Atti 18

1 7. A Corinto (Atti 18:1-17)

Corinto

era in questo tempo la capitale della provincia romana dell'Acaia, che comprendeva il Peloponneso e l'Ellade propriamente detta. La posizione di Corinto, sull'istmo che la rendeva accessibile dai due lidi, pel porto di Cencrea all'est e per quello di Lechaeum all'ovest, avea fatto di Corinto una città commerciale di primissimo ordine. Il lusso ed il vizio aveano accompagnato la gloria commerciale; e chi diceva "vivere all'uso dei corinti ( κορινθιαζειν, horinthidzein =corinteggiare)" significava proverbialmente fino dal tempo di Aristofane (Frag. 133) "farne d'ogni erba un fascio". Le corrotte sacerdotesse del Tempio di Afrodite davano quivi una specie di consecrazione alle orrende sconcezze della vita pubblica, delle quali qualche fugace accenno è in 1Corinzi 5:1; 6:9-19. A Corinto si facevano ogni quattro anni i famosi "giuochi istmici", dai quali Paolo trasse le immagini di 1Corinzi 9:24-27. Quantunque al disotto d'Atene per grandezza artistica e letteraria, anche Corinto, però, aveva i suoi rettori, i suoi filosofi ed i suoi artisti. I bronzi di Corinto erano pregiatissimi. Nel 146 av. Cr. Corinto fu conquistata dal generale romano Mummio; molti dei suoi edifici furon distrutti e le sue più belle statue furon trasportate a Roma. Un secolo dopo, Giulio Cesare s'era messo in capo di ridare alla città l'antico splendore ed impiegò migliaia di braccia in cotest'opera di ricostruzione. Questo, il campo dei nuovi lavori dell'apostolo.

2 Aquila e Priscilla

o Prisca 2Timoteo 4:19 erano dei giudei banditi da Roma dall'editto di Claudio (nel 49 dell'èra cristiana); probabilmente convertiti da dei giudei romani, che erano stati in Gerusalemme alla Pentecoste Atti 2:10. Li troviamo con Paolo ad Efeso quand'ei scrive ai corinti 1Corinzi 16:19; li troviamo a Roma quando Paolo torna di nuovo a Corinto (Romani 16:3; dato che il capitolo 16 sia realmente parte integrale della lettera ai romani). È sembra che poi tornassero ad Efeso 2Timoteo 4:19.

In nazione Pontico

Vedi Atti 2:10.

Nuovamente venuto d'Italia.

Meglio: recentemente o di fresco venuto d'Italia.

Claudio avea comandato...

Questa espulsione dei giudei da Roma per ordine di Claudio, è ricordata da Svetonio (Claudio 25) e più oscuramente da Dione Cassio (60:6). Svetonio ci ricorda con le parole rimaste famose: Claudius, Judaeos, impulsore Chresto, assidue tumultuantes, Roma expulit. Claudio bandì i giudei da Roma a cagione dei loro continui tumulti, istigati da Chresto. Il qual Chresto, non v'ha dubbio, è usato erroneamente per Christo; e l'espulsione dei giudei in relazione con la presenza del cristianesimo in Roma. I giudei di Roma aveano certamente qualche nozione e del Cristo e dei cristiani. Un quarto di secolo circa era trascorso dal giorno della Pentecoste per il quale dei romani, giudei e proseliti, si eran recati a Gerusalemme Atti 2:10, i liberti romani aveano una sinagoga a Gerusalemme Atti 6:5,9; e c'erano dei cristiani romani, Andronico e Giunia (contrazione di Junianus=Giuniano), che Paolo dice "essere stati in Cristo prima di lui" Romani 16:7. È facile immaginarsi come andaron le cose. Il cristianesimo provocò fra i giudei di Roma dei tumulti simili a quelli di Tessalonica, d'Efeso ecc.; e i romani, udendo il nome di Cristo continuamente ricordato, bandirono cristiani e giudei non cristiani, e pensarono che cotesti tumulti fossero istigati da un ignoto Chrestus o Christus. Qualcuno crede più probabile che lo storico latino abbia commesso uno sbaglio; abbia cioè confuso i cristiani, divenuti ormai notissimi ai suoi tempi, coi giudei, contro i quali unicamente, l'imperatore avrebbe lanciato il bando. Comunque sia la cosa, notiamo soltanto di volo che questo bando non ebbe effetti durevoli; che, pochi anni dopo il bando stesso, troviamo a Roma una numerosa comunità giudaica ed un nucleo di cristiani al quale Paolo può scrivere una lettera.

