2Pietro 3

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TERZA PARTE

GLI SCHERNITORI DELLA GRANDE SPERANZA CRISTIANA

2Pietro 3

Con 2Pietro 3 principia una trattazione nuova; lo indica l'apostrofe: Diletti, seguita dalla nota personale accennante ad una lettera precedente dell'Autore, e lo prova l'argomento nuovo di cui tratta: la Venuta del Signore e la fine del mondo presente. Vero è che di questo l'apostolo discorre in relazione coll'annunziata apparizione di schernitori che si faranno beffe della grande speranza cristiana, ma nulla indica che costoro siano da identificare coi falsi dottori di cui è questione in 2Pietro 2. In una prima sezione Pietro annunzia la venuta degli schernitori e confuta i loro errori 2Pietro 3:1-10. Nella seconda sezione 2Pietro 3:11-18 rivolge ai lettori varie esortazioni in relazione coll'atteso Ritorno di Cristo.

Sezione Prima. 2Pietro 3:1-10. GLI SCHERNITORI DELLA VENUTA DEL SIGNORE E LA CONFUTAZIONE DEI LORO SCHERNI

Diletti, questa è già la seconda epistola che vi scrivo;

Si suole vedere qui un'allusione alla Prima epistola di Pietro e se ne deduce che la Seconda, pur non designando esplicitamente i destinatarii nella soprascritta, è stata rivolta agli stessi lettori della prima. Alcuni però credono si alluda qui ad una lettera perduta il cui contenuto rispondeva meglio della 1Pietro al cenno che se ne fa in questo versetto; ma la Prima Ep., col rievocare dinanzi ai cristiani le glorie della speranza cui Dio li ha chiamati in Cristo e col ricordare i doveri varii ai quali si devono applicare in attesa dell'apparizione di lui, risponde abbastanza bene alla caratteristica generale data delle due lettere nelle parole seguenti:

e in ambedue io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria

(lett. col ricordo) s'intende col ricordarvi le verità che vi sono state annunziate e che non son cosa nuova per voi. Cf. 2Pietro 1:13. Coll'espressione mente sincera vuol significare una mente aperta, candida, disposta ad accogliere la verità dottrinale e morale, non oscurata dalla nebbia delle passioni. È il contrario della «intelligenza ottenebrata» dei pagani che ha per ragione ultima «l'induramento del cuore» Efesini 4:18. Una siffatta mente i lettori l'hanno; si tratta di tenerla desta col ricordare e col comprendere viemeglio la verità ricevuta, onde non siano smossi dall'apparire di nuovi errori.

2 Se hanno la mente e il cuore volti alla verità per assimilarsela sempre più completamente, non sfuggirà loro l'annunzio profetico relativo agli schernitori:

onde vi ricordiate delle parole dette già dai santi profeti,

cioè dai profeti dell'antico Patto che hanno predette «le sofferenze di Cristo e le glorie che dovevano seguirle» 1Pietro 1:11, non tacendo degli empi che si farebbero beffe del giudicio di Dio, come delle sue promesse.

e del comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli;

Il comandamento al singolare può alludere all'ordine, spesso e in varie forme, ripetuto dal Salvatore ai suoi discepoli quando parlava loro della sua Seconda Venuta: «Vegliate e pregate, tenetevi pronti, il vostro Signore verrà quando voi non l'aspettate»; ovvero si riferisce più probabilmente all'insegnamento morale dato da Cristo, considerato come un tutto, come ad es. 2Pietro 2:21; insegnamento che includeva l'esortazione a vegliare, ad esser fedeli, a stare in guardia contro i falsi profeti ecc. Il sost. 'comandamento' è connesso, nel greco, con due genitivi: 'com. dei vostri apost.' 'del Signore...', perchè il comandamento procede dal Signore, ma è pure degli apostoli in quanto sono essi che lo hanno trasmesso. Il testo ordinario portava nostri invece di vostri e se ne cavava, forzando la sintassi, il senso dato dalla diodatina: «del comandamento di noi apostoli, che è del Signore...»; ma la critica del testo ha eliminato quella difficoltà, poichè il testo ord. poggiava solo su pochi msc. minuscoli, mentre tutti i codici unciali portano la lezione vostri. Coloro che Pietro chiama «i vostri apostoli» sono gli stessi di cui parla nella 1Pietro 1:12: «coloro che vi hanno evangelizzato per mezzo dello Spirito Santo mandato dal cielo». Fra loro potevano essere degli apostoli nel senso più stretto, come ad es. Paolo, o degli apostoli nel senso più largo di evangelisti o uomini apostolici, come Barnaba, Silvano, Timoteo, Marco ecc. Da ciò, sembra escluso che Pietro stesso si sia recato nelle regioni ov'erano dispersi i lettori della lettera.

