Atti 22

1 Uomini fratelli e padri

1 fratelli sono i suoi connazionali in genere; i padri sono gli anziani e gli scribi. Era, probabilmente, la formula usuale dei discorsi rivolti alle grandi assemblee. Vedi Atti 1:2.

2 Fecero silenzio.

Un uomo che parlava l'aramaico, non poteva essere un bestemmiatore degli oracoli di Dio. I giudei s'aspettavano ch'ei parlasse in greco; quando odono ch'ei sa l'aramaico, rimangono maravigliati.

3 Tarso.

Vedi Atti 9:11; 21:39.

In questa città;

vale a dire, in Gerusalemme.

Ai piedi di Gamaliele.

I Rabbini sedevano in una cattedra elevata; ed i loro alunni giù in terra; quindi l'espressione ai piedi... Deuteronomio 33:3; Luca 10:39, che equivale ad esser discepolo del tale o tal'altro. Quanto a Gamaliele, vedi Atti 5:34.

Ammaestrato secondo

ecc. Meglio: Istruito nella stretta osservanza della legge dei nostri padri, avendo per la causa di Dio lo stesso zelo, che voi avete in oggi. Confr. con Filippesi 3:5-6; Galati 1:14.

4 Questa professione

Il greco ha: questa via; noi traduciamo questa dottrina. Vedi Atti 9:2.

Mettendo nei legami

Vedi Atti 8:3.

5 Il sommo sacerdote

Il sommo sacerdote in ufficio al tempo in cui Paolo parlava, non era quello di Atti 9, ma conosceva senza dubbio i fatti a cui l'apostolo alludeva, e possedeva tutti i documenti relativi a cotesti fatti, avvenuti sotto il suo predecessore.

Lettere ai fratelli.

Meglio: per i fratelli. Vedi Atti 9:2.

6 Or avvenne

Per la storia della conversione di Paolo, il lettore consulti Atti 9:1-16.

12 Uomo pio secondo la legge, al quale

ecc. In Atti 9:10 Anania è chiamato semplicemente un discepolo; qui, "un uomo pio secondo la legge al quale tutti i giudei che abitavano in Damasco, rendevano buona testimonianza". È si capisce il perché di questa differenza. L'apostolo vuol conciliarsi l'animo degli uditori: ed è come se dicesse: "E vi par egli mai possibile che un uomo cosiffatto si sarebbe deciso ad unirsi meco s'io fossi stato e fossi un bestemmiatore? E credete ch'egli si sarebbe deciso ad unirsi meco s'egli non avesse avuto la coscienza che il cambiamento avvenuto in me era un cambiamento che Dio aveva operato?...".

14 Il Giusto

vale a dire, Gesù. Vedi Atti 3:14; 7:52; 1Giovanni 2:1.

15 Presso tutti gli uomini

Noti il lettore come Paolo s'ingegni il più che possa d'evitare la parola Gentili, che da sui nervi ai suoi uditori.

16 E sii battezzato e lavato

Meglio: Levati! fatti battezzare e lavare dai tuoi peccati, invocando il nome di Lui. I codici migliori hanno: il suo nome o il nome di Lui (intendendo del Giusto, Atti 22:14), invece di: il nome del Signore. Per il significato dottrinale, vedi Atti 2:38 (confr. con 1Corinzi 6:11). "Accetta il battesimo, affinché tu possa essere perdonato; perché il battesimo è il simbolo del ravvedimento e della fede, che sono le condizioni della salvezza".

17 Mi venne un ratto di mente.

Caddi in uno stato estatico. Confr. con Atti 9:26; Galati 1:17-18 per la cronologia, e Atti 10:10 per l'estasi.

19 Eglino stessi sanno che io incarcerava

ecc. Paolo vorrebbe rimanere in Gerusalemme. Egli dice: "Tutti qui mi conoscono; sanno qual persecutore io sia stato della fede cristiana; e la mia testimonianza può far breccia in un luogo come questo, dove tanta gente è in grado di fare un salutare confronto tra quello che fui e quello che sono; ma il Signore insiste Atti 22:21 e Paolo va ai Gentili non di suo animo, ma spinto da Colui che non giudica le cose "con la veduta corta d'una spanna" (Vedi Riflessioni a Atti 22:29).

