Atti 10

1 3. La visione di Pietro (Atti 10:1-16)

Cesarea.

Vedi nota Atti 8:40. Qui ricordiamo soltanto che Cesarea era la residenza del Procuratore romano; il che equivale a dire, il capoluogo politico della provincia.

Centurione della schiera detta Italica.

Il centurione comandava la sesta parte d'una coorte; ed una coorte era la sesta parte d'una legione (6000 uomini). Cornelio era capitano d'una delle compagnie (un qualcosa più di cento sessanta uomini) la coorte italiana: della coorte, cioè, composta d'italiani, che faceva parte della legione stanziata in Palestina. I soldati delle altre coorti si traevano dalla popolazione indigena.

2 Uomo pio e temente Iddio

Cornelio è il primo pagano battezzato da un apostolo. Da Atti 10:28,34; 11:1,18; 15:7 sembra risultare ch'ei non avesse relazioni di sorta con la sinagoga; ch'ei non fosse neppure quel che si diceva un "proselita della porta"; vale a dire, un affiliato non circonciso. Avea rinunziato alle popolari credenze del paganesimo ed aveva abbracciato il monoteismo. Credeva, cioè, nell'Iddio d'Israele e dimostrava la sincerità delle sue convinzioni con una vita esemplare e con degli atti di carità. Questo centurione somiglia di molto a quello di Capernaum Luca 7:1-10.

Con tutta la sua casa.

Ei non si contentava d'aver trovato per sè un vero in cui potesse "quetarsi l'animo"; ei sentiva il bisogno di far parte della verità trovata ai suoi soldati, ai suoi schiavi, a tutta la sua casa (vedi Atti 10:7). Le convinzioni che non cercano di espandersi e di comunicarsi non sono né sincere né forti.

Al popolo.

Il popolo, come in Atti 10:42; 26:17,23; 28:17, è il popolo d'Israele.

Pregando Iddio del continuo

che gli rivelasse meglio la via della salvazione Atti 11:14.

3 Vide chiaramente in visione

Quel chiaramente è molto significativo. Si trattava d'una visione, dice Luca; d'un fenomeno interno, di cui Dio era l'autore; però egli vide in modo chiaro, nitido, distinto l'angelo di Dio. L'angelo non era un fantasma della mente esaltata, non un inganno dei sensi; era una realtà, che il centurione vide in modo indubitabile e sicuro. D'altronde ei non sognava come Giuseppe Matteo 1:20; 2:13, non era in estasi come Pietro Atti 10:10 o come Paolo Atti 22:17; ei stava pregando quando l'angelo gli apparve.

L'ora nona del giorno.

Circa le tre pomeridiane. Vedi Atti 3:1. Era una delle tre ore della preghiera: terza (le nove); sesta (mezzogiorno); nona (le tre); ed era l'ora in cui s'offriva nel tempio il sacrificio della sera. Cornelio seguiva le abitudini del culto giudaico, frequentava probabilmente i servizi della sinagoga e leggeva l'Antico T.

4 Le tue orazioni e le tue limosine

L'espressione dell'angelo è eminentemente liturgica. Confr. con Levitico 2:2,9,16; 5:12; 6:15. L'angelo vuol dire che le preghiere e le limosine del centurione sono considerate da Dio come un vero e proprio sacrificio, che gli è più gradito del sangue dei tori e dei becchi. Sono agli occhi dell'Altissimo come un profumo d'incenso, come un'offerta di ricordanza; un atto, cioè, per il quale Iddio si ricorda di chi l'ha compito; e se ne ricorda al punto, come nel caso del centurione, da circondarlo delle sue cure e da offrirgli i mezzi per giungere alla comunione col Salvatore.

6 Che ha la casa presso del mare

Vedi Atti 9:43. Il mestiere di coiaio o conciatore di pelli era considerato come immondo e chi lo esercitava non poteva abitare entro le mura della Città.

Esso ti dirà ciò che ti convien fare.

Queste parole mancano nei codici migliori. Si tratta d'un'aggiunta di qualche copista, che, non si sa perché, ha interpolato qui una frase tolta ad imprestito in Atti 9:6.

7 Se ne fu partito

L'angelo se ne va come una persona vivente. È un accenno che corrobora quello che ho detto in Atti 10:3.

Due dei suoi famigli ed un soldato

(vedi Atti 10:2). Tutti e tre hanno le stesse convinzioni di Cornelio, ed è Cornelio che li ha ammaestrati. Del soldato è detto chiaramente; ma credo si debba sottintenderlo anche dei due famigli; i quali se pagani, non avrebbero capito nulla in quello "ogni cosa" che il loro padrone raccontava.

9 Il giorno seguente

Ioppe distava da Cesarea trenta miglia; più d'una giornata di viaggio. I messi di Cornelio arrivarono un po' prima di mezzogiorno.

Sul tetto della casa.