3 Sapendo questo, prima di tutto; che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni;

Devono ricordarsi della meta finale cui, secondo le profezie, Dio conduce l'umanità e della via tracciata da Cristo per raggiunger quella meta, perchè non mancherà gente che cercherà di gettare il dubbio sulle promesse divine relative a quella grande speranza. Ed è importante che ne siano avvertiti per tempo onde non esser sorpresi. Perciò Pietro, sotto l'impulso dello Spirito (cfr. 1Timoteo 4:1; 2Timoteo 3:1) preannunzia, per i tempi che precederanno la venuta gloriosa del Signore, l'apparizione degli schernitori. L'espressione schernitori coi loro scherni, lett. 'con scherno' è un ebraismo che intensifica l'idea. Cf. Luca 22:15: «ho desiderato con desiderio». Questi schernitori saturi di scherni sono epicurei come i falsi dottori di 2Pietro 2; ma non sono da confondere con quelli. Non risulta che siano apostati; anzi dal modo in cui si beffano della speranza cristiana si vede che sono estranei al cristianesimo. Sembrano essere piuttosto dei materialoni per i quali l'importante è di godersi la vita presente senza preoccuparsi dell'al di là, senza rallegrarsi delle vane utopie cristiane, senza lasciarsi turbare dai vani timori di un giudicio di Dio colle relative sanzioni.

4 i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze e diranno: Dov'è la promessa della sua venuta?

s'intende della venuta di Cristo nella gloria; promessa contenuta già nelle antiche profezie che univano la prima colla seconda venuta, promessa ripetuta in modo più esplicito dal Signor Gesù in molte sue dichiarazioni, nonchè dai suoi apostoli. Dov'è torna a dire: 'che n'è di quella promessa'? Che cosa è diventata? Dov'è il suo adempimento? Cfr. Salmi 42:3,10; Malachia 2:17. I discorsi profetici di Gesù che parevano unire strettamente la caduta di Gerusalemme suggello della fine dell'economia giudaica, coll'avvento del Signore e colla fine del mondo, hanno potuto fornire agli schernitori qui annunziati, l'occasione di porre in dubbio la credibilità della promessa; il passare della prima generazione cristiana che aveva sperato vedere il Ritorno di Cristo, ha potuto rafforzare la baldanza di costoro nelle loro beffe. Essi infatti, dice Pietro, si gioveranno del fatto che nulla è mutato nella natura, per affermare che un mutamento futuro dovuto all'intervento di Dio è pura fantasia.

perchè dal giorno in cui i padri si sono addormentati tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione,

ovvero: e ciò fin dal principio... La promessa comprendeva, oltre al giudicio di Dio, un rinnovamento di tutte le cose, una palingenesi universale e il linguaggio usato da Gesù, pur non fissando date, poneva davanti ai discepoli la possibilità che la fine non fosse lontana. Talune delle sue dichiarazioni, fraintese in qualche loro parte, sembravano additare come estremo limite il tramonto della generazione allora vivente. Gesù avea detto: «Alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finchè non abbiano visto il regno di Dio venuto con potenza» Marco 9:1 o, come dice Matteo 16:28: «il Figliuol dell'uomo venire nel suo regno». Questo venir del regno, si riferiva probabilmente all'invio dello Spirito alla Pentecoste e al rapido estendersi della Chiesa; ma lo si intese del Ritorno finale di Cristo. Gesù avea detto Matteo 24:34: «Questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute»; e lo si era applicato non solo alla caduta di Gerusalemme, ma anche al giudicio finale mentre Cristo, se l'aveva detto della sua venuta, aveva dato al termine 'generazione' il senso più lato di 'periodo della storia umana' ovvero ancora di 'razza giudaica'. S'era trascurato di tener conto di tante altre dichiarazioni di Cristo che facean prevedere un lungo intervallo di tempo tra l'ascensione e il ritorno del Signore, periodo in cui l'Evangelo dovea esser predicato a tutte le nazioni e compiere, in seno all'umanità, un'opera di lenta trasformazione. Approfittando della correzione che la storia doveva recare alle vedute dei primitivi cristiani, gli schernitori diranno: Vedete, il mondo resta lo stesso dalla creazione in poi; l'annunzio di un rivolgimento catastrofico è cosa fantastica, contraria alle leggi della natura. L'espressione: dacchè i padri si sono addormentati è stata intesa in varie guise. Chi ha veduto nei 'padri', i patriarchi d'Israele, come Romani 9:5; chi gli Israeliti in genere come in Ebrei 1:1; chi i cristiani della prima generazione ai quali era stata fatta, in modo più esplicito, la promessa. Quest'ultimo senso risponde bene al contesto. Gli schernitori useranno un linguaggio familiare così ai cristiani come ai Giudei: dal che alcuni espositori traggono la conclusione che saranno Giudei. A confutare la pretesa immutabilità del mondo, l'apostolo ricorda il fatto del diluvio che distrusse l'umanità antica e sconvolse il luogo della sua abitazione.

