Atene e mandammo Timoteo nostro fratello e ministro di Dio nell'evangelo di Cristo.

Il verbo στεγω contiene l'immagine d'un peso che grava su di uno; il peso sotto al quale Paolo non può più reggere è la preoccupazione circa lo stato dei Tessalonicesi. Piuttosto che continuare in quelle ansietà egli preferisce restar solo in Atene e mandar Timoteo a Tessalonica colla duplice missione di confortare i cristiani e di recar poi le loro notizie all'apostolo. Adopera il plurale anche qui ove il noi non può applicarsi che a Paolo e questo prova l'elasticità di senso del plurale epistolare. In Atti 17:14-15 Luca dice che quando Paolo fu costretto a lasciar Berea, Sila e Timoteo restarono colà e che i Berresi incaricati di condur l'apostolo ad Atene dovevano al loro ritorno comunicare ai due evangelisti l'ordine di raggiunger Paolo, quanto prima, in Atene. Risulta però dagli Atti che non lo raggiunsero in Atene, bensì solo a Corinto Atti 18:5. Lungi dal contraddire la narrazione di Luca, i dati forniti qui da Paolo la completano e danno la spiegazione del ritardo di Sila e Timoteo nel raggiunger Paolo. Essi avevano ricevuto da Atene un contrordine che imponeva all'uno di restare in Berea e all'altro di recarsi a Tessalonica anzichè in Atene. Il testo è incerto sui qualificativi dati a Timoteo; alcuni MSS aggiungono alla parola ministro: e collaboratore, altri hanno semplicemente "collaboratore di Dio" che si spiegherebbe coi passi 1Corinzi 3:9; 2Corinzi 6:1. Ci atteniamo al testo delle edizioni critiche di Tischendorf, di Nestle ecc. Nell'evangelo s'intende: nell'opera dello spargimento dell'evangelo di Cristo...

2 per rendervi saldi e confortarvi quanto alla vostra fede, affinchè nessuno ci lasciasse smuovere in mezzo a queste tribolazioni.

Il testo emendato porta ὑπερ, "a pro della vostra fede", cioè nell'interesse e per l'incremento di essa ch'era il fine cui dovevano tendere le esortazioni di Timoteo. Si può dunque tradurre: "per esortarvi, nell'interesse della vostra fede, a non lasciarvi smuovere". Le tribolazioni cagionate dalla persecuzione, continuata contro i cristiani anche dopo la partenza dell'apostolo, sono come la bufera che mette alla prova la saldezza delle case, che agita e scuote con violenza le piante e svelle quelle che non hanno profonde radici:

3 giacché voi stessi sapete che siamo destinati a questo; e infatti quando eravamo presso di voi vi predicevamo che dobbiamo essere afflitti, il che è avvenuto, come voi sapete.

Nel mentovare la missione di Timoteo ed il suo scopo, Paolo ricorda egli stesso quel che Timoteo avrà loro ripetuto nelle suo esortazioni e ch'essi già avevano appreso dall'insegnamento dell'apostolo, e cioè, che le tribolazioni sono la via tracciata da Dio al cristiano per il suo terrestre pellegrinaggio, la sorte che gli è assegnata. Non già perchè la sofferenza per se stessa sia un bene, ma perchè essa è inevitabile in un mondo nemico di Dio ed è la scuola di cui Dio si serve per purificare e fortificar la fede dei suoi, per educarli e maturarli per il cielo. Gesù l'ha annunziato ripetutamente ai suoi discepoli chiamando l'attenzione loro sul suo proprio esempio. E così avea fatto Paolo in Tessalonica prevenendo i nuovi credenti che doveano aspettarsi, al par di tutti gli altri cristiani, d'esser visitati dall'afflizione. Non potevano dunque scandalizzarsi come di cosa strana dello scoppiar della persecuzione. "Egli è per molte afflizioni che dobbiamo entrar nel regno di Dio" Atti 14:22; Matteo 5:10-12; 16:24; Giovanni 16:1; 1Pietro 1:21; 4:12 ecc. Dicendo: dobbiamo essere afflitti Paolo intende parlare non degli apostoli e dei Tessalonicesi soltanto, ma di tutti i cristiani.