I tetti erano piani, nelle case orientali, ed erano sempre usati come luoghi ove la gente pia si ritirava, lungi dai rumori del mondo, a meditare e pregare Matteo 10:27; 24:17; Luca 17:31; 1Samuele 9:25-26; 2Samuele 11:2.

Intorno l'ora sesta

Cioè, mezzogiorno (vedi Atti10:3). Anche qui ritroviamo l'apostolo che osserva le ore giudaiche della preghiera, come in Atti 3:1.

10 Gran fame

È probabile che fosse uno dei giorni (il secondo ed il quinto della settimana), nei quali i farisei ed altri giudei devoti digiunavano Luca 18:12.

Un ratto di mente.

La parola greca è εκστασις estasi. Ei cadde dunque in uno stato estatico. In Atti 11:5 Pietro dice che "essendo in estasi, vide una visione" (vedi anche Atti 22:17). L'estasi è un'alienazione della mente prodotta dallo stimolo d'idee di soggetti assenti: stimolo così potente, che distrugge la percezione degli oggetti presenti. È uno stato di mente, nel quale l'attenzione è così assorbita in un particolare ordine di pensieri, che l'uso dei sensi esterni è in parte o del tutto sospeso. Il digiuno, l'intensità della preghiera, l'essere esposto al sole di mezzogiorno sul tetto, possono essere state cause naturali dell'estasi di Pietro, l'ammettiamo; ma non dimentichiamo quell'influenza soprannaturale, quell'intervento di Dio, che dell'estasi di Pietro sono la ragione ultima.

11 Legato per i quattro capi...

Un qualcosa come una tela immensa, calata giù in terra per mezzo di funi legate ai quattro capi della tela stessa e tenute e regolate da braccia potenti ed invisibili.

12 E delle fiere

Queste parole mancano nei codici più antichi. Sono state aggiunte qui da qualche copista, che le tolse ad imprestito da Atti 11:6.

D'ogni maniera;

puri, cioè, ed impuri secondo il concetto levitico.

13 Ammazza e mangia

Gli animali che Pietro contemplava nell'estasi, erano puri ed impuri. Egli ha fame, ed una voce dal cielo gli dice:" Ammazza e mangia!" "Rompi pure la legge mosaica! È finito il tempo delle distinzioni levitiche fra puro ed impuro, fra giudeo e gentile!" Non bisogna dimenticare, per capir bene la portata di questa visione allegorica, che per un giudeo ortodosso, un pagano non circonciso era un essere vile, impuro, contaminato.

14 In niun modo, signore

Ecco il Pietro degli Evangeli. Questa resistenza enfatica ci ricorda Matteo 16:22; Giovanni 13:8. La lezione nascosta nella visione allegorica, Gesù l'avea già data a Pietro in parole semplici e chiare: "Non v'è nulla di fuor dell'uomo, che, entrando in lui, possa contaminarlo; ma le cose che escono di lui sono quelle che lo contaminano" (e vedi tutto il passo Marco 7:14-23). Ma Pietro non aveva afferrato né la lettera né lo spirito di questo insegnamento di Cristo.

D'immondo né di contaminato.

Il Reuss pensa che nella tela della visione non fossero contenuti che degli animali impuri. Se non fosse stato così, all'ordine "ammazza e mangia", Pietro avrebbe potuto scegliersi un animale puro e levarsi la fame. Noi insistiamo a credere che nella tela c'erano degli animali puri e degl'impuri; quel d'ogni maniera (greco παντα) del vers. 12, e lo scopo o l'insegnamento a cui mira la visione, mi confermano cotesta idea. L'obbiezione del Reuss poi cade subito quando si pensi che gli animali puri diventavano impuri per contatto con gl'impuri.

15 Le cose che Iddio ha purificate non le far tu immonde

Vedi Marco 7:15; Romani 14:20. La visione sparirà e Pietro non giungerà, come vedremo, a disfarsi lì per lì Atti 10:17 del suo scrupolo religioso. Ma una cosa gli rimane della visione; gli rimane il ricordo di questa parola, alla quale ei resiste finché l'interpreta letteralmente; ma che più tardi diventerà per lui una vera e propria rivelazione, quando avrà imparato a darle un senso più elevato.

16 Fino a tre volte.

La ripetizione è senza dubbio intesa ad imprimere nella mente di Pietro la grande importanza della visione. Vedi Genesi 41:32.