5 Poichè costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua; per i quali mezzi, il mondo d'allora, sommerso dall'acqua, perì;

Gli schernitori parlan come fanno, poichè (o: perchè) dimenticano volontariamente, per difetto di sincerità e di onestà, certi fatti che distruggono le loro affermazioni. Le parole di Pietro si spiegano coi dati forniti da Genesi 1, senza bisogno di ricorrere alle cosmogonie della Grecia o dell'Egitto. Come causa prima della creazione dei cieli e della terra la Genesi addita sempre la parola di Dio espressione della sua volontà onnipotente: Dio disse e la cosa fu. Per la parola di Dio fu creata la materia dei cieli e della terra Genesi 1:1; per la stessa parola fu formato il cielo atmosferico (la distesa) e più tardi brillaron sulla terra il sole, la luna e le stelle; per effetto della parola di Dio, la crosta terrestre fin'allora ricoperta dallo acque, spinta da potenti forze sotterranee, emerse fuor dell'acqua, formando i continenti e le isole che sussistono in mezzo alle vaste superfici dei mari che li circondano; ma dopo un numero di secoli che non possiam precisare, in virtù della stessa parola di Dio che si servì delle acque di sopra e delle acque dell'abisso, ossia del mare, il mondo antico 2Pietro 2:5 perì: l'umanità, salvo una famiglia, fu distrutta e la superficie della terra subì uno sconvolgimento. Come dunque si può affermare che il mondo ha continuato nello stato in cui lo vediamo, fin dal principio della sua creazione? E se il peccato umano ha provocato uno straordinario intervento di Dio per punire l'umanità antica, chi oserà negar fede all'annunzio di un intervento più radicale e più definitivo? Vero è che la terra non ha da esser più devastata da un diluvio; ma Dio dispone di altri mezzi per eseguire i suoi giudizi.

7 mentre i cieli d'adesso e la terra, dalla medesima parola, son tenuti in serbo,

lett. tesoreggiati,

per il fuoco, essendo riservati per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi.

L'espressione i cieli d'adesso va intesa nel senso popolare, cioè i cieli quali sono secondo le apparenze, non nel senso astronomico, come se fossero designati tutti i sistemi siderali che popolano l'universo. Si tratta dei cieli nella loro relazione colla terra. In parecchi passi dell'Ant. Test. si parla del fuoco in connessione col giudizio di Dio. Salmi 97:3: «L'Eterno regna... Un fuoco lo precede e consuma i suoi nemici d'ogni intorno». Nella descrizione del giudicio, si legge in Daniele 7:9-10: «L'antico dei giorni si assise... Il suo trono era simile a fiamme di fuoco e le ruote di esso come fuoco ardente. Un torrente di fuoco sorgeva e si spandeva dinanzi a lui...». «Ecco l'Eterno appare in mezzo a fiamme di fuoco... La sua ira si muta in fuoco divoratore, le sue minacce in fiamme ardenti» Isaia 66:15. Cfr. Ebrei 11:29; 2Tessalonicesi 1:8: «Il Signor Gesù apparirà dal cielo... in un fuoco fiammeggiante per far vendetta...». Tuttavia nessun luogo dell'Ant. o del N. Test. dichiara in modo esplicito, come fa qui S. Pietro, che la terra attuale sarà distrutta, o per lo meno trasformata dal fuoco, in connessione col giudizio universale. Si tratta qui, non di un imprestito fatto a qualche libro apocrifo, ma di una rivelazione dello Spirito.

8 Ma voi, diletti, non dimenticate quest'unica cosa, che, per il Signore, un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno.

Gli schernitori dimenticheranno volontariamente certi fati della storia che mostrano come il mondo creato e conservato da Dio, possa esser modificato o distrutto da Dio. Ma i fedeli non devono dimenticare una verità insegnata nel Salmi 90:4 ove si legge: «Mille anni, agli occhi tuoi, sono come il giorno d'ieri quand'è passato, e come una veglia nella notte». Essa li aiuterà a vincere quella specie di delusione che molti credenti provavano fin dal tempo di Pietro e dovevano provare anche più forte in seguito, vedendo che la venuta del Signore tardava oltre alle loro aspettazioni. Pietro stesso non prova delusione, perchè il Signore gli ha annunziato che dovrà morir di morte violenta; ma le chiese a cui scrive, anche se non aspettavano il Ritorno di Cristo così immediato come la loro sorella di Tessalonica, potevano esser scosse nella loro speranza da quel che pareva un inesplicabile ritardo. Una tale impressione proveniva dal fatto che gli uomini misurano il tempo colla misura d'una creatura dalla vita molto breve, mentre Dio che è eterno lo misura altrimenti e per lui mille anni sono come un giorno. Quel che par lungo agli uomini è molto breve agli occhi suoi. Diceva Agostino: 'Dio è paziente perchè è eterno'. Quel ch'Egli annunzia come vicino può non avverarsi che dopo migliaia d'anni, periodo lungo per l'uomo, breve per l'Eterno. Notiamo di passata che parecchi dottori antichi, cedendo alla tentazione di fissar date, dedussero da questo passo che la venuta di Cristo avverrebbe nell'anno mille! Ben lungi dall'esser dovuto a trascuranza nell'adempiere la promessa fatta, o ad indifferenza di fronte alla Chiesa che implora la sua liberazione, l'apparente ritardo è dovuto alla bontà di Dio.