3 L'arte loro era di far padiglioni

Meglio: l'arte loro era di fabbricar delle tende. Paolo l'avea imparata a Tarso di Cilicia sua città natìa, nota per i tessuti di pel di capra che i romani chiamarono Cilicium (d'onde il nostro cilicio), dal nome della provincia da dove veniano. Anche il Ponto era famoso per coteste manifatture; e si capisce che Aquila abbia avuto quivi l'opportunità d'imparare cotest'arte. I tessuti di pel di capra si usavano per le vele dei bastimenti e per le tende dei militari o d'altro uso. Che Paolo avesse imparato un'arte, non dee far meravigliare. Ogni giudeo, da piccino, dovea imparare a far qualcosa di manuale. Un proverbio rabbinico diceva: "Chi non insegna al suo figliuolo un mestiere, gl'insegna a fare il ladro". Il grande Hillel faceva il falegname. Così dunque comincia Paolo l'opera sua in Corinto; guadagnandosi il necessario col lavoro delle proprie mani, come avea già fatto a Tessalonica, e mettendosi al coperto da ogni possibile accusa di predicare e d'insegnare a scopo di lucro 1Corinzi 9:15-19; 2Corinzi 11:7-13.

4 Ogni sabato

perché il resto della settimana lavorava.

Greci;

non sono dei giudei che parlano greco, né dei proseliti; sono dei pagani, che frequentano la sinagoga (vedi Atti 11:22).

Faceva un sermone...

Meglioi: parlava nella sinagoga.

5 Quando Sila e Timoteo furon venuti in Macedonia

(Vedi Atti 17:14 e seg.; 1Tessalonicesi 1:1; 3:6)

Paolo era sospinto dallo spirito.

Il dallo Spirito è lezione incerta; la lezione sicura è dalla Parola. Così hanno quasi tutti i codici migliori e più autorevoli; e la interpretazione più esatta del συνειχετο τω λογω è questa: si dette tutto o si consacrò interamente alla predicazione. Se si deve mettere questo fatto in relazione con 1Corinzi 11:9, i soccorsi pecuniari venutigli dalla Macedonia, l'avrebbero messo in grado di darsi più completamente alla predicazione non avendo più tanto bisogno di occuparsi dell'arte sua per guadagnarsi il pane.

Che Gesù è il Cristo.

Che Gesù è il Messia.

6 E bestemmiando

meglio: ingiuriandolo, insultandolo.

Scosse i suoi vestimenti.

"Scuotere la polvere" è un atto simbolico e quindi una locuzione proverbiale intesa a significare "separazione completa", "rottura d'ogni specie di legami e di relazioni". Vedi Matteo 10:14.

Il sangue vostro...

Anche questa è locuzione prettamente ebraica Matteo 27:25. Il sangue è qui in senso figurato. Paolo vuol dire: "io non son più in alcun modo responsabile del vostro futuro destino". E la frase si spiega quando si pensi che la perdizione spirituale è chiamata morte tanto in linguaggio giudaico, quanto in linguaggio cristiano (Vedi Ezechiele 3:19).

Andrò ai Gentili

Vedi Atti 13:46.

7 E partitosi di là

Non vuol dire ch'ei lasciò la casa d'Aquila per andare a star di casa altrove; ma ch'ei non frequentò più la sinagoga, ma cominciò delle riunioni private di cristiani in casa di Giusto. Paolo, come avea sempre fatto, avea cercato di gettar le fondamenta della Chiesa nella sinagoga. L'ostinazione dei giudei gl'impedisce d'arrivare allo scopo ed ei fa della Chiesa un tutto a sè, indipendente dalla sinagoga.

Giusto, il quale serviva a Dio

È la solita formula intesa ad indicare un pagano di nascita, divenuto proselita giudaico Atti 13:43.

8 Crispo

era uno del Consiglio degli anziani che presedeva alla sinagoga di Corinto. Sostene era un altro di cotesti anziani-presidenti Atti 18:17. Crispo e la sua famiglia abbracciarono la fede e Paolo li battezzò egli stesso 1Corinzi 1:14.

Molti ancora dei Corinti...

Giudei e pagani. Fra questi convertiti erano Gaio o Caio che aveva dato la sua casa come luogo di riunione alla chiesa, e che albergò l'apostolo quando venne la seconda volta a Corinto Romani 16:23; Stefana e la sua famiglia 1Corinzi 16:15 i quali tutti furono battezzati da Paolo stesso 1Corinzi 1:14-15; Fortunato, Acaico 1Corinzi 16:17; Quarto, Erasto, il tesoriere della città Romani 16:23, Epeneto Romani 16:5, Cloe 1Corinzi 1:11.