Riflessioni

1. Cornelio è specialmente per noi un personaggio interessante e simpatico. È italiano, comanda una compagnia d'una coorte italiana, ed è un carattere onesto, nobile, franco. Anche il suo stato psicologico desta, specialmente ai dì nostri, un interesse tutto speciale. Cornelio non è più pagano; ma non ha conoscenza sufficiente delle cose religiose per dirsi cristiano; quindi, il grido dell'anima sua onesta e sincera: "Luce! più luce!" grido che non resta senza risposta da parte di Colui, che vuole che tutti gli uomini "vengano alla conoscenza della Verità" 1Timoteo 2:4. Allargate il quadro; ed ecco lo stato psicologico dell'Italia moderna. L'Italia moderna, nella sua parte che studia, che pensa e che ragiona, non è più papista; ma non conosce ancora abbastanza l'Evangelo per amarlo come merita, e per aprire con islancio il cuore alle salutari influenze di cotesta energia divina, che rigenera gl'individui, le famiglie, le nazioni. Molte, grazie, a Dio, sono le anime che, come Cornelio, ridano: "Luce! più luce!" E la luce si farà. Il sole della Grazia è già spuntato sull'orizzonte d'Italia. Niuno può più ricacciarlo indietro. Egli farà la sua strada, maestoso e trionfante, e niuna parte della cara penisola sfuggirà al suo divino calore.

2. Quattro caratteristiche ha Cornelio, che sono la garanzia più eloquente che si possa dare, della sincerità e dell'onestà delle sue convinzioni Atti 10:2.

a) Una vita esemplare: egli teme Iddio; ha paura di offendere Iddio; una vita che s'ispira al timor di Dio, è una vita pura, giusta Atti 10:22, esemplare, poichè è "per il timor dell'Eterno che l'uomo si ritrae dal male" Proverbi 16:6.

b) Uno spirito largo di abnegazione. Egli fa molte limosine a quei giudei che Roma opprime e ch'egli deve politicamente sorvegliare. L'abnegazione è l'atmosfera che aiuta l'evoluzione d'una fede nascente; l'egoismo è l'atmosfera che la soffoca e l'uccide.

c) Egli prega; prega bene, perché prega "del continuo"; non prega invano, perché "prega Iddio".

d) Cornelio fa dei proseliti. (Confr. anche Atti 10:24). Le convinzioni che non cercano di comunicarsi, sono come le acque stagnanti; malsane ed infeconde; le convinzioni che si espandono e si comunicano, sono come le acque limpide e profonde del fiume, che per cento e cento meandri traversa la pianura, portando dovunque la vita.

3. Molto valore è attribuito alle limosine ed alle preghiere di Cornelio, non solo dallo storico Luca Atti 10:2, ma dall'angelo stesso Atti 10:4. (Noti il lettore un particolare interessante, e gli dia l'importanza che crede. Luca nomina prima le limosine e poi le preghiere. L'angelo, invece, prima nomina le orazioni, e poi le limosine. Luca comincia con l'atto esterno e va poi all'atto interno; l'angelo parte dal cuore, dalla sorgente, dall'atto interno per venir poi all'atto esterno). Ripeto; molto valore è attribuito a coteste preghiere ed a coteste limosine; ma non bisogna esagerare; non bisogna lasciarsi andare all'errore romano del merito delle opere. Le preghiere e le limosine di Cornelio non hanno alcun valore in sè, per se stesse; tutto il valore, che è senza dubbio grande Atti 10:4, viene loro dai sentimenti che animano il cuore donde procedono. È che sentimenti troviamo noi nel cuore di Cornelio? Vi troviamo il timor di Dio, la carità, la fede che gl'ispira la perseverante preghiera; vi troviamo, insomma, in modo ricco ed abbondante, i segni della grazia di Dio. Ora, se da gente superficiale ci fermiamo ad ammirare gli effetti, non sarà certo difficile che esclamiamo: - "Eccoli là i meriti di Cornelio!". Ma se da gente che pensa e sa che non c'è effetto senza causa, risaliamo a ricercare le origini delle opere di Cornelio, dinnanzi a quel cuore di pagano che Dio ha così riccamente benedetto e santificato, esclameremo: "Dio solo è degno di ricever la gloria e l'onore; l'Iddio, che in noi compie il volere e l'operare" Apocalisse 4:11; Filippesi 2:13.