5 Perciò, anch'io, non potendo più reggere, ho mandato (Timoteo) per conoscere lo stato della vostra fede, che talora il tentatore non vi avesse tentati e non fosse riuscita vana la nostra fatica.

Perciò, perchè si è verificato quello di cui vi avevamo avvertiti. L'anch'io si può spiegar così: Perciò, sapendovi nella tribolazione e volendo anch'io, nella mia simpatia, far qualcosa per voi, non potendo più reggere all'ansietà che mi rodeva il cuore, ho mandato a vedere quale fosse lo stato della vostra fede, se si mantenesse salda o se fosse vinta dalla persecuzione. Fede vale qui, come al solito negli scritti di Paolo, non dottrina creduta, ma fiducia del cuore in Cristo. La fede è la base di tutta la vita cristiana; quando vien meno, la vita si spegne. Il timore che agita Paolo è che il Tentatore il quale suscita la tribolazione per tentare i credenti e farli cadere nell'apostasia, non sia riuscito nel suo intento, distruggendo l'opera degli apostoli e rendendo così vana la fatica spesa in Tessalonica. Tentati vale qui: "tentati con buon successo", fatti cadere. "Vegliate e pregate, avea detto Gesù ai suoi, affinchè non entriate in tentazione". L'afflizione che nell'intenzione di Satana è "tentazione" a rinnegar la fede, nell'intenzione di Dio è "prova" destinata a purificare e render salda la fede.

6 C. 1Tessalonicesi 3:6-10 Le notizie recate da Timoteo

Alle ansietà che aveano determinato Paolo a rinunziare per un tempo alla presenza di Timoteo, fa contrasto la gioia che inonda il cuor dell'apostolo dopo ch'egli ha saputo da Timoteo lo stato religioso della chiesa.

Ma ora che Timoteo vi è giunto d'appresso a voi e ci ha recato buone notizie della vostra fede e della vostra carità e ci ha detto che serbate sempre buona memoria di noi, bramando di vederci come noi bramiamo veder voi...

Le notizie di Tessalonica sono fresche poichè Timoteo è arrivato di recente ( αρτι), sono dirette perchè Timoteo è venuto difilato dalla Macedonia a Corinto (a noi da voi) e sono liete. Paolo si serve qui della parola evangelizzare nel suo senso primo di annunziare una lieta novella. Tre cose principalmente rallegrano l'apostolo nelle notizie ricevute: la fede dei Tessalonicesi che c'è mantenuta, salda in mezzo alle prove, ed è la fonte della vita cristiana, l'amore verso i fratelli e verso il prossimo in genere, ch'è la manifestazione necessaria della fede genuina, e, accanto a queste, sebbene di natura più personale, il ricordo affettuoso e grato che serbano di lui ad onta del tempo trascorso e delle gravi preoccupazioni, ricordo cui va congiunto il vivo desiderio di riveder l'apostolo fra loro.

7 Per questo (così il greco), cioè per tutte questo buone notizie insieme, Paolo è stato consolato.

siamo stati consolati, fratelli, a vostro riguardo, in mezzo a tutte le nostre distrette e tribolazioni, mediante la vostra fede; poichè ora viviamo se voi state fermi nel Signore.

