Genesi 42

1 Capitolo 42

Schema del capitolo

Giacobbe manda i dieci figli a comprare del grano.

(1-6)

Il comportamento di Giuseppe nei confronti dei suoi fratelli.

(7-20)

Il loro rimorso, Simeone in prigione.

(21-24)

Il resto ritorna col grano.

(25-28)

Giacobbe si rifiuta di inviare Beniamino in Egitto.

(29-38)

Versi 1-6

Giacobbe vide il grano che i suoi vicini avevano portato in Canaan dall'Egitto. È uno sprone gioire nel vedere coloro a cui non manca nulla. Molti riescono a cibarsi spiritualmente e noi dovremmo morire di fame? Avendo scoperto dove c'è l'aiuto, dobbiamo procurarcelo senza indugio e senza indietreggiare di fronte a qualsiasi fatica o prezzo da pagare, specialmente se si tratta delle nostre anime eterne. C'è colui che ha provveduto: Cristo, e noi dobbiamo andare a Lui e cercarlo.

7 Versi 7-20

Giuseppe fu duro verso i suoi fratelli, non per spirito di vendetta, ma per portarli a ravvedimento. Non vedendo suo fratello Beniamino, egli sospettò che essi lo avessero tolto di mezzo e così diede loro occasione di riferire del loro padre e del loro fratello. Dio, nella sua provvidenza, sembra talvolta duro verso quelli che egli ama e parla rudemente a coloro verso cui tuttavia egli ha in serbo grandi benedizioni nei suoi granai per essi. Giuseppe stabilì alla fine che uno di loro sarebbe rimasto, mentre il resto sarebbe andato a casa a prendere Beniamino. Fu una parola molto incoraggiante quella che disse loro: "temo Dio", come se avesse detto che potevano stare tranquilli in quanto non avrebbe fatto loro alcun torto: "Non me lo permetto perché so che c'è Uno più grande di me". Da quelli che temono Dio non possiamo aspettarci trattamenti ingiusti.

21 Versi 21-24

Il compito della coscienza è quello di rammentarci le cose dette e fatte in passato. Quando il peccato dei fratelli di Giuseppe era ancora fresco, essi non se ne curarono e si misero pure seduti a mangiare, ma ora, dopo tanto tempo, la loro coscienza li accusava. Vedete il bene dell'afflizione: essa si dimostra spesso come mezzo adatto per il risveglio della coscienza e porta alla nostra mente il peccato. E così il male commesso verso i nostri fratelli. Solo ora la coscienza li rimprovera. Ogni volta che ci rammentiamo dell'avere ricevuto del male, dobbiamo pure ricordare il torto che abbiamo fatto noi agli altri. Solamente Ruben, per confortarsi, ricordò ciò che egli fece per evitare quella cattiveria. Quando condividiamo con altri le loro sofferenze, sarà per noi un conforto se abbiamo la testimonianza della nostra buona coscienza che ci ricorda di non avere partecipato alle loro azioni perverse, ma anzi abbiamo parlato contro di esse. Giuseppe si ritirò a piangere. Sebbene la ragione lo portasse ad agire come un estraneo verso di loro, poiché essi non erano ancora sufficientemente umili, tuttavia gli affetti naturali non furono cancellati.

25 Versi 25-28

I fratelli vennero per il grano e grano ebbero: non solo, ma ciascuno ricevette pure il suo denaro. Cristo, come Giuseppe, dà i suoi doni così, senza denaro e senza spesa. I più poveri sono invitati a chiedere. Ma gli empi sono inclini a usare la buona provvidenza in un modo malvagio: concepiscono cattivi pensieri anche su cose che vengono loro donate.

29 Versi 29-38

C'è qui il racconto che i figli di Giacobbe fecero al loro padre. Rattristarono di nuovo quel buon uomo. Anche il denaro che Giuseppe restituì loro, per amore di suo padre, lo spaventò. Egli fece ricadere la colpa sui suoi figli: conoscendoli, temette che provocarono gli egiziani portando a casa il denaro con la frode. Giacobbe diffidava in verità dei suoi figli, ricordandosi che non vide più Giuseppe dall'ultima volta che fu con loro. È una brutta cosa quando in una famiglia i figli si comportano così male verso i loro genitori fino a indurli a non avere più fiducia in loro. Giacobbe perse le speranze verso Giuseppe e adesso pure Simeone e Beniamino erano in pericolo. Per questo dice: "Tutto è contro di me". Ma ha pure provato che tutto fu in suo favore, quando esso contribuiva al bene suo e al bene della sua famiglia. Noi spesso pensiamo che sia contro di noi ciò che invece è veramente per noi. Siamo afflitti nel corpo, nelle proprietà, nel nome e nei nostri rapporti e pensiamo che tutto sia contro noi, mentre serve ad essere veramente un peso che si trasformerà in gloria. Il Signore Gesù nasconde così se stesso e il suo favore, rimproverando e castigando in questo modo quelli che ama. Per correggerci e umiliarci egli spezzerà la stoltezza e piegherà l'orgoglio del nostro cuore per indurci al pentimento. Ancora prima che i peccatori lo riconoscano completamente e sappiano quanto Egli è buono, Egli li mette alla prova nei loro beni e scuote le loro anime per farli tendere a Lui. Che possa essere così, non cedendo mai allo scoraggiamento ed essendo determinati a non cercare alcun altro rifugio se non Lui, umiliandoci sempre più sotto la sua mano potente. A tempo debito egli risponderà alle nostre preghiere e farà per noi molto più di quanto possiamo aspettarci.

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