9 In visione

Vedi Atti 9:10; 16:9. La cultura, il lusso, lo splendore di Cerinto poteano avere scosso l'apostolo; e quel trovarsi di fronte ai ricchi, ai nobili, ai grandi secondo il mondo, potè forse non intimidire, che Paolo non era uomo da lasciarsi facilmente intimidire, ma potè fare una certa impressione sull'animo dell'apostolo; e di cotesta impressione è forse una eco in 1Corinzi 2:3. Quindi la visione e l'incoraggiamento del Signore, che è sempre buono e fedele.

10 Io son teco

Vedi Matteo 28:20.

In questa città.

Proprio qui, in questa grande e lussuriosa città della quale tu sembri disperare.

11 Un anno e sei mesi

Ed è in questi diciotto mesi che Paolo più che probabilmente scrisse le due lettere ai tessalonicesi, che sono le più antiche che possediamo dell'apostolo.

12 Quando Gallione fu proconsolo d'Acaia

L'Acaia era stata una provincia senatoriale, sotto Augusto; imperiale, sotto Tiberio; sotto Claudio, era tornata ad essere senatoriale. Il governatore di una provincia senatoriale si chiamava "il proconsolo". Marco Anneo Navate, soprannominato Gallione perché L. Giunio Gallione l'aveva adottato, era figlio del retore Seneca e fratello di Seneca il filosofo (Tacito, Annali 15:73; 16:17). Suo fratello parla in modo molto affettuoso della dolcezza del carattere di lui. "Nessun mortale, ei dice, fu mai così dolce verso uno solo dei suoi simili, com'egli lo fu verso tutti" (Pref. Quest ioni Natu. 4). "Fu molto amato, dice lo stesso fratello (Ep. 104); fu molto amato anche da quelli che poco eran capaci d'amare". Fu nominato proconsolo dell'Acaia al tempo stesso del soggiorno di Paolo a Corinto; e i giudei profittarono del suo arrivo per isbarazzarsi del novatore importuno. "Il nuovo proconsolo, pensavano essi, si lascerà andare facilmente a condannarlo per un preteso delitto politico, considerando che l'introduzione d'un culto nuovo è severamente proibito dalla legge" Atti 18:13.

Al tribunale.

Il tribunale era nell'agorà, nella pubblica piazza ove il proconsolo, circondato dai suoi littori, giudicava dei casi che gli erano presentati Atti 16:12,22,35.

13 Persuade agli uomini

Meglio: Persuade la gente ad adorare Iddio in un modo contrario alla Legge.

14 Se si trattasse di alcuna ingiustizia

ecc. Meglio: Se si trattasse di qualche delitto o di qualche atto fraudolento, io accetterei il vostro ricorso, come ragion vuole; ma poichè si tratta di discussioni relative ad un insegnamento, e a dei nomi propri, ed alla vostra "legge" particolare, pensateci da voi; io non voglio esser giudice di coteste cose. L'insegnamento è la dottrina dell'evangelo, i nomi propri sono quelli di Gesù, Cristo, Messia. La vostra legge particolare è la legge giudaica; e le parole del proconsolo tradiscono l'antipatia ch'egli ha per i giudei; tradiscono lo sprezzo dei romani per le dispute religiose, e mostrano quale concetto si facessero di ciò che è "giusto".

16 E li scacciò dal tribunale

E li rimandò dal tribunale. Il che implica l'ordine dato dal proconsolo ai littori di sgombrare il tribunale. Non c'è necessariamente l'idea d'una violenza usata. È chiaro però che se qualcuno dei giudei non se ne fosse andato e presto, avrebbe fatto conoscenza con le verghe dei littori.

17 E tutto i Greci presero Sostene

Quell'i greci manca nei codici più autorevoli. Manca nei codici A, B e nel Sinaitico. Si tratta dunque d'una interpolazione, intesa a chiarire il senso del passo. E di fatti è evidente che si tratta della folla greca, che approfittò dell'occasione per iscaraventarsi sui giudei. Questo Sostene può essere stato capo della sinagoga assieme a Crispo Atti 18:8. (Vedi Atti 13:15 per la pluralità dei "capi"). Ei non va confuso con quello che è nominato nella soprascritta della prima lettera ai corinti 1Corinzi 1:1.

E Gallione...

non se ne faceva né in qua né in là. Bella giustizia cotesta! Lasciare che la canaglia picchi a suo beneplacito un galantuomo!

Riflessioni

1. Quanto è grande la misericordia di Dio! Ninive, Sodoma, Corinto Atti 18:1, le città più corrotte, non sono dimenticate dalla grazia dell'Eterno. E spesso l'evangelo è accettato con più slancio in mezzo a cotesta corruzione, che in mezzo a all'orgoglio ed alla sapienza "secondo la carne". Corinto, la corrotta, e di fatti campo più fecondo di frutti per la vita eterna, della dotta Atene. Niuno si spaventi quand'è chiamato a lavorare in campo che la corruzione rende duro ed ingrato. Si ricordi di questo passo dell'apostolo: 1Corinzi 6:9-11.