I Tessalonicesi che prima erano per Paolo cagione d'ansietà non solo hanno cessato d'esserlo, ma son divenuti un mezzo di consolazione per l'apostolo in mezzo alle nuove distrette in cui si trova a Corinto. Non specifica di che si tratti, ma sappiamo dai Fatti che l'incredulità e l'odio giudaici l'avean costretto ad abbandonar la sinagoga e gli creavano dei pericoli, tanto che il Signore gli disse in una visione: "Non temere, ma parla... niuno metterà le mani sopra te per farti del male" Atti 18:9. In tali circostanze, egli è confortato per mezzo della fede dei Tessalonicesi, cioè dall'apprendere ch'essa si mantiene salda. L'ora viviamo è espressione iperbolica del sentimento di profonda gioia da lui provato all'arrivo di Timoteo. Lo stato d'ansietà, di timore, di scoramento in cui era prima era per lui come una morte interna, mentre le buone notizie sono una vita che ridesta tutte le energie, ravviva i sentimenti, infiamma la speranza. Cfr. 2Corinzi 7:3. Dicendo: se voi stato fermi... non intendo mettere in dubbio la cosa; torna a dire: "Se, come ora mi consta in modo certo, voi state fermi", saldi, nella vostra fede nel Signor Gesù e nella vostra comunione con lui.

9 Perocchè quali ringraziamenti possiamo noi rendere a Dio, a vostro riguardo, per tutta l'allegrezza che proviamo per cagion vostra nel cospetto dell'Iddio nostro?

Chi riempie di gioia santa e pura il cuor di Paolo, chi ha resi saldi i suoi figli spirituali è Dio; e se l'apostolo prova il bisogno di scrivere ai Tessalonicesi per esternar loro i suoi sentimenti, egli prova pur quello di render grazie a Dio. Ma i sensi della sua gratitudine e, le parole con le quali si sforza di esprimerla saranno pur sempre inadeguati alla grandezza del benefizio ricevuto. Il verbo composto ανταποδουναι contiene l'idea che il ringraziamento è un tributo che l'uomo rende a Dio in cambio dei suoi benefici ( αντι). L'amore d'un cuor riconoscente è quel che Dio aspetta dall'uomo.

10 notte e giorno pregando intensissimamente di poter veder la vostra faccia e supplire a quel che manca alla vostra fede.

Dal cuore di Paolo ricolmo d'allegrezza partono ad un tempo i ringraziamenti a Dio e la preghiera di poter rivedere i Tessalonicesi. Essi sono stati istruiti per poco tempo e manca alla loro fede una più completa conoscenza della verità cristiana. Ci sono delle cose che non hanno ben capite, per es. circa lo stato dei morti in Cristo, circa la venuta di Cristo e, dal lato pratico, la loro fede non ha esercitate; ancora la sua santificante influenza su tutta la vita. Paolo bramerebbe quindi vederli per colmar colle sue istruzioni e colle sue esortazioni le lacune della loro fede.

AMMAESTRAMENTI

1. 1Tessalonicesi 3:1-10 ci mostrano, nell'esempio di Paolo, quali sono le ansie materne e quali le gioie ineffabili del vero ministro di Cristo. Non si contenta di chiamare ad una nuova vita le anime conducendole a Cristo, ma si preoccupa di sviluppare la vita dei neonati spirituali, di proteggerla contro i pericoli che la minacciano, di fortificare i lati deboli di essa. Tale una madre che veglia sulla sua creatura e la cura, e la nutre e la difende. Un tale amore per i proprii figli spirituali non va esente da gravi ansietà, sopratutto quando Satana ed il mondo tentano supremi sforzi per spegner la fede nei cuori e render vana l'opera dei servitori di Dio. Paolo non si contenta di pregare per i Tessalonicesi, egli fa il possibile per tornare da loro, e impeditone rinunzia alla dolce, ed utile compagnia di Timoteo per mandarlo ad esortare i suoi fratelli tribolati. I credenti provati e pericolanti hanno uno speciale bisogno delle visite e delle esortazioni dei loro fratelli, in ispecie dei ministri di Cristo che li confortino a rimaner saldi nel Signore e a non lasciarsi smuovere dalle tribolazioni che sono assegnate quaggiù ai discepoli del Crocifisso. Una tal missione di edificazione e di conforto la può compiere non il solo apostolo, ma anche il giovane Timoteo che gli serve d'aiuto nel ministerio; la può compiere anche un fratello o una sorella in cui abiti lo Spirito di Cristo.