4. La visione di Pietro ha dello strano per chi non tenga conto dell'ambiente e delle circostanze in cui ebbe luogo; ma quel che v'è di strano, sparisce in gran parte, quando ricostruiamo cotest'ambiente e risuscitiamo nella nostra mente coteste circostanze. Pietro è a Ioppe; sul tetto di una casa. Dinnanzi agli occhi gli sta l'immensa distesa del mare. Egli è un apostolo che Cristo ha chiamato, ed a cui Egli ha detto: "Vai, ammaestra tutti i popoli..." Matteo 28:19. - "E come avverrà che i Gentili delle isole sul mare e delle contrade di là dal mare, quei Gentili che son per me cosa immonda e contaminata, come avverrà che udranno ed accetteranno l'Evangelo?..." Da Ioppe era, un tempo partito Giona Giona 1:3, il missionario dei Niniviti... e come, e in quali condizioni si compirà oggi la missione fra i Gentili?... È Pietro, assorto in questi pensieri, perde a poco a poco la coscienza di quel che lo circonda, è rapito in uno stato estatico, "vede l'invisibile". Cade in uno stato estatico sotto l'impero potente del bisogno fisico della fame; e la visione è in armonia con cotesto bisogno. Sono degli animali ch'ei vede, e la voce gli dice: "Ammazza e mangia!". È il significato della visione ecco bellamente espresso dal Martini: "Mangia pure di quello che t'aggrada; non badar più alla distinzione posta per giusti fini nell'antica legge, perché questa distinzione non è più. E in più alto senso: Conversa pure e mangia pur con tutti, tanto Giudei che Gentili, perché nissuno sarà da ora in poi escluso dalla mensa del Signore... Non avere in luogo di profani e di estranei, riguardo al Vangelo, quelli che Dio stesso ha stabilito di purificare per mezzo della fede in Gesù Cristo. Tutto il genere umano è in un vero senso interamente profano, perché tutto macchiato di peccato; il sangue del Salvatore è quello che rende mondi coloro che per loro viziata origine nascono immondi; e questo è stato sparso non per i soli figliuoli d'Israele, ma per tutti i discendenti d'Adamo". La visione è il principio allo stato di gemma; il principio allo stato di fiore unto al suo completo sviluppo, è Paolo che l'offre ai colossesi: "Non c'è più Greco e Giudeo; circoncisione ed incirconcisione; barbaro e scita; schiavo e libero; Cristo è ogni cosa ed in tutti" (Colossesi 3:11. Confr. Galati 3:28, 29).

17 4: Pietro a Cesarea (Atti 10:17-48)

Pietro era in dubbio

E si capisce. Per noi la cosa è elementare e chiara; ma poniamoci nelle condizioni esatte nelle quali Pietro si trovava. - "Che vuol dire queste visione?..." ei si deve esser chiesto: - "Vuol ella dire che da ora innanzi io non debbo badar più a queste distinzioni levitiche di puro e d'impuro o vuol ella dire qualcos'altro? qualcosa ch'io non so discernere ancora?..."

19 Tre uomini

I tre uomini di cui è parlato in Atti 10:7.

21 Pietro, sceso agli uomini che gli erano stati mandati da Cornelio, disse loro

Queste parole mancano nei codici più antichi. Il testo puro dice così: Pietro scese e disse a quegli uomini...

22 Udire ragionamenti da te

Essere istruito da te.

23 Alcuni dei fratelli

Da Atti 11:12 sappiamo che erano sei: e da Atti 10:45, che erano della circoncisione; vale a dire: convertiti dal giudaismo. La presenza di questi fratelli doveva essere un omaggio al principio: "I fatti sieno verificati dal dire di due o tre testimoni" Deuteronomio 19:15.

25 Gli si gittò ai piedi e l'adorò

Cornelio va incontro a Pietro fino alla porta e lo riceve come un messaggiero di Dio; con dimostrazioni di profondo rispetto e con onori generalmente riserbati alla divinità. Gli orientali soltanto li prodigavano anche a persone d'alta posizione sociale; ma Cornelio non era un orientale; era un romano, un soldato, e il suo modo di fare dice chiaramente ch'ei tratta Pietro come un messo sovrannaturale. Del resto, quando qualche dubbio rimanesse ancora a questo riguardo, deve bastare, a dissiparlo, la risposta dell'apostolo Atti 10:26, la quale non ha senso, se Cornelio non gli fa altro che un saluto nel senso ordinario.

28 Voi sapete come non è lecito

ecc. Pietro è sorpreso di trovarsi in mezzo ad un'assemblea numerosa di pagani e comincia col giustificare la sua presenza, si potrebbe dire, non solo dinnanzi a questi stranieri che debbono conoscere gli usi e gli scrupoli dei giudei, ma prim'ancora, dinanzi alla propria coscienza. "Questo muro di divisione, dice il Martini, alzato non sopra la legge di Mosè, ma sulle opinioni dei dottori del Giudaismo, lo toglie Pietro con la sua autorità e col suo esempio". È vero: quest'avversione religiosa dei giudei per la quale essi non poteano permettersi alcuna relazione familiare coi pagani, non si basava sopra alcun testo preciso ed esplicito della legge scritta; ma gli usi introdotti da lungo tempo seguendo i principii della teologia tradizionale insegnata nelle scuole e nelle sinagoghe, erano tenuti per tanto sacri quanto i precetti testuali. L'apostolo s'affretta a constatare che se deroga alla regola comune e generale, lo fa perché ne ha ricevuto il consiglio da Dio. Quel dire poi del Martini che è Pietro che con la sua autorità toglie il muro di divisione fra Giudei e Gentili è uno svarione imperdonabile. Chi ha tolto cotesto muro è Cristo Efesini 2:11-18; la rivelazione di cotesto fatto è l'oggetto della visione che Dio dà all'apostolo: il quale "dubita ancora" Atti 10:17 dopo la visione, e della visione non afferra il vero significato, che in casa di Cornelio.

Iddio mi ha mostrato di non chiamare alcun uomo immondo.

Ecco qui, che l'incontro con Cornelio rivela a Pietro, in un modo definitivo e indubitabile, il vero senso della visione allegorica, che lo aveva, lasciato finora perplesso.

