2Giovanni

1 2Giovanni 1-3. Il Saluto Epistolare

L'anziano alla Signora eletta e ai suoi figliuoli

Lo scrivente si chiama l'anziano non perchè rivestito dell'ufficio di sovraintendente locale, ma perchè egli ha, come apostolo, una sovrintendenza più vasta e più alta, e perchè la sua età avanzata gli dà l'autorità d'una lunga esperienza cristiana che risale fino ai primordi del ministerio del Signor Gesù. La destinataria della lettera è designata colle due parole εκλεκτη κυρια (eletta signora) alle quali si sono dati i sensi più svariati. C'è chi vi ha veduta adombrata la chiesa universale o una chiesa locale i cui membri sarebbero chiamati i figliuoli di questa madre spirituale. Ma nulla, nel breve scritto, indica che l'apostolo si rivolga a una congregazione designata con titolo figurato. Se tale fosse il caso, mal si spiegherebbe come la lettera abbia incontrato difficoltà per essere ammessa nel canone del N.T. Altri considerano l'epistola rivolta a una signora cristiana chiamata secondo gli uni Eletta, secondo gli altri Kiria. Ci sono esempi dei due nomi propri nella lingua greca. Alla prima ipotesi si obietta che il nome proprio dovrebbe esser preceduto dall'appellativo "signora" e che difficilmente Giovani avrebbe scritto terminando: "I figliuoli della tua sorella eletta ti salutano" perchè questo avrebbe l'aria d'un giuoco di parole fuori luogo. All'altra ipotesi si obietta che il greco esigerebbe: a Kiria l'eletta. La questione non ha importanza pratica e ci atteniamo all'opinione secondo la quale la lettera è stata diretta da un anonimo ben noto ed autorevole per ufficio e per età, ad una signora anonima caratterizzata colla parola eletta, più preziosa di tutti i nomi terreni. Stanno in favore di quest'opinione il carattere familiare del breve scritto; il modo in cui l'autore si rivolge alla destinataria in 2Giovanni 5: «Ed ora, ti prego, Signora...»; l'esortazione di 2Giovanni 10 a non ricevere in casa i falsi dottori. Il latore sapeva, d'altronde, a chi dovesse consegnare lo scritto. Alla madre, probabilmente vedova, sono associati i, figliuoli di lei, anch'essi cristiani sinceri. Della madre e dei figliuoli Giovanni soggiunge:

che io amo in verità,

cioè non solo sinceramente, ma come persone che hanno in comune con me il possesso della verità evangelica la quale crea un legame spirituale fra i credenti.

e non io soltanto ma anche tutti quelli che hanno conosciuto la verità

rivelata da Cristo. «La comunione dell'amore è vasta quanto la comunione della fede» (Alford).

2 a cagione della verità che dimora in noi e sarà con noi in eterno:

queste parole spiegano il concetto accennato in modo conciso coll'amo in verità. Non li ama per i loro pregi esterni, le loro doti, la loro condizione sociale, ma perchè posseggono la verità. Il possesso della verità cristiana non è cosa superficiale e passeggera; essa penetra e santifica tutta la persona: mente, cuore e volontà; dimora nel credente e sarà con lui in eterno in modo sempre più completo, perchè giungerà a conoscere com'è stato conosciuto. È qui implicita la fiducia che la famiglia cui scrive persevererà nella verità e non si lascerà fuorviare dai seduttori contro i quali sta per metterli in guardia.

3 grazia, misericordia, pace saran con noi da Dio Padre e da Gesù Cristo il Figliuol del Padre; in verità e in carità.

Grazia che perdona i peccatori, misericordia che, mossa a pietà dalla miseria loro, li soccorre in tutte le loro necessità, pace nel sentimento dell'amor di Dio Padre e dell'opera del Figlio. Invece dell'ordinario siano con voi di Paolo, abbiamo qui: "saranno con noi" che esprime, più che un voto, la piena fiducia nell'esaudimento di esso. Va notato però che una parte dei msc. reca: con voi; ma il vaticano e il sinaitico portano: con noi e l'espressione insolita accentua il fatto che i credenti si sentono una sola famiglia spirituale.

Verità e carità sono come l'ambiente in cui i credenti possono godere la grazia, la misericordia e la pace che vengon loro dal Padre per mezzo del suo Figliuolo Gesù Cristo.

4 2Giovanni 4-11. Esortazione all'amor fraterno, a guardarsi dai seduttori anticristiani e da ogni complicità nella loro propaganda

La parte centrale dell'epistola principia coll'esprimere la gioia dell'apostolo per avere incontrato dei figli della signora a cui scrive, i quali si mantenevano fedeli alla verità evangelica.