9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma Egli è paziente

(o: longanime)

verso voi, non volendo che alcuno perisca

(lett.: alcuni periscano)

ma che tutti giungano a ravvedersi

(lett. a ravvedimento). I tempi e i momenti, il Padre li ha riserbati alla sua propria autorità, e nessun uomo li conosce Atti 1:7; ma Dio non tarda oltre il momento da lui fissato; solo, la sua longanimità lascia agli uomini ampiamente il tempo di ravvedersi, giacchè senza il ravvedimento è impossibile la salvezza. Ora, come scrive Paolo 1Timoteo 2:4: 'Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati'. Cf. Ezechiele 33:11. Invece del verso noi del testo ordin., i msc. antichi portano tutti: verso voi. I membri infedeli o dormienti delle chiese hanno bisogno, al par degli altri, di ravvedimento.

10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro,

verrà certamente e verrà in modo inaspettato secondo la similitudine usata dal Signor Gesù Matteo 24:43.

in esso i cieli passeranno con fragore stridente

L'avverbio ποιζηδον si applica al romore prodotto da cosa che passa rapidamente come sarebbe uno stormo d'uccelli, una frana, una valanga, un bòlide. In Matteo 24:29 si legge, in relazione colla Venuta del Signore e col giudicio finale: « Il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scrollate». Cfr. Isaia 13:10; 34:4. «I cieli e la terra, disse ancora Gesù, passeranno». Cfr. Ebrei 1:10-12. Si tratta qui di fenomeni che sconvolgeranno l'aspetto del cielo quale si presenta all'occhio di chi abita questa terra; non si tratta dei cieli nel senso astronomico più vasto.

e gli elementi per il gran calore si dissolveranno.

Che si ha da intendere per: gli elementi? Le risposte variano. Alcuni ci hanno veduto gli spiriti che animano le stelle secondo certi concetti orientali - idea bizzarra -; altri le parti principali di cui si compone il mondo visibile: sole, luna, stelle, terra, mare; altri con più ragione gli elementi di cui si compone il nostro globo: acqua, rocce, terra, metalli e cose simili, i quali sottoposti ad un calore straordinario, si dissolveranno, talchè la superficie della terra ne sarà trasformata,

e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.

Le opere sono principalmente quelle che sono il risultato del genio e del lavoro dell'uomo sulla superficie terracquea. A produrre un effetto come quello indicato, basta l'incontro della terra con qualche corpo celeste, o con la coda di una cometa. Una variante contenuta nei Codd. Sin. B K P, accettata da Nestle, reca, invece del sarà arsa ( κατακαησεται), sarà trovata ( ευρεθησεται) che non da senso possibile ed è stata perciò corretta dalla vers. siriaca coll'aggiunta di un 'non sarà trov.' Nel cod. C si ha spariranno. Come abbia potuto originare la strana lezione del Sin. e del Vat. è difficile supporre. Il caso presente, insieme a parecchi altri, non solo in questa epistola, ma in altri scritti del N. Test., dimostra come battano falsa strada i critici che si rendon schiavi di un qualche gruppo di manoscritti anche quando il senso di un passo risulta assurdo o contrario a quello che l'autore manifestamente intende di esprimere.

AMMAESTRAMENTI

1. Nella parabola delle Vergini Gesù dice che, «tardando lo sposo, tutte divennero sonnacchiose e si addormentarono» Matteo 25:5. Con ciò Gesù dava ad intendere che la sua veneta potrebbe protrarsi molto al di là delle aspettazioni dei cristiani, e li avvertiva del pericolo di lasciar impallidire nell'anima loro il ricordo delle sue gloriose promesse. A questo Pietro si sforza di ovviare colla sua lettera e col rievocare le antiche profezie. A tener desta la mente dei credenti non v'è mezzo migliore dell'assidua lettura delle Scritture dell'Antico e del Nuovo Test. Perciò S. Giovanni scrive al principio dell'Apocalisse (Apocalisse 1:3): «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia...».

2. L'annunzio dato da Pietro che verrebbero degli schernitori della grande speranza cristiana si è largamente avverato nel corso della storia del cristianesimo. La regolarità con cui funzionano le leggi della natura è stata in ogni tempo invocata per distrugger la fede nel sopranaturale e in ispecie la fede in un intervento finale di Dio nella storia del mondo e dell'umanità. Parimente il passar dei secoli senza che si sia verificato il Ritorno glorioso di Cristo ha dato a molti così detti spiriti forti o positivi l'occasione di trattar come utopia fantastica la speranza dei credenti e di farsi beffe delle descrizioni bibliche della fine del mondo e del giudizio finale. La stabilità delle leggi della natura e della storia ha condotto perfino alla negazione della libertà morale e della responsabilità dell'uomo, giacchè, si dice, tutto avviene per ineluttabile necessità e quindi non c'è nè bene nè male. Ci avviciniamo con questo alla parola di Pietro relativa agli schernitori: «si condurranno secondo le loro concupiscenze».