29 Il senza contradire corrisponde al senza farne difficoltà di Atti 10:20.

Io vi domando dunque

Pietro ha avuto già un accenno della sua missione in casa di Cornelio Atti 10:22; ma l'accenno era troppo fuggevole, e l'apostolo non sa bene ancora perché l'abbiano chiamato; quindi, la sua domanda.

30 Era digiuno

Queste parole mancano nei codici più antichi. Il testo puro direbbe così: Quattro giorni or sono a quest'ora medesima di nona io me ne stavo in casa mia facendo orazione, quand'ecco ecc.

Ora di nona

(Vedi note Atti 3:9; Atti 3:1). Le tre pomeridiane.

In vestimento risplendente.

(Confr. con Luca 24:4, Matteo 28:3; Apocalisse 15:6).

31 La tua orazione è stata esaudita

Poichè la preghiera di Cornelio fu esaudita, considerando la natura ed il contenuto di cotesto esaudimento, è chiaro che la preghiera di Cornelio mirava ad ottenere un po' più di luce da alto e la rivelazione di quella verità per cui egli sospirava.

Sono state ricordate;

è frase dell'Antico T. (Vedi Atti 10:4). La preghiera della fede ha delle ali che la spingono fino a Dio; e le limosine, frutto di quell'amore che lo Spirito crea nel cuor nei credenti Galati 5:22, salgono al cielo come un sacrificio accettevole al Signore.

33 Davanti a Dio

In presenza di Dio. Essi avean fede che Dio li vedeva; che era Dio che li aveva adunati, ed erano disposti ad ascoltare i suoi ammaestramenti.

34 Non ha riguardo alla qualità delle persone

L'espressione greca ( ουκ εστιν προσωπολημτης ὁ θεος) ha le sue radici in una frase ebraica, che vuol dire: Iddio non giudica, gli uomini da qualità puramente esterne ed estranee alla morale. L'idea ha il suo commentario in Giacomo 2:1-4. I giudei si ritenevano privilegiati, in modo tutto speciale favoriti da Dio; al punto, che credevano le altre nazioni non potere aver parte nella salvazione. La salvazione era tutta per loro; e bastava poter dire: Sono un giudeo per poter anche concludere: dunque, sono salvato. Pietro ha capito finalmente l'assurdità di cotesta idea; e qui confessa francamente e recisamente che è giunto ad un'altra convinzione; alla convinzione, cioè, che giudei e pagani sono uguali di fronte alla salvazione che è offerta in Gesù. Iddio non rifiuta ad alcuno l'ammissione nel regno di Cristo; a nessuno; qualunque sia la nazione a cui appartiene.

35 In qualunque nazione chi lo teme

ecc. Il passo è famoso e citato ad ogni piè sospinto, per corroborare l'idea di molti, che tutte le religioni son buone per esser salvati, che basta temere Iddio e fare il bene, e che tutto il resto è secondario. Chi cita a questo modo le parole di Pietro fa un errore madornale d'interpretazione. Non sono tutte le religioni che Pietro mette qui sul medesimo livello, ma sono tutte le nazioni. Si ponga ben mente a questa differenza che è chiara nel testo, nel contesto e che è la chiave di volta, della questione. Pietro non vuol dire altro che questo: "Ora capisco, che in Dio non c'è spirito settario; e che non è vero ch'Egli voglia salvare i giudei soltanto, o soltanto qualche altra nazione, e dannare tutte le altre, come io m'immaginavo. In tutte le nazioni, chi, come Cornelio, ha fame e sete della vera giustizia, e la cerca in fede, ed opera rettamente nella misura della luce elle possiede, è accettevole a Dio; è gradito a Dio; vale a dire, Iddio lo circonda, come fece per Cornelio, delle sue cure provvidenziali; lo conduce come un padre conduce la sua creatura e finisce per rivelargli in modo nitido e perfetto quel Figliuolo, nel quale soltanto è la salvazione Atti 4:12.

36 La parola

comprende tutti i fatti relativi alla vita di Gesù; e son detti la parola perché sono l'oggetto d'una predicazione e perché fin dal principio si presentavano come la forma concreta d'un insegnamento rivelatore.

È il Signore di tutti

È una parentesi intesa ad accentuare il fatto che Gesù non è soltanto "un maestro", "un dottore venuto da Dio", come pensava Nicodemo Giovanni 3:2; ma il Messia; il Signore non soltanto dei giudei, ma di tutti e di tutte le cose Matteo 16:16; Apocalisse 17:14; 19:16.

37 Voi sapete

I fatti relativi alla vita di Gesù sono supposti noti anche fuori della cerchia ristretta dei giudei; hanno fatto tanto romore che la fama d'essi dev'esser giunta anche fra i pagani.

Cominciando dalla Galilea

(Vedi Atti 1:22; 13:23-31).