Mi sono grandemente rallegrato d'aver trovato,

a Efeso o nel corso di qualche gita missionaria,

dei tuoi figliuoli che camminano nella verità, come ne abbiamo ricevuto comandamento dal Padre.

Camminar nella verità non vuol dir soltanto proceder con sincerità, ma regolar la propria condotta secondo la verità cristiana. Quel che Giovanni dice dei figliuoli che aveva avuto occasione d'incontrare, non implica che gli altri figliuoli della signora tenessero condotta diversa. Come Paolo, al principio delle sue lettere, si compiace di rilevare i lati lodevoli della vita delle chiese, così Giovanni è felice di far conoscere alla madre la condotta cristiana dei suoi figli, onde la famiglia ne provi gioia e sia incoraggiata a perseverare nella buona via.

5 Ed ora ti prego, signora, non come se ti scrivessi un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto dal principio

(vedi 1Giovanni 2:7-8):

Amiamoci gli uni gli altri!

Ti prego: modo gentile d'esortare. Verità come fondamento della vita cristiana, amore come ispirazione di questa vita e traducentesi in ubbidienza alla volontà di Dio, sono sempre le note dominanti negli scritti dell'apostolo Giovanni.

6 E questo è l'amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti.

Il camminar secondo i comandamenti è la manifestazione pratica nella vita quotidiana dell'amore di Dio e dell'amor del prossimo che sono il riassunto della legge.

Questo è il comandamento, come l'avete udito fin dal principio

della predicazione evangelica,

che camminiate nell'amore.

Il greco dice soltanto: in esso, ma siccome il "camminare nel comandamento", oltre all'essere espressione insolita, costituirebbe una tautologia nella frase, il senso è quello espresso nella traduzione.

7 Poichè molti seduttori sono usciti per il mondo i quali non confessano Gesù Cristo venuto in carne.

Il camminare nella verità e principalmente nell'amore ch'è l'anima della vita cristiana è, per Giovanni, la miglior salvaguardia contro le seduzioni dell'errore e contro il pericolo dell'apostasia. Da ciò la sua esortazione: camminate nell'amore... poichè molti seduttori... Come la rettitudine morale apre la porta del cuore alla verità per abbracciarla, così la mancanza di sincerità morale, la tolleranza del male in noi, in qualcuna delle sue forme, apre la porta all'errore predisponendo il cuore a dare ascolto ai seduttori. Perciò Paolo insiste sulla necessità di una buona coscienza in chi vuol evitare il naufragio della propria fede. Cfr. 1Timoteo 4; 2Timoteo 3. Perciò Gesù fa così spesso risalire la cagione ultima dell'incredulità alle disposizioni morali dell'uomo. Sono usciti per il mondo, s'intende: sono usciti dall'oscurità in cui vivevano per darei ad una aperta propaganda anticristiana. Essi negano il fatto e anche la possibilità e la necessità dell'incarnazione del Figliuol di Dio.

Quello è il seduttore,

colui che cerca di fare errare gli altri lungi dalla verità

e l'anticristo

non l'anticristo nella sua manifestazione finale, ma nella persona di uno degli anticristi precursori di quello, i quali ne hanno lo spirito e ne preparano l'avvento. S. Giovanni usa l'articolo perchè di seduttori e di anticristi già presenti nel mondo egli ed altri avevano parlato a voce alla famiglia della Signora eletta. Si confrontino 1Giovanni 2:18-29; 4:1-6.

8 Badate a voi stessi affinchè non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa.

Il testo di questo versetto oscilla nei msc. Alcuni leggono: «...Affinchè non perdiamo il frutto delle opere che abbiamo compiute, ma riceviamo...» Ma suona strana l'esortazione: «badate a voi stessi affinchè noi...» La lezione del cod. vaticano, adottata da alcuni critici autorevoli, porta: "affinchè non perdiate il frutto di quel che abbian compiuto, ma riceviate..." e s'interpreta: "affinchè apostatando, non perdiate il frutto di fede, di vita cristiana, che abbiam fatto nascere in voi colla nostra opera di apostoli e di evangelisti". La lezione, però, mal si accorda con quanto segue: "ma riceviate piena ricompensa". Ci pare quindi da preferire la lezione dei Codd. sinaitico ed alessandrino seguita dalle versioni latina, siriaca e copta, ed adottata dal Tischendorf e da altri critici. L'avvertimento apostolico conserva in essa tutta la sua forza. Devono i lettori badare a se stessi, onde non lasciarci sedurre; perchè, se ciò avvenisse, essi perderebbero il frutto delle opere cristiane compiute finora e che Dio nella sua grazia ha promesso di ricompensare. Allontanandosi da Cristo tutto ciò sarebbe come non avvenuto; mentre se perseverano, nonostante gli sforzi dei seduttori, essi riceveranno la piena ricompensa assicurata ad una vita cristiana fedelmente vissuta ed in cui uno ha perseverato fino alla fine. Paolo esorta i Corinzi a "star saldi, incrollabili, abbondanti sempre nell'opera del Signore, sapendo che la loro fatica non è vana nel Signore" 1Corinzi 15:58. Similmente l'epistola agli Ebrei esorta i credenti a non gettar via la loro franchezza nella professione cristiana perchè essa ha una grande ricompensa (Ebrei 10:35; cfr. Apocalisse 22:12).

