Cantico 2

1 CAPITOLO II

Versetti 1-7. L'amore reciproco di Cristo e della sua chiesa. 8-13. La speranza e la chiamata della chiesa. 14-17. La cura di Cristo per la chiesa. - La fede e la speranza di essa.

Vv. 1-7. I credenti sono belli perché sono vestiti della giustizia di Cristo e fragranti perché adornati dalle grazie del suo Spirito; essi fioriscono sotto i raggi del rinfrescante sole di giustizia.

Il giglio è una pianta molto nobile in oriente; raggiunge un'altezza considerevole, ma ha un gambo debole. La chiesa in sé è debole, ma è forte a causa di chi la sostiene. Il Male, le fanciulle di questo mondo che non hanno l'amore di Cristo, sono come cardi spinosi senza valore e inutili, nocive e pericolose. Le cattive attitudini sono, inoltre, spine nella carne, ma il giglio che è ora fra i cardi, sarà trapiantato un giorno in quel paradiso dove non ci sono erbacce, né spine.

Il mondo è come un melo sterile per l'anima, ma Cristo è l'albero fruttuoso. Quando le povere anime sono secche a causa del peccato, perché temono la legge divina o hanno gravi problemi in questo mondo, si sentono stanche e molto oppresse e allora devono trovare riposo in Cristo. Non basta rimanere all'ombra solo perché ne abbiamo bisogno. I credenti hanno gustato che il Signore Gesù è buono; i loro frutti sono tutti i privilegi preziosi di nuovo patto comprato per mezzo del suo sangue e comunicato dal suo Spirito: queste sono le focacce d'uva passa e i pomi, le dolci promesse di vita eterna per il credente, come anche i comandamenti di Gesù. Il perdono è dolce come la pace della coscienza e se le nostre bocche sono amare a causa dei piaceri del peccato, le consolazioni divine ci saranno dolci.

Cristo da all'anima quello che cerca e la consola per mezzo dei suoi decreti, che sono come una casa di banchetti in cui i santi festeggiano col Signore. L'amore di Cristo, mostrato a noi con la sua morte e la sua Parola, è la bandiera che Egli sventola e a cui ricorrono i credenti.

È meglio che l'anima sia malata d'amore per Cristo che soddisfatta d'amore per questo mondo! Anche se talvolta l'anima non sente Cristo, tuttavia Egli è sempre presente. Tutti i suoi santi sono nella sua mano, e teneramente sostiene i credenti sofferente con la sua destra e la sua sinistra. Avendo così Cristo vicino, il credente si preoccupa affinché la loro comunione non sia spezzata. E come contristiamo facilmente lo Spirito Santo con il nostro temperamento manchevole! Ma quelli che ricevono la consolazione, sperimentano il timore di peccare e di perdere la comunione col Signore.

8 Vv. 8-13. La chiesa si soddisfa anche solo col pensiero della comunione con Cristo. Niente al di fuori di Lui può parlare al suo cuore. Lo vede venire. Ciò si può applicare alla prospettiva che i santi del vecchio testamento avevano riguardo all'incarnazione di Cristo. Eccolo che Egli viene saltando per i monti, con un atteggiamento, cioè, compiaciuto e felice. Cristo ci spia da dietro il muro e sembra che non ci sia nella nostra vita, ma questo deserto spirituale non dura che un momento e presto Egli ritorna a farsi sentire nell'anima con la sua eterna benignità.

I santi antichi, inoltre, videro Gesù da dietro il muro, attraverso, cioè, i sacrifici e i riti cerimoniali, ma noi non lo vediamo più come attraverso un vetro nell'oscurità o attraverso una grata.

Cristo, ora, invita il nuovo convertito ad abbandonare la pigrizia, la depressione, il peccato e le vanità mondane, per unirsi a Lui e aver comunione.

L'inverno può rappresentare i molti anni vissuti nell'ignoranza e nel peccato, nel periodo più infertile, più miserabile delle nostre vite tormentate dalle colpe e dai pericoli di perdizione.

Ma ecco spuntare i fiori e i frutti della santità che sono piacevoli perché prodotti da colui il cui favore divino spande su di noi. È talvolta necessario che tante prove accadano nella propria vita affinché l'anima si decida a seguire Cristo completamente. Alzati, allora, ti invita Gesù, e allontanati dal mondo e dalla carne, unisciti in comunione con Me. Questo cambiamento repentino lo farai completamente grazie ai metodi ed all'influenza del sole divino di giustizia.

14 Vv. 14-17. La chiesa è la colomba di Cristo; essa rispecchia Lui, come il giusto Noè. Cristo, inoltre, è la roccia, quell'unica roccia su cui ci si può ritenere ed essere sicuro dai pericoli, come la colomba nascosta nelle fenditure della roccia, quando essa è attaccata dagli uccelli predatori. Cristo è la roccia del trono di grazia: là Egli è un sacerdote eterno e grande, a cui rivolgersi in preghiera. Parlategli liberamente. Non temete né il suo rifiuto né il suo disprezzo. La preghiera di coloro che sono stati santificati da Cristo è dolce ed accettevole a Dio.

Le prime avvisaglie di peccato e di desideri peccaminosi, la ricerca di futilità che fanno sprecano il tempo, gli impegni insignificanti, le piccole deviazioni dalla verità, che consistono nel condividere le idee perverse del mondo, tutto questo e molte altre piccolezze distruggono le sue grazie e le sue consolazioni e infiacchiscono i buoni propositi dei credenti. Quello che per noi è un ostacolo al bene non è da perseguire e dobbiamo tralasciarlo: ecco le volpi piccoline che guastano le vigne del Signore.

Gesù pascola il gregge fra i gigli; questo significa la dolce presenza di Cristo fra i credenti. Egli è amorevole con tutto il suo popolo. È doveroso credere questo, perché quando il gregge segue Lui riesce a rifiutare le tentazioni.

Le ombre della dispensazione della grazia secondo gli ebrei furono dissipate dall'alba del giorno del Vangelo. E un giorno di consolazione viene sempre dopo una notte di abbandono. Abbassate, perciò, i monti degli aromi, "i monti che dividono", in attesa di quel giorno di luce e di amore: Cristo verrà su ogni monte di divisione per chiamarci a casa e a sé stesso.

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