Atti 1

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I PRELIMINARI DEL LIBRO (Atti 1:1-12)

I "preliminari" del libro possono essere così analizzati:

1. IL NESSO TRA IL LIBRO DEI FATTI ED IL TERZO EVANGELO (Atti 1:1-2)

2. I QUARANTA GIORNI FRA LA RISURREZIONE E L'ASCENSIONE (Atti 1:3)

3. GLI ULTIMI ORDINI DI GESÙ (Atti 1:4-8)

4. L'ASCENSIONE (Atti 1:9-11)

5. I DISCEPOLI TORNANO A GERUSALEMME DAL MONTE DELL'ULIVETO (Atti 1:12)

1. IL NESSO TRA IL LIBRO DEI FATTI ED IL TERZO EVANGELO (Atti 1:1-2)

L'io con cui comincia il libro, è la firma dell'autore. Sotto il velo di cotest'io sta Luca, l'autore del terzo Evangelo, ch'egli qui chiama il suo primo trattato o discorso ( πρωτος λογος); primo, relativamente a questo dei Fatti, che è il secondo. Il libro dei Fatti è dunque la continuazione dell'Evangelo; è il secondo volume di una opera unica; nel primo volume, è narrato come la vita di Cristo si manifestò nel corpo reale del Salvatore, nel secondo volume, è narrato come la vita di Cristo si manifestò ai primordi nel corpo mistico di lui che è la Chiesa. Quanto a Teofilo a cui è dedicato il libro, vedi la dedica. Il "tutte le cose" di cui Luca dice essersi occupato nel suo primo lavoro, non è da intendersi in senso assoluto. Qual libro potrebbe mai contenere tutte le cose che Gesù fece ed insegnò? Giovanni 21:25. Si capisce che si tratta soltanto delle più importanti, delle principali, delle essenziali e sufficienti a render "savio a salute" 2Timoteo 3:15 il peccatore. Per il medesimo uso limitato di questa espressione, vedi Matteo 2:3; 3:5; Atti 2:5;13:10; Colossesi 1:6; 1Timoteo 1:16. Il modo: prese o cominciò ( ηρξατο) a fare ed insegnare è modo tutto ebraico. (Cfr. Genesi 9:20; Marco 6:7 e simili). Se, come vogliono parecchi commentatori (lo Starke, l'Olshausen, il Baumgarten ed altri), ci si volesse vedere uno speciale significato, si potrebbe dire che Gesù cominciò ad operare, ponendo il fondamento alla grande opera di redenzione, che l'Evangelo annunzia; e continuò, come i Fatti narrano, ad operare nei suoi Apostoli, con gli Apostoli e per gli Apostoli, raccogliendo nella eternità le primizie di quello che avea seminato nel tempo.

2 La Ascensione è qui descritta in modo che va notato. Gesù fu accolto in alto. Nell'Evangelo, Luca dice ch'Egli si dipartì dai discepoli ( διεστη απ' αυτων); è il Maestro, che, nell'atto solenne di benedire Luca 24:51 i suoi discepoli, si separa da loro; qui invece, Gesù è descritto nell'atto in cui, nella nuvola Atti 1:9, che è il carro dell'Eterno, Egli è portato ( ανελημφθη) nel cielo e ricevuto dal Padre, che gli apre le "porte eterne" Salmi 24:7-10. Quali comandamenti od ordini Gesù avesse dato agli undici apostoli prima di salire al cielo, Luca non dice; va notato che l'originale ha qui un participio ( εντειλαμενος), che significa: dopo aver impartito degli ordini... il che può anche unicamente riferirsi all'ordine ricordato in Matteo 28:18-20. Ad ogni modo, è a cotest'ordine, fra tutti importantissimo, che Luca qui allude. Il per mezzo dello Spirito Santo vuol dire che l'ordine o gli ordini da Gesù dati ai suoi discepoli, sgorgavano da quella immensurabile pienezza dello Spirito Santo, di cui parlano Luca ed il Battista Luca 4:1; Giovanni 3:34. Per la elezione degli apostoli vedi Matteo 10:2-4; Marco 3:14-19; Luca 6:12-16.

Riflessioni

1. Luca scrive prima la vita di Gesù, e poi si occupa dei "Fatti" degli Apostoli. Nel dominio delle nostre conoscenze religiose è questo l'ordine normale da seguire. Difatti, che ci gioverebbe la conoscenza di tutti quanti i "fatti" degli Apostoli se non avessimo prima stretta personale ed intima conoscenza col Salvatore?

2. La storia della Chiesa è la continuazione dell'opera di Cristo. Cristo non ha posto la parola fine al suo ministerio quando lascia la terra; ma il suo ministerio Egli continua dalla destra del Padre, chiamando le anime al ravvedimento ed alla fede, pascendo la sua Chiesa e dirigendo la trionfale evoluzione del suo regno nel mondo. La storia della Chiesa senza il ministerio di Cristo, è un fatto incomprensibile; col ministerio di Cristo, ella è una prova evidente della sapienza e della grandezza della divina Provvidenza.

3. Il terzo Evangelo ed il libro dei Fatti sono dedicati a Teofilo; a un individuo isolato; ma ben presto divengono proprietà comune della Chiesa intera. Così fa sovente Iddio, come dice il Parker: "Egli chiama un uomo in disparte; e nel cuore di cotest'uomo, pone i misteri dei suoi proponimenti... e da un centro individuale, ecco che esce un calor vivido, che riempie la terra col suo divino ardore".

4. Cristo fece ed insegnò. Molti anche ai giorni nostri accettano la morale la dottrina, gli insegnamenti di Cristo; ma non parlate loro di quel che Cristo ha fatto; non parlate loro dei miracoli, né della redenzione che Egli ha compiuta, che non ne vogliono sapere. Notate però Luca; egli vuole che noi sappiamo quel che Gesù ha fatto e quello ch'Egli ha insegnato; e non vi sfugga l'ordine delle cose; prima, quello che ha fatto; poi, quello che ha insegnato; prima, l'opera; poi, l'insegnamento. Cristo non può essere efficace Maestro, che per coloro i quali l'hanno prima accettato come loro personale Redentore.

5. Gli "ordini" e le parole tutte quante di Cristo non sono cosa d'uomo dotto "secondo la carne", come tanti dicono; lo scrittore ispirato qui assevera, che sono voci dello Spirito Santo.

3 2. I QUARANTA GIORNI FRA LA RISURREZIONE E L'ASCENSIONE (Atti 1:3)

Dopo aver sofferto Gesù si presentò vivente agli apostoli. Il dopo aver sofferto accenna qui alla morte di Gesù. La morte fu per Gesù, il termine delle sue sofferenze. Si presentò vivente. Gli apostoli dovevano essere i testimoni oculari della risurrezione di Cristo; del fatto, cioè, che sta a base del cristianesimo 1Corinzi 15:14. Era quindi necessario che gli apostoli fossero accertati di cotesto fatto in modo incontestabile; e gli è per questo che Gesù apparve loro vivente. Egli apparve nel giorno stesso della risurrezione:

1) a Maria Maddalena Giovanni 20:11-18; Marco 16:9-11;

2) alle altre donne che andarono al sepolcro Matteo 28:9;

3) a Pietro Luca 24:34; 1Corinzi 15:5;

4) ai due discepoli sulla via d'Emmaus Luca 24:13-35; Marco 16:12;

5) ai discepoli assieme raunati, meno Toma Giovanni 20:19-24.