20 Tuo martire

Meglio: tuo testimone. La parola greca è martire; ma vedi Atti 1:8.

Io ancora era presente

ecc. Vedi Atti 7:58; 8:1.

22 Fino a questa parola

La parola Gentili dà il tracollo alla bilancia, e fa perder la testa ai giudei che il fanatismo religioso acceca. Il discorso di Paolo non è finito. Paolo lo avrebbe continuato, senza dubbio; ma l'ira dei giudei non glielo permette.

Togli via di terra...

Vedi Atti 21:36.

23 Gettavano i lor vestimenti

Erano i più vicini a Paolo che buttavan via i mantelli per esser più liberi nei loro movimenti e per prepararsi a lapidarlo; i più lontani raccattavano quei che capitava loro alle mani.

Mandavano la polvere in aria

non a casaccio, ma mirando alla testa dell'apostolo 2Samuele 16:13.

24 Inquisizione per flagelli

Il tribuno non ha capito nulla del discorso di Paolo, perché non sa l'aramaico; quindi è che pensa subito a ricorrere ai mezzi coercitivi per sapere la verità. Di mezzi coercitivi, negli interrogatori criminali, s'è fatto uso in tutti i tempi.

25 Come l'ebbero disteso con le corregge

Meglio: Come l'ebbero legato (alla colonna) per batterlo con delle sferze di pelle, che finivano forse in punte di ferro (mancano i dettagli archeologici sicuri).

Paolo disse al centurione...

che assisteva alla flagellazione ordinata dal tribuno...

Evvi egli lecito...

Paolo, nella sua qualità di cittadino romano, protesta. Vedi Atti 16:37.

28 Ma io l'ho anche di nascita

Meglio: io invece l'ho avuta per nascita. Il tribuno avea comprata la sua cittadinanza romana a caro prezzo. Paolo, l'aveva di nascita; il che vuol dire che suo padre o suo nonno l'aveano ottenuta; quando e come, non si sa. Molti dei giudei che Pompeo avea trasportati a Roma come schiavi, ottennero prima la loro libertà e divennero liberti; poi, furono iscritti nei registri come cittadini. Vedi Atti 6:9; 16:37. Può darsi che la cittadinanza romana di Paolo risalisse a cotesto tempo.

29 Che doveano far l'inquisizione di lui

"che doveano fargli l'interrogatorio mediante la tortura".

Egli l'avea legato.

Perché, cioè, l'avea fatto, legare alla colonna per flagellarlo. Il legare un cittadino romano per tenerlo al sicuro finché avesse subìto il processo, non era, contrario alle leggi. In Atti 28:20, Paolo, a Roma, e in catene; è legato ad un soldato, mentre aspetta d'esser condotto innanzi a Cesare. Cosa contraria alle leggi era il legare un cittadino romano alla colonna, dove gli schiavi soltanto si legavano per essere ignominiosamente flagellati. È questo il tribuno aveva ordinato che fosse fatto a Paolo.

Riflessioni

1. Il discorso di Paolo è un'apologia (απολογια Atti 22:1); vale a dire, un discorso inteso a respingere un'accusa, inteso a difendere chi lo pronuncia. Ma notisi lo spirito che pervade questa santa apologia. Paolo parla di sè; e si capisce che debba farlo; ma, al tempo stesso, vedasi qual potente testimonianza ei renda al suo Redentore, alla grazia che il Redentore fa ai peccatori, alla gloria onde il Redentore è circonfuso ed al misericordioso piano di quella salvazione che abbraccia tutta quanta l'umanità! Atti 22:7-8,6,15,21. In questa apologia c'è una sapienza, c'è un tatto delicato, che lo Spirito di Cristo soltanto può dare: c'è un tenero e commovente amore per le anime; c'è un eroico coraggio delle proprie convinzioni religiose; c'è una combinazione di fiori, che fa dell'apologia intera un mazzo che tramanda un dolce e celeste profumo.