2. E com'è grande la Provvidenza del Signore! Paolo va a Corinto, ed in Corinto trova casa, lavoro, compagnia, ed un santuario domestico che gli s'apre per ricevere la chiesa Atti 18:2-3,5,7. L'imperatore caccia Aquila e Priscilla da Roma; ed Aquila e Priscilla, guidati dalla mano di Dio, vengono a Corinto, proprio quando Paolo vi giunge; e così anche questa volta, la persecuzione gioverà alla causa di Cristo.

3. Il lavoro bassa; nobilita Atti 18:3. E Paolo è grande quando nel laboratorio d'Aquila si guadagna il pane col sudore del suo volto. Che differenza tra umiltà, la modestia di questi "lavoratori" del secolo apostolico, e orgoglio ed il lusso del "clero" dei nostri tempi!

4. Le parole di Paolo Atti 18:6 sono tremende, ma giuste. La nostra responsabilità finisce quando abbiamo annunziato fedelmente tutto il consiglio di Dio alle anime immortali; e là dove finisce la nostra responsabilità, incomincia quella dei nostri uditori. Niuno però osi pronunciare coteste parole se prima non è più che sicuro d'aver fatto tutto quello che l'apostolo avea fatto per i ribelli di Corinto.

5. Tutti i più grandi uomini di Dio hanno avuto le loro ore di dubbio, o d'incertezza, o di trepidazione. Tutti hanno avuto ed hanno l'ora oscura del Getsemane, come l'ebbe il divino Maestro; l'ebbe Abrahamo dinnanzi ad Abimelech; l'ebbe Mosè nel deserto; l'ebbero i salmisti; e certi loro salmi sono dei gridi acuti d'angoscia; l'ebbe Elia; l'ebbe il Battista; l'ebbe Paolo a Corinto Atti 18:9; l'ebbe Martino Lutero, che diceva una volta: "Molti ai quali esternamente fo l'impressione d'esser giulivo, s'immaginano ch'io non fo che camminare del continuo sulle rose; ma Dio solo sa in qual condizione io mi trovi!" Ma il Signore è fedele, il suo conforto non manca mai a chi si riposa in Lui; e gli orizzonti ch'egli apre dinnanzi al suo fedel servitore, bastano a trarre l'operaio scorato, dai "luoghi più profondi" nel cielo della fede e della speranza Atti 18:10.

6. Gallione! Atti 18:12-17. Hanno fatto di Gallione poco meno che un cristiano. E questo giudizio, per riflesso, ha giovato anche a suo fratello, il filosofo, che la leggenda ha finito per trasformare addirittura in un amico intimo di Paolo. Che Gallione non incoraggiasse e in questo caso alcun atto d'ingiustizia a danno di Paolo, è vero; ma è anche vero che fu spettatore d'un atto brutale d'ingiustizia, senza che alzasse un dito per prevenirlo, per reprimerlo o per punirlo. È tale un'indifferenza quella ch'egli mostrò in questa occasione, che vien quasi la tentazione di domandarsi: "Sarà proprio stato con intendimenti puri, ch'ei non volle dar retta ai giudei che aveano a lui ricorso? O non sarà forse stato perché e giudei e cristiani aveva a noia come il fumo agli occhi?..." Forse, fu per desiderio di pace, di quiete; fu per isbrigarsi come potea meglio d'un affare spinoso, ch'ei si dichiarò incompetente a giudicare della cosa; ma tutto questo non giustifica la colpevole indifferenza d'un giudice che può reprimere un atto iniquo di violenza, e che non lo fa. Malgrado tutto questo, Gallione enuncia un principio, che è un principio giusto e sano. Sono soltanto le violazioni della legge che il magistrato può legalmente punire; le quistioni dottrinali e gli affari d'ordine religioso appartengono alla sfera religiosa ed escono dai limiti della competenza del magistrato civile. Questo il principio di cui ognuno vede l'importanza per le relazioni fra la Chiesa e lo Stato. Ma il principio dev'essere che Gallione enuncia, e che è giustissimo, dev'essere anche giustamente applicato; e non dev'essere applicato come l'applica Gallione. Che se era giusto che egli, come magistrato civile, si dichiarasse incompetente a giudicare una disputa teologica Atti 18:15, le busse dei mascalzoni greci di Atti 18:17 non eran più quistioni teologiche, ma erano un delitto che rientrava nei limiti della sua competenza giuridica.