Una settimana dopo, apparve

6) ai discepoli tutti assieme, essendo Toma presente Giacomo 20:25-29; Marco 16:14-18.

Poi apparve

7) ai sette discepoli al mar di Galilea Giovanni 21:1-24;

8) a più di cinquecento discepoli 1Corinzi 15:6;

9) a Giacomo 1Corinzi 15:7;

10) agli apostoli in Gerusalemme Atti 1:3-5; 1Corinzi 15:7;

11) presso Betania, all'Ascensione Atti 1:6-11; Marco 16:19; Luca 24:50-51.

E dette loro molte certe prove della sua risurrezione. Dette loro delle prove infallibili: questo certe o infallibili non è nel testo; ma l'originale ( πολλα τεκμηρια) include cotesta idea. E la sola volta che questa espressione è usata nel Nuovo Testamento; Platone ed Aristotile l'adoperano ad indicare la prova più evidente che si possa dare per accertare un fatto. I discepoli lo videro, lo udirono, lo toccarono, mangiarono e bevvero con lui dopo ch'ei fu risorto: che più potea dar loro il Maestro per assicurarli ch'egli veramente vivea? E queste prove egli dette loro durante quaranta giorni. Quest'accenno è importante perché è il solo, in tutto il Nuovo Testamento, che precisi il tempo corso fra la Risurrezione e l'Ascensione. Durante i quaranta giorni, Gesù ragionava dette cose appartenenti al Regno di Dio. L'idea del Regno di Dio è idea dell'Antico Testamento, e nel libro di Daniele ha la sua più sublime espressione Daniele 7:14. Il concetto giudaico del Regno di Dio era quello di una teocrazia terrena; di un regno terreno, cioè, governato direttamente da Dio. Gesù prese l'idea dall'Antico Testamento, ma le dette un significato più puro e più spirituale. Nel Nuovo Testamento, difatti, il concetto del Regno di Dio presenta vari aspetti, ma ha sempre questa idea fondamentale: che la cittadinanza di cotesto regno impone a chi desidera conseguirla, due condizioni:

1) il ravvedimento, o il cangiamento, del cuore e della condotta, e

2) la fede viva e individuale nel vivente Salvatore.

Per i diversi aspetti del concetto di Regno di Dio nel Nuovo Testamento, vedi Matteo 3:2; 16:28; Romani 14:17; Matteo 16:19; 13:11; 8:11.

Per le cose delle quali Cristo ragionò relativamente al Regno di Dio, durante i quaranta giorni, vedi Matteo 28:19-20; Marco 16:15-18; Luca 24:27,44-45; Giovanni 20:21; Atti 1:4-8. Fra le come che egli insegnò loro in quei giorni, relativamente a cotesto fatto grande e divino, queste sono specialmente da notare: che a base del Regno di Dio sta l'espiazione dei peccati compiuta da Cristo Luca 24:46-47; che il Regno di Dio sarà universale Matteo 28:19-20; che l'Antico Testamento va interpretato alla luce viva e piena della rivelazione che ci è data nel Nuovo Luca 24:25,27,45. (Lindsay). Una di quelle conversazioni a cui allude il testo (ed è la sola di cui sia fatta menzione negli Evangeli), troviamo riferita in Giovanni 21. Gesù, in cotesta circostanza, presentò a Pietro il Regno di Dio sotto l'immagine d'un gregge, di cui bisogna pascere l'insieme collettivamente ed al tempo stesso ogni pecora individualmente; fece capire che chi vuol condurre il gregge dev'essere pronto a patire per il nome di Cristo, e fece dipendere tutti quanti i doveri dei conduttori spirituali dall'unione personale col Maestro: - "Tu, seguitami!" (Barde).

Riflessioni

1. Cristo si presentò ai suoi "vivente"; e "vivente" sta dinnanzi agli occhi della sua Chiesa che lo contempla e che vive della vita di lui Giovanni 14:19. Gesù muore per espiare i nostri peccati 1Pietro 2:24, risuscita, e per la sua risurrezione noi acquistiamo la certezza che ogni nostro debito è pagato, perché Dio ha accettato, come valido a pagarlo, il sacrificio del Golgota Romani 4:25; egli si mostra vivente, e sale al cielo per intercedere del continuo per noi Ebrei 7:25. Quand'io lo contemplo sul legno della croce, io sento nel cuore la pace che è il frutto della mia riconciliazione con Dio; quando contemplo il sepolcro vuoto di Giuseppe d'Arimatea, io sento l'allegrezza della mia certa salvazione; quando lo sento vivente nel santuario del mio cuore, io mi trovo forte in mezzo a tutte le tentazioni ed a tutte le avversità della vita, e dico: - "Non temere, anima mia", "niuno ti strapperà dalle mani di lui" Giovanni 10:28 perché a lui "è data ogni potestà in cielo ed in terra" Matteo 28:18.

2. La risurrezione di Cristo non è un'idea, non è un mito, non fu effetto d'una illusione ottica, ne una creazione di fantasie innamorate; è un fatto storico, circondato da un nuvolo d'irrefragabili prove. Le teorie intese a negare la risurrezione di Cristo passano e non lasciano che qualche debole traccia nel mondo delle idee; la risurrezione rimane, nel mondo dei fatti, come maestosa torre che non crolla, perché fondata sulla divina roccia della testimonianza apostolica.

3. Gesù inaugura e chiude il suo ministerio, predicando il Regno di Dio Marco 1:15; Atti 1:3; e si può dire senza tema d'errare che il Regno di Dio è il soggetto fondamentale dell'insegnamento di Cristo. La "denominazione" religiosa alla quale apparteniamo, è una frazione della Chiesa; la Chiesa è la riunione dei credenti d'ogni lingua e d'ogni nazione; ma la non è "il Regno", è la capitale del Regno di Dio; l'idea del Regno di Dio, di quel Regno che sarà stabilito quando la volontà di Dio sarà fatta in terra com'è già fatta nei cieli, vola come aquila su tutte le altre idee. Il cristiano che non vede un palmo più in là del campanile della propria chiesuola, è un cristiano gretto ed egoista; il cristiano che al di là del campanile della propria chiesuola sa vedere ed amare la Chiesa che è il corpo mistico di Cristo 1Corinzi 12:20,27, è già, più del primo, vicino all'ideale. Il cristiano che al di là della Chiesa contempla il Regno e sospira e prega e lavora per l'incremento de Regno di Dio, è il cristiano che pensa ed ama col pensiero e con l'amore di Cristo.

4 3. GLI ULTIMI ORDINI DI GESÙ (Atti 1:4-8)

La promessa del Padre è il compimento della promessa dello Spirito Santo che il Padre avea fatta nell'Antico Patto per mezzo dei profeti. Vedi, per esempio, Isaia 44:3; Gioele 2:28-32. Confr. Luca 24:49; Giovanni 16:16-27; 15:26. La promessa, che voi avete udita da me. Luca 12:11-12; Giovanni 14-16.