Ora, è vero che la storia ha dissipato le illusioni dei primi cristiani circa l'imminenza della venuta di Cristo, mostrando come il tempo necessario allo svolgimento del regno di Dio si doveva calcolare col cronometro dell'Eterno e non coi piccoli orologi umani. Ha dissipato pure le tante volte i calcoli di coloro che pretendevano fissare tempi e momenti; ma l'aver rettificate le spiegazioni e le impressioni umane non significa l'aver distrutta la promessa divina. Essa sussiste nonostante gli errori d'interpretazione dei credenti e le beffe degli increduli e si avvererà nel tempo ch'è noto a Dio solo.

Intanto la storia dimostra che altre promesse relative allo svolgimento del regno di Dio si sono adempiute o si stanno adempiendo sotto agli occhi nostri. Cristo predisse che il piccol seme da lui gettato diverrebbe un grande albero, che l'Evangelo sarebbe predicato a tutte le nazioni della terra prima che venisse la fine; predisse che l'azione del Vangelo sarebbe lenta e graduale come quella del lievito; e la storia delle missioni cristiane ha dimostrato e dimostra la verità di queste profezie. L'Evangelo è oggi recato alle nazioni in quasi tutti gli angoli della terra in più di 500 lingue e dov'è accolto trasforma la vita degli individui e dei popoli. Cristo avea predetto ai suoi che sarebbero perseguitati e che il suo regno incontrerebbe - per quanto fondato unicamente sulla persuasione - formidabili opposizioni e queste certo non sono mancate. Avea predetto che elementi spurii sarebbero mescolati agli elementi genuini nella formazione del suo popolo; e gli ipocriti, gli apostati, i cristiani di nome, non son mancati come non fanno difetto le alterazioni, le adulterazioni del cristianesimo apostolico. Se si sono adempiute le dichiarazioni relative allo svolgimento del Regno di Dio, non abbiam motivo di dubitare che abbiano ad adempiersi quelle che concernono il suo compimento finale.

3. Quanto alla profezia relativa alla distruzione, almeno parziale, del globo per mezzo del fuoco, lo studio della natura lungi dall'escludere la possibilità di un tale evento, lo da come uno dei fenomeni probabili dell'avvenire. L'interno della terra è una massa incandescente e noi abitiamo sopra una sottile crosta formatasi attraverso periodi di tranquillità e di sconvolgimenti negli evi passati; crosta che trema di tanto in tanto e potrebbe convertirsi, da un momento all'altro, per effetto di forze e di cause da noi mal conosciute, in un immenso campo vulcanico coperto di fuoco, di materie in fusione e di cenere. Facciam parte del sistema solare che conta nell'universo come una piccola stella. Di queste stelle se ne son viste che furono un dì brillanti, poi impallidirono e infine sparirono. Basterebbe l'incontro della terra con un astro, con una cometa, con una nebulosa, che attraversassero il nostro sistema per determinare l'arsione del nostro piccolo pianeta. Ma se i fatti segnalati dalla scienza possono confortare la nostra fede, essa poggia, però, sopra un fondamento più saldo della natura e delle sue leggi. «I cieli e la terra passeranno ha detto Gesù, ma le mie parole non passeranno». La parola di Dio espressione della sua volontà onnipotente è quella che trasse dal nulla i cieli e la terra, è quella che di un globo coperto d'acque e di tenebre fece la magnifica abitazione dell'uomo; è quella che ne sconvolse la superficie col diluvio; è quella che conserva in esistenza la terra attuale e che la può devastare col fuoco e trasformare in un mondo nuovo. L'incredulità non vede nell'universo che la materia e le sue leggi; la fede ha gli occhi aperti e nella storia dell'universo, dal principio alla fine, ella scorge Dio e la manifestazione delle sue perfezioni. L'origine del mondo manifesta la sua potenza e la sua intelligenza; la conservazione di esso da a conoscere la sua sapienza e la sua benevolenza; il suo intervento per la redenzione degli uomini in Cristo è la prova suprema del suo amore; la longanimità colla quale invita i peccatori a ravvedersi e li aspetta, mostra quanto sia perseverante la sua volontà di salvare il suo intervento finale per la glorificazione dei fedeli e la distruzione dei ribelli, dimostra la sua fedeltà e la sua santa giustizia.

11 Sezione Seconda. 2Pietro 3:11-18. ESORTAZIONI VARIE IN RELAZIONE COLLA VENUTA DEL SIGNORE

Avendo riaffermata, in opposizione agli schernitori, la certezza della venuta del Signore, l'apostolo secondo il suo costume, ne prende occasione per fare alcune esortazioni pratiche, giacchè la verità deve permeare la vita e santificarla.

Poichè tutte queste cose hanno in tal modo da dissolversi.