9 Chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Iddio.

Chi, tratto dall'amor di novità, sedotto da chi considera la dottrina insegnata da Cristo e dai suoi apostoli, come cosa troppo elementare, ormai superata ed oltrepassata, passa oltre, l'abbandona per andar dietro al miraggio di una conoscenza superiore fatto brillare sempre dinanzi all'orgoglio umano dagli gnostici, filosofi e teosofi, di tutti i tempi, chi non dimora con cuore saldo e perseverante nella verità cristiana, non solo lascia il Cristo Salvatore, ma non ha più il vero Iddio, l'Iddio Padre rivelato da Cristo è nella cui comunione Cristo l'ha introdotto.

Chi dimora nella dottrina, ha il Padre e il Figliuolo.

In 1Giovanni 2:23 l'autore diceva: "Chi nega il Figliuolo non ha neppure il Padre; chi confessa il Figliuolo ha anche il Padre": Cfr. 1Giovanni 5:20.

10 Uno dei modi di guardar se stessi ed i loro fratelli dalle seduzioni dei dottori anticristiani sta nell'evitare ogni complicità con loro e coll'opera ch'essi compiono.

Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina.

cioè la dottrina di Cristo, ne reca anzi una che n'è la negazione,

non lo ricevete in casa e non lo salutate; perchè chi lo saluta partecipa alle malvage opere di lui.

Questa ingiunzione dell'apostolo è stata in varie guise fraintesa: Non si tratta qui di negare ospitalità a dei forestieri che sono estranei al cristianesimo, o che non dividono tutte le nostre idee particolari, e neppure a degli eretici in genere; ma si tratta di non aiutare o favorire chi viene, in veste di fratello, a fare, presso la famiglia ed in seno alla chiesa, propaganda dei suoi errori anticristiani. Il qualcuno che viene recando una dottrina è manifestamente un dottore anticristiano, un seduttore. Quindi il trarre da questo, come fanno gl'interpreti cattolici, il divieto «di ogni commercio e consorzio e colloquio con gli eretici» fino a negar loro il «comune saluto» di cortesia, è un oltrepassare e quindi un falsare il pensiero di Giovanni. Egli ha cura di precisare che lo scopo cui mira il suo divieto è quello di distogliere i cristiani dal rendersi, per soverchia condiscendenza o per stupida bonarietà, o per pretesa larghezza d'idee, i complici ed i collaboratori dei sovvertitori della verità cristiana e della fede dei credenti. Il dare ospitalità fraterna a costoro, l'accoglierli in casa dando loro, col saluto, il benvenuto e l'augurio di prosperità, sarebbe stato per parte della signora, ben nota per la sua cristiana professione e per, le sue relazioni coll'apostolo, un raccomandarli, un favorire, un aiutare la loro opera malvagia in seno alla chiesa. Mentre nella sua terza Epistola Giovanni loda Gaio per l'ospitalità e, l'aiuto che dà ai missionari che vanno di luogo in luogo a recare la Buona Novella, perchè per tal modo Gaio «coopera con la verità»; in questa, mette in guardia i credenti contro il pericolo di aiutare alla diffusione dell'errore. Sono due modi che si completano a vicenda di servir la causa della verità, senza venir meno perciò al dovere di amare tutti gli uomini, anche i nemici. In materia di carità cristiana l'apostolo dell'amore non ha lezioni da ricevere dai latitudinaristi moderni.

12 2Giovanni 12-13. Chiusa della lettera

Pur avendo molte cose da scrivervi, non ho voluto farlo per mezzo di carta

il solito papiro egiziano

e d'inchiostro; ma spero di venir da voi e di parlarvi a voce,

letteralmente bocca a bocca, ch'è il mezzo. di comunicazione più facile, più completo, più spedito e di maggior soddisfazione agli interlocutori

affinchè la vostra allegrezza sia compiuta.

Il testo del sinaitico adottato dal Tischendorf e dal Nestle porta la nostra ( ἡμων) allegrezza. Il testo che adottiamo poggia sul vaticano e sull'alessandrino. (Cfr. 1Giovanni 1:4; Romani 1:11-12).