38 Unto di Spirito Santo

In Atti 10:35 Pietro chiama Gesù, "Gesù Cristo"; vale a dire, "Gesù, l'Unto". Qui l'"Unto di Spirito Santo" si riferisce a cotesta menzione del nome di Gesù, ed accenna al fatto del battesimo Matteo 3:16; Marco 1:10; Luca 3:21-22, nel quale Iddio pose in chiaro che il nome di Cristo, di Messia, di Unto non appartiene in senso assoluto che a Gesù di Nazaret.

Posseduti dal diavolo

Non si tratta soltanto degli indemoniati. Ogni infermità era, secondo il concetto giudaico, un'opera del diavolo Luca 13:16; 2Corinzi 2:7.

39 E noi siamo testimoni.

(Vedi Atti 1:8; 2:32; 3:15; 5:32).

Appiccandolo al legno

Qui ed in Atti 2:23, Pietro rappresenta la crocifissione come l'atto dei rettori del popolo di Gerusalemme e non del governatore romano. Il modo della morte è descritto non come negli Evangeli, ma come nel greco di Deuteronomio 21:22-23; Galati 3:13.

41 Abbiamo mangiato e bevuto con lui...

Luca 24:30,42; Giovanni 21:13.

42 Egli ci ha comandato

Matteo 28:18-20; Atti 1:3,8.

Giudice dei vivi e dei morti

(Confr. con Atti17:31 e con Giovanni 5:22,27.)

43 Chiunque crede in lui...

ecc. Ecco la risposta ai dubbi ed alle perplessità degli uditori. Non per giogo di Legge, non per circoncisione, ma per un sincero atto di fede in Cristo. Ecco la via della salvazione! E quale orizzonte in quel chiunque!... Ecco finalmente spezzate le ritorte del particolarismo giudaico ed ecco spuntare la bell'alba dell'universalismo cristiano! E qui il discorso di Pietro è interrotto in modo improvviso dal fenomeno pentecostale che si rinnova. Vedi Atti 10:15.

44 Cadde sopra, tutti coloro

È la Pentecoste che si rinnova.

45 I fedeli della circoncisione

Sono i sei di cui è parlato in Atti 10:23,45; 11:12.

46 Parlar diverse lingue

Vedi Atti 2:4,11; 8:17-18. I fenomeni che si producono qui come effetti della discesa dello Spirito, sono gli identici fenomeni che si produssero nel giorno della Pentecoste. Vedi Atti 11:15, dal qual passo risulta chiaro, che tra i due fatti non ci fu alcuna differenza: né per la forma, né per la sostanza.

48 Comandò che fossero battezzati

Parrebbe che Pietro seguisse la regola di Paolo 1Corinzi 1:14-17. Chi amministrasse il battesimo, in questo caso, non è detto.

Lo pregarono che dimorasse quivi alquanti giorni.

E Pietro acconsentì; e rimanendo in casa di Cornelio, la ruppe totalmente con la legge cerimoniale. Dico in modo sicuro che acconsentì, perché mi pare che l'ultimo inciso del vers. 48 implichi una risposta affermativa di Pietro, e perché Atti 11:3, mi sembra alludere a questa dimora piuttosto prolungata dell'apostolo in casa del centurione.

Riflessioni

1. Tu non sai adesso quello che io fò, ma lo saprai fra poco" Giovanni 13:7, avea detto un giorno Gesù a Pietro. Ed ora Pietro si trova nelle identiche circostanze d'allora. "Lèvati, scendi, e va" con costoro senza difficoltà" Atti 10:20, gli dice lo Spirito; e Pietro, ancora perplesso circa il vero senso della visione, s'abbandona completamente alla misteriosa ma sicura mano che lo guida; scende, ed incontra i tre messi di Cornelio. Camminare in ignoranza guidati da Dio, val meglio del camminare ad occhi aperti secondo la carne. Fede non è visione per mezzo dei sensi; è fiducia assoluta, è abbandono completo del cuore in Colui che abbiamo scelto per oggetto del nostro amore. "Se non vedo, non posso credere!" dice la carne; e Gesù risponde: No; credi prima; e "se credi, tu vedrai la gloria di Dio" Giovanni 11:40.