5 Le parole del vers. 5 sono parole di Gesù agli apostoli e vanno lette alla luce di Matteo 3:11; Marco 1:8; Luca 3:16; Giovanni 1:26,31. Gli apostoli aveano già ricevuto una parziale comunicazione dello Spirito Santo. Giovanni 20:22; quella che Gesù annunzia loro adesso, sarà qualcosa di più: sarà addirittura un battesimo dello Spirito Santo; vale a dire, un'effusione abbondante dello Spirito Santo; una immersione completa in questo santo elemento vivificante e purificatore.

6 Sarà egli in questo tempo che tu restituirai il regno ad Israele? Gli apostoli si immaginavano un regno di Dio tutto temporale. Il loro ideale era l'ideale dei loro connazionali: una teocrazia terrena. Il regno teocratico d'Israele fondato dal Messia ed apportatore di libertà e di grandezza politica al popolo, che gemeva sotto il giogo dei romani. Essi credono che Gesù è il Messia; che il Messia operi la gloriosa "restaurazione" d'Israele, è per loro fuori di dubbio; la loro preoccupazione si riferisce al quando. Sarà egli in questo tempo? Sarà egli in questo fra, qui e non molti giorni di cui tu parli? (v. 5).

7 È non sta a voi di sapere i tempi e le stagioni, le quali il Padre ha messe nella sua propria potestà. I tempi ( χρονοι) sono i lunghi periodi; le stagioni ( καιροι) sono i momenti. I tempi ( χρονοι) sono i grandi periodi nel corso della storia; i momenti ( καιροι) sono gli spazi limitati e determinati che si succedono nel corso ininterrotto del tempo. Quell'ha messe nella sua propria potestà, potrebb'essere più chiaramente reso, così: ei non sta a voi di conoscere i tempi ed i momenti che il Padre ha di sua propria autorità determinati. Conf. Matteo 24:36; Marco 13:32; Luca 12:39-40. Il quando è di Dio; a noi, l'aspettare, il vegliare, il pregare, l'oprare.

8 La virtù ( δυναμις) di cui qui parla Gesù, è la forza, la potenza dello Spirito; è quella "virtù da alto" Luca 24:49 che trasformerà gli apostoli in testimoni, potenti in parole ed in opere. L'originale del testimoni è martiri ( μαρτορες). Questa parola passò poi ad indicare quelli che soffrivano ed erano messi a morte nei tempi di persecuzione della fede. Si chiamarono persecuzione martiri perché in mezzo ad ogni sorta di dolori e fino a costo della vita resero testimonianza a Colui che li aveva redenti. In Gerusalemme, e in tutta la Giudea, ed in Samaria e fino all'estremità della terra. Qui, come s'è detto nella introduzione, è il piano del libro intero degli Atti, che dà la evoluzione storica di questa ultima parola del Cristo. Vedi lo scopo del Libro, nella Introduzione.

Riflessioni

1. La promessa dello Spirito che il Padre avea fatta al suo popolo per mezzo degli antichi profeti, molti, per non dir quasi tutti, aveano dimenticata, preoccupati com'erano di cose materiali e terrene; ma Dio che è Padre, è Padre fedele e non dimentica le sue promesse. Egli le ricorda per mezzo di Gesù, e le compie quando suona l'ora ch'Egli ha di sua propria autorità determinata.

2. Giovanni battezzò con acqua: - non bastava; era necessario il battesimo dello Spirito. Anche noi abbiamo ricevuto un battesimo d'acqua; ma il battesimo dello Spirito l'abbiam noi ricevuto? Che illusione fatale è quella di coloro che credono che basti, a farci cristiani, l'esser cospersi dell'acqua battesimale! San Pietro ci insegna che cristiano è soltanto colui che è "cosperso del sangue di Gesù Cristo e santificato dallo Spirito" 1Pietro 1:2; e San Paolo recisamente dice: "Se uno non ha lo Spirito di Cristo, ei non è un cristiano Romani 8:9.

3. La domanda degli apostoli a Gesù circa la restaurazione d'Israele, ci mostra quanto sia difficile lo sradicare dalla mente umana un'idea erronea. Gli apostoli aveano seguito Gesù passo a passo durante il suo ministerio terrestre; aveano udito il suo insegnamento, relativo al Regno di Dio, aveano udite le stupende parabole del Regno Matteo 13; ed eccoli qua, all'ultimo momento, preoccupati delle vecchie e tradizionali idee. E noi crediamo che sia facil cosa l'estirpare dalla mente d'un vicino, d'un amico, un errore ch'essi hanno succhiato col latte materno; e come facilmente ci scoraggiamo se non vediamo subito la verità accettata con entusiasmo! Impariamo ad esser più pazienti, ad aver maggior perseveranza ed a fare più assegnamento sull'opera della Grazia che sulla forza dei nostri argomenti.

4. Chi è che non sia stato o non sia solleticato dalla curiosità del quando? Non lo dimentichiamo: il quando è di Dio; il dovere del presente è quello che ci deve preoccupare. Perché perdersi a curiosar dell'avvenire quando da mane a sera buio importante e tanto urgente lavoro ci preme da ogni parte?

5. Voi mi sarete testimoni, dice il Maestro. Testimoni di me. Ogni cristiano dev'essere un testimone di Cristo; deve cioè esporre dinnanzi ai peccatori che si perdono perché non conoscono la via della vita, chi sia Gesù, che cosa egli abbia già fatto per lui, e che cosa egli sia pronto a fare per loro. Osservate qui

1) che la testimonianza cristiana è essenzialmente positiva. La testimonianza, come la si rende oggi comunemente fra noi, è troppo negativa ed è quindi poco efficace. Cioè, si tona troppo contro la chiesa romana, contro i papi, contro i preti, e si annunzia troppo poco l'amor di Dio, l'efficacia del sangue di Cristo, la potenza santificante dello Spirito, e si parla troppo poco di queste cose come di fatti d'esperienza;

2) che ci sono due elementi nella testimonianza cristiana: l'elemento umano e l'elemento divino. Gli apostoli conoscevano già la vita, i miracoli le parole di Gesù; ma non bastava: Gesù difatti, non dice loro: "andate, voi mi siete testimoni"; no; Egli dice: "voi mi sarete testimoni", quando tutto quello che già sapete, sarà fecondato dalla "virtù" dello Spirito Santo. La conoscenza e lo Spirito; ecco i due elementi della sana ed efficace testimonianza cristiana; i due elementi, che si compenetrano e si completano. Lo Spirito senza la conoscenza dà dei mistici e degli asceti infecondi; la conoscenza senza lo Spirito, dà degli orgogliosi che scandalizzano, o dei "rami risonanti" che lasciano il tempo che trovano.

9 4: L'ASCENSIONE (Atti 1:9-11)

Essi veggendolo. L'Ascensione è un fatto reale di cui gli apostoli furono i testimoni oculari. La nuvola che ricevette Gesù è la nuvola che apparve anche sul monte della Transfigurazione Marco 9:7. Era la Shechinah, dice il Lindsay, il segno cioè della presenza di Dio nell'Antico Testamento, che dopo tanto e tanto tempo tornava a mostrarsi.