18 8. Da Corinto ad Antiochia per Efeso e Gerusalemme (Atti 18:18-22)

Navigò in Siria

S'imbarcò per la Siria. La Siria è qui nel senso della geografia politica dei romani; nel qual senso ella comprendeva tutto il governo del proconsolo residente ad Antiochia; e questo governo si estendeva su tutto il littorale dei Mediterraneo, dal monte Tauro fino all'istmo di Suez.

Per Priscilla ed Aquila vedi Atti 18:2.

Essendosi fatto tondere il capo.

Questo fatto presenta varie difficoltà.

1) Chi è, prima di tutto, che ha fatto il voto? È Paolo od Aquila? La costruzione della frase, nell'originale, è ambigua; grammaticalmente parlando, potrebb'esser benissimo Aquila che ha fatto il voto; e molti si sono affrettati a intender la cosa a, questo modo, per non avere a mettere sul conto di Paolo un atto di divozione puramente giudaico. Ma è chiaro, che Luca intende che non Aquila, ma Paolo fece cotesto voto. Difatti che interesse avrebbe avuto per il lettore la menzione d'un atto di Aquila, sopra tutto in un brano così avaro di dettagli? E poi, Paolo non è egli il soggetto principale di tutto quello che precede e di tutto quello che segue? E Luca non racconta egli più tardi Atti 21:26 un atto analogo a questo, compiuto da Paolo?

2) Che cos'era questo voto, dal punto di vista della forma? Era un voto di nazareato temporaneo (vedi Numeri 6:1-21). Per un tempo, liberamente determinato, chi faceva il voto si lasciava crescere i capelli, si asteneva dal vino; e, alla fine, offriva un sacrifizio. Ora, siccome i sacrifizi non si potevano offrire che a Gerusalemme, e non è Aquila ma è Paolo che va a Gerusalemme, la quistione della persona che nel nostro passo ha fatto il voto, è decisa.

3) E come mai Paolo si taglia i capelli a Cengrea quando il voto del nazareato esigeva anzi che i capelli non fossero tagliati? A questa difficoltà si può rispondere in tre modi. O è al momento d'imbarcarsi che Paolo si fa tagliare i capelli, perché intende di cominciare allora il periodo votivo; o al momento dell'imbarco il periodo votivo era già cominciato e in questo caso bisogna ricordare che anche durante il nazareato era lecito, a chi avea fatto il voto di tagliarsi i capelli, purchè conservati per bruciarli poi a Gerusalemme Numeri 6:18; o il periodo votivo era finito, e si capisce che Paolo si facesse tagliare capelli.

4) E a che scopo cotesto voto? Il voto di Paolo è un atto di speciale consecrazione; e come tale, è l'espressione solenne d'un sentimento di gratitudine. Il voto può quindi essere inteso in due modi; o come un'espressione di riconoscenza a Dio per le liberazioni che Paolo ha da Lui ottenute nel passato, oppure e un voto che si riferisce al viaggio ch'egli sta per fare; ai pericoli che cotesto viaggio può presentare, ed in vista dei quali l'apostolo, secondo il pio uso della nazione a cui appartiene, promette un atto speciale di rendimento di grazie, se tutto andrà bene.

5) E che pensare di Paolo che fa un voto come questo? che compie un atto così prettamente giudaico, nello spirito e nella forma? Le risposte che si dànno a questa domanda sono numerose. Chi dice che a Paolo era rimasto un debole per coteste espressioni giudaiche di divozione; chi dice ch'ei fece il voto per dimostrare ai giudei che non isprezzava la legge; ma che anzi l'aveva in onore e l'osservava. Ma a che perdersi nel mare delle congetture? Stabiliamo una cosa, e basti. Se Paolo avesse attribuito un qualche valore meritorio al suo voto, ci troveremmo dinnanzi ad un problema grave, strano, insolubile. Ma fintanto che l'apostolo non attribuisce alcun valore meritorio ai suoi voti, non c'è nulla in quei voti stessi che sia in contraddizione coi principi ch'egli professava e che noi professiamo. Il Baumgarten ha quest'idea originale, a proposito del voto. "Il fatto di tagliarsi i capelli, era, come si sa, un segno di dolore per gli ebrei Deuteronomio 21:12-13;Geremia 7:29. Quest'atto esprime in Michea 1:16 l'angoscia d'una madre che ha perduto i suoi figliuoli. Compiuto da Paolo, potrebb'egli aver cotesto senso in mezzo alle benedizioni del suo ministerio in Corinto? Apparentemente, no; e nondimeno sembra che il voto s'ispirasse a un sentimento d'umiliazione. Fra tutto le lettere di Paolo, la prima ai corinti è la sola ove l'apostolo dia delle prescrizioni relative alla capigliatura. Per lui, se la capigliatura lunga è un onore per la donna, per l'uomo, invece, e un segno di dipendenza e anche di vergogna 1Corinzi 2:3-16. Imporsi dunque, in certe occasioni e per un tempo determinato i capelli lunghi, è, per l'uomo, atto d'umiliazione volontaria e forse di consecrazione più intima al servizio di Dio." Questo modo ingegnoso di spiegare il voto di Paolo, garba parecchio al Barde. A me, confesso la verità, sembra di molto stiracchiato.