Ma se abbondano le ansietà nella vita del ministro di Cristo, e se talvolta deve assistere con dolore alla rovina di un'opera spirituale che gli era costata molte fatiche, abbondano pure le gioie indicibili che nascono dal veder emergere vittoriosa dalle crisi e dai pericoli la vita religiosa dei neofiti, nel veder crescere in loro la fede e l'amore, nel vedere il grato ricordo che serbano dei loro conduttori. Cotali gioie compensano e leniscono i dolori, fanno rinascere l'inno della gratitudine nel cuore angosciato.

La vita del ministro è talmente legata a quella del suo gregge che lo stato triste o prospero di questo gli reca morte o vita al cuore.

2. I Tessalonicesi stanno saldi nella fede; Paolo benedice Dio per l'opera della loro fede; eppure ci sono ancora delle lacune in essa. La fede è progressiva ed ha bisogno d'essere accresciuta e perfezionata anche nei cristiani provetti; quanto più nei neofiti. Scoprir le lacune della fede nelle singole anime per potervi supplire, è ufficio importante della cura d'anime; ma ciascuno deve potere Scoprir quel che manca alla propria fede per rimediarvi. Le lacune provengono per lo più da una imperfetta conoscenza della verità e vanno eliminate con un'insegnamento assiduo e sempre più completo dell'evangelo. L'anima nutrita di verità progredisco in fede qualora essa si assimili la verità per praticarla. "I dottori e quelli che han l'ufficio d'insegnare nella chiesa, non sono stabiliti soltanto per condurre gli uomini alla fede di Cristo in un giorno o in un mese; ma per condurre alla perfezione la fede ch'è principiata" (Calvino).

11 D. 1Tessalonicesi 3:11-13 I voti di Paolo per i Tessalonicesi

Terminando la parte più personale dell'Epistola, l'apostolo esprime due voti che si riferiscono, il primo al desiderio ch'egli ha invano, finora, cercato di appagare, di rivedere i suoi figli spirituali; il secondo alle lacune tuttora esistenti nella loro vita spirituale e ch'egli domanda a Dio di colmare.

Ora Dio stesso, il Padre nostro, ed il Signor nostro Gesù dirizzi il nostro cammino verso voi.

Satana fa di tutto per impedire ch'io possa rivedervi; ho inutilmente tentato di sormontare gli ostacoli frapposti ai nostri disegni; ma Dio è onnipotente e può ordinar le circostanze in modo da farci giungere fino a voi. A lui ch'è anche il nostro Padre e vuole il nostro bene, sono rivolti i nostri voti. Li rivolge del pari al Signor Gesù qual Capo della Chiesa e del Regno di Dio nel mondo. Il Figlio appare qui come uno col Padre nella conoscenza, nei propositi, nella onnipresenza che rende possibile la preghiera, nel governo del mondo e delle circostanze degli individui, nella potenza per esaudire le supplicazioni. Tutto questo implica necessariamente l'unità di natura, adombrata anche nel fatto che il verbo è al singolare nonostante l'apparente pluralità dei soggetti. L'immagine del render diritta la via esprime la stessa idea che quella dell'appianar la via e implica la remozione di ogni impedimento all'andata spedita.

12 Il secondo voto si riferisce in modo più diretto alla vita religiosa dei Tessalonicesi. Checchè avvenga di noi, poichè non siamo indispensabili; Dio vi conceda le grazie di cui avete bisogno.

e quanto a voi, il Signore vi accresca, vi dia in abbondanza l'amore gli uni per gli altri e per tutti, così come noi l'abbiamo abbondante per voi;

Come in 1Tessalonicesi 3:11,13; il Signore designa il Signor Gesù. Essi hanno in cuore amor fraterno (cfr. 1Tessalonicesi 4:9-10) e amor del prossimo in genere; ma siccome l'amore è l'adempimento della legge, Paolo fa voto che il Signore l'aumenti in loro per modo che ne siano forniti in ogni abbondanza Galati 5:14; 1Pietro 2:17. Nell'amore per tutti gli uomini di qualunque nazione o coltura o stato morale, sta non solo una delle manifestazioni dell'universalismo cristiano, ma sta la superiorità, lo "straordinario" del Vangelo. Dio ha mostrato l'amor suo perfetto amando chi gli era nemico Romani 5:6-8.