13 Le istruzioni, le consolazioni, gl'incoraggiamenti, la comunione spirituale coll'apostolo dovevano accrescere l'allegrezza cristiana della famiglia quando avrebbe il privilegio di accoglierlo sotto il suo tetto.

I figliuoli della tua sorella eletta ti salutano.

Quei figliuoli si trovano nella località da cui scrive Giovanni. Non è necessario supporre ch'egli sia loro ospite. Il fatto che non è mentovata la madre di questi figliuoli induce a credere ch'essa fosse già morta.

AMMAESTRAMENTI

1. Il Signor Gesù onorò di speciale affetto talune donne pie di cui ci è conservato il nome nei Vangeli. Non è dunque meraviglia se il suo discepolo prediletto si preoccupa dell'edificazione delle donne cristiane in seno alle chiese che pasce. La lettera dell'apostolo è la sola, fra le Epistole del N.T. diretta ad una, signora, ma basterebbe questo fatto a provare come tutti i credenti hanno il diritto di leggere e la capacità di comprendere per il loro bene spirituale le sacre scritture. Privilegio massimo di questa signora non sono le grazie esterne, le doti intellettuali, la posizione sociale, ma l'essere eletta da Dio a salvazione e gloria eterna. Altro privilegio è l'esser madre ed educatrice nella verità di una numerosa famiglia che segue le sue orme, dando al mondo ed ai fedeli lo spettacolo rallegrante di una famiglia che dopo aver conosciuta la verità, cammina in essa, la conserva nel cuore e lavora a spargerla. Argomento questo di gioia intima per la madre, ora e poi, giacchè la fede comune nel Cristo crea un legame spirituale che la morte non distrugge.

2. Giovanni non si stanca d'insistere sull'amor fraterno. Esso vive e prospera nell'ambiente della verità perchè il comune possesso della verità cristiana è il suo fondamento. L'amore è l'anima della vita cristiana e l'adempimento dei comandamenti di Dio. Esso è in pari tempo la salvaguardia del cristiano contro gli errori anticristiani. Chi pratica la verità riassunta nel gran comandamento dell'amore è corazzato contro i colpi dell'errore.

3. Di fronte all'errore religioso, lo Stato non ha nulla da fare; è materia che non lo riguarda; quindi non ha missione di imprigionare, nè di uccidere gli eretici. Deve limitarsi ad assicurare la libertà di coscienza e di culto.

La chiesa ha il dovere, di fronte agli errori che sovvertono il cristianesimo, non di perseguitare o di imprigionare e torturare al modo dell'Inquisizione chi si allontana dalla dottrina di Cristo, ma di escluderlo dalla propria comunione onde condurlo, se possibile, a pentimento e ad ogni modo, difendere se stessa.

I cristiani come famiglie e come individui hanno anch'essi dei doveri a questo riguardo. Devono tenere gli occhi aperti sulle dottrine che sono professate ed insegnate nel loro ambiente da individui, da libri, da giornali, da associazioni, ecc. e saggiarle colla pietra di paragone del Vangelo di Cristo e dei suoi apostoli. Se si tratta di cose secondarie che non tocchino all'essenza del cristianesimo, devono mostrarsi tolleranti e pazienti come insegna la Parola di Dio (cfr. Romani 14-15; 1Corinzi 12-14). Ma quando si tratti di propaganda anticristiana che sovverte la fede nel Figliuol di Dio venuto in carne e la nozione ch'egli ci ha data di Dio e dei suoi disegni, il caso diventa grave. Devono allora riflettere alle conseguenze che il loro abbandono della verità avrebbe per loro. Le loro lotte, le loro vittorie, i loro lavori come cristiani, tutto sarebbe perduto, giacchè colla fede naufragherebbe anche la gloriosa speranza cristiana.

Trattandosi di propaganda così funesta nei suoi risultati, per loro e poi loro fratelli, essi devono evitare ogni complicità con essa e con chi la compie. Non fornir loro aiuti materiali; incoraggiamenti di simpatia o di compromettente amicizia; separare risolutamente la propria responsabilità da chi lavora a sovvertir la fede. Non si tratta di odiare le persone, non si tratta di rompere con loro le relazioni umane di affari o di società; ma si tratta di mostrarsi più amici della verità che degli individui, di non sacrificar gl'interessi della verità salutare a dei riguardi umani; di non lasciarsi illudere dalle orgogliose pretese di chi considera il Vangelo di Cristo come antiquato ed ormai superato. La fedeltà alla verità esige che siano denunziati e combattuti gli errori che la sovvertono.


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