10 I due uomini in vestimenti bianchi Giovanni 20:12; Marco 16:5; Luca 24:4; Atti 10:30 erano due angeli Luca 21:4.

11 Il loro dire: uomini galilei non implica idea di sprezzo, come taluno crede; ora che Giuda, l'uomo di Keriot (Ish-Kerioth probabilmente la Keriot di Giudea), non era più tra loro, tutti gli altri apostoli che rimanevano, erano di Galilea; che di più naturale, quindi, che gli angeli li chiamino: Uomini galilei? Il versetto 11 è un tesoro; tu non sai se devi più ammirarvi la ineffabile bellezza della scena che rappresenta gli apostoli "rapiti in lui" che move trionfante alla, volta dei cieli, o se devi cercare di "riguardar più addentro" alla sublime promessa che v'è del ritorno del Maestro. Egli tornerà; e tornerà nella medesima maniera che i suoi l'han visto andare in cielo Matteo 24:30; 26:64; Marco 13:26; Apocalisse 1:7.

"La notte del dolor durò ben lunga;

    ma l'alba adduce il sol.

Egli verrà; sciorremo allor che giunga,

    ver lui felici il vol.

Il suo venir farà l'alme beate;

    spargendo il suo fulgor,

quel mattin fugherà le pene ingrate

    ed i notturni orror."

Riflessioni

1. L'Ascensione è il degno coronamento della vita di Cristo. Una vita per ogni rispetto eccezionale come quella di Cristo, doveva finire in modo eccezionale. Anche Enoc Genesi 5:24; Ebrei 11:5 ed Elia 2Re 2:11 ebbero da Dio l'onore di una fine tutta eccezionale; ma la fine del Cristo è più sublime della fine di Enoc e di Elia. È cosa grande, infatti, "l'esser trasportati", come Enoc, nei cieli, dopo una vita di queta e tranquilla comunione con Dio; è cosa grande il "Salire al cielo in un turbo", dopo avere, come Elia, difeso la verità dell'Eterno con la spada in pugno 1Re 18:40; ma è cosa più grande ancora l'ascendere al cielo, come il Cristo, dopo aver annunziato in pace la parola dell'amore, e dopo avere, egli pure, dato sè stesso per riconciliare con Dio il mondo empio ed impuro 2Corinzi 5:19-21. L'Ascensione, c'insegna San Paolo, fu il premio divino che Gesù s'ebbe per il suo profondo abbassamento. "Chi s'abbassa sarà innalzato", diceva Gesù Matteo 23:12; Luca 18:14; e San Paolo scrive ai filippesi: "Gesù s'è abbassato, rendendosi ubbidiente sino alla morte ed alla morte della croce; perciò, per questa ragione, cioè, Iddio lo ha sovranamente innalzato" Filippesi 2:8. L'Ascensione è un miracolo, dice benissimo il Prof. Barde: - "Un miracolo fece uscire Gesù dal sepolcro, un miracolo lo ricondusse in cielo. Niun'altra spiegazione possiamo dare del fatto. Aggiungiamo questo: se il Salvatore dopo essere risuscitato fosse rimasto sempre fra gli uomini, la Chiesa sarebbe stata condannata a camminare "per la vista e non per la fede"; ella si sarebbe attaccata alla presenza materiale del suo Capo; la superstizione avrebbe preso il posto della vita cristiana ed il pellegrinaggio il posto della preghiera. L'Ascensione che glorifica sovranamente Gesù Cristo, glorifica anche l'umanità; essa la fa entrare nei cieli nella persona dell'Uomo-Dio. La Chiesa ha dunque ragione di celebrare la data dell'Ascensione come una delle date più grandi della propria istoria. Gesù vive perché è stato emancipato dalle condizioni precarie e dalla strettezza dei limiti della esistenza terrena. Egli è presente dovunque, appunto perché è alla destra di Dio che è Spirito ed onnipresente."

2. "Uomini galilei, perché vi fermate riguardando il cielo?" (v. 11). Nelle parole dei messaggieri celesti v'ha senza dubbio del rimprovero. Gli apostoli fissano estaticamente il cielo; la gloria che circonda il Cristo e ch'essi contemplano, li trasumana; ma che giova tutto ciò a chi giù nella pianura muore perché non ha chi gli offra il pane della vita? E come s'accorda questa per quanto bella pur infeconda estasi del monte degli Ulivi, come s'accorda ella con la missione che Gesù ha loro confidata: - "State in Gerusalemme finché siate rivestiti della virtù da alto" Luca 24:49 e poi: "Andate ed ammaestrate tutti i popoli" Matteo 28:19? I mistici, gli asceti, i quietisti d'ogni colore, siano essi negli eremi perduti nella solitudine, o nei conventi, o nella chiesa, farebbero bene a meditare questo rimprovero degli angeli.

3. Fra il negare o il mettere in dubbio la seconda venuta del Signore 2Pietro 3:3-9 e il preoccuparsi talmente della data esatta del fatto fino a dimenticare i doveri più elementari della vita, come facevano i tessalonicesi (Confr. 2Tessalonicesi 1:1-3 con 2Tessalonicesi 3:10-11), sta quel giusto mezzo, che ci è additato dall'insegnamento di Cristo e degli apostoli. Il cristiano sa che il Signore tornerà; non sa esattamente il quando; ma l'incertezza della data non gli è un motivo per rilassarsi; gli è invece argomento a tenersi pronto, come s'ei potesse arrivare d'istante in istante. Il cristiano, se ama il suo Signore, sospira per il ritorno di Lui; prega perché torni presto, ed affretta in tutti i modi possibili cotesto ritorno 2Pietro 3:12. Quando spunta l'alba d'un nuovo giorno d'attività, ei si ricorda della parola del Maestro: - "Trafficate finché io venga!..." Luca 19:13; quando il sole tramonta, e il Signore è ancora lontano, ei dice come il Salmista: "In pace io mi corico e m'addormento" Salmi 4:8; e il sonno del giusto è a lui confortato e santificato dalla promessa: "S'Ei tarda, e tu l'aspetta; per certo egli verrà!" Abacuc 2:3; Ebrei 10:37.

12 5: I DISCEPOLI TORNANO A GERUSALEMME DAL MONTE DELL'ULIVETO (Atti 1:12)

Il monte dell'Uliveto è il monte chiamato di solito negli Evangeli il monte degli Ulivi Matteo 21:1; Marco 11:1; Luca 19:29. La lunghezza del cammin d'un sabato equivale a circa tre quarti di miglio, che si calcolavano a partire dalle mura della città. Giuseppe Flavio (Antich. 20, 8, 6) dice che cotesta distanza era di circa un chilometro: σταδια πεντε (cinque stadi). Per tradizione rabbinica cotesta era la passeggiata permessa all'israelita nel giorno di sabato. I rabbini aveano fissato cotesta lunghezza, basandosi sopra una tradizione che diceva cotesta essere stata la distanza, nel deserto, dal tabernacolo al punto più lontano dell'accampamento israelitico. I suburbi delle città levitiche non potevano estendersi, per legge, più di tre quarti di miglio Numeri 35:5; questo fatto non è forse senza relazione con la passeggiata del cammin d'un sabato. I discepoli tornarono in Gerusalemme, dice qui Luca; nell'Evangelo egli aggiunge: Essi, adorato Gesù, tornarono in Gerusalemme con grande allegrezza ed erano del continuo nel tempio, lodando e benedicendo Iddio Luca 24:52-53.