Cencrea

era il porto di Corinto dal lato d'oriente Atti 18:1.

19 Essendo giunto in Efeso

Paolo vuole andare da Corinto a Gerusalemme prima di recarsi alla sua antica stazione d'Antiochia. A Corinto non trova legno che faccia vela per un porto della Palestina; e se ne va quindi ad Efeso, ove rimane finché gli capiti una occasione diretta per Cesarea, che era allora il capoluogo politico della Giudea. I codici migliori hanno: essendo, giunti in Efeso. Efeso era stata una delle prime colonie greche sulla costa occidentale dell'Asia Minore. Era celebre per il culto di Artemis (Atti 19:24 e seg.); e il tempio della dea, con le sue immagini sacre, con i suoi sontuosi cortili, con le sue centinaia di sacerdoti e di sacerdotesse d'ogni grado, era, l'ammirazione dei pellegrini che vi conveniano da tutte le parti del mondo. In Efeso, l'oriente e l'occidente si davano la mano; e la religione della Grecia assumeva quivi un carattere spiccatamente orientale, con ogni sorta di misteri, di magie, d'incantagioni. La popolazione giudaica era quivi abbastanza numerosa da avervi una sinagoga.

Fece un sermone ai Giudei.

Meglio: conversò, s'intrattenne coi giudei.

20 Ed essi lo pregavano...

I giudei d'Efeso sono dunque ben disposti per l'evangelo. È la promessa di quella splendida mèsse che cotesta arte del campo darà per la gloria di Dio; ed alla chiesa che sorgerà in cotesto campo, Paolo potrà scrivere una lettera, che è uno dei gioielli più preziosi della letteratura epistolare cristiana del secolo apostolico.

21 Del tutto mi conviene far la festa

Qual festa? Probabilmente la festa della Pentecoste. Se avesse perduta l'occasione di cotesta festa, non ce ne sarebbero state altre fino a quella dei Tabernacoli; ed allora, in ottobre, il viaggiare sarebbe stato pericoloso e difficile, tanto per mare quanto per terra. Questa potrebb'essere la ragione dell'egli è assolutamente necessario ch'io vada a Gerusalemme (adesso). Cotesto viaggio facea parte del voto di cui è parlato in Atti 18:18. Alcuni codici, ed autorevoli, cassano addirittura la frase: del tutto mi conviene far la festa prossima in Gerusalemme e leggono il passo così: prese commiato da loro, dicendo: Ritornerò ancora a voi, se piace a Dio. E si partì per mare da Efeso. Cotesta omissione è interessante. I copisti vi furono indotti dalla frase di Atti 18:22: ed essendo disceso in Cesarea, salì; e dopo aver salutata la chiesa... Salì, dice il testo; così, senz'altro. Ma è chiaro (e il Diodati ha fatto bene ad aggiungerlo) che lo scrittore vuol dire: salì a Gerusalemme. Paolo sbarca a Cesarea Atti 18:22, ove non ha nulla da fare; a che scopo dunque, se non è per andare a Gerusalemme? E poi chi non sa che per uso costante, nell'Antico T., si dice salire quando si tratta di viaggi che hanno Gerusalemme per punto d'arrivo Atti 15:2, e discendere quando si tratta di viaggi che hanno Gerusalemme per punto di partenza? Ora, siccome i copisti ignoravano cotesto uso locale del verbo salire e credevano che quel salì significasse: salì dal lido alla città (Cesarea), dissero fra sè: "è impossibile, che Paolo abbia detto che gli era assolutamente necessario d'andare a Gerusalemme, e che poi non ci sia andato!..." E per far tutti pari, dettero di frego alla frase: del tutto mi conviene far la festa prossima in Gerusalemme; frase, che noi dobbiamo ritenere nella nostra traduzione. Anche il Martini ignora completamente l'uso locale di cotesto salì. (Vedi nota in loco). - Il fuggevole ricordo che è nel passo, è tutto quello che sappiamo di questo importante viaggio di Paolo a Gerusalemme. Per il ritorno di Paolo ad Efeso, vedi Atti 19:1.