I manoscritti si dividono tra gli avverbi dunque ( ουν) e così o in tal modo ( ουτως), cioè nel modo descritto nel vers. precedente. Quest'ultima lezione è adottata dai critici. La certezza che la terra, o almeno la superficie di essa con tutte le opere che l'adornano, ha da esser la preda del fuoco, non può non esercitare una seria influenza sulla vita dei credenti.

quali non dovete voi essere, per santità di condotta e per pietà,

Il quali ha senso esclamativo e racchiude una esortazione a considerare quale ha da esser la loro condotta in presenza della sorte riservata al mondo attuale. Pietro l'accenna con due plurali che si potrebbero rendere: santi modi di condursi e atti di pietà. Col plurale si vogliono significare le svariate manifestazioni della santità e della pietà verso Dio in tutta la vita. Essi non appartengono moralmente al mondo condannato; come potrebbero affezionarsi ai suoi beni perituri e ai suoi piaceri malsani?

12 aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio a cagion del quale i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi per il gran calore si struggeranno.

Il giorno di Dio è il giorno del giudicio, chiamato anche 'giorno di Cristo' Filippesi 2:16, 'giorno del Signore' 2Pietro 3:10, Atti 2:20, ecc. È chiaro che il termine giorno non ha qui il senso ristretto di uno spazio di 24 ore: ma d'altra parte, per quanto sia vero che una specie di giudicio Dio lo esercita del continuo nel corso della storia, l'espressione 'giorno di Dio' colle altre equivalenti, accenna ad un periodo futuro, di durata non precisata, in cui si compiranno eventi determinati e saranno pronunziate sentenze definitive per la sorte delle creature morali. Mentre in 2Pietro 3:10 era detto dei cieli, nel senso molto limitato notato più sopra, che 'passeranno', qui si dice che si dissolveranno, mentre degli elementi si dice si struggeranno o lett. 'si struggono'. Variano le espressioni ma il senso resta immutato. L'atteggiamento dei credenti è descritto con due parole: aspettano con fede non scossa dagli scherni, nè dall'apparente ritardo; e affrettano la venuta del gran giorno. Come mai? La pazienza di Dio vuol lasciar ai peccatori il tempo di ravvedersi e se i fedeli si valgono di questo tempo per santificar se stessi e per condurre gli altri al pentimento e alla fede, essi affrettano in certo modo la venuta di Cristo. D'altronde, essi lo possono fare nel modo insegnato da Cristo quando pregano: 'Venga il tuo regno'; quando sospirano nelle loro tribolazioni: Fino a quando non fai tu giudicio? e 'gridano a lui' giorno e notte Luca 18:7-8; Apocalisse 6:10.

13 Ma, secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiterà la giustizia.

Il giudizio di Dio ha per risultato da un lato la perdizione o distruzione degli uomini perseverati nell'empietà, insieme con il tremendo incendio della loro dimora; ma dall'altro lato ha per risultato la eterna gloria e felicità dei salvati accolti in una dimora rinnovata e monda di peccato. La promessa qui ricordata e che ha trovato larga eco nella letteratura giudaica, s'incontra in Isaia 65:17-25; 66:22: «Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra; e le cose di prima non saranno più rammemorate...». Sotto altra forma, la troviam ripetuta da Cristo nei suoi insegnamenti sul Regno di Dio, o in parole come Matteo 19:28: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione (palingènesi), quando il Figliuol dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, voi...» Nel discorso riassunto in Atti 3, Pietro parla Atti 3:20-21 dei «tempi di refrigerio» che verranno dalla presenza del Signore quando manderà ai suoi Gesù, «che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti». In Romani 8:21-22, Paolo dice che «fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio», per cagion del peccato umano, ma «sarà anch'essa liberata dalla servitù della corruzione, per entrar nella libertà della gloria dei figliuoli di Dio». S. Giovanni, nelle ultime visioni dell'Apocalisse relative alle cose finali, contempla la realizzazione della promessa: «Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perchè il primo cielo e la prima terra erano passati e il mare non era più».

Certo il linguaggio della profezia non ha la precisione di quello della scienza e non possiamo dire fino a che punto i nuovi cieli e la nuova terra saranno il risultato di una creazione nuova anzichè di una trasformazione della terra attuale. In 2Pietro 3:6-7 si dice del mondo antediluviano che «sommerso dall'acqua perì», e si parla del «mondo d'allora» e dei «cieli e della terra d'adesso», sebbene sia evidente dal racconto biblico che la sola superficie di una parte della terra fu modificata e non radicalmente dal diluvio. Così può darsi che l'abitazione dell'umanità redenta sia semplicemente il mondo attuale purificato, liberato dalle conseguenze del peccato e dal peccato stesso. In esso, infatti, abita ( κατοικει) cioè, ha da abitare la giustizia, ossia la perfetta conformità al volere di Dio per parte di quanti vi dimoreranno. L'abitare dei redenti dotati di corpi celesti in quel mondo nuovo, non esclude che la loro attività futura possa estendersi ad altre parti dell'immenso universo di Dio.