Riflessioni

1. Il fissare la lunghezza della passeggiata del sabato è una delle tante prove del modo legale, meccanico, col quale gli israeliti regolavano le cose di Dio. Era una esagerazione. Badiamo di non esagerare in senso opposto, come molti fanno, i quali scelgono la domenica per le loro lunghe passeggiate, ed alle passeggiate sacrificano il culto e tutti i loro doveri di chiesa. L'esagerazione israelitica, nel fondo, avea questa grande idea: che il giorno del Signore dev'essere rispettato. L'esagerazione moderna di quei "molti" che pur si dicono cristiani ed ai quali alludo, sembra non avere, nel fondo, altra idea che questa: "la domenica non si lavora... dunque divertiamoci!". Evitiamo le esagerazioni, ma "questa parola ch'Egli ci ha comandata, dimori nel nostro cuore" Deuteronomio 6:6: - "Ricordati del giorno del riposo per santificarlo" Esodo 20:8.

2. I discepoli tornarono in Gerusalemme con grande allegrezza. Uno studio interessantissimo vorrei consigliare al lettore: lo studio delle impressioni, che il fatto della risurrezione produsse nell'animo dei discepoli. L'alba del giorno di Pasqua trova i discepoli "in lagrime ed in cordoglio" Marco 16:10; quaranta giorni dopo, eccoli in Gerusalemme, pieni d'allegrezza, e col cuore riboccante d'inni di lode e di benedizioni. Ma fra quelle lagrime e quell'allegrezza, quante emozioni, e come diverse l'una dall'altra! L'incredulità Marco 16:11; Luca 24:41, lo stupore Luca 24:22, la paura Luca 24:37, la meraviglia, Luca 24:41, la convinzione prodotta dall'evidenza dei fatti Giovanni 20:8, l'espansione del cuore pieno dell'entusiasmo della fede Giovanni 20:28: tutto questo aveano sperimentato i discepoli prima di arrivare alla "grande allegrezza" dell'Ascensione. Gesù l'aveva detto: "Voi piangerete e farete cordoglio ma la vostra tristezza sarà mutata in letizia" Giovanni 16:20.

13 

PRIMA PARTE

I "FATTI" IN GERUSALEMME (Atti 1:13-8:4)

La prima parte del libro, che può essere intitolata: "I "fatti" in Gerusalemme" e che va da Atti 1:13 a Atti 8:4, comprende quattro sezioni, che sono:

1. LA CAMERA ALTA (Atti 1:13-26)

2. LA PENTECOSTE (Atti 2:1-47)

3. LA CHIESA IN GERUSALEMME (Atti 3:1-6:7)

4. LA PRIMA PERSECUZIONE UFFICIALE DELLA CHIESA (Atti 6:8-8:4)

1. LA CAMERA ALTA (Atti 1:13-26)

La prima sezione ha tre parti:

1. LA CAMERA ALTA (Atti 1:13-14)

2. I CENTOVENTI E IL DISCORSO DI PIETRO (Atti 1:15-22)

3. L'ELEZIONE DI MATTIA AL POSTO DI GIUDA (Atti 1:23-26)

1. La camera alta (Atti 1:13-14)

La camera alta o l'alto solaio era una stanza nel piano più alto, proprio sotto il tetto orizzontale della casa. Quivi, lungi da ogni rumore della città, era il luogo più d'ogni altro adatto alla preghiera. In altri tre passi soltanto è fatta menzione della "camera alta", nel N. T. Atti 9:37; 9:39; 20:8. Qualcuno ha supposto che si trattasse di una stanza del tempio; ma non c'è base a cotesta supposizione. Ogni casa, specialmente in Gerusalemme, aveva la sua camera alta; e senza dubbio gli apostoli non scelsero il tempio per la loro adunanza, ma piuttosto la casa di qualcuno dei loro, ove potessero raccogliersi liberamente senza paura d'un assalto dei giudei. Altri credono che fosse la sala ove il Signore celebrò l'ultima cena coi suoi Marco 14:15; Luca 22:8,12. Così la pensa il Martini, che traduce addirittura: il cenacolo. Ma è una semplice congettura. Il Lindsay crede che si tratti senza dubbio del luogo di cui è menzione in Giovanni 20:19. Per il catalogo degli apostoli vedi il Commentario del dott. Stewart su S. Matteo a pag. 87 e seg. (Matteo 10:2). Notiamo qui soltanto che i cataloghi degli apostoli dati dal N. T. sono quattro: che l'ordine dei nomi vi è posto in modo vario e che in questo catalogo degli Atti manca il nome di Giuda Iscariot che tradì Gesù.

14 Essi perseveravano di pari consentimento in orazione ed in preghiera. L'orazione ( προσευχη) è il termine usato ad indicare la preghiera in generale. È una parola che è in sè stessa tutta una definizione: προς (τον Θεον) ευχη: "un desiderio che va verso Dio". L'altra parola che il Diodati traduce per preghiera sarebbe meglio resa dicendo supplicazione ( δεησις): è l'ardente richiesta di una cosa, di cui sentiamo assoluto bisogno. È da notare però che i migliori codici omettono nel testo questa seconda parola. La Vulgata quindi, che il Martini traduce, ha fatto bene a lasciarla. Quattro classi di persone erano nella camera alta.

1. Gli apostoli, di cui è dato il catalogo;

2. Le donne, fra le quali è fatta speciale menzione di Maria, madre di Gesù. Queste donne erano quelle che avevano soccorso Gesù coi loro beni Luca 8:1-3; quelle che l'aveano seguito dalla Galilea nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme Luca 23:49; quelle che erano alla croce Marco 15:40 ed al sepolcro Luca 24:22. Queste donne d'animo nobile e di cuor generoso, dopo aver circondato Gesù delle loro cure e del loro santo affetto, parteciperanno al dono dello Spirito Santo e rimarranno incrollabili in mezzo all'infuriare della persecuzione Atti 8:3;

3. I fratelli di Gesù, Giacomo, Giosè, Simone e Giuda Matteo 13:55; Marco 6:3; i fratelli che sei mesi prima non credevano in Gesù Giovanni 7:5 e che una volta l'aveano preso per un forsennato! Marco 3:21;

4. Gli altri discepoli di Gesù.

Riflessioni

1. Appartata in luogo tranquillo, lungi dai rumori del mondo, la santa assemblea della camera alta non ha che una mente ed un cuore. Ella prega, prega con perseveranza ed aspetta. Per una cosa soltanto ella sospira: per l'adempimento della promessa del Padre; e, come il Salmista, quella cosa chiede con l'energica preghiera della fede Salmi 27:4. L'armonia della quale Gesù parlava (Matteo 18:19: nota il συμφωνω del testo) e perfetta, nella camera alta; e dove l'armonia è perfetta la risposta celeste non può mancare.

2. L'uso giudaico non ammetteva la presenza delle donne ad un'assemblea di culto. Ma oramai, anche su questo punto, "le cose vecchie erano passate". La donna del N. T. non è più la schiava dell'uomo; ella ha i medesimi cristiani diritti ed i medesimi cristiani doveri dell'uomo, e con l'uomo "dimora all'ombra dell'Onnipotente", aspettando la "virtù da alto" che le dia di poter compiere con fedeltà la propria missione. Quello spettacolo delle pie donne della camera alta che scandalizzava il mondo pagano, rallegra il paradiso e spiega alla terra qual divina cosa sia quel cristianesimo che dice: "Non c'è più ne maschio né femmina, poichè tutti siete uno in Cristo" Galati 3:28-29.