13 affinchè i vostri cuori siano resi saldi irreprensibili in santità nel cospetto di Dio nostro Padre, alla venuta del Signor nostro Gesù con tutti i suoi santi.

Dice lett. "per render saldi i vostri cuori..." L'amore è ad un tempo il frutto più perfetto della vita cristiana e la leva più potente di essa. Senza di esso il cuore non è saldo nell'attaccamento a Cristo, non è permeato dalla santità per giungere ad essere irreprensibili in fatto di santità, convien che il cuore rinnovato ami il bene per la sua eccellenza intrinseca, che sia capace di odiare il male e di amare i peccatori, che l'amor santo sia divenuto come una seconda natura nel credente. La santità non ha da esser cosa rituale, esterna, di parata, ma ha da esser incensurabile nel cospetto di Dio che scruta i cuori e pesa i più segreti moventi della vita. La manifestazione dell'essere reale di ciascuno avrà luogo nella venuta gloriosa del Cristo, che segnerà il giudicio della Chiesa e del mondo e che Paolo considera come potendo essere prossima. Le parole con tutti i suoi santi si connettono naturalmente colla venuta di Cristo; ma chi sono questi santi? Sono essi gli angeli? Taluni passi dell'Ant. Test. sembrano designarli con questo titolo. Esemp. Zaccaria 14:5; Daniele 4:13-17; 8:13. Varie volte Gesù dichiara che gli angeli accompagneranno il Figliuol dell'uomo nella sua venuta sulle nuvole del cielo Matteo 16:27; 25:31; Marco 8:38; Luca 9:26; mentre non dice mai che verrà; coi fedeli. D'altra parte sta in fatto che nel Nuovo T. la designazione i santi non si applica mai agli angeli, ma sempre ai fedeli e Paolo l'usa spesso. Se avesse voluto parlare degli angeli, come mai non avrebbe detto i suoi santi angeli? Si tratta egli degli angeli e dei fedeli insieme? Così pensano molti insistendo sul tutti. Ma non c'è una ragione decisiva per scostarsi qui dal senso usuale della parola negli scritti di Paolo. In 1Tessalonicesi 4:14-17 Paolo insegna che i credenti morti nel Signore prima dell'apparizione di Cristo risusciteranno primieramente, saranno da Dio ricondotti con Gesù e a loro saranno quindi uniti i fedeli rimasti vivi e che verranno trasfigurati. Paolo brama che i Tessalonicesi siano in istato da essere accolti nella gran famiglia dei santi di tutti i tempi che saranno per sempre uniti al Signore. L'amen del testo ordinario, per quanto portato in tre dei codd. più antichi, e ritenuto dal Tischendorf, manca nel Vaticano ed è considerato dalla maggior parte dei critici come un'aggiunta liturgica.

AMMAESTRAMENTI

1. Da Crisostomo: A Paolo non basta che i Tessalonicesi si amino tra loro; vuole che il loro amore si estenda a tutti, poichè l'amore è veramente divino quando abbraccia così tutti gli uomini. Quando non si ama che una persona e si è indifferenti per le altro, è segno che questo non è se non un affetto umano... È, l'amore che ci rende veramente irreprensibili. L'amore per il prossimo caccia il male e non gli lascia alcuna entrata nell'anima... Non v'è peccato che l'amore non consumi come fuoco divorante. Un po' di stoppia o di paglia resisterebbe più facilmente all'ardore d'un gran fuoco che non il peccato alla forza dell'amore. Studiamoci dunque di radicarlo nei nostri cuori affinchè possiamo sussistere un giorno con tutti i santi... Invochiamo il Sole di giustizia, preghiamolo di mandar su noi i suoi raggi e il ghiaccio si scioglierà... Se quel sole divino riscalderà le anime nostre col suo calore, non vi resterà traccia di durezza.

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