2. L'atto di Cornelio Atti 10:25 esprimeva una umiltà profonda ed al tempo stesso mostrava quanto grande fosse la stima del centurione per l'apostolo. Nondimeno, c'era in quell'atto un qualcosa, che oltrepassava i limiti del giusto come ho spiegato nel commento; quindi, la risposta di Pietro Atti 10:26, che va tesoreggiata insieme a Atti 3:12;14:15. Il Martini, a questo punto, ha una nota confusa, incerta: la nota del commentatore, che, dinnanzi ad un passo che gli rompe le uova nel paniere, si sente imbrogliato. Oh come lo salterebbe volentieri a piè pari!... Ma anche ai commentatori è richiesto un po' di pudore. Il Martini, dunque, dice: - "E gittatosi ai suoi piedi, lo adorò. Presso gli orientali un tale onore rendevasi non solo ai re, ma anche ad altre persone costituite in dignità. Fors'anche Cornelio considerò Pietro quasi un Angelo, e lo adorò con quella adorazione chiamata di dulìa; e questo pare che accennino le parole di Pietro nel versetto seguente: Io pure sono un uomo". Quanta disinvoltura in quel fors'anche buttato là, senza dargli importanza più che tanto... mentre, chi lo butta sa che lì sta il nodo della questione! "Fors'anche Cornelio considerò Pietro quasi un Angelo..." Ebbene? Se invece di Pietro si fosse trattato d'un angelo e se dinnanzi a quell'angelo il centurione si fosse prostrato nel modo e col sentimento coi quali ei si prostrò dinnanzi a Pietro, sa il Martini che cosa gli avrebbe detto l'angelo? Egli gli avrebbe detto: "Guardati che tu nol faccia!... Adora Iddio!" Apocalisse 19:10, 22:8. È poi, per finire, io mi domando che cosa Cornelio potesse mai sapere dell'adorazione di dulìa!... A meno che il Martini trovi modo di dimostrare che Cornelio fu presente al secondo Concilio Niceno del 787, ove per la prima volta si parlò di latria e di dulìa! Lascio da parte il bacio alla pantofola dei così detti successori di Pietro; quel bacio meriterebbe qui un po' di commento; ma lasciamo correre cotesto bacio della pantofola è un gusto come un'altro; tanto per chi se lo prende, come per chi lo permette; e de gustibus non est disputandum. Una cosa, piuttosto, osservo. È il primo caso che troviamo, nel nostro libro, d'un servo di Dio, a cui siano offerti onori che non spettano all'uomo; e chi offre cotesti onori è un pagano. Or tutto quanto il sistema del culto dai santi è, come la storia dimostra, d'origine pagana, ed una continua ricaduta nel paganesimo. Ed è provvidenziale che nel nostro passo, cioè, già nei primi tempi della Chiesa, noi abbiamo una solenne ed apostolica protesta contro questo paganeggiante culto dei santi, che confonde il divino con l'umano e popola d'inutili semidei quel cielo, che il potente soffio del cristianesimo avea reso così sereno e così puro.

3. Nulla si fa meccanicamente o come per effetto magico, nel regno di Dio. L'opera dello Spirito, tanto quand'Ei santifica, vale a dire, quand'Ei separa l'uomo dal male e lo consacra a Dio, quanto allorchè gli rivela il pensiero ed il cuore del Signore, è sempre opera progressiva. Non è un Deus ex machina; è una evoluzione. Iddio non rivela il proprio pensiero a Pietro, tutto ad un tratto, glielo rivela poco a poco; per gradi. Ecco i tre punti salienti e progressivi di cotesta rivelazione.

1) Per la visione Atti 10:10-16 gl'insegna che niun mortale è da reputarsi immondo che niun mortale, col suo contatto, contamina il giudeo.

2) Per la provvidenziale storia di Cornelio Atti 10:30-33 gl'insegna che non solo non c'è mortale immondo che col suo contatto contamini il giudeo, ma che Dio non ha preferenze, e tratta il pagano come s'ei fosse un giudeo.

3) Per la rinnovata effusione pentecostale Atti 10:44-46 gl'insegna che Dio non solo non fa distinzioni fra giudeo e pagano, ma che tanto al pagano quanto al giudeo Atti 10:11-15 dona liberamente i suoi doni più preziosi l'esperienza di Pietro è l'esperienza di tutti. Dalle tenebre alla luce si viene poco a poco, ed i ciechi del mondo spirituale e morale hanno sempre provato e proveranno sempre quello che fisicamente provò il cieco di Betsaida Marco 8:22-26.