22 Antiochia

di cui è qui parola, è, naturalmente, l'Antiochia di Siria

Riflessioni

1. "Compi i tuoi voti fatti all'Altissimo!" dice il Salmista Salmi 50:14. I voti che l'Eterno gradisce, nella nuova economia evangelica, sono i voti che sgorgano dal ravvedimento, alla fede, dal bisogno di consacrarsi più interamente a Lui. I voti che Dio disdegna e tiene in conto di "legno, fieno e paglia" 1Corinzi 3:12, sono i voti fatti per paura dell'inferno o per guadagnarsi il cielo. Gran libertà regna in quest'ordine di cose, come Paolo dimostra col suo esempio Atti 18:18; ma questa libertà dev'esser sempre in armonia con lo Spirito di Cristo. Dov'è lo Spirito del Signore quivi è la vera libertà 2Corinzi 3:17.

2. Se piace a Dio!... Atti 18:21. Non è una formula vana; non sono delle parole; non è il Dio volendo, che spesso noi scriviamo per abitudine nei nostri biglietti e nelle nostre lettere, pensando chi sa a che cosa; è il se piace a Dio dell'uomo che vive realmente, all'ombra della Provvidenza (Vedi 1Corinzi 4:19). È il se piace a Dio scritto nello spirito di Giacomo 4:13-15.

3. Paolo è il tipo del servitore di Dio, che vive interamente agli ordini del suo Signore. L'odio dei nemici non lo intimidisce Atti 18:19: l'amor fraterno non riesce a trattenerlo Atti 18:20; le distanze non lo spaventano Atti 18:21; niuna soavità di luogo lo induce a fermarsi più di quello che il Signore abbia determinato Atti 18:22. Il "cibo" di Paolo, come pel suo Maestro, non è di fare la sua propria volontà, ma di fare quella di Colui che l'ha mandato Giovanni 4:34.

23 4. TERZO VIAGGIO MISSIONARIO DI PAOLO (Atti 18:23-21:14)

La quarta sezione ha sette parti:

1. PRINCIPIO DEL TERZO VIAGGIO. PAOLO VISITA LE CHIESE DELL'INTERNO DELL'ASIA MINORE (Atti 18:23);

2. UNA PARENTESI STORICA. APOLLO E I SUOI LAVORI IN EFESO ED IN CORINTO (Atti 18:24-28);

3. AD EFESO (Atti 19:1-40);

a) PAOLO COMPLETA L'OPERA DI APOLLO (Atti 19:1-12);

b) I SETTE FIGLIUOLI DI SKEVÀ (Atti 19:13-20);

c) DIANA EFESINA (Atti 19:21-40);

4. PER LA MACEDONIA A TROAS (Atti 20:1-6);

5. A TROAS (Atti 20:7-12);

6. A MILETO. GLI ANZIANI D'EFESO (Atti 20:13-38);

7. A CESAREA PER LA VIA DI TIRO (Atti 21:1-14).

1. Principio del terzo viaggio. Paolo visita le chiese dell'interno dell'Asia minore (Atti 18:23)

Si partì

Da Antiochia ad Efeso, la via più corta e meno penosa sarebbe stata quella di mare. Paolo preferisce di passare per l'interno del continente e di traversare le province montagnose dell'Asia minore le province superiori le province alte. Vedi Atti 19:1, dove c'erano delle chiese da visitare.

Riflessioni

1. Una riflessione soltanto vorrei qui fare, ma che mi sembra di non poco momento.. Nell'opera nostra missionaria siamo sempre e quasi esclusivamente preoccupati di quelli che non conoscono ancora l'evangelo; tutto il nostro lavoro mira a risvegliare le coscienze, a chiamare i peccatori a Cristo; e, senza dubbio, è preoccupazione giusta e santa. Ma impariamo questo, da Paolo; che se non curiamo spiritualmente quelli che già sono andati a Cristo e fanno parte della Chiesa, se non li nutriamo convenevolmente e se non li circondiamo del nostro affetto, noi facciamo lavoro vano; guadagnamo da una parte, per perdere dall'altra. Paolo, che è un modello di evangelista, è anche un modello di pastore. Lo arde lo zelo di veder sempre allargarsi i confini del Regno di Dio, e "la sollecitudine per le chiese" che ha fondate, non lo abbandona mai (2Corinzi 11:28. Confr. con Atti 14:21-23; 15:36,41).

24 2. Una parentesi storica. Apollo e i suoi lavori in Efeso ed in Corinto (Atti 18:24-28)

Apollo

è un'abbreviazione ellenistica del nome greco Apollonio o Apollodoro.

Alessandrino.

Alessandria aveva delle famose scuole giudaiche, nelle quali l'Antico T. era studiato e commentato.

Potente nelle scritture.