14 Perciò, diletti, aspettando queste cose,

la venuta del Signore, il giudizio, i nuovi cieli e la nuova terra,

studiatevi d'esser' trovati, agli occhi suoi, immacolati e irreprensibili, nella pace;

Sebbene non abbia nominato prima il Signor Gesù, dice agli occhi suoi, perchè la presente alla mente, in connessione col gran giorno, la venuta personale di Cristo. Nella pace indica l'ambiente in cui si ha da svolgere la loro santificazione. Gli uni l'intendono della pace con Dio, altri della pace della coscienza; ma è più semplice il vedervi la pace in cui devono vivere coi fratelli e, se possibile, con tutti gli uomini Romani 12:18. Il frutto della giustizia, dice Giacomo, si semina nella pace.

15 e ritenete che la pazienza del Signor nostro è per la vostra salvezza,

Dice lett.: 'reputate salvezza la pazienza...'. Non mormorate se vi par lunga per voi personalmente, o per la Chiesa, l'attesa; ma considerate questa dispensazione divina come cosa che deve servire alla vostra e all'altrui salvezza. Cfr. 2Pietro 3:9.

come anche il nostro caro fratello Paolo ve l'ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data;

Lo scopo di questa riferenza ad uno o più scritti dell'apostolo Paolo può essere stato di mostrare come, nonostante qualche personale divario (Vedi Galati 2:11-15) circa il modo di procedere in date circostanze, i due apostoli fossero in perfetto accordo nel loro insegnamento; l'autorità dell'uno poteva quindi servire a confermare le esortazioni dell'altro, tanto più che, nel caso attuale, Paolo era stato il fondatore, di parecchie delle chiese alle quali è rivolta questa lettera. Il modo in cui Pietro parla del suo collega nell'apostolato è pieno d'affetto, e, senza trascendere all'adulazione, dimostra in quale alta stima ei tenesse Paolo per la profonda conoscenza della verità cristiana a lui concessa da Dio. Sapienza implica conoscenza e il modo d'impartirla e di applicarla alle circostanze varie. A quali epistole alluda Pietro, non è ben chiaro per noi e le opinioni son perciò diverse. Chi parla dell'Ep. ai Romani a motivo del passo Romani 2:4; chi delle Epp. I ai Corinzi, Ebrei o Tessal. Ma se si ammette che la II Pie. sia diretta agli stessi gruppi cristiani nominati nella prima 2Pietro 3:1; 1Pietro 1:1, bisogna attenersi alle Epp. scritte da Paolo ai cristiani d'Asia Min. cioè ai Galati, agli Efesini e ai Colossesi, epistole che non trattano della venuta di Cristo, ma contengono esortazioni a santità e vigilanza in vista di quell'avvento Efesini 4:30; 6:8; Colossesi 3:4,23. Altri intende il vi ha scritto in un senso largo che difficilmente può avere, applicandolo a tutti i cristiani. Ma qui Pietro distingue uno o più scritti rivolti ai lettori della II Pietro, da altre epistole di Paolo rivolte ad altri. C'è infine chi crede si tratti di un'epistola paolina andata perduta; ma ciò è poco probabile trattandosi di uno o più scritti che avevano già fin d'allora larga circolazione nella chiese d'Asia M.

16 e questo egli fa

(lett. come anche in...)

in tutte le sue epistole parlando in esse di questi argomenti

(queste cose). Gli argomenti di cui si tratta sono la venuta di Cristo, il giudicio, le cose finali in genere e la condotta da tenere. Son parecchie le lettere di Paolo che toccano questi argomenti: Romani 8:18-25; 1Corinzi 15; 1Tessalonicesi 4-5; 2Tessalonicesi 2. Anche se si accetta l'articolo greco ( πασαις ταις) tutte le... del Sin. K L P, non ne viene che Paolo avesse finito di scrivere; si tratta delle epistole già scritte e che le chiese si comunicavano vicendevolmente per loro edificazione.

nelle quali epistole ( ἁις) sono alcune cose diffìcili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione.

Se si legge con C K L P εν ὁις: 'nei quali argomenti', si è condotti a cercar le cose difficili a capire in passi come 2Tessalonicesi 2 ove si parla dell'uomo del peccato e di quel che ne ritarda l'apparizione. Se invece si legge il fem. nelle quali epistole il pensiero è più generale e si può anche pensare ai passi delle Epp. Paoline ove ragiona della libertà cristiana: Romani 6-7; 14; 1Corinzi 8-10; Galati 5 ecc. Di tali passi potevano giovarsi, torcendone il senso, i falsi dottori e quanti facevano della libertà un manto per coprire i loro vizi 1Pietro 2:16; 2Pietro 2:19; Galati 5:13; Romani 6:1. Li dice ignoranti perchè non giunti ancora ad afferrar la verità, instabili (Cfr. 2Pietro 2:14) perchè ancora malfermi nella fede e indecisi nella loro vita cristiana, quindi portati a dare a certi passi, non il senso che l'autore aveva in mente, ma quello che si confà colle loro passioni. Così fanno, non solo per gli scritti apostolici, ma in genere per le altre Scritture. Con queste si hanno da intendere, non altri scritti cristiani letti nelle chiese, ma le Scritture dell'Antico T., essendo il termine 'Scritture' riservato a quelle, nel N.T. Torcendone il senso per volgerlo a favore della loro corruzione essi, invece che alla loro salvezza, le fanno servire alla loro propria perdizione finale.