3. Che qui si tratti di veri e propri fratelli di Gesù, è cosa fuori di dubbio. Chi desiderasse su questo soggetto maggiori schiarimenti veda il Commentario del dott. Stewart, su S. Matteo pag. 140 e seg. (Matteo 13:55). Di questi fratelli il Martini, nelle sue note, non dice verbo. Il tempo e il modo della conversione dei fratelli di Gesù ci sono ignoti. Si sa soltanto che Gesù risuscitato apparì a tu per tu a Giacomo suo fratello 1Corinzi 15:7; ed alcuni pensano che Giacomo, passato dinnanzi al glorioso risorto dall'incredulità alla fede, fosse il mezzo della conversione degli altri fratelli. Ad ogni modo, anche se ciò fosse, Giacomo non sarebbe stato che un mezzo; la causa vera e profonda della loro conversione va cercata nella fedele testimonianza di Cristo e nella grazia di Dio. "Niun profeta è sprezzato se non nella sua patria ed in casa sua" Matteo 13:57; ed è vero; la nostra testimonianza è più facile e feconda di frutti più pronti fuori, che nel nostro paese ed in seno alla nostra famiglia; ma niuno erri dicendo che la testimonianza fedele, benedetta dalla grazia di Dio, possa restare in alcun luogo inefficace. Il detto popolare che ho citato, è vero ed illustrato purtroppo da molte esperienze, ma altrettanto vera ed illustrata pure da infinite esperienze è la parola apostolica: - "Credi nel Signor Gesù Cristo e sarai salvato tu e la casa tua" Atti 16:31.

4. A gran ragione da tutte le altre donne, le quali si trovavano in quella santa adunanza, distingue Maria come la più singolare, anzi unica, non solo per la sua dignità di Madre del Salvatore, ma anche per la eccellenza della virtù e del merito. Così il Martini, che vuole sciupare il più semplice dei testi con un falso fronzolo mariolatrico. Il nome di Maria, madre di Gesù, è qui ricordato per l'ultima volta nel N. T. Come, quando, dove ella morisse, non ci è narrato dagli scrittori sacri. Tutto quello che si racconta e si spaccia per vero a questo proposito, non è che mera leggenda. Quanto meglio sarebbe se la chiesa romana invece di nutrire la credulità del popolo con ogni sorta di "favole artificiosamente composte" 2Pietro 1:16, esortasse i fedeli ad imitare Maria nella umiltà, nella perseverante preghiera!... Maria immacolatamente concetta, è creazione di una teologia guasta e traviata; Maria che ascendo al cielo, come Cristo, è frutto morboso di sovreccitate fantasie; Maria che in paradiso intercede per noi, è un'eresia contro la quale tutto il N. T. in genere, e San Paolo in ispecie, protestano 1Timoteo 2:5; Maria che circondata dai figli e dagli amici i quali più che amici sono oramai per lei dei fratelli, lassù, nella camera alta, prega, prega umilmente ed aspetta con ansia quella "virtù da alto" che purifica, illumina e santifica, è una realtà storica; è un quadro vero, che innalza lo spirito, edifica l'anima ed educa il cuore.

15 2. I centoventi e il discorso di Pietro (Atti 1:15-22)

Ed in quei giorni... vale a dire, nei dieci giorni fra l'Ascensione e la Pentecoste. Pietro non perché avesse più autorità degli altri, ma perché, forse, più degli altri innanzi nella età, o perché, per dirla col Crisostomo, "egli è la bocca degli apostoli ed il loro corifeo" si leva in mezzo ai discepoli e parla. I discepoli, dice il Diodati; il Martini, invece, i fratelli; e quest'ultima è lezione raccomandata da codici autorevoli; dal Sinaitico, per esempio.

16 Ei c onveniva; era necessario (εδει ) cioè, perché "sillaba di Dio non si cancella", e presto o tardi deve avere il suo compimento. La citazione del passo di Davide intorno a che fu l a guid a d i color o ch e preser o Gesù Matteo 26:47; Giovanni 18:3 è attribuita allo Spirito Santo, perché "i santi uomini di Dio parlarono essendo da Lui sospinti" 2Pietro 1:21.

17 Giuda aveva ottenuto la sorte ( τον κληρον), vale a dire la sua parte di questo ministerio, che è l'apostolato.

18 I versetti 18 e 19 non fanno parte del discorso di Pietro; sono una chiosa, una noterella del narratore. Egli acquistò un campo de l premio d'ingiustizia; non per ricompensa dell'iniquità, come traduce il Martini; ma col danaro che fu il premio della sua iniquità, del suo tradimento (εκ μισθου της αδικιας ). Matteo narra Matteo 27:5,10 che il danaro, frutto del tradimento, fu da Giuda gittato nel tempio, e che furono i sacerdoti che comprarono il campo. Non è una contradizione. Si dice spesso che un tale ha fatto una cosa, quando ha fornito i mezzi per farla. Pietro si esprime qui retoricamente come se Giuda stesso avesse comprato quel campo, che, in realtà, fu comprato dai sacerdoti, dopo la morte di lui, col prezzo del tradimento. Anche la fine di Giuda sembra implicare una contradizione fra i due testi; di Matteo Matteo 27:5 e questo di Luca; ma contradizione non c'è, se non apparente. Egli se ne andò e si strangolò, dice Matteo; ora che difficoltà c'è ad ammettere che dopo appiccato, sia per rottura della fune o del ramo dell'albero ei precipitasse, crepasse per lo mezzo in modo che tutte le sue interiora si spargessero? I l Prof. Barde dice: "Quanto alla morte di Giuda, Pietro non fa forse che narrarne la conclusione. Staccatosi per una causa qualunque dal luogo dell'impiccagione, il cadavere sarebbe caduto sulle rocce e si sarebbe spaccato".

19 Hakeldama, nel loro proprio linguaggio, che era l'Aramaico (una corruzione dell'ebraico puro) parlato in Palestina ai tempi di Cristo, significa: il campo del sangue.

20 L'originale delle due citazioni di Pietro dice testualmente così:

"Sia la loro dimora devastata

    e non vi siano più abitanti nelle loro tende!" Salmi 69:25

"Pochi sieno i suoi giorni,

    prenda un altro l'incarico suo!" Salmi 109:8.

Pietro è convinto che queste parole hanno avuto il loro compimento nel caso del traditore di Cristo; quindi, cita alla libera, senz'attenersi strettamente né al testo ebraico né alla versione greca dei Settanta. Ei non asserisce che Davide, scrivendo coteste parole, volesse alludere a Giuda ed all'apostolato di lui; no; egli dice che lo Spirito Santo, per la bocca di Davide parlò, in quei passi, profeticamente di Giuda. Davide, nei Salmi cui son tratte le due citazioni, parla delle proprie angosce e dei propri suoi nemici personali; ma siccome era animato dallo Spirito di Dio, esprimeva, dei pensieri e delle parole, che soltanto più tardi e nelle esperienze del Redentore doveano trovare il loro completo compimento. Come illustrazione di questo che sto dicendo, vedi, nello stesso Salmo, Salmo 109:9 e paragonalo con Giovanni 2:17; e in Atti 2:21 e paragonalo con Matteo 27:34. Davide, nelle nostre due citazioni, parlava dei suoi nemici; e nient'altro che i suoi nemici aveva egli in mente, scrivendo; ma lo Spirito Santo, sotto il velame delle espressioni davidiche, tre cose avea predette, che oggi Pietro "sospinto da quel medesimo Spirito" mette in evidenza:

1. che il traditore doveva manifestarsi nella cerchia degli apostoli;

2. che sarebbe morto di morte violenta;

3. che il posto rimasto vacante per l'espulsione di lui, doveva essere occupato da un altro.