2. Del dettaglio relativo alla conversione di Paolo non debbo qui più parlare; ne ho parlato a lungo. nel capo nono. È però necessario che accenni, almeno di volo, agli elementi nuovi che troviamo in questo secondo racconto di cotesta conversione. E, prima di tutto, abbiamo già visto che l'incontro con Anania è narrato qui con dei dettagli che non trovammo nel capo nono. Il perché di cotesti dettagli, l'ho già notato in Atti 22:12. Qui aggiungo che Paolo vuol mettere in sodo, con cotesti dettagli, che tanto per Anania quanto per lui, Paolo, le tendenze e le convinzioni cristiane non provengono da sentimenti ostili alla legge ma che anzi elleno son sempre in armonia con l'amore sincero che essi hanno per le istituzioni nazionali. La via, la dottrina, o il cristianesimo non son dunque un qualcosa d'opposto al mosaismo. Perché dunque il mosaismo li odia e li perseguita tanto? I giudei di Damasco Atti 22:12 ne sono testimoni; essi hanno pronunciato un giudizio favorevole al cristiano Anania; ad Anania, che è un giudeo fedele alla legge ed al tempo stesso un mezzo del quale Cristo, che è il Giusto per eccellenza Atti 3:14; 7:52; 22:14, si serve per far conoscere a Paolo quale sia la sua nuova vocazione.

3. Il secondo elemento nuovo di questo racconto della conversione di Paolo, è l'apparizione di Gesù nel tempio Atti 22:17-21. Di questa apparizione non è fatta parola in alcun altro luogo del Nuovo T.; ma da 2Corinzi 12:1 sappiamo che coteste visioni erano frequenti nella vita di Paolo. Quello che è qui narrato della conversazione fra Gesù e Paolo, ci permetterebbe di gettare uno sguardo nelle profondità dell'anima del grande apostolo e di conoscere il lavorio che nell'apostolo si andava svolgendo al tempo in cui ei dovette prendere una risoluzione definitiva, relativamente al suo futuro ministerio; disgraziatamente, il testo, che può senza dubbio essere riferito al viaggio dell'apostolo a Gerusalemme accennato in Atti 9:26, non è ben chiaro quanto al significato che s'ha da dare alla conversazione fra Maestro e discepolo. Gesù dice: - Lascia Gerusalemme, perché i giudei non t'ascolteranno Atti 22:18. Paolo risponde: Essi sanno che io ho perseguitato i cristiani Atti 22:19. Gesù insiste e lo fa apostolo dei pagani Atti 22:21. In che senso s'ha da prendere la risposta di Paolo? Vuol egli dire semplicemente che è naturale che i giudei non vogliano ascoltarlo da che egli è per loro nient'altro che una giubba rivoltata? Ovvero, vuol egli dire che i suoi antecedenti, il suo antico fanatismo, del quale il ricordo dura tuttavia, dovrebbero finire col provare ai giudei che la sua conversione è seria, e col persuaderli che egli merita d'essere ascoltato? Nel primo caso, egli abbonderebbe nel senso dell'invito che gli è fatto di abbandonare Gerusalemme; nel secondo caso, ei farebbe un'obbiezione. Noi ci siamo decisi, nel commento, per la seconda spiegazione; e la ci pare preferibile alla prima. Paolo non vorrebbe andarsene da Gerusalemme; ei vorrebbe restare; vorrebbe consacrarsi ai giudei e farli giungere là dove egli stesso è arrivato. Un impulso superiore domina il suo segreto desiderio e gli assegna un campo d'azione dinnanzi al quale e, poteva provare quel senso d'incertezza, che uno prova sempre dinnanzi all'ignoto. Molti passi delle lettere appoggiano questo modo d'interpretare la cosa. È Cristo che l'ha mandato fra i pagani (Galati 1:16; Efesini 3:2 e seg. ecc). Quant'è a lui, egli avrebbe preferito rimanersene nella sfera, che gli era in dicata dalla origine sua (Romani 9:1 e seg.). Succede spesso che un fedel servo del Signore s'immagini che questo o quest'altro sia proprio il posto nel quale ei dovrebbe starsene per compiere il suo ministerio; ma Dio gli dice: "No; tu sbagli; il tuo posto non è qui; è là". E lo manda lungi dal luogo ov'egli avrebbe tanto desiderato rimanere. Beati quei servitori che non s'incaponiscono, ma che, come Paolo, hanno imparato ad ubbidire!

30 4. Paolo dinnanzi al Sinedrio (Atti 22:30-23:11)


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