17 Voi dunque, diletti, che sapete queste cose in antecedenza state in guardia;

2Pietro 3:17-18 sono la conclusione della Lettera. Il greco dice semplicemente: preconoscendo, e s'intende: preavvisati come siete dalle mie lettere, da quelle di Paolo, e in genere dalle profezie, della venuta di schernitori e di falsi dottori, dei loro errori, dei loro metodi, della lor condotta, state in guardia;

che talora, trascinati anche voi,

con loro e con altri,

dall'errore

religioso e morale,

degli scellerati,

propriamente dei senza legge, applicato agli uomini di Sodoma 2Pietro 2:7, e qui ai falsi dottori ed agli schernitori che avranno per unica legge le loro passioni,

non iscadiate dalla vostra fermezza

attuale.

18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Unico modo di non iscadere, di restar saldi, è il crescere nella vita spirituale di cui Cristo è la fonte e il mediatore. Egli è la Vite noi siamo i tralci. Crescere nella grazia del Signor Gesù è un appropriarsene, sempre più completamente, le ricchezze inesauribili, mediante la fede che ci unisce a lui. Crescere nella conoscenza del Salvatore è un imparare a conoscer sempre meglio collo studio della verità, colla pratica di essa, col tenersi a lui intimamente uniti, qual'è la sua grandezza, la sua potenza, la sua santità; il suo «amore che sorpassa ogni conoscenza» Efesini 3:17-19.

A lui sia la gloria, ora e in sempiterno. Amen.

«Insigne glorificazione della divinità di Cristo. Un tale omaggio appartiene a Dio solo. L'apostolo dice: ora, affinchè non defraudiamo Cristo della gloria sua mentre siamo ancora nelle lotte di questo mondo; ma aggiunge: fino al giorno d'eternità onde collo spirito abbracciamo fin d'ora quel suo eterno regno che ci manifesterà, nella sua pienezza, la gloria di lui». Calvino. L'amen manca nel solo cod. vaticano ed è quindi probabilmente autentico, come lo è in Giuda 25.

AMMAESTRAMENTI

1. I cristiani aspettano grandi cose, ma fondate non sulla loro immaginazione, bensì sulla promessa di Dio. Aspettano il giorno di Dio, il Ritorno di Cristo qual Re e Giudice di tutti; aspettano la distruzione col fuoco del mondo ch'è stato contaminato dal peccato; aspettano un mondo nuovo dimora adatta della giustizia. Come il corpo che ha servito al peccato ha da dissolversi per esser sostituito da un corpo adatto alla vita perfetta, così è del mondo, dimora dell'uomo. Una tale speranza, se alberga veramente in un cuore, non può non esercitarvi un'influenza santificante. Come far di quello che ha da dissolversi il nostro tesoro? Come non purificarci da quello ch'è causa della distruzione della terra e delle opere che sono in essa? Come non studiarci di camminar nella santità, nella pietà, nella pace, quando aneliamo di abitare nel mondo ove la giustizia ha la sua dimora?

2. Meritano d'esser tesoreggiate in 2Pietro 3:15-16 alcune verità relative alle S. Scritture. Gli scritti apostolici sono messi alla pari colle Scritture dell'Ant. Test. perchè ispirati dallo stesso Spirito ch'è la fonte della sapienza data agli strumenti della rivelazione. Le varie parti della Scrittura si prestano vicendevole appoggio, si completano, si chiariscono l'una l'altra. La Scrittura contiene cose non facili a capirsi e che possono esser torte da uomini ignoranti e instabili; ma non ne segue che debbano esser proibite al popolo cristiano al quale son destinate e fra il quale circolavano liberamente e largamente al tempo degli apostoli e fin quando la Chiesa decadde. Non ne segue neppure la necessità d'un interprete sedicente infallibile il quale, nella pratica, ha fatto in seno alla chiesa romana la più triste prova, tanto che non v'è sezione della cristianità ove l'ignoranza delle Scritture sia maggiore che nel romanesimo, e non v'è chiesa che abbia maggiormente torto il senso delle S. Scritture a sostegno dei suoi errori. Si avvicini ognuno alle sacre pagine con cuore onesto, disposto a ricevere e praticar la verità; si avvicini con umiltà, implorando la luce dello Spirito; perseveri nella lettura e nella meditazione della Bibbia, ed essa si dimostrerà, come sempre è stata, lampada al suo piè, luce sul suo sentier.

3. Chi non vuol decadere dalla propria fermezza nello stato di grazia faccia queste tre cose: Ponga mente agli avvertimenti della Scrittura circa le insidie che aspettano i credenti. Stia in guardia contro chi rinnega Cristo Signore e Salvatore, sia coll'insegnamento, sia colla condotta. Si tenga stretto al suo Salvatore onde crescere del continuo nella grazia e nella conoscenza di lui. Così gli sarà dato di contemplarne la gloria nell'eternità.

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