21 Conviene dunque... conclude Pietro; è dunque necessario, poichè la Scrittura lo comanda, che procediamo alla elezione del dodicesimo apostolo; ed è necessario che lo scegliamo non fra i primi che capitano, ma fra quelli che hanno le qualità richieste dal caso. E le qualità richieste dal caso, sono due:

1. una diretta, individuale conoscenza della persona, dell'insegnamento e dell'opera di Cristo;

2. una fedeltà salda e costante al Maestro; non fedeltà di qualche mese d'entusiasmo, ma fedeltà

di tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi.

22 E il tempo è anche più esattamente specificato: dal battesimo di Giovanni all'Ascensione. Uno fra quelli che risponda a queste due condizioni, può essere un apostolo; il che è quanto dire: un testimonio con noi della risurrezione di Cristo.

Riflessioni

1. Pietro, levatosi in mezzo ai discepoli... Sarà bene notarlo. Pietro è qui presidente dell'assemblea per ragioni di carattere o di anzianità; non per altra ragione. A chi volesse asserire che Pietro comincia qui a fungere da "principe degli apostoli" faremmo osservare che il testo non solo non ha traccia di assolutismo apostolico, ma ci trasporta invece in piena democrazia cristiana. Pietro non si sente neppur per sogno l'autorità di nominar di suo un successore a Giuda; neppure il collegio degli apostoli si sente di avere, collettivamente, cotesta autorità. Il presidente, che oggi è Pietro e domani potrà essere un altro Atti 15:13, espone lo stato delle cose: dimostra la necessità di procedere all'elezione; stabilisce le condizioni della eleggibilità, e l'assemblea, il popolo, come vedremo, elegge.

2. Il versetto 16 ha una prova preziosa della ispirazione divina dell'Ant. Test. È lo Spirito Santo che parla per la bocca di Davide. Naturalmente qui non si parla che di Davide, ma si può con sicurezza generalizzare la cosa, quando si legga il passo alla luce di 2Pietro 1:21; 2Timoteo 3:16.

3. Iddio non parla invano; quand'ha parlato, la sua parola deve essere adempiuta. Tesoreggiamo questo fatto; e sia pel nostro conforto, quando leggiamo le grandi e care promesse del Signore; e sia per incitarci a serietà ed a santificazione, quando leggiamo le sue solenni minacce.

4. Pietro interpreta qui due passi dell'Ant. Test., e l'interpretazione di Pietro pare lì per lì, a prima vista, arbitraria ed arrischiata. Non è così, però. È vero che l'apostolo non aveva ancora ricevuta la effusione pentecostale; ma è vero altresì che due cose aveva ricevute, che bastavano a tenerlo fin d'allora sulla "diritta via"; avea ricevuto le primizie di quello Spirito che "investiga le cose profonde di Dio" 1Corinzi 2:10; Giovanni 20:22, ed aveva imparato da Gesù com'è che l'Ant. Test. debba esser letto e interpretato alla luce della rivelazione del Nuovo Luca 24:27,45. Chi studia le Scritture deve guardarsi da due guai; dal guaio del letteralismo rabbinico, che, fermandosi alla scoria, non sa né discernere né afferrare la verità che è sotto la scoria della lettera; e dal guaio del "fantastico" e dell'"arbitrario", per cui l'interprete, lasciando briglia sciolta alla propria immaginazione, galoppa, galoppa, senza sapere neppur egli dove si vada. Per evitare quei due guai basta che stiamo con umiltà alla scuola di Cristo: che, come Pietro, "impariamo da Lui" e ci lasciamo guidare da quello Spirito, che è dato a chiunque lo domanda Luca 11:13.

5. Le due condizioni richieste per l'apostolato, rimangono anche oggi le stesse per il ministerio cristiano. Niuno è degno del nome di ministro dell'Evangelo di Cristo, che non abbia queste due qualità: una conoscenza profonda e vivente della persona, dell'insegnamento e dell'opera del Maestro ed una sincera e completa consecrazione a Lui.

6. Che cos'era un apostolo? A questa domanda, a cui si sono date tante e così varie risposte, il versetto 22 risponde nel modo più chiaro e più esatto che si possa immaginare. L'apostolo era un testimone oculare della risurrezione di Cristo. Da questa definizione risulta evidente il carattere precario, temporaneo, dell'apostolato primitivo. Morto l'ultimo dei testimoni oculari de la risurrezione di Cristo, muore l'apostolato. Parlare, come si fa sovente e con gran sicumera nella Chiesa cristiana, di successione apostolica, è parlare di cosa che non esiste, perché la testimonianza oculare non può aver successione. L'apostolato primitivo, nel senso nel quale diciamo che erano apostoli Pietro, Giacomo, Giovanni e gli altri, è morto; rimane oggi un apostolato generale, che non è il privilegio ne di una casta né di una chiesa, ma che è il dovere d'ogni credente in genere e d'ogni ministro della Parola in ispecie. Cotesto apostolato generale consiste nel far noto agli altri "quello che abbiamo udito, quello che abbiamo osservato, quello che abbiamo ammirato, quello che abbiamo toccato, nelle nostre individuali esperienze, della Parola della vita" 1Giovanni 1:1. Ad ogni credente è conferito il diritto a cotesto apostolato ed è imposto il dovere di cotesto medesimo apostolato, nell'atto in cui egli è "da Lui chiamato alla sua eterna gloria" 1Pietro 5:10; il "fondamento" di cotesto apostolato è nella primitiva testimonianza apostolica e profetica Efesini 2:19-22; Apocalisse 21:2,14, contenuta nella Parola di Dio Galati 1:8 e "incorporata per la fede" Ebrei 4:2; l'energia necessaria a cotest'apostolato è in quello Spirito Santo, che non è il monopolio di pochi, ma che, oramai, è il privilegio di tutti Luca 11:13; 1Corinzi 12:13; 1Pietro 4:14.

23 3. L'elezione di Mattia al posto di Giuda (Atti 1:23-26)

E ne furono presentati due. L'assemblea ha udito il discorso di Pietro; s'è convinta della necessità di procedere alla elezione di un dodicesimo apostolo; ha capite ed approvate le due condizioni richieste dall'ufficio apostolico, ed ecco ch'ella invita due dei presenti a farsi innanzi ( εστησαν). I due si chiamano Giuseppe detto Barsaba, soprannominato Giusto, e Mattia. Chi erano dessi? Non si sa; il loro nome non appare che in questo passo; e tutto quello che se n'è detto, è vago ed incerto. Lo storico Eusebio (Hist. 1:12) dice che erano due dei settanta Luca 10:1. Giuseppe detto Barsaba è stato identificato con Iosef Barnaba Atti 4:36; l'hanno detto fratello di Giuda Barsaba Atti 15:22; l'hanno preso per quel Gesù detto Giusto, di cui S. Paolo parla ai Colossesi Colossesi 4:10, e per quel certo Giusto, che stava a Corinto Atti 18:7. Barsaba vuol dire figliuolo di Sabbàs o di Sheba 2Samuele 20:1; Giusto era un soprannome che gli era stato dato, molto probabilmente, per la integrità e rettitudine del suo carattere. Di Mattia non si sa assolutamente nulla. Lasciamo le congetture da parte e riteniamo questo per certo: che Giuseppe e Mattia erano stati in compagnia degli apostoli durante tutto il ministerio di Gesù, dal giorno del battesimo di Giovanni al dì dell'Ascensione; che in tutto cotesto tempo avevano dato prove certe della loro fedeltà al Maestro, e che agli occhi dell'assemblea erano stimati degni di partecipare al ministerio apostolico. L'assemblea propone i candidati; la scelta è lasciata al Signore.