4. Da Atti 10:34-35 s'è spesso concluso che tutte le religioni sono uguali, che la morale può sussistere indipendentemente dalla fede e che uno può benissimo esser salvato anche se non fa alcun conto di ciò che appartiene in modo tutto speciale al cristianesimo. Coteste conclusioni sono effetto, come ho dimostrato, d'una superficialità esegetica che desta più compassione che stupore. Come si fa a giungere a coteste conclusioni quando il testo, il contesto, tutto quanto insomma l'episodio del capitolo decimo ci dice a chiare note che il centro di tutto il fatto ricordatoci da Luca, è appunto la conversione di Cornelio, della sua famiglia e dei suoi amici? La difficoltà che occorreva risolvere a questo punto della storia della Chiesa era questa: - Possono i pagani senza cerimonie preliminari essere ricevuti nella Chiesa di Cristo? O non è egli forse necessario che passino per la trafila della circoncisione? O in altre parole: Può un pagano diventare, così senz'altro, cristiano? O non è forse necessario che prima si faccia giudeo e poi dal giudaismo passi al cristianesimo? - La storia di Cornelio risolve il problema sul terreno della pratica; ed appunto perché risolve, e così bene, cotesto importante problema, ha la sua ragione storica d'apparire a questo punto del libro dei Fatti. È chi non vede che, se fosse vero che tutte le religioni son buone e conducono alla salvazione purchè l'uomo sia morale ed onesto, chi non vede che Pietro a questo pagano "giusto, caritatevole e temente Iddio" Atti 10:2,22, avrebbe detto: - "Bravo Cornelio! Resta pur così, pagano come sei, e seguita a viver come vivi; la tua salvazione è assicurata lo stesso; non ti confondere a cercar altro; le troppe ricerche in fatto di religione sono pericolose e rompono il capo!:.." Invece?... Il centurione cerca la verità ch'ei sente di non possedere: Iddio lo benedice nelle sue ricerche: gli manda Pietro, il quale gli evangelizza Gesù e quella "remissione dei peccati che non si ha che per Gesù" Atti 10:43 e che è il punto di partenza della vera via della salvazione Atti 2:36-40; 3:19,26; 4:12. Le parole di Atti 10:34-35 non sono quindi una giustificazione dell'indifferenza religiosa del mondo, né una doccia fredda sullo zelo ardente della fede cristiana: ma sono invece un dolce e divino invito fatto a tutti quelli che cercano la salvazione, ed un potente incoraggiamento per chi lavora nell'arduo campo delle missioni.

5. Riassumiamo in poche parole il discorso di Pietro Atti 10:34-43. In tempi di tante aberrazioni dogmatiche, vale la pena di tesoreggiare gli elementi limpidi e puri che costituiscono il primitivo e genuino insegnamento apostolico.

1) L'apostolo riassume sommariamente i fatti relativi a Gesù, cominciando dal battesimo e andando fino alla crocifissione Atti 10:36-39.

2) A questi fatti, che l'apostolo suppone noti ai suoi uditori, egli aggiunge un altro fatto; il più recente, che i suoi uditori forse ignorano, ma che non debbono ignorare, perché è di capitale importanza: la risurrezione, cioè, che è annunziata da testimoni oculari; i quali testimoni non son molti, è vero; ma videro coi propri occhi il fatto, e in modo, da non lasciare alcun dubbio sulla realtà storica del fatto stesso Atti 10:40-41.

3) Dopo i fatti, la dottrina, la quale l'apostolo compendia qui in questa nozione: "Cristo è il giudice dei vivi e dei morti" 1Pietro 4:5-6. Il che si può intendere in due modi: Cristo apparirà un giorno come giudice; e dinnanzi a lui dovranno presentarsi a render conto dei fatti loro ed a ricevere il premio o la condanna, tutti quelli che saranno morti prima di quel giorno e tutti quelli che vivranno ancora quand'egli apparirà. Oppure: "Cristo è stato costituito, e quindi è giudice dei vivi e dei morti". È: non sarà. Fin dal giorno della sua ascensione, e dalla destra del Padre, "che gli ha affidato tutto intero il giudicio" Giovanni 5:22, egli esercita cotesto giudicio; che è un, giudicio disciplinare sui vivi, ed un giudicio retributivo per ognuno che muore ed appare dinnanzi al tribunale di lui 2Corinzi 5:10 Atti 10:42.

4) L'Antico T. ha il suo compimento in Gesù e diventa così l'appoggio incrollabile dell'Evangelo e delle promesse fatte alla conversione ed alla fede. "Chiunque crede in lui riceve remissione dei peccati per il nome di lui" Atti 10:43.

6. E termino con un'amenità del Martini. Il Martini, che insiste sempre sulla potenza magica del battesimo che comunica lo Spirito e fa i cristiani, non ispiega Atti 10:47-48 come va che Cornelio ed i suoi ricevono lo Spirito Santo prima d'essere battezzati: "Può alcuno vietar l'acqua e far sì che non siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?" Eppure, mi sembra che, dopo aver tanto glorificato il battesimo d'acqua, valesse la pena di spiegare questo, che ad un cattolico romano deve sembrare un fatto strano. Ma lasciamo andare tutto questo, e veniamo all'amenità. Chi mai avrà battezzato Cornelio e quei di casa sua? Il Martini risponde: Pietro li fece battezzare dai suoi compagni. Ed è quello che credo anch'io. Ma questi compagni di Pietro non erano altro che dei semplici "fratelli" Atti 10:23, dei semplici "fedeli della circoncisione" Atti 10:45, dei laici, insomma, come si suol dire, con parola molto impropria. Dunque, il battesimo può egli essere amministrato anche dai laici?... Il Martini inorridisce a questo fatto; e vi risponde con una franchezza che vi lascia a bocca aperta: - "Nossignori!. Quei compagni di Pietro, o tutti o parte (quelli almeno che amministrarono il battesimo, s'intende), dovevano essere ascritti al clero della Chiesa di Ioppe!" Ed è così che tratta il testo, chi protende d'avere il monopolio assoluto della interpretazione delle Scritture!


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