Meglio. Versatissimo nelle Scritture. Era un buon allievo delle famose scuole giudaiche d'Alessandria.

25 Era ammaestrato nei principii delle vie del Signore

La via del Signore è termine tecnico Atti 9:2 ed equivale al nostro: religione o dottrina del Signore. Quindi, si potrebbe tradurre: Fra istruito nella dottrina del Signore...

Fervente di spirito

(Romani 12:11); zelante, ardente. Predicava con forza e con convinzione.

Parlava ed insegnava diligentemente le cose del signore.

I codici migliori hanno: le cose di Gesù. Predicava dunque ed insegnava con cura le cose che si riferivano a Gesù; vale a dire, gli elementi, messianici dell'Antico T. che i cristiani sapeano doversi riferire a Gesù; predicava ed esponeva cotesti elementi perché, era istruito nella dottrina del Signore; in quella teologia della speranza e dell'avvenire, della quale tanti giudei si nutrivano molto prima della venuta di Gesù. Apollo era dunque un dotto teologo ed esegeta giudeo, che predicava ed insegnava nella sinagoga d'Efeso.

Avendo sol conoscenza del battesimo di Giovanni.

Meglio: benchè non avesse conoscenza che del battesimo di Giovanni. Apollo studiava le Scritture e le interpretava in vista della speranza, che il battesimo di Giovanni facea brillare sull'orizzonte della fede; quel battesimo, che era amministrato in vista di colui che doveva venire Atti19:4. E la speranza annunziata da quel battesimo, Apollo aveva nel fondo del cuore. Quel che gli mancava ancora, era il nome proprio, il nome storico dell'aspettato Messia; era a certezza che cotesto Messia s'era già manifestato.

26 Ed Aquila e Priscilla uditolo...

Dove l'udiron essi? Evidentemente nella sinagoga Atti 18:25. Il che vuol dire che i cristiani d'origine giudaica, e perfino gli amici di Paolo, non s'erano ancora del tutto separati dalla sinagoga.

Più pieno:

più esattamente.

La via di Dio.

Anche qui, come sopra Atti 18:25, è la dottrina di Dio.

27 Vel confortarono

ve lo incoraggiarono.

Ed egli, essendo giunto là, conferì molto a coloro che avevan creduto per la grazia.

La grazia a quale questi credenti erano giunti alla fede; ma è la grazia che avea conferito ad Apollo tanti bei doni. Quindi, a togliere ogni equivoco, è meglio tradurre: Ed egli, essendo giunto là, fu, per la grazia di Dio, di grande utilità a quelli che aveano abbracciata la fede; perché confutava vigorosamente, in pubblico, i giudei, dimostrando loro, con le Scritture alla mano, che Gesù è il Messia.

Ed egli giunto là...

Apollo andò a stabilirsi come predicatore a Corinto 1Corinzi 1:12; 3:22;16:12.

28 Riflessioni

1. Apollo è un esempio magnifico di quel che possa in un predicatore la combinazione dei doni naturali coi frutti della grazia. Apollo è eloquente Atti 18:24; è versatissimo nelle Scritture Atti 18:24; è istruito nella dottrina del Signore Atti 18:25; ha uno zelo ardente Atti 18:25; possiede una qualità che è tanto più bella quanto più è rara; è umile, cioè; non crede di saper tutto, ma è disposto ad imparare quel che non sa, senza badare alla condizione sociale di chi glielo insegna Atti 18:26. Apollo non possiede tutta quanta la verità; ma è fedele in quel che possiede. Egli è una di quelle "lampade ardenti e lucenti" Giovanni 5:35, che stanno alla porta della nuova economia, diffondono una luce vivida e chiara, e mostrano ai loro discepoli la porta che mena nella casa del Padre.

2. E com'è istruttivo il fatto di questi due operai, Aquila e Priscilla Atti 18:26, che metton dentro alle segrete o piuttosto "alle profonde cose di Dio" 1Corinzi 2:10 un uomo come Apollo, che, già tanto stimato nella sinagoga, avrà poi tanta influenza nella Chiesa di Cristo 1Corinzi 1:12; 3:22; 16:12! Chi conosce a fondo Gesù è atto ad impartire istruzione dottrinale anche ai più dotti del mondo, che ignorano o conoscono imperfettamente la via della salvazione.

3. Apollo fu di grande utilità ai credenti di Corinto Atti 18:27; ma Luca ha cura di dirci il segreto di cotesta utilità: fu per la grazia di Dio. Lo ricordino i predicatori "eloquenti", "versati nelle Scritture", "istruiti nella dottrina del Signore" e "pieni di zelo"; lo ricordino; i loro trionfi non si debbono alle loro doti ed alle loro qualità; si debbon tutti alla grazia di Dio.

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