24 Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due tu hai eletto. La preghiera, per quanto altri pensi esser ella indirizzata a Dio, è senza dubbio indirizzata a Gesù; a Gesù, che avendo già eletti i suoi durante il suo ministerio terrestre Atti 1:2, è naturale sia ora invocato perch'egli stesso scelga fra i due candidati.

25 La frase: La sorte di questo ministerio, ed apostolato potrebbe esser tradotta così: il posto ( τον τοπον è lezione più raccomandabile del τον κληρον) di questo ministerio apostolico. Per andare al suo luogo: ( εις τον τοπον τον ιδιον). La ripetizione di questa parola τοπον (posto) mi pare ci conduca a questo senso. Il posto del ministerio e dell'apostolato non era posto per Giuda; il posto di Giuda è quello nel quale egli è andato. Quindi, la traduzione che mi sembra essere più giusta di tutte, è la seguente: Mostra quale di questi due tu hai scelto per occupare il posto di questo ministerio e di questo apostolato, dal quale Giuda s'è sviato per andarsene al posto, che è il suo.

26 E trassero le sorti loro. Quel loro ( αυτιος) indica la sorte che dovea decidere del caso loro. Il trarre a sorte era usato nell'A. T. in ogni importante e difficile occorrenza. Vedi Levitico 16:8; Numeri 26:55; 34:13; Giosuè 7:16,18; 14:2; 15-17; 23:4; 1Samuele 14:41-42; 1Cronache 24:5; 25:8. Si scrivevano i nomi sopra delle tavolette di legno o delle pietruzze; si metteva ogni cosa in un'urna e si tirava su. La parola originale per sorte è κληρος, d'onde è venuta la nostra: clero, per questa associazione d'idee, dice il Lightfoot (Filippesi pag. 246):

1. la sorte per mezzo della quale era conferito l'ufficio;

2. l'ufficio conferito a sorte;

3. il corpo, la casta, l'insieme delle persone chiamate all'ufficio.

Ed egli fu per comuni voti aggiunto agli undici apostoli. Il Diodati traduce: ed egli fu per comuni voti aggiunto ecc., come se si fosse trattato di una votazione nel nostro senso moderno. Ma la parola greca ( συνκατεψηφισθη) e l'espressione la sorte cadde ( επεσεν ο κληρος) che dice chiaramente che si trattò di un sorteggiamento e non di una votazione, non ammettono cotesta interpretazione. Il verbo che è meglio tradurre fu annoverato, viene da ψηφος, che vuol dire calcolo, pietruzza Apocalisse 2:17.

Riflessioni

1. La preghiera dell'assemblea nel caso della elezione di Giuseppe o di Mattia è una prova sublime e commovente della comunione intima che esiste fra i credenti della "camera alta" od il loro glorificato Signore. Essi non lo vedono più con gli occhi della carne; ma lo vedono con gli occhi della fede, e lo sentono vicino a loro, nel mezzo di loro. L'hanno visto, un tempo; ed ora non lo veggono più, ma, "uniti a lui per la fede, benchè nol veggano, gioiscono d'un'allegrezza ineffabile e gloriosa" 1Pietro 1:8 e sentono la verità e cominciano a misurare la profondità della promessa ch'Egli ha fatta loro: "Io sono con voi ogni giorno" Matteo 28:20.

2. Cercare di giustificar le lotterie, i giuochi cosiddetti "d'azzardo" e che so io, come qualcuno ha voluto fare basandosi su questo versetto 26, è tale assurdità che non vale la pena di fermarci a parlarne. Basti il dire che questo sorteggiamento fu fatto prima della effusione pentecostale dello Spirito Santo; che dopo la Pentecoste non c'è più traccia, in tutto il N. T. di cotesto uso; che il sorteggiamento di Mattia fu ben altra cosa che un chiedere il responso della fortuna, o del caso, o della cieca sorte, come dicono. Il sorteggiamento, nell'A. T., non è né pagano, né ateo; e atto eminentemente religioso. Vedasi il nostro caso, ad esempio. L'assemblea ha già scelto gli uomini che per pietà, per conoscenza e per fedeltà al Signore, possono esser chiamati all'onore dell'apostolato; ma l'assemblea è incerta per quale dei due ella debba decidersi. Come uscire da cotesta incertezza?... - "Domandiamolo al Signore!" dice l'assemblea; "il Signore ce lo dirà". - E l'assemblea tira la sorte, mentre nel cuore di tutti vive e per la fede si move la gran parola del Proverbio:

"Si getta la sorte nel grembo,

    ma ogni decisione vien dall'Eterno" Proverbi 16:33.

Oggi senza dubbio, faremmo altrimenti. Quand'ho la Parola di Dio che è "una lampada ai miei passi ed una luce sul mio sentiero" Salmi 119:105; quand'ho lo Spirito che "mi guida in tutta la verità" Giovanni 16:13; quand'ho la certezza che il mio Signore vede l'ardente mio desiderio di tenermi sulla via dell'ubbidienza alla sua volontà e quando so ch'Egli ascolta ed esaudisce le mie preghiere, nell'ora del dubbio, io lascio la sorte da parte: - prego, ed aspetto.

3. L'elezione di Mattia è il primo atto della Chiesa di Cristo, come Chiesa. Perciò è sommamente importante. Inutile l'osservare, dopo tutto quello che ho già detto più sopra, che nell'ambiente della Chiesa primitiva non c'è ombra di sacerdotalismo né di aristocrazia ecclesiastica. Siamo anzi in piena democrazia e in una democrazia nella quale uomini e donne hanno responsabilità uguali ed uguali diritti. Notiamo invece col Lindsay, che il procedere della Chiesa nascente, nel caso di Mattia, ci insegna che quattro cose debbono, nella Chiesa, cooperare alla scelta di un individuo per un ufficio ecclesiastico:

1) la necessaria attitudine e la necessaria preparazione dell'individuo per l'ufficio;

2) il riconoscimento di cotesta attitudine e di cotesta preparazione per parte dei fratelli;

3) la chiamata dell'individuo all'ufficio; chiamata che non deve ne può venire da altri che dai "fratelli", i quali dell'individuo hanno conosciuto l'attitudine e la preparazione;

4) la conferma di cotesta chiamata, da parte di Gesù il solo vero e legittimo Capo della Chiesa Efesini 1:22-23.

4. Per esser completo, è necessario ch'io noti qui che vari commentatori e teologi giudicano questa elezione di Mattia, fatta così prima della Pentecoste, un atto prematuro; e pensano che non Mattia, ma Paolo, fosse, nei disegni della Provvidenza, l'apostolo preparato a prendere il posto di Giuda.

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