Genesi 32

1 Capitolo 32

Schema del capitolo

La visione di Giacobbe a Macanaim, il suo timore di Esaù.

(1-8)

La preghiera fervida di Giacobbe per la liberazione, Egli prepara un regalo per Esaù.

(9-23)

Egli lotta con l'Angelo.

(24-32)

Versi 1-8

Gli angeli di Dio apparvero a Giacobbe per incoraggiarlo, assicurandogli la protezione Divina. Quando Dio progetta per il suo popolo grandi prove, Egli lo prepara prima con grandi consolazioni. Mentre Giacobbe, a cui apparteneva la promessa, si trovava in un momento difficile, Esaù divenne principe. Giacobbe gli mandò un messaggio mostrandogli che egli non insisteva più sul diritto di primogenitura. La dolcezza evita grandi peccati, Ec 10:4. Non dobbiamo rifiutarci di parlare dolcemente, anche a quelli che ingiustamente si sono arrabbiati con noi. Giacobbe ricevette un resoconto dei preparativi di guerra che Esaù stava facendo contro di lui ed ebbe molta paura. Un vivo senso del pericolo e di paura scaturita dagli eventi può essere trovata unita alla fede più umile che crede al potere e alle promesse di Dio.

9 Versi 9-23

Quando si teme dovrebbe abbondare la preghiera: tutto quel che ci causa timore va messo sotto le nostre ginocchia, cioè davanti al nostro Dio. Giacobbe aveva prima visto le sue guardie angeliche, ma in questa prova si rimise a Dio, non ad essi, sapendo che essi sono i suoi servitori, Ap. 22:9. Non ci può essere modello migliore di vera preghiera se non questo. C'è qui un riconoscimento grato dei favori precedenti immeritati, una umile confessione di indegnità, una dichiarazione delle proprie paure e dei propri guai, un totale affidamento al Signore e un riporre ogni speranza in Lui. Ciò che di meglio possiamo dire a Dio in preghiera è quello che Egli ha detto a noi. Così egli fece del nome del Signore la sua forte rocca e non poteva che essere al sicuro. La paura di Giacobbe non lo fece cadere nella disperazione, né la sua preghiera lo fece abusare della clemenza di Dio. Dio risponde alle preghiere insegnandoci a mettere ordine ai nostri affari giustamente. Per rappacificarsi con Esaù, Giacobbe gli inviò un dono. Non dobbiamo mai disperare di riconciliarci con quelli molto arrabbiati con noi.

24 Versi 24-32

Molto prima dell'alba, Giacobbe, rimasto solo, più intensamente presentò le sue paure davanti a Dio in preghiera. Mentre era così impegnato, Uno dall'aspetto umano lottò con lui. Quando il nostro spirito è afflitto dalle infermità e i nostri grandi e profondi desideri non riescono a trovare espressione e vogliamo dire ancora più di quanto possiamo esprimere, la preghiera diventa una lotta con Dio. Tuttavia, sebbene provati o scoraggiati, dobbiamo prevalere e trionfare con Lui in preghiera, così prevarremo anche su tutti i nemici che ci cercano. Niente richiede più vigore ed esercizio incessante della lotta. È il simbolo di un vero spirito di fede e di preghiera. Giacobbe ci teneva alla sua terra e sebbene la lotta continuò a lungo, questa non scosse la sua fiducia, né fece tacere la sua preghiera. Egli voleva una benedizione e desiderava piuttosto farsi rompere tutte le sue ossa delle sue giunture che rimanere senza. Quelli che avranno la benedizione di Cristo devono decidersi a non rifiutarla. La preghiera fervente è una preghiera efficace. L'Angelo mette un segno durevole di onore su di lui cambiandogli il nome. Giacobbe significa "soppiantatore", "colui che con l'inganno prende il posto di un altro". Da ora in avanti egli sarà celebrato non per l'astuzia ma per vero valore. "Ti chiamerai Israele", "principe di Dio", nome più grande di quelli dei grandi uomini della terra. Egli è infatti un principe, il principe di Dio e sono effettivamente degni d'onore coloro che sono potenti nella preghiera. Avendo il potere di Dio, egli avrà anche potenza sugli uomini: egli prevarrà e conseguirà il favore di Esaù. Giacobbe dà un nuovo nome a quel luogo. Lo chiama Peniel, faccia di Dio, perché lì aveva visto l'aspetto di Dio e ottenne il favore di Dio. Accade a coloro che sono cari da Dio ammirare la sua grazia verso di essi. L'angelo che lottò con Giacobbe era la seconda Persona della S. Trinità, Colui che fu palesemente Dio nella carne e che prendendo la natura umana fu chiamato Emmanuele, Osea 12:4-5. Giacobbe si fece male alla coscia. Poté servire a nasconderlo dall'abbondanza delle rivelazioni. Fece giorno: ecco l'aurora di quell'anima che ebbe comunione